Archivi tag: beni_culturali

EFFE, archivio virtuale sul web

Bellissima realizzazione!
effe, rivista femminista

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MAB, il documento dell’incontro di giugno a Torre Pellice

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Con tempestività viene fatto circolare da Stefano Gardini, nuovo responsabile di ANAI Liguria (si, mi sono ri-iscritta. Il richiamo del Mab è stato determinante, e poi ho fiducia nelle giovani generazioni…). Lo posto qui per contribuire a farlo girare.

A una prima lettura mi pare un documento molto molto denso, che apre mille porte, accenna a mille possibilità.

A una prima lettura, mi piace.

Come dice Emily Dickinson:

“Poichè non so da dove verrà l’aurora/io apro ogni porta./ Forse avrà piume, come un uccello/ forse marosi, come una scogliera”. Più o meno, cito a memoria…

W MAB !!!

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Archiviato in archivi, beni culturali

Glossario archivistico (e sparizione dei correttori di bozze)

Metto le mani avanti: questo post è un’eccezione, di solito non sono nè puntigliosa nè malevola. E faccio parecchi refusi anche io, come tutti. Ma, caspita, trovarne così tanti in una pubblicazione dell’ICAR, autorevolmente licenziata dalle migliori menti archivistiche italiane? ma al ministero hanno ucciso tutti i correttori di bozze? è un dato certo per le case editrici e per i quotidiani, e infatti la qualità dei testi che circola ne risente vistosamente. Ma un “glossario”, riempito di refusi, ammettiamolo, non fa una bella impressione …

Per dare una mano però- secondo la mia filosofia che anche il web e la cultura sono beni comuni e quindi meglio cooperare che pretendere –  mi sono presa la briga di segnalarli in giallo nel Glossario archivistico rivisitato. Così, se qualcuno avrà voglia, potranno essere corretti con minor dispendio di energie ministeriali. C’è un’altro testo però che meriterebbe essere segnalato per questo motivo, sempre in ambito archivistico. Al prossimo post… (suspence, oppure no, si va direttamente alla serie archivistica “chissenefrega”)

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Un po’ di SAN al giorno…

Così, un po’ cincischiando, in attesa dell’ora del tg, sfoglio senza molto impegno il portale della moda del SAN. Piacevole sorpresa, mi pare ben organizzato, di facile e intuitiva consultazione, e sopratutto, dotato di strumenti di aiuto alla comprensione della materia. Anche per me, che non sono un granchè come esperta di sartoria, neanche i rudimenti ( l’unica scolara che fu rimandata a settembre in economia domestica, nei fatidici anni ’60…). Ad esempio il Lemmario: figata! ci sono addirittura i disegnetti dei punti di ricamo… Finalmente so cosa è il punto smock (su cui -inutile dirlo- si catalizzò una noia tormentosa, quasi mortale…sempre in quei lontani anni).

Unico appunto: ci sono molte e ben fatte spiegazioni sugli elementi del vestiario recente, (dal secolo XVIII in poi) poco (o nulla) però su quello che si può trovare in documenti più antichi, dove le cose si complicano molto. Ricordo degli inventari seicenteschi; ci si capiva veramente poco in quanto a oggetti di vestiario. Ogni territorio poi ha sicuramente la sua terminologia, e anche nello stesso territorio ci sono varianti impazzite degli stessi termini…forse diventa un lavoro troppo specialistico, non so.

Comunque sia, questo portale mi pare ben riuscito, non solo come “vetrina”. C’è una sintetica storia dell’abbigliamento e della moda, i nomi dei grandi creatori e creatrici e che cosa hanno innovato rispetto ai loro tempi…e altre cose interessanti, comprese illustrazioni e fotografie. Insomma, da anche una risposta all’esigenza di saperne di più, per un utente remoto medio, dell’oggetto del proprio interesse o curiosità. E non è poco.

Poi, mi capita di andare a guardare il Portale dell’Archivio storico multimediale del Mediterraneo. Tutta un’altra storia.

Ma qui il discorso si fa lungo, e non ho voglia di farlo adesso. Alla prossima, forse.

 

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SAN SAN SAN

La NOTIZIA di questi giorni è che è in linea il portale del Sistema Archivistico Nazionale  ( SAN ) italiano.

