Archivi categoria: tecnologie

Seminario sugli archivi femministi, articolo sul Mondo degli Archivi

Pubblicato sulla web rivista della Direzione generale degli archivi e dell’ANAI. Qui il link:
http://www.ilmondodegliarchivi.org/rubriche/in-italia/604-ferrara-un-seminario-sugli-archivi-femministi

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Archiviato in archivi, convegni, tecnologie

SAN, Portale del Mediterraneo, Aymard (rivisitato) e …

Mi sa che stavolta faccio incazzare qualcuno!

L’Archivio Storico Multimediale del Mediterraneo è il primo dei portali tematici che sono accessibili dalla relativa pagina del SAN. Una bella posizione, molto visibile.
E’ quasi una carta da visita dell’intera sezione. Leggendo i vari testi che illustrano il portale, non riesco a sottrarmi a un leggero senso di fastidio per i toni pomposi e trionfalistici: “Esso ha una grande valenza culturale ed è strutturato su un complesso sistema informatico di estensione internazionale “…”L’ @SMM propone e promuove la rilettura della Storia del Mediterraneo …” (nientepopodimeno!)…”Le funzionalità di interoperabilità di @SMM con fonti esterne sono realizzate per mezzo di un approccio basato su ontologie, questo fornisce nativamente le caratteristiche che consentono di gestire un qualunque modello dati, garantendo così la possibilità di integrazione con qualsiasi fonte esterna…”. …(evvai!) “tale approccio offre ad @SMM un’apertura a sviluppi futuri di tipo semantico non solo sui propri dati, ma anche su quelli relativi alle fonti esterne federate.” …e continua con una sventagliata tecnologica che dovrebbe di per sè lasciare a bocca aperta il lettore o la lettrice non edotti.

La sezione “Etica” accresce il disagio, non perchè non sia daccordo sui contenuti, in astratto: “Il progetto, oltre a quella scientifica, ha anche una valenza etica in quanto può fortemente contribuire ad un importante ruolo di promozione, di cooperazione culturale internazionale e di pace tra le genti del Mediterraneo…” . Sono un po’ allergica alla “convivialità delle differenze” , specie nella presentazione di un archivio sia pure digitalizzato, e mi pare esagerato che possa portare  al ” …dispiegarsi di un dialogo proficuo per costruire un cammino di tolleranza reciproca, realistica e rispettosa delle peculiarità di ciascuno.”. Comunque , andiamo avanti… verso i famosi partner internazionali mediterranei…d’altra parte, sulla home page fanno bella figura di sé i tasti di sei lingue, compreso arabo ed ebraico. Leggo la lista delle tre pagine degli enti aderenti, che dovrebbero appunto concorrere a riscrivere la storia del Mediterraneo. Sorpresa: oltre gli Archivi di stato italiani, compaiono solo tre enti stranieri, Fondazione Ducale Medinaceli di Siviglia -Archivio Ducale Medinaceli di Toledo, Otto-Friedrich-Universität Bamberg, l’ Oxford University – The Khalili Research Centre for the Art & Material Culture of the Middle East.  Sicuramente prestigiosi, mi pare di capire. Ma sono un po’ delusa: la pace tra i popoli del Mediterraneo la costruiamo con gli inglesi e i tedeschi? Non avevamo qualche istituto turco, armeno, egiziano, tunisino, libico, palestinese, marocchino con cui interloquire? da cosa si misura se un progetto vuole veramente tenere fede alle sue altisonanti premesse? anche (non solo, certo) dal fatto di andarsi a confrontare con partner un po’ più complicati di quelli che si trovano nei verdi praticelli oxfordiani. “Visitare luoghi diffici” era il nome di una serie di progetti, che alcune  organizzazioni di donne hanno creato e perseguito negli anni ’80 e ’90. E questi luoghi erano Libano, Palestina, Israele, Serbia, Croazia…e ci si andava, non virtualmente ma fisicamente…

