Archivi, biblioteche, musei 2.0, secondo tempo

Seguito del post precedente.
Dopo una breve pausa, abbiamo ascoltato e guardato l’intervento di Simona Brighetti, della Biblioteca Sala Borsa di Bologna: “Dire, ascoltare, navigare, partecipare: l’esperienza di bibliotecasalaborsa.it” . Simona ha illustrato velocemente le pagine del ricchissimo sito della Biblioteca, che credo sia una delle più attive e aggiornate istituzioni bibliotecarie di nuovo tipo, che fa un grande uso delle risorse web, come si può vedere dal sito stesso. Oltre ai servizi offerti, moltissimi, differenziati anche per età, lingua, oltre che per interessi e oggetti di ricerca, ricordo due sezioni interattive: Biblioteca salaborsa di tutti, concorso interattivo per utenti, che ha già raccolto un notevole numero di contributi; e il fondamentale servizio di reference online Chiedilo al bibliotecario che vede coinvolti nel servizio una rete di istituti cittadini -molto interessante e da cui prendere esempio, anche perchè il reference online è impegnativo e la condivisione può facilitarlo. C’è poi anche un forum, dove gli utenti inseriscono i propri commenti, a volte anche critici – ma comunque utili per migliorare. Comunque, tutti i servizi offerti dalla Biblioteca prevedono una bella quantità di risorse umane, e non solo. Anche nella progettazione grafica il sito è ottimo: andate a vedere, e mi direte.

Luca Melchionna, del celebre Mart, Museo di arte moderna di Trento e Rovereto, ha difeso energicamente e con ottimi argomenti la presenza del Mart sui più diffusi social network. Tra essi Facebook, i cui utenti/amici del Mart hanno superato quota mille: festeggiamenti, regali, iniziative… (anzi sono 1400 e più: oggi anche io, che sono già su Facebook, ma non ci ho combinato finora un granchè, ho aggiunto il Mart ai miei “amici”)
Luca ci ha raccontato la presenza del Museo sulle reti, la sua attività e le positive ricadute che il Museo può testimoniare. La creazione di una community online quindi non solo non distoglie gli utenti ma anzi favorisce e attira gli stessi verso il museo. Inoltre, la presenza online dell’ente è in qualche modo più controllata. Altre iniziative sui social network sono allo studio… teniamo d’occhio il Mart, che mi pare la punta di diamante italiana in questo settore, dalla cui esperienza tutti i siti culturali possono trarre utili suggerimenti.

A seguire Marco Fiorilla, della biblioteca Lancisiana di Roma, specializzata in antichi testi sulla storia della medicina, ha illustrato il bel lavoro fatto di digitalizzazione dei manoscritti del catalogo. Le scansioni ad alta risoluzione sono arricchite di funzioni di ricerca di lemmi e altre utilità; inoltre, il catalogo è aperto agli utenti, previa iscrizione, e consente loro di contribuire con commenti e ricerche. Anche qui c’è lo sforzo di creare una comunità di utenti che possano collaborare sia con la biblioteca che tra di loro, scambiandosi utili informazioni.

Ha tirato le conclusioni dell’incontro Maria Teresa Natale, dell’OTEBAC, l’osservatorio Mibac sulle tecnologie digitali in campo culturale. E’ appena uscito il volume “Handbook on cultural web user interaction” del Gruppo di lavoro di Minerva EC, “Quality, Accessibiliy and Usability” coordinato da Rossella Caffo. C’è anche l’edizione digitale scaricabile. Maria Teresa ha prima descritto in sintesi il manuale e il lavoro svolto per arrivare all’edizione.  Non cerco di riassumere, bisogna che ognuno se lo studi da sé. Non ho ancora avuto il tempo di leggerlo, ma dall’indice degli argomenti credo sia uno strumento utilissimo per orientarci. Maria Teresa ha poi presentato uno spaccato della situazione italiana, caratterizzata da un’infinità di siti culturali che fanno capo però a enti medi o piccoli. Quindi con parecchie difficoltà a realizzare e gestire siti un po’ complessi.  Poi ha descritto i più comuni servizi dei siti culturali, dalle visite virtuali dei musei alle biglietterie online, ai giochi interattivi per affiliare il pubblico, ai servizi podcasting per la didattica, agli Rss, ecc. Viene citato  TaggaTO, sito di servizi al pubblico del Comune di Torino che usa il social bookmarking (carino!). Maria Teresa si è stupita del fatto che nessuno avesse fino ad allora parlato di Second Life, dove cominciano a essere presenti alcune istituzioni culturali. Il lavoro fatto finora dal Mibac ha riguardato soprattutto l’accessibilità dei siti web, ma ancora il coinvolgimento dell’utente è carente, soprattutto si lamenta una mancanza di strategia….

Beh, se lo dice lei…

Dopo un breve dibattito, abbiamo concluso l’incontro. Nel frattempo si era scatenato un diluvio di pioggia e vento: per andare a cenare al Porto Antico con i nostri ospiti abbiamo rischiato di annegare! Comunque ci siamo divertit*, abbiamo “socializzato” e abbiamo continuato a scambiaci anche utili informazioni, tra un assaggio di trofie e uno di focaccia al formaggio. Bello, grazie a tutti e a tutte! e una grosso ringraziamento a Laura, Emanuela, Raffaella, Oriana e Paolo, che hanno organizzato la giornata insieme a me. Grazie per la sua presenza anche a Stefano Vitali, che ci ha fatto la bella sorpresa di assistere all’incontro. (Se lo avessimo saputo, gli avremmo subito appioppato qualcosa da fare…)

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3 commenti

Archiviato in beni culturali, convegni

3 risposte a “Archivi, biblioteche, musei 2.0, secondo tempo

  1. Paola

    Ciao Cara,
    brava come al solito, bene anche il resoconto, datto da “chi non c’era”
    baci
    paola

  2. Paolo

    Cara Paoletta,

    Molti complimenti per l’incontro, che è stato davvero stimolante e interessante!
    Purtroppo mi sono perso l’ultima relazione, ma non l’acquazzone di cui sopra 🙂 Sono tornato a casa, tra i “bricchi” come dici tu, bagnato come un pulcino!