Finalmente, viene da dire.Ci vorrà un poco di tempo per capire come funziona, e cosa invece non funziona,  almeno per ora. Un po’ di elementi critici ma anche ovviamente positivi ci sono nel post di Archivistica e dintorni (incidentalmente, per avere notizie fresche, funziona ancora e molto bene la rete informale dei blog tematici, rispetto di tutte le newsletter e le liste specializzate…)
Mi colpisce, a una veloce consultazione, nella sezione “portali tematici” l’esistenza di “Gli Antenati. Gli Archivi per la ricerca anagrafica”. Uno strumento pensato per aiutare chi fa ricerche storico-genealogiche, con istruzioni sulle risorse dei vari archivi pubblici italiani. Addirittura, prevede una qualche forma di collaborazione con gli utenti..

“Parallelamente il Portale prevede la progressiva indicizzazione dei nomi di persona presenti sui singoli atti nella sezione Trova i nomi. La banca dati dei nomi si svilupperà per tappe successive che prevedono anche la partecipazione degli utenti del Portale su base volontaria, scrivendo a redazione.antenati@beniculturali.it .

Mi pare una bella cosa, rispetto alla situazione di qualche tempo fa…di cui ho già parlato nei vecchi post…

Ora non resta che frequentare il SAN e familiarizzarsi con quello che contiene. Con l’idea che un passo importante è stato fatto. Come con il sw Archimista, mi pare che questa fine 2011 lasci intravvedere, dietro alle fosche nuvole, qualche barlume di futuro.

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Beni culturali: l’attacco viene dall’alto

Mi pare giusto e importante far circolare le ragioni di chi, come Salvatore Settis, Mariella Guercio e altri, stanno denunciando l’attacco che i fragili Beni Culturali nel nostro paese stanno subendo ad opera del governo e del ministro Bondi. Ri-pubblico l’intervento di Mariella Guercio, uscito sull’Unità.

Perché dimettersi
di Mariella Guercio

In alcuni articoli e dichiarazioni a proposito delle dimissioni di alcuni componenti del Consiglio superiore dei beni culturali, tra cui quelle di chi scrive, si cerca di ricondurre o ridurre tale decisione a contrasti di natura personale o a scelte dettate dal bisogno di esprimere solidarietà al presidente Salvatore Settis. Mi sembra quindi utile, anche per favorire quel dibattito cui era finalizzata la sospensione dei lavori del Consiglio del 25 marzo da parte del prof. Tullio Gregory, che lo presiedeva in quanto decano, chiarire bene la mia posizione.
Innanzi tutto, sottolineo che la vicenda delle dimissioni del presidente e la sua incredibilmente rapida sostituzione non sono a mio avviso in alcun modo riconducibili – come qualcuno potrebbe pensare e ha sostenuto –  a un problema di rapporti personali, ma rendono esplicita una linea politica che trovo di particolare gravità per una corretta azione di tutela del patrimonio culturale e svelano modalità di azione che mi hanno indotto a riconsiderare criticamente la possibilità di svolgere quella necessaria collaborazione super partes in questo clima all’interno del Consiglio: aver voluto forzare la mano al prof. Settis per ottenere le sue dimissioni aveva in sostanza l’obiettivo di avere a disposizione un consiglio meno autonomo. Del resto la dichiarazione rilasciata a caldo dal ministro conferma proprio questa interpretazione dei fatti: le dimissioni di chi esprime autorevolmente, con correttezza e pacatezza le proprie opinioni servono per una svolta nella definizione di una politica culturale ubbidiente a esigenze altre rispetto a quelle della tutela e del rispetto di beni fragili il cui godimento pubblico richiede invece molta cautela e cure continue. È opportuno sottolineare che l’intervista di Salvatore Settis all’Espresso è esemplare  per le parole che gli sono direttamente attribuite e ha  i medesimi contenuti che il ministro aveva sottoscritto nel corso del primo incontro con il Consiglio superiore. Mi sembra altresì molto grave che si contesti a chiunque di noi il diritto di rilasciare dichiarazioni ed esprimere opinioni legittime predefinendo su base ideologica (questa sì che è ideologia) i canali della comunicazione consentita.

La decisione originaria di creare una direzione generale per la valorizzazione dei musei, ma anche la nuova struttura presente nella riforma in corso di approvazione costituiscono  un segnale degli indirizzi non condivisibili che l’attuale ministro intende perseguire e che rischiano di tradursi in impoverimento ed emarginazione delle istituzioni di tutela: si spogliano completamente le strutture di tutela di qualunque iniziativa di promozione (ma anche di controllo sugli usi incongrui del patrimonio culturale); si sottraggono risorse a chi faticosamente opera sul territorio; si produce altra e pericolosa frammentazione nel corpo di un organismo che sembra già sbriciolato rispetto alla sua costituzione originaria ed è a rischio quindi di paralisi; non si garantisce infine in alcun modo il recupero  di quei mezzi economici e di quella qualità nella comunicazione che si vuole a parole sostenere. Del resto, solo operando congiuntamente con adeguate competenze tecniche di tutela e di valorizzazione, si può sperare di assicurare il raggiungimento di questi obiettivi nei settori delicati e impegnativi che costituiscono l’oggetto principale dell’azione del Ministero.

