Archivi tag: arte

Chiharu Shiota, The Key in the Hand, 56. Biennale d’Arte di Venezia – Padiglione Giappone, 2015

https://www.youtube.com/watch?v=GolS9Db3BMM

 

http://arte.sky.it/2015/05/biennale-darte-di-venezia-il-padiglione-giapponese/#0

Una installazione dell’artista Chiharu Shiota all’ultima Biennale veneziana. Si può vedere fino a novembre. Io l’ho trovata stupenda. E’ molto difficile da fotografare, perché quando entri sei completamente immersa in questo intreccio incredibile di fili, intreccio e non groviglio, perché ognuno (e sono migliaia) ha una sua traiettoria  – anche se non è decifrabile. Il catalogo e il curatore danno delle interpretazioni, io preferisco lasciarmi portare dalla profonda suggestione che esercita l’opera. Le vite degli individui? Le chiavi  appese come i nuclei della memoria individuale, “chiave” della soggettività? Che spesso non coincide più con la serratura…le barche, sospese e circondate dai fili, come eventi, periodi storici intorno a cui si addensano le traiettorie delle vite individuali? che sono singolari e inestricabilmente intrecciate tra loro, formano fasci, si raccolgono e poi si ridividono, cercano la propria strada. Chi guarda è dentro l’opera, difficile distanziarsi, non c’è un punto di vista globale, proprio come il mondo e la vita: un filo tra i fili, una chiave nella mano, dice  Chiharu Shiota. Oppure perduta, smarrita. Forse è possibile ritrovarla, in quei mucchi di chiavi sparsi per terra, chissà se è la stessa o un’altra, se nel frattempo anche la serratura è cambiata… Intanto penso alla memoria, alle vite, alla storia; e poi ovviamente, al tempo… Insomma: un ermo colle e una siepe. Trovarlo a Venezia nel casino festoso e impegnato della Biennale è stata una bella sorpresa.

(Foto Caterina Porcellini)

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in archivi

1989 – Finite Infinity: Paola Campanella e Emily Dickinson, quadri e poesia in una vecchia libreria ormai scomparsa

Un evento dei lontani anni Ottanta…

Paola Campanella è una pittrice genovese, che in un periodo della sua vita artistica era affascinata dalla linea retta, esplorata in tutte le sue varianti e possibilità. Emily invece utilizza più volte la circonferenza (“sposa del terrore”), una delle immagini simboliche più dense, e oscure, della sua produzione poetica. Nel 1989 con diapositive di quadri di Paola Campanella (realizzate da Angelo Gualco), lettura di poesie di Emily Dickinson e musica di Sciarrino avevo realizzato un incontro pubblico, quando avevo una libreria, nel Centro storico a Genova. L’evento era intitolato “Finite Infinity. Arte, libertà e soggettività femminile“. Me lo ricordo con grande nostalgia (un coraggio – o un’incoscienza- smisurata!). Inserisco il collegamento al testo realizzato per l’occasione. Forse qualche concetto è datato, sono passati tanti anni…ma, stranamente, non mi da quel senso di estraneità che si prova spesso rileggendo propri vecchi scritti. Merito della grande Emily, sicuramente (che periodicamente vado a rivisitare) e anche dei quadri di Paola Capanella, due dei quali mi fanno compagnia da allora.

Finite Infinity

campa028piccola                            campa026piccolacampa025piccola                                                    campa024piccolacampa021piccola                                    campa019piccolacampa016piccola                                    campa009piccolacampa010piccola                                             campa012piccolacampa013piccola                                                    campa005piccolacampa004piccolacampa001piccolacampa007piccola
campa004piccola
campa008piccola

1 Commento

Archiviato in archivi, beni culturali, femminismo, libri, memoria

Terribly emotional – una mostra a Bellinzona

Oggi siamo andati a Bellinzona, al Castello di Sasso Corbaro,Bellinzona, castello di Sasso Corbaro dove si inaugurava la mostra “Terribly emotional“, curata da Viana Conti, proveniente da Biella, dalla Galleria di Silvy Bassanese e organizzata con il patrocinio del Consolato della Svizzera di Genova. La mostra espone opere di 13 artisti europei.Manifesto mostra

Dati questi essenziali elementi di contesto, siccome non voglio e non so fare un resoconto critico, scrivo qualche breve impressione, sia del sito che di alcune opere.

Il castello è bello, pietre rinascimentali di una architettura militare severa ed essenziale, ben restaurata. La mostra si inseriva benissimo nel paesaggio circostante, aperto sulla valle e sulle montagne, ancora brulle Sasso Corbaro, cortile d’accessoin questa giornata di primavera incipiente.

Devo dire che nell’insieme la mostra mi è piaciuta, mi ha convinto, delle opere, quasi tutte interessanti e alcune veramente eccellenti, mi ha molto colpito la serie fotografica di Stefania Beretta, (che però non ho potuto fotografare, perchè c’era sempre un mucchio di gente). C’erano tre ritratti di una donna molto intensa e drammatica – e una serie di foto su una strage, anzi un genocidio, effettuato negli anni Quaranta in Lituania dai Russi. Montate in una maniera perturbante, come fossero fotografie di viaggio, turistiche o di ritratti di famiglia.

