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SAN, Portale del Mediterraneo, Aymard (rivisitato) e …

Mi sa che stavolta faccio incazzare qualcuno!

L’Archivio Storico Multimediale del Mediterraneo è il primo dei portali tematici che sono accessibili dalla relativa pagina del SAN. Una bella posizione, molto visibile.
E’ quasi una carta da visita dell’intera sezione. Leggendo i vari testi che illustrano il portale, non riesco a sottrarmi a un leggero senso di fastidio per i toni pomposi e trionfalistici: “Esso ha una grande valenza culturale ed è strutturato su un complesso sistema informatico di estensione internazionale “…”L’ @SMM propone e promuove la rilettura della Storia del Mediterraneo …” (nientepopodimeno!)…”Le funzionalità di interoperabilità di @SMM con fonti esterne sono realizzate per mezzo di un approccio basato su ontologie, questo fornisce nativamente le caratteristiche che consentono di gestire un qualunque modello dati, garantendo così la possibilità di integrazione con qualsiasi fonte esterna…”. …(evvai!) “tale approccio offre ad @SMM un’apertura a sviluppi futuri di tipo semantico non solo sui propri dati, ma anche su quelli relativi alle fonti esterne federate.” …e continua con una sventagliata tecnologica che dovrebbe di per sè lasciare a bocca aperta il lettore o la lettrice non edotti.

La sezione “Etica” accresce il disagio, non perchè non sia daccordo sui contenuti, in astratto: “Il progetto, oltre a quella scientifica, ha anche una valenza etica in quanto può fortemente contribuire ad un importante ruolo di promozione, di cooperazione culturale internazionale e di pace tra le genti del Mediterraneo…” . Sono un po’ allergica alla “convivialità delle differenze” , specie nella presentazione di un archivio sia pure digitalizzato, e mi pare esagerato che possa portare  al ” …dispiegarsi di un dialogo proficuo per costruire un cammino di tolleranza reciproca, realistica e rispettosa delle peculiarità di ciascuno.”. Comunque , andiamo avanti… verso i famosi partner internazionali mediterranei…d’altra parte, sulla home page fanno bella figura di sé i tasti di sei lingue, compreso arabo ed ebraico. Leggo la lista delle tre pagine degli enti aderenti, che dovrebbero appunto concorrere a riscrivere la storia del Mediterraneo. Sorpresa: oltre gli Archivi di stato italiani, compaiono solo tre enti stranieri, Fondazione Ducale Medinaceli di Siviglia -Archivio Ducale Medinaceli di Toledo, Otto-Friedrich-Universität Bamberg, l’ Oxford University – The Khalili Research Centre for the Art & Material Culture of the Middle East.  Sicuramente prestigiosi, mi pare di capire. Ma sono un po’ delusa: la pace tra i popoli del Mediterraneo la costruiamo con gli inglesi e i tedeschi? Non avevamo qualche istituto turco, armeno, egiziano, tunisino, libico, palestinese, marocchino con cui interloquire? da cosa si misura se un progetto vuole veramente tenere fede alle sue altisonanti premesse? anche (non solo, certo) dal fatto di andarsi a confrontare con partner un po’ più complicati di quelli che si trovano nei verdi praticelli oxfordiani. “Visitare luoghi diffici” era il nome di una serie di progetti, che alcune  organizzazioni di donne hanno creato e perseguito negli anni ’80 e ’90. E questi luoghi erano Libano, Palestina, Israele, Serbia, Croazia…e ci si andava, non virtualmente ma fisicamente…

Ma andiamo avanti. Nel menù di sinistra della home page, noto che “Servizi forniti” e “Answers-Question” non hanno contenuti, e che  “News ed Eventi” non vanno oltre la presentazione del progetto ed alcuni convegni del 2008-2009. Ahia! il portale non è stato più aggiornato oltre quella data? nessuna domanda in quattro anni, nessun nuovo evento…ma chi c’è dall’altra parte, chi gestisce queste pagine? Sembrerebbe l’Archivio di Stato di Catania, a leggere il “Come contattarci”. Non ditemi che tutto questo enorme marchingegno è stato caricato sulle spalle di un Archivio, che come tutti gli altri avrà già le sue gatte di sopravvivenza da pelare…non si può, NON SI PUO’ non prevedere anche un servizio di aggiornamento di un portale. Questo è grave, anche perché, mi pare, tutta la faccenda deve essere costata tempo e fatica a decine di archivi e archivisti sparpagliati per la penisola. E denaro. Quanto denaro, e di chi? Europa? Ministero? Contribuenti italiani? mi piacerebbe saperlo. Come mi piacerebbe sapere chi e come utilizza questa banca dati.