Ancora più grave è il commissariamento delle soprintendenze archeologiche romane che consente innanzi tutto (nascondendosi dietro il paravento di finalità di rapidità e di efficienza) di operare in deroga a disposizioni di garanzia e costituisce un grave precedente per altre eventuali azioni di sottrazione dell’esercizio della tutela ai canali della normale azione pubblica in nome di una presunta emergenza che non trova concrete ragioni operative.

I tagli finanziari in materia di tutela del patrimonio culturale (che il ministro stesso aveva assicurato di poter/saper contrastare nel primo incontro con il Consiglio, ma che invece continuano a devastare e umiliare la vita delle istituzioni culturali) sono vergognosi: nella ridefinizione dei piani di spesa in corso di approvazione se si analizza, a titolo di esempio, il settore archivistico, si osserva con costernazione che sono decine gli istituti con budget di poche centinaia di euro.  Sottolineo che i tagli non hanno finora determinato danni irreparabili solo grazie all’attenzione e alla oculatezza con cui si sono mossi gli ottimi funzionari presenti oggi (fino a quando?) nelle strutture centrali del Ministero e nelle direzioni generali tecniche. Non c’è nessuna garanzia che questo avvenga in futuro.

Dimettersi, quindi, non vuol dire drammatizzare una situazione, ma solo sottolinearne la reale gravità e prendere atto dell’impossibilità di continuare a operare. Non credo infatti ci siano le condizioni  e il clima pacato  di  collaborazione di cui questi settori complessi hanno bisogno, come altri hanno ben ricordato in questa medesima occasione. Nel mio caso è del resto proprio questo il mandato che ho ricevuto dato che sono stata nominata (e confermata) con decreto ministeriale in base a un rapporto fiduciario (che tuttavia non può che essere reciproco e la fiducia da parte mia a questo punto è venuta meno).

Aggiungo che bisogna prendere atto (sarebbe stato utile farlo ben prima e con forza) dello stravolgimento grave e pericoloso dell’attuale natura istituzionale (che peraltro il ministro Bondi ha ereditato da altri) del Consiglio superiore la cui maggioranza è sostanzialmente affidata a persone di fiducia del ministro e non ai rappresentanti delle istituzioni. La democrazia – ma anche la sana gestione di qualunque ente – hanno bisogno di strutture di garanzia indipendenti e autorevoli soprattutto quando è in gioco il bene comune.

Questo gesto mi è comunque costato, perchè ho sempre cercato di  non sottrarmi all’impegno che i compiti istituzionali affidatimi richiedevano. Ci sono tuttavia momenti della vita professionale e scientifica che richiedono una presa di distanza chiara rispetto a comportamenti e metodi che di fatto mettono in pericolo la possibilità stessa del cambiamento che pur si intende perseguire.

26 febbraio 2009

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Archiviato in beni culturali, ribellarsi è giusto

Archivi, biblioteche, musei 2.0, secondo tempo

Seguito del post precedente.
Dopo una breve pausa, abbiamo ascoltato e guardato l’intervento di Simona Brighetti, della Biblioteca Sala Borsa di Bologna: “Dire, ascoltare, navigare, partecipare: l’esperienza di bibliotecasalaborsa.it” . Simona ha illustrato velocemente le pagine del ricchissimo sito della Biblioteca, che credo sia una delle più attive e aggiornate istituzioni bibliotecarie di nuovo tipo, che fa un grande uso delle risorse web, come si può vedere dal sito stesso. Oltre ai servizi offerti, moltissimi, differenziati anche per età, lingua, oltre che per interessi e oggetti di ricerca, ricordo due sezioni interattive: Biblioteca salaborsa di tutti, concorso interattivo per utenti, che ha già raccolto un notevole numero di contributi; e il fondamentale servizio di reference online Chiedilo al bibliotecario che vede coinvolti nel servizio una rete di istituti cittadini -molto interessante e da cui prendere esempio, anche perchè il reference online è impegnativo e la condivisione può facilitarlo. C’è poi anche un forum, dove gli utenti inseriscono i propri commenti, a volte anche critici – ma comunque utili per migliorare. Comunque, tutti i servizi offerti dalla Biblioteca prevedono una bella quantità di risorse umane, e non solo. Anche nella progettazione grafica il sito è ottimo: andate a vedere, e mi direte.