Ma andiamo avanti. Nel menù di sinistra della home page, noto che “Servizi forniti” e “Answers-Question” non hanno contenuti, e che  “News ed Eventi” non vanno oltre la presentazione del progetto ed alcuni convegni del 2008-2009. Ahia! il portale non è stato più aggiornato oltre quella data? nessuna domanda in quattro anni, nessun nuovo evento…ma chi c’è dall’altra parte, chi gestisce queste pagine? Sembrerebbe l’Archivio di Stato di Catania, a leggere il “Come contattarci”. Non ditemi che tutto questo enorme marchingegno è stato caricato sulle spalle di un Archivio, che come tutti gli altri avrà già le sue gatte di sopravvivenza da pelare…non si può, NON SI PUO’ non prevedere anche un servizio di aggiornamento di un portale. Questo è grave, anche perché, mi pare, tutta la faccenda deve essere costata tempo e fatica a decine di archivi e archivisti sparpagliati per la penisola. E denaro. Quanto denaro, e di chi? Europa? Ministero? Contribuenti italiani? mi piacerebbe saperlo. Come mi piacerebbe sapere chi e come utilizza questa banca dati.

E’ fatta per essere utilizzata, o per “mettere in sicurezza” decine di migliaia di documenti, digitalizzandoli e schedandoli? (più digitalizzati che schedati, sembrerebbe). Lodevole proposito, del tutto coerente con gli scopi per cui esistono gli archivi. Ma perchè costuirci sopra questa cattedrale gotica? ho provato a usare la banca dati, e lo confesso, non ci capisco un tubo. Non riesco a fare una ricerca che non sia elementare (trovare la mappa di Malta…un documento che parli di Rapallo…cose così). Certo non sono una medievista. Ma non doveva essere un lavoro proprio rivolto a chi specialista non è? Vuol dire che appartengo a una categoria di super-svantaggiati. Anche se apprezzo e trovo carini i “Convertitori di unità di misura” e gli altri strumenti, quelli che ci sono però, perchè qualcuno è enunciato ma non costruito, e quelli che esistono ci sono anche in altri siti (monete, indizioni ecc).  L’ultima cosa che vorrei dire (in cauda venenum) è che però è inaccettabile che, dopo tutta la roboante premessa del progetto, venga pubblicata una sezione, “Rivista scientifica n. 1”, sempre 2009 beninteso perché il n. 2 non ha ancora visto la luce, con un testo di Maurice Aymard tradotto dal francese, suppongo, in un modo altamente balordo. E’ ovvio che nessuno l’ha mai letto, da quando è stato pubblicato. O se è stato letto, che ci voleva a correggerlo? l’ho fatto in dieci minuti, in Aymard rivisitato: molti errori, qualcuno anche segnalato dal correttore automatico! (in verde le cose proprio strane, in giallo i “refusi”).

Cosa trarre da questa storia? che nemmeno quello che dice Aymard è stato recepito (e allora perchè metterlo in testa al proprio lavoro?). “…i documenti, ma tutti i documenti…” Ma quali? la prima cosa da capire è proprio quella di sapere in che percentuale la parte compresa nella banca dati si pone rispetto al posseduto  dei vari enti, o almeno di quelle serie che si ritengono interessanti (ma perché quelle e non altre? perché qualcuno/a non ce lo spiega?). C’è tutto di tutte le serie elencate? o tutto quello che si è riusciti a fare? e cosa manca? e quando e come verrà portato avanti il progetto? ecc ecc.

E non era meglio fare una cosa (una banca dati, una digitalizzazione) più delimitata nel tempo e nello spazio (la storia di un territorio, di un evento: l’esempio della “Polar Bear Expedition” può ancora oggi insegnare qualcosa ), ma farla tutta, e farla completa, e soprattutto, portarla avanti, gestire gli utenti, gestire gli aggiornamenti del portale e completarlo e stilare in italiano (almeno) il povero Maurice Aymard?