E’ fatta per essere utilizzata, o per “mettere in sicurezza” decine di migliaia di documenti, digitalizzandoli e schedandoli? (più digitalizzati che schedati, sembrerebbe). Lodevole proposito, del tutto coerente con gli scopi per cui esistono gli archivi. Ma perchè costuirci sopra questa cattedrale gotica? ho provato a usare la banca dati, e lo confesso, non ci capisco un tubo. Non riesco a fare una ricerca che non sia elementare (trovare la mappa di Malta…un documento che parli di Rapallo…cose così). Certo non sono una medievista. Ma non doveva essere un lavoro proprio rivolto a chi specialista non è? Vuol dire che appartengo a una categoria di super-svantaggiati. Anche se apprezzo e trovo carini i “Convertitori di unità di misura” e gli altri strumenti, quelli che ci sono però, perchè qualcuno è enunciato ma non costruito, e quelli che esistono ci sono anche in altri siti (monete, indizioni ecc).  L’ultima cosa che vorrei dire (in cauda venenum) è che però è inaccettabile che, dopo tutta la roboante premessa del progetto, venga pubblicata una sezione, “Rivista scientifica n. 1”, sempre 2009 beninteso perché il n. 2 non ha ancora visto la luce, con un testo di Maurice Aymard tradotto dal francese, suppongo, in un modo altamente balordo. E’ ovvio che nessuno l’ha mai letto, da quando è stato pubblicato. O se è stato letto, che ci voleva a correggerlo? l’ho fatto in dieci minuti, in Aymard rivisitato: molti errori, qualcuno anche segnalato dal correttore automatico! (in verde le cose proprio strane, in giallo i “refusi”).

Cosa trarre da questa storia? che nemmeno quello che dice Aymard è stato recepito (e allora perchè metterlo in testa al proprio lavoro?). “…i documenti, ma tutti i documenti…” Ma quali? la prima cosa da capire è proprio quella di sapere in che percentuale la parte compresa nella banca dati si pone rispetto al posseduto  dei vari enti, o almeno di quelle serie che si ritengono interessanti (ma perché quelle e non altre? perché qualcuno/a non ce lo spiega?). C’è tutto di tutte le serie elencate? o tutto quello che si è riusciti a fare? e cosa manca? e quando e come verrà portato avanti il progetto? ecc ecc.

E non era meglio fare una cosa (una banca dati, una digitalizzazione) più delimitata nel tempo e nello spazio (la storia di un territorio, di un evento: l’esempio della “Polar Bear Expedition” può ancora oggi insegnare qualcosa ), ma farla tutta, e farla completa, e soprattutto, portarla avanti, gestire gli utenti, gestire gli aggiornamenti del portale e completarlo e stilare in italiano (almeno) il povero Maurice Aymard?

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MAB MAB MAB (ci piacciono gli acronimi)

MAB sta per Musei Archivi Biblioteche.

E’ nata nel 2009. Io non ne ho sentito granchè parlare fino a questa estate. Mi spiace di aver perso gli eventi degli anni scorsi, e il convegno al  Salone del libro a Torino (in maggio). Per fortuna sono in linea vari documenti sul sito, che sarà utile andare a consultare.  Ma non ho mancato l’incontro di novembre al Lingotto. Mi è piaciuto, mi è sembrato convincente. Ho anche registrato l’intervento di Maurizio Vivarelli.  Vedo ora che è in linea il pdf con le immagini che hanno illustrato il suo intervento. Si può integrare con l’audio,  da scaricare qui (anche se non di ottima qualità per via del caos ambientale del Lingotto).

Mi piacerebbe che MAB si estendesse, per esempio in Liguria…ma, dirà qualcuno/a, se ci sono tante difficoltà a organizzare un’assemblea dell’ANAI, figuriamoci un’ associazione di tre associazioni. Già, forse proprio per questo. Si potrebbe provare a far leva sulle realtà più solide, imparare da loro. Almeno provarci. E’ poi vero che la collaborazione e in certi casi l’integrazione di competenze diverse, in certi casi concreti, può risolvere alcune difficoltà di piccole o medie realtà che hanno in gestione beni culturali diversi. Libri, documenti, oggetti…sono numerosissime, forse la maggioranza: chi non conosce Biblioteche che possiedono fondi archivistici, o Musei che hanno centri di documentazione e biblioteche? E anche fondi d’archivio? e che devono gestirli con banche dati separate, spesso duplicando o triplicando il lavoro da un sistema all’altro? sono i casi illustrati a Torino (vedere il programma e gli interventi).