Ottimo Roberto De Luca, Roberto De Luca due grandi fotografie di una tavola da the allestita perfettamente in un interno borghese, abbastanza ricercato. Sulle tazze, teiera e altri oggetti, “decorazioni” con immagini di Abu Graib. Giuliano Galletta ha esposto due opere provenienti dalla mostra “La camera melodrammatica”, ambedue abbastanza inquietanti, specie le barbi affogate nelle conchette da bucato. Chantal Michel

Jean-Pierre GiovannelliJean-Pierre Giovannelli ha esposto un biberon “caricato” con un proiettile full metal jacket. Cesare Viel uno dei suoi grandi striscioni di tela da strada. Chantal Michel un video, proiettato su un muro di pietra nella “segreta” della torre, veramente efficace-espressioni di spavento e angoscia e sonoro a base di squittii e versi di animali terrorizzati…
E poi alcune grandi foto (bellissime!) di una stanza in cui si ammucchiavano in disordine mobili e supellettili, e una donna (lei) in un’equilibrio da artista circense su un vaso in cima a un tavolino…

Quest’opera mi pare descriva perfettamente la vita quotidiana di una donna qualunque, ai nostri giorni.

Meno male che c’è l’arte e ci sono gli artisti.

Lascia un commento

Archiviato in beni culturali

Il romanzo della memoria

E’ in linea un sito, Supermemorabilia, collegato con il quotidiano “Il Secolo XIX”, curato dal giornalista Giuliano Galletta, che chiede al pubblico, in primo luogo ai giornalisti e collaboratori del giornale, ma anche ai lettori e lettrici, di inviare racconti su fatti a loro giudizio “supermemorabili”. Mi pare che lo scopo sia di comporre un almanacco di racconti – senza pretesa di storicizzare alcunchè- ma di fatto costruendo una specie di patchwork dell’immaginario collettivo. Dove ci si possa rispecchiare nei ricordi-racconti degli altri, oltre che rendere pubblici i propri. Il coinvolgimento degli utenti, secondo la filosofia web2.0, sta diffondendosi velocemente …

Giuliano, che è un performer/artista oltre che giornalista (e anche marito di chi scrive, questo lo dico per doverosa precisione), aveva fatto un esperimento sulla memoria collettiva con l’iniziativa “Archivio del Caos”, un incontro performance tenutosi al Teatro della Tosse e poi al Museo genovese di arte contemporanea di Villa Croce. Si erano raccolte testimonianze in forma di documenti e immagini, fotografie e oggetti, sul 1977. Tutto quanto è confluito in grandi collages, che ora sono conservati dal museo stesso. Il punto di partenza dell’Archivio del Caos è una citazione di Jaques Derrida, tratta dal libro “Mal d’archivio”, che riproduco, perché piace molto anche a me: “E’ una questione di avvenire, la domanda dell’avvenire stesso, la domanda di una risposta, di una promessa e di una responsabilità per il domani. L’archivio, se vogliamo sapere quello che avrà voluto dire, lo sapremo soltanto nel tempo avvenire. Forse. Non domani, ma nel tempo avvenire, tra poco o forse mai.”

Su tutta l’operazione ci sarebbe da parlare per pagine intere – ma non qui e non ora. E poi ci sono i critici di mestiere, lasciamolo fare a loro!

Sull’attuale Supermemorabilia, che usa un medium del tutto diverso, sarà poi interessante vedere cosa ne verrà fuori, se si potranno individuare degli aspetti comuni, se rimarrà una giustapposizione di racconti, se ci sarà una buona risposta del pubblico o solo di quelli che già scrivono per mestiere… Ci sono altri siti di raccolte di immagini a tema, su altri quotidiani (immagini del ‘77 di Repubblica, ad esempio). Qui però non viene delimitato affatto l’ambito del proprio ricordo supermemorabile. Si è liberi di parlare di qualunque cosa, evento, oggetto…vedremo chi ricorda cosa, e come!

La faccenda mi incuriosisce, perchè come credo di aver già detto ho un forte interesse per la memoria in tutte le sue complesse declinazioni. Ho anche un progettino, che in parte assomiglia a questo, ma di contenuto più circoscritto, che sto cercando di precisare e di cui scriverò appena sarà possibile.

1 Commento

Archiviato in archivi, media, memoria

Link, link, link

Che bel suono di campanellini hanno queste parole! E allora, stasera farò solo dei link. Esiste solo ciò che è oggetto di link (secondo la filosofia dei motori di ricerca. Per fortuna solo nel mondo di internet, nell’altro è un poco diverso) Allora faccio dei link a 360 gradi. The family and me. Ci manca solo il gatto Neo – ma tra poco linkiamo anche lui…

Intervento al convegno Lib_rary”

Invito presentazione libro

Familytech

Stefano Martino

Sito di Giuliano

2 commenti

Archiviato in Uncategorized