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Un po’ di SAN al giorno…

Così, un po’ cincischiando, in attesa dell’ora del tg, sfoglio senza molto impegno il portale della moda del SAN. Piacevole sorpresa, mi pare ben organizzato, di facile e intuitiva consultazione, e sopratutto, dotato di strumenti di aiuto alla comprensione della materia. Anche per me, che non sono un granchè come esperta di sartoria, neanche i rudimenti ( l’unica scolara che fu rimandata a settembre in economia domestica, nei fatidici anni ’60…). Ad esempio il Lemmario: figata! ci sono addirittura i disegnetti dei punti di ricamo… Finalmente so cosa è il punto smock (su cui -inutile dirlo- si catalizzò una noia tormentosa, quasi mortale…sempre in quei lontani anni).

Unico appunto: ci sono molte e ben fatte spiegazioni sugli elementi del vestiario recente, (dal secolo XVIII in poi) poco (o nulla) però su quello che si può trovare in documenti più antichi, dove le cose si complicano molto. Ricordo degli inventari seicenteschi; ci si capiva veramente poco in quanto a oggetti di vestiario. Ogni territorio poi ha sicuramente la sua terminologia, e anche nello stesso territorio ci sono varianti impazzite degli stessi termini…forse diventa un lavoro troppo specialistico, non so.

Comunque sia, questo portale mi pare ben riuscito, non solo come “vetrina”. C’è una sintetica storia dell’abbigliamento e della moda, i nomi dei grandi creatori e creatrici e che cosa hanno innovato rispetto ai loro tempi…e altre cose interessanti, comprese illustrazioni e fotografie. Insomma, da anche una risposta all’esigenza di saperne di più, per un utente remoto medio, dell’oggetto del proprio interesse o curiosità. E non è poco.

Poi, mi capita di andare a guardare il Portale dell’Archivio storico multimediale del Mediterraneo. Tutta un’altra storia.

Ma qui il discorso si fa lungo, e non ho voglia di farlo adesso. Alla prossima, forse.

 

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MAB MAB MAB (ci piacciono gli acronimi)

MAB sta per Musei Archivi Biblioteche.

E’ nata nel 2009. Io non ne ho sentito granchè parlare fino a questa estate. Mi spiace di aver perso gli eventi degli anni scorsi, e il convegno al  Salone del libro a Torino (in maggio). Per fortuna sono in linea vari documenti sul sito, che sarà utile andare a consultare.  Ma non ho mancato l’incontro di novembre al Lingotto. Mi è piaciuto, mi è sembrato convincente. Ho anche registrato l’intervento di Maurizio Vivarelli.  Vedo ora che è in linea il pdf con le immagini che hanno illustrato il suo intervento. Si può integrare con l’audio,  da scaricare qui (anche se non di ottima qualità per via del caos ambientale del Lingotto).

Mi piacerebbe che MAB si estendesse, per esempio in Liguria…ma, dirà qualcuno/a, se ci sono tante difficoltà a organizzare un’assemblea dell’ANAI, figuriamoci un’ associazione di tre associazioni. Già, forse proprio per questo. Si potrebbe provare a far leva sulle realtà più solide, imparare da loro. Almeno provarci. E’ poi vero che la collaborazione e in certi casi l’integrazione di competenze diverse, in certi casi concreti, può risolvere alcune difficoltà di piccole o medie realtà che hanno in gestione beni culturali diversi. Libri, documenti, oggetti…sono numerosissime, forse la maggioranza: chi non conosce Biblioteche che possiedono fondi archivistici, o Musei che hanno centri di documentazione e biblioteche? E anche fondi d’archivio? e che devono gestirli con banche dati separate, spesso duplicando o triplicando il lavoro da un sistema all’altro? sono i casi illustrati a Torino (vedere il programma e gli interventi).