Nel nostro piccolo, lo stiamo verificando: in Archimovi i fondi documentari sono composti sia da documenti che da libri e periodici. Tutti o quasi. Naturalmente non si vuole perdere il legame e l’appartenenza a un fondo, anche se i materiali (ad esempio i libri) vengono descritti su una piattaforma bibliografica, e i periodici (un domani) in un’altra…

Ora come ora, lo stiamo risolvendo (con lo staff della Biblioteca Berio) in modo “basico”, a suon di codici, e di link. In ALEPH, il sistema delle biblioteche in cui vengono inseriti anche i volumi di Archimovi, digitando “archivio movimenti”, si ottiene la lista dei libri  inseriti. Nella scheda di ogni libro (in formato completo) c’è un link a un’altra scheda, quella dell’archivio…da cui si può andare a vedere il sito di Archimovi,  la descrizione dei fondi a cui fanno capo i volumi catalogati in Aleph.

Macchinoso e faticoso, purtroppo, immagino che l’utente si perda per strada…

Certamente altri sistemi più efficienti  già esistono, ma penso che non siano alla portata di chiunque. Quello del MART, ad esempio, ben illustrato da Paola Pettenella nella già citata conferenza MAB di novembre. (Non oso pensare a quanto sia costato). Ma, dato che i BB CC sono sempre più poveri, ci vorrebbe qualcosa che metta in grado TUTTI di andare avanti.

Dal punto di vista degli archivi, mi pare che forse l’Archimista ci potrebbe consentire un passo avanti. Un’unica base dati, con schede diverse a seconda delle tipologie di oggetti,  che poi, in fase di restituzione, riesca a dare conto della complessità e dei molteplici materiali che possono eventualmente pertinere a un fondo archivistico. Con la possibilità di integrare oggetti digitali di vario tipo.

Il MAB dovrebbe essere uno dei luoghi (anzi, il luogo deputato) a parlare di ciò, tenendo conto che basi dati e web sono solo uno dei temi in comune tra i vari soggetti dei BBCC, ce ne sono tanti altri, come si vede dai documenti degli incontri già pubblicati.

Insomma, mi piacerebbe che si tenesse prossimamente un evento MAB dalle mie parti. Se qualcuno/a è interessato/a, potremmo cominciare a pensarci insieme…

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Un nome per babysoftware

Leggo notizie molto interessanti in questo post di Archivi, storia, storie.

Si tratta niente meno che della futura nascita di un nuovo software per gli archivi, i cui requisiti sono il sogno di ogni archivista. Sicuramente il mio. L’autore del Blog, che ci si è sicuramente speso tanto, annuncia l’evento con parole leggere, quasi disincantate…con una lieve autoironia che però non mi pare nasconda la soddisfazione per un risultato così importante.

Allora, visto anche il momento post-natalizio e pre-capodannesco, formulo fervidi auguri al/alla nascituro/a. “Serve un NOME!” aggiunge perentorio ErreGi.

Bene, propongo questo: SARA (software archivistico regioni associate). Capisco che non è una genialata e se non verrà accolto, pazienza! comunque, speriamo in una gestazione rapida e … speriamo che sia femmina!

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Utenti web, cultura “remota”: un convegno a Roma

Ecco, popolo incredulo, clikka e ammira:

Roma: Convegno “Cultura remota: alla ricerca degli utenti web”

Biblioteca nazionale centrale, Sala Conferenze – a cura del Ministero per i Beni e le attività Culturali, Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche, Osservatorio tecnologico per i beni e le attività culturali

12 novembre, 2009 – Corsi, seminari e convegni OTEBAC

Per chi, come me, è curioso dell’intreccio tra beni culturali e Web 2.0, l’occasione è da non perdere. Spero che sia un momento di informazione e di prospettive, a prescindere da Second Life, a cui non sono mai riuscita ad appassionarmi (anzi, da parecchi mesi l’ho mollata). Allora, arrivederci a Roma!

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Vacanze! e altro…

Finalmente, vacanze!

Aquiloni a Cogne

Aquiloni a Cogne

Non mi sembra vero. E siccome sono anche un poco scaramantica, non voglio fare troppe fantasie sulle prossime meritate vacanze in montagna…ma ci conto, per fare come sempre il ricarico energetico e di buonumore che sarà molto utile prossimamente.

Comunque, riprendendo il filone diaristico del blog che negli ultimi post è stato molto in sordina, nel prevalere di motivi e cronache pubbliche e politiche, negli ultimi mesi ho lavorato sodo. E posso dire con grande soddisfazione

L’Archivio dei movimenti, che raccoglierà i fondi documentari degli anni Sesssanta e Settanta a Genova e in Liguria, ha trovato una casa, sponsor, fondi documentari molto interessanti, e soprattutto un gruppo affiatato di persone che hanno impegnato entusiasmo, competenze e relazioni per realizzarlo. Non posso essere più precisa, perchè siamo ancora in mezzo al ballo, ma molte cose stanno andando a posto, l’Archivio avrà un suo sito ufficiale sul web che stiamo costruendo e…allora vi diremo tutto!