    Sono rimasto anch’io molto colpito dagli interventi del MART e della Biblioteca Sala Borsa – d’altro canto quest’ultima la conosco bene e l’ho anche visitata con gran meraviglia 🙂 Ma mi è anche piaciuta molto la relazione su Friuli in Prin, che tra l’altro conoscevo già grazie alla tua preziosa segnalazione sul tuo blog.

    Sono rimasto atterrito dalla presentazione dell’EVES e soprattutto dalla loro raccapricciante voce sintetica 🙂 Cosa c’entrava poi con gli archivi??? Pollice verso 🙂

    Mi dispiace non aver potuto partecipare al dibattito finale, perchè avevo una domanda sul pericolo che l’uso di tecnologie Web 2.0 possa portare a un nuovo tipo di “uso pubblico della memoria”, anzichè della storia. Ho letto infatti un articolo interessante di Antonio Brusa all’interno di un volume del nostro istituto, “I luoghi, la storia, la memoria”, dove riallaccia il discorso sull’accresciuta “domanda di memoria” che si riscontra soprattutto nei paesi anglosassoni (Stati Uniti in primis) alla fine degli anni ’70, con il “riflusso” dell’impegno politico e sociale, con il rifugiarsi nelle proprie “radici”, col sorgere del “regionalismo”, infine con la sfiducia nella mediazione critica degli storici e il ritorno a una presunta “memoria collettiva verginale”, che naturalmente in realtà non esiste.
    Ecco, la domanda che volevo fare al convegno alla bravissima moderatrice era:
    Ma il Web 2.0 va contro l’uso pubblico della storia o sotto sotto gli da una mano?
    Te la faccio sul blog, in mancanza di meglio.

    A proposito, se vuoi una copia del volume in questione te la mando volentieri, l’articolo di Brusa è veramente molto suggestivo. Ricordami solo il tuo indirizzo.

    Un bacione e ancora complimenti!
    paolo

  3. deffe

    Ciao Paolo, certamente mi interessa l’articolo che tu citi, e ti scriverò l’indirizzo dove mandarmelo, grazie mille! e meno male che sei scappato via e non mi hai fatto quella domanda, ti avrei ucciso!
    bollita come ero alla fine dell’incontro, non so proprio cosa ti avrei detto!;-)
    Scherzi a parte, sui fenomeni di cui parli, il “culto delle radici”, il comunitarismo(sangue e suolo!) ecc ecc. che ci sono purtroppo anche da noi, e sui quali hanno ragionato anche in diversi (ne parla anche Vitali nel “Potere degli archivi”) credo che nascano da fattori molto più complicati e assai precedenti all’uso di tecnologie come il web2.0.
    Che, certamente, può essere usato per una ricerca di identità consolatoria e anche mitica – d’altra parte, non hai mai visto nelle fiere quelli che ti stampano il blasone o ti fanno la genealogia per 10 euro? oppure, viceversa, possono dare strumenti a tutti per una maggiore conoscenza e consapevolezza di fenomeni che hanno portato famiglie intere a disperdersi per il mondo… miseria, guerre,persecuzioni, ma anche voglia di scoperte, spirito di avventura… Per questo credo sia molto importante che questi siti siano “fatti bene”, che diano strumenti culturali e non solo informazioni. Come Friuli in prin. D’altra parte, gli storici devono sforzarsi di fare il loro mestiere sulla base di quello che succede oggi, di quello che oggi sono i fattori culturali in gioco, di come si costruiscono oggi le soggettività individuali e collettive…l’uso pubblico, nel senso di politico, della storia, credo ci sia stato da che esiste la storia. Ma certo internet accelera e massifica i fenomeni, e perciò li rende anche più vistosi. IL web 2.0 offre anche agli storici mezzi meravigliosi per far conoscere al mondo il loro punto di vista. La domanda è: lo vogliono usare, o si limitano a storcere altezzosamente i nasini? Nella ricerca di Richard Lehane che avevo tradotto l’hanno scorso, si rilevava che storici e ricercatori professionali erano coloro che meno si interessavano alle ICT di nuovo tipo in archivio…
    Aggiungo una considerazione. Io ho la fortuna di essere nata in una famiglia che ha mantenuto di generazione in generazione la memoria; sia con documenti e fotografie che con oggetti, lettere, archivi. Anche la parte di famiglia che si è trasferita in America, ha mantenuto contatti e legami. Perciò non mi sento proprio di giudicare chi invece conosce a malapena il nome del nonno o della nonna, e talvolta nemmeno quelli. Penso, e l’ho visto all’opera, che quello che agisce nella ricerca degli antenati sia un vero e genuino bisogno di appartenenza a qualcosa che trascende l’individuo. E non è detto che sia sempre un fenomeno regressivo – se sono venute a mancare le altre grandi “agenzie”, partiti, sindacati, chiese…che collegavano le persone tra loro e davano un senso alla vita (vedi il discorso di Franco Cassano, parla proprio di questo), beh, la gente cerca comunque qualcosa che riempia quel vuoto.
    Ultima considertazione: direi che l'”uso politico della storia” però sia più frequente in un medium come la televisione, top-down, che in un mezzo trasversale come il web, dove ciascuno si fa più o meno un network su misura…o almeno ci tenta.
    UN caro saluto, Paola

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