Nel nostro piccolo, lo stiamo verificando: in Archimovi i fondi documentari sono composti sia da documenti che da libri e periodici. Tutti o quasi. Naturalmente non si vuole perdere il legame e l’appartenenza a un fondo, anche se i materiali (ad esempio i libri) vengono descritti su una piattaforma bibliografica, e i periodici (un domani) in un’altra…

Ora come ora, lo stiamo risolvendo (con lo staff della Biblioteca Berio) in modo “basico”, a suon di codici, e di link. In ALEPH, il sistema delle biblioteche in cui vengono inseriti anche i volumi di Archimovi, digitando “archivio movimenti”, si ottiene la lista dei libri  inseriti. Nella scheda di ogni libro (in formato completo) c’è un link a un’altra scheda, quella dell’archivio…da cui si può andare a vedere il sito di Archimovi,  la descrizione dei fondi a cui fanno capo i volumi catalogati in Aleph.

Macchinoso e faticoso, purtroppo, immagino che l’utente si perda per strada…

Certamente altri sistemi più efficienti  già esistono, ma penso che non siano alla portata di chiunque. Quello del MART, ad esempio, ben illustrato da Paola Pettenella nella già citata conferenza MAB di novembre. (Non oso pensare a quanto sia costato). Ma, dato che i BB CC sono sempre più poveri, ci vorrebbe qualcosa che metta in grado TUTTI di andare avanti.

Dal punto di vista degli archivi, mi pare che forse l’Archimista ci potrebbe consentire un passo avanti. Un’unica base dati, con schede diverse a seconda delle tipologie di oggetti,  che poi, in fase di restituzione, riesca a dare conto della complessità e dei molteplici materiali che possono eventualmente pertinere a un fondo archivistico. Con la possibilità di integrare oggetti digitali di vario tipo.

Il MAB dovrebbe essere uno dei luoghi (anzi, il luogo deputato) a parlare di ciò, tenendo conto che basi dati e web sono solo uno dei temi in comune tra i vari soggetti dei BBCC, ce ne sono tanti altri, come si vede dai documenti degli incontri già pubblicati.

Insomma, mi piacerebbe che si tenesse prossimamente un evento MAB dalle mie parti. Se qualcuno/a è interessato/a, potremmo cominciare a pensarci insieme…

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SAN SAN SAN

La NOTIZIA di questi giorni è che è in linea il portale del Sistema Archivistico Nazionale  ( SAN ) italiano.

Finalmente, viene da dire.Ci vorrà un poco di tempo per capire come funziona, e cosa invece non funziona,  almeno per ora. Un po’ di elementi critici ma anche ovviamente positivi ci sono nel post di Archivistica e dintorni (incidentalmente, per avere notizie fresche, funziona ancora e molto bene la rete informale dei blog tematici, rispetto di tutte le newsletter e le liste specializzate…)
Mi colpisce, a una veloce consultazione, nella sezione “portali tematici” l’esistenza di “Gli Antenati. Gli Archivi per la ricerca anagrafica”. Uno strumento pensato per aiutare chi fa ricerche storico-genealogiche, con istruzioni sulle risorse dei vari archivi pubblici italiani. Addirittura, prevede una qualche forma di collaborazione con gli utenti..

“Parallelamente il Portale prevede la progressiva indicizzazione dei nomi di persona presenti sui singoli atti nella sezione Trova i nomi. La banca dati dei nomi si svilupperà per tappe successive che prevedono anche la partecipazione degli utenti del Portale su base volontaria, scrivendo a redazione.antenati@beniculturali.it .

Mi pare una bella cosa, rispetto alla situazione di qualche tempo fa…di cui ho già parlato nei vecchi post…

Ora non resta che frequentare il SAN e familiarizzarsi con quello che contiene. Con l’idea che un passo importante è stato fatto. Come con il sw Archimista, mi pare che questa fine 2011 lasci intravvedere, dietro alle fosche nuvole, qualche barlume di futuro.