Mallo studia il Parco

Mallo studia il Parco

Credo che la prossima stagione sarà molto impegnativa: ma anche di occasioni di studio e approfondimento di argomenti che mi stanno a cuore (come il SIMposio  sui media e storia organizzato da Zapruder/Archivio Marco Pezzi al lago Trasimeno i primi di settembre, e poi ci sono i festival di Mantova sulla letteratura, di Modena sulla storia…)

E poi continua la ricerca sugli archivi, specie i nuovi sistemi informativi e relative piattaforme, ancora tutti da sperimentare: gli occhi di molti/e sono puntati su ICA-Atom: che sia la risposta che stiamo cercando da qualche anno? rimboccarsi le maniche…ma in buona compagni, direi.

Ruscello a Lillaz

Ruscello a Lillaz

I nipoti crescono, i figli e figlie hanno ormai la loro vita, con traiettorie che li portano a volte in paesi lontani… ma sono fortunata: sempre di Europa si tratta, e con i voli low cost (non mai abbastanza low per il mio portafoglio) e con facebook e skype non ci si perde di vista. Altri tempi rispetto all’emigrazione dei miei bisnonni. E’ un dislocamento – a volte invidio questa capacità delle nuove generazioni di fare esperienze diverse senza perdersi  – forse l’unica cosa buona che le vecchie generazioni hanno costruito, con molti difetti, è questo grande contenitore europeo dalla debole identità ma ancora aperto, spero, a migliorarsi e a crescere.

Per ora, buone ferie a chi legge, e a presto.

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Convegno per Franco Carlini, come è andata

Raffaele Mastrolonardo

Raffaele Mastrolonardo

Molto bene, sia per la partecipazione del pubblico che per l’interesse degli interventi. per una volta, anche quelli “istituzionali” ovvero i cosidetti “saluti” di autorità varie che di solito affliggono i convegni sono stati insolitamente sobri e appropriati, anzi, qualcuno (Ranieri, Monti Bragadin) effettivamente hanno approfondito le questioni. Peccato per l’assenza di Nando fasce e Rodotà, colpiti dal virus influenzale. Di tutto quello che è successo potete leggere, guardare e ascoltare nelle molte e belle recensioni e grazie alla pubblicazione tempestiva di materiali, compresi i file audio degli interventi, a partire dal sito di Totem e di Vision post, a cui vi rimando. A questa pagina c’è anche la trascrizione degli interventi, utilissima per chi non c’era o per chi vuole meditarci sopra.

Paola, Carola...

Tra il pubblico: Paola, Carola...

Rimane, a mio parere, la dicotomia di “visioni”, di cui i protagonisti sono del tutto consapevoli e che hanno anche ironicamente sottolineato in un semiserio gioco delle parti, tra web critici-critici (Carlo Formenti), e web come opportunità tuttavia aperta…(Luca de Biase).

Carlo Formenti

Carlo Formenti

Luca De Biase

Luca De Biase

Rassegnamoci. La dialettica è morta. La sintesi non regna più tra noi. Il lavoro culturale va avanti a forza di zig zag;  e quindi umilmente mi dispongo a cercare di raccattare, da ogni intervento, quello che più mi corrisponde, che riesco meglio a “indossare”. Ci devo pensare sopra – mentre cerco di finire il pull che sto tricotando per la mia figliola Francesca. Stupendo! erano circa almeno 24 anni che non toccavo i ferri della maglia, e scopro la bellezza della conoscenza procedurale – sai tante cose anche se non sai più di saperle. E quindi a seguire gli schemi, a fare le trecce, le losanghe, i cali, gli intrecci, i punti fantasia…e non c’è che il lavoro a maglia che permette di far funzionare insieme le varie parti del cervello…cosa che non guasta mai…propedeutica a cercare di capire qualcosa nel variopinto suq della “democrazia e conoscenza digitali”?

pull

pull

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Beni comuni, blog, rete, donne: l’intervento di Enza Panebianco…

…al convegno di Bologna sui Beni comuni delle donne organizzato dall’Associazione Orlando. Non l’ho sentito perchè era nella prima giornata di convegno, perciò sono molto grata a Enza che l’ha tempestivamente pubblicato sul blog “La rete non è neutra”. Eccovi il link: Virtualizzazione dello spazio pubblico e blog delle donne

Mi sembra molto interessante e potrebbe suscitare dibattito (non so se a Bologna c’è stato). Ma forse non è il momento, siamo tutte o troppo depresse e incazzate (come me – per i soliti motivi, che mi pare che ogni giorno si facciano più gravi)  o distratte dalle vacaze di fine anno…o da chissà cos’altro…

Comunque, se ne riparlerà, spero. Buona fine d’anno!

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