Luca Melchionna, del celebre Mart, Museo di arte moderna di Trento e Rovereto, ha difeso energicamente e con ottimi argomenti la presenza del Mart sui più diffusi social network. Tra essi Facebook, i cui utenti/amici del Mart hanno superato quota mille: festeggiamenti, regali, iniziative… (anzi sono 1400 e più: oggi anche io, che sono già su Facebook, ma non ci ho combinato finora un granchè, ho aggiunto il Mart ai miei “amici”)
Luca ci ha raccontato la presenza del Museo sulle reti, la sua attività e le positive ricadute che il Museo può testimoniare. La creazione di una community online quindi non solo non distoglie gli utenti ma anzi favorisce e attira gli stessi verso il museo. Inoltre, la presenza online dell’ente è in qualche modo più controllata. Altre iniziative sui social network sono allo studio… teniamo d’occhio il Mart, che mi pare la punta di diamante italiana in questo settore, dalla cui esperienza tutti i siti culturali possono trarre utili suggerimenti.

A seguire Marco Fiorilla, della biblioteca Lancisiana di Roma, specializzata in antichi testi sulla storia della medicina, ha illustrato il bel lavoro fatto di digitalizzazione dei manoscritti del catalogo. Le scansioni ad alta risoluzione sono arricchite di funzioni di ricerca di lemmi e altre utilità; inoltre, il catalogo è aperto agli utenti, previa iscrizione, e consente loro di contribuire con commenti e ricerche. Anche qui c’è lo sforzo di creare una comunità di utenti che possano collaborare sia con la biblioteca che tra di loro, scambiandosi utili informazioni.

Ha tirato le conclusioni dell’incontro Maria Teresa Natale, dell’OTEBAC, l’osservatorio Mibac sulle tecnologie digitali in campo culturale. E’ appena uscito il volume “Handbook on cultural web user interaction” del Gruppo di lavoro di Minerva EC, “Quality, Accessibiliy and Usability” coordinato da Rossella Caffo. C’è anche l’edizione digitale scaricabile. Maria Teresa ha prima descritto in sintesi il manuale e il lavoro svolto per arrivare all’edizione.  Non cerco di riassumere, bisogna che ognuno se lo studi da sé. Non ho ancora avuto il tempo di leggerlo, ma dall’indice degli argomenti credo sia uno strumento utilissimo per orientarci. Maria Teresa ha poi presentato uno spaccato della situazione italiana, caratterizzata da un’infinità di siti culturali che fanno capo però a enti medi o piccoli. Quindi con parecchie difficoltà a realizzare e gestire siti un po’ complessi.  Poi ha descritto i più comuni servizi dei siti culturali, dalle visite virtuali dei musei alle biglietterie online, ai giochi interattivi per affiliare il pubblico, ai servizi podcasting per la didattica, agli Rss, ecc. Viene citato  TaggaTO, sito di servizi al pubblico del Comune di Torino che usa il social bookmarking (carino!). Maria Teresa si è stupita del fatto che nessuno avesse fino ad allora parlato di Second Life, dove cominciano a essere presenti alcune istituzioni culturali. Il lavoro fatto finora dal Mibac ha riguardato soprattutto l’accessibilità dei siti web, ma ancora il coinvolgimento dell’utente è carente, soprattutto si lamenta una mancanza di strategia….

Beh, se lo dice lei…

Dopo un breve dibattito, abbiamo concluso l’incontro. Nel frattempo si era scatenato un diluvio di pioggia e vento: per andare a cenare al Porto Antico con i nostri ospiti abbiamo rischiato di annegare! Comunque ci siamo divertit*, abbiamo “socializzato” e abbiamo continuato a scambiaci anche utili informazioni, tra un assaggio di trofie e uno di focaccia al formaggio. Bello, grazie a tutti e a tutte! e una grosso ringraziamento a Laura, Emanuela, Raffaella, Oriana e Paolo, che hanno organizzato la giornata insieme a me. Grazie per la sua presenza anche a Stefano Vitali, che ci ha fatto la bella sorpresa di assistere all’incontro. (Se lo avessimo saputo, gli avremmo subito appioppato qualcosa da fare…)

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