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Archimista, il nuovo software per gli archivi

Eros Francescangeli in Archimovi, Genova, marzo 2011

Eros Francescangeli in Archimovi, Genova, marzo 2011

Archimista è una realtà. Sia pure beta. Ho partecipato (e sono grata a chi lo ha permesso, pur venendo io da fuori regione ) al corso di formazione organizzato al Politecnico di Milano e tenuto da Cristiano Animosi e Simone Merli di Codex- Cooperativa di Pavia.  Che dire? Ne sono uscita molto soddisfatta; erano parecchi anni che la domanda di disporre di sw  adeguato agli scopi e ai mezzi di chi lavora sugli archivi, specie piccoli e medi, si era incanalata nella richiesta di uno strumento adeguato. Open source, multipiattaforma, più snello e intuitivo di molti farraginosi  ambaradan( che hanno avuto tutti comunque negli anni la loro utilità). Che in prospettiva dialogasse con le piattaforme pubbliche web (Siusa ecc), traguardo finale SAN…, senza troppi contorcimenti…o costosi riversamenti… e sottolineo costosi. Archimista è rilasciato gratuitamente! ed è un ambiente web, permetterà il lavoro cooperativo online e l’ospitalità delle banche dati man mano che vengono create sui server dedicati delle due regioni promotrici…

Da quanto visto, sentito, detto nella giornata, Archimista dovrebbe, nella sua versione definitiva che sarà rilasciata in primavera (aprile) fare questo e di più. Intanto, lo testiamo. Ed è anche molto bello che man mano si stia formando un bel gruppone (quanti eravamo quel giorno? una trentina? e ci sono diverse giornate di corso previste) di persone che cercano di cooperare come community a verificare lo strumento, provandolo nelle loro diverse situazioni. Appuntandosi problemi o inaspettate virtù. Una mooolto soddisfacente: si copia e incolla che è un piacere da un qualsiasi testo disponibile sul video. Riutilizziamo tutto! Al di là del riversamento automatico delle banche dati- questa è una faccenda di cui si occuperanno man mano le Regioni Lombardia e Piemonte, che si sono molto generosamente sporti verso quell’impegno…se si hanno testi di schedature o descrizioni o qualunque strumento archivistico con Archimista si può trasferire ( anche con alcune funzioni di riformattazione) nei campi adatti delle nuove schede. (Ci hanno detto inoltre che sarà, o è già adesso, compatibile il formato di Excell, ma  non l’ho ancora provato)

Per il resto, che posso dire, ho fatto solo una breve prova – a parte il corso. NON si carica su Windows Vista (ma su WV non funzionavano nemmeno Sesamo nè Guarini) ma su XP (32 bit, credo) va benissimo, da quanto ho visto. NON fa l’esportazione in formato XML, ma c’era il tastino che lo suggeriva (beta). Continuerò a provare a inserire e a tenere a mente quanto di rilevante mi sembra di trovare. Ci sarà poi anche una sezione del Forum Archiviando per la discussione tra gli utenti, che con i loro test potranno essere utili allo staff degli sviluppatori (penso che in questo caso anche Carlo Formenti – il grande e feroce autore di “Felici e sfruttati” -sarebbe daccordo!)

Per ora, un buon ringraziamento a chi ci ha continuato a credere, a investire risorse. A coinvolgere, sollecitare il pubblico degli utenti archivisti, conosciuti e non. Nonostante i tempi bui che stiamo attraversando, la fiammella della passione e del lavoro fatto bene  nell’interesse pubblico non è spenta…speriamo che Archimista sia per noi un fidato compagno di lavoro nei prossimi anni: il nome, un po’ stregonesco, forse nasconde un cuore mansueto e fedele…

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Un nome per babysoftware

Leggo notizie molto interessanti in questo post di Archivi, storia, storie.

Si tratta niente meno che della futura nascita di un nuovo software per gli archivi, i cui requisiti sono il sogno di ogni archivista. Sicuramente il mio. L’autore del Blog, che ci si è sicuramente speso tanto, annuncia l’evento con parole leggere, quasi disincantate…con una lieve autoironia che però non mi pare nasconda la soddisfazione per un risultato così importante.

Allora, visto anche il momento post-natalizio e pre-capodannesco, formulo fervidi auguri al/alla nascituro/a. “Serve un NOME!” aggiunge perentorio ErreGi.

Bene, propongo questo: SARA (software archivistico regioni associate). Capisco che non è una genialata e se non verrà accolto, pazienza! comunque, speriamo in una gestazione rapida e … speriamo che sia femmina!

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