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Come usare il web per fare storia e memoria: le pagine dell’ISTORETO sull’esodo giuliano-dalmata

Voglio segnalare questo nuovo lavoro dell’Istoreto (Istituto piemontese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea), che a una prima consultazione mi sembra molto interessante e ben fatto. Secondo le parole stesse di Carlo Pischedda, uno degli autori, “Si tratta di una applicazione multimediale intitolata  L’esodo istriano-fiumano-dalmata in Piemonte. Per un archivio della memoria”,
realizzata da Enrico Miletto e Carlo Pischedda in occasione del Giorno del Ricordo 2009.
l lavoro, che intreccia una fitta rete di testimonianze raccolte tra esuli residenti nelle varie province piemontesi insieme a fonti archivistiche e documentarie, si propone di ricostruire la traiettoria tracciata dai giuliano-dalmati in Piemonte, approfondendo sia la conoscenza di realtà già note sia quella di contesti inediti e innovativi.
Anche in questa applicazione è data la possibilità al visitatore di consultare la documentazione d’archivio e di partecipare direttamente inviando il proprio commento o contributo.”
L’esodo giuliano- dalmata è stato un dramma nella già drammatica realtà dell’Italia del dopoguerra. Non è molto conosciuto, per i motivi che gli autori illustrano, e a maggior ragione è importante e utile un sito come questo, che unisce la facilità della consultazione con gli strumenti di approfondimento storico, le schede e le cronologie, la bibliografia, e soprattutto le interviste e le foto dei testimoni e delle realtà durissime degli insediamenti dei profughi a Torino e nelle altre provincie piemontesi.

In questo modo mi pare che si possa fare memoria e storia con gli strumenti del web, e aprire anche, rendendo possibile la partecipazione degli utenti, uno spazio di raccolta di altre memorie e testimonianze, ma anche di integrazione degli elementi già noti, basati sulle fonti d’archivio consultate e rese accessibili.

Spero che tra un po’ di tempo gli autori del sito ci vorranno fare partecipi degli esiti di questa apertura al web…forse dovrà passare un bel po’ di tempo, perchè non credo che le persone in grado di contribuire siano moltissime, e la difficoltà è anche farsi conoscere, far saper di questa possibilità.

Ma in ogni caso questo rimane  uno dei primi esperimenti di interazione “2.0” per i nostri siti storico-archivistici.  E mi pare che nasca già “imparato”!

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Real social tagging, 2°

matrixRiprendo un tempestivo post di Archivistica e dintorni, che segnala l’iniziativa del Museo diffuso di Torino, (la dizione completa è Museo diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertá) cioè il Geoblog. Cito direttamente dalla pagina del Progetto del Museo:

” La città di Torino, drammaticamente segnata dagli orrori del nazifascismo e della seconda guerra mondiale, racconta quelle vicende attraverso i luoghi che ne portano i segni e ne raccontano la storia.
Torino è da sempre una città laboratorio, e questa sua natura ci spinge a sperimentare un nuovo modello di rapporto tra quei monumenti della nostra memoria collettiva e le nuove generazioni. (…)
Il progetto nasce nell’ottica di creare una memoria sociale che possa rimanere intatta al corso del tempo.
Per fare questo, sono stati collocati dei codici a matrice sui luoghi della memoria che, se fotografati con il cellulare, porteranno virtualmente all’interno del luogo stesso, permettendo a chi lo vorrà di “entrare”, vivere e recuperare le storie di cui questi luoghi sono intrisi… e poi commentare, aggiungere, integrare.
Si tratta di un nuovo format d’intervento culturale che definiamo di “real social tagging” perché rileva sul campo le “tag” disseminate con l’intenzione di mettere in relazione, attraverso i nuovi media, l’immaterialità delle reti con il territorio vissuto da cittadini, attraverso un’esperienza emozionale.
Il rapporto tra il virtuale e il reale è potenzialmente un’enorme possibilità di condivisione di saperi: da questo rapporto nascono nuove possibilità di interazione con il passato, per coniugare storia, memoria e impegno. Tecnologie mobili (come il sistema matrix-code per gli smart-phone e il moblog) e web (come il geoblog e il wiki) permetteranno di creare su questo sito una mappa tematica ed emozionale di Torino.
Un’azione di digital story telling urbano quindi. Dove a parlare sono i luoghi e le emozioni che questi luoghi attraversano; dove i contributi di ognuno contribuiscono alla creazione di una narrazione non ufficiale, senza intermediari, che tenta di restituire la memoria e tracciare il futuro”

Se vi ricordate, si era già parlato di real social tagging in questo Blog, anzi, ne aveva parlato con competenza Paolo Gardois nel suo commento serio al mio post un po’ sciocchino.

E ora tutto ciò si realizza, in un progetto che veramente mi sembra prometta molto in termini efficacia dell’uso di nuove tecnologie in un nuovo contesto: l’ambiente urbano reale, le strade, le case, le piazze, i monumenti, che avremo visto mille volte, e ora forse non vediamo nemmeno più, a causa dell’abitudine; in relazione al loro portato di memoria storica.
Ciò mette in risalto come ogni oggetto nel paesaggio urbano sia sociale, cioè fatto altrettanto di pietra e mattoni che di carne e sogni di esseri umani. Sono cose che sappiamo, ma non le sappiamo veramente. Nella quotidianità è difficile mantenere uno sguardo perspicace, la qualità emotiva dei luoghi spesso si appanna – abbiamo la testa nei nostri affanni, abitudini…
Questa operazione permette di leggere le storie delle cose e dei luoghi – sul luogo stesso, come se parlassero con la loro propria voce (certo non è così – questo è chiaro – non bisognerà sottovalutare il ruolo dell’interpretazione storico/culturale e il ruolo della mediazione culturale/tecnologica. Anche per capire quanto e come possano influire sul significato complessivo dell’iniziativa e sui suoi risultati)

E permetterà di rispondere, o di dialogare con altri che hanno risposto prima di noi, in una rete di conversazioni tra persone e cose, tra persone mediata da cose. Guardate sul Geoblog le Matrici/schede e i primi commenti.
Qui la memoria che si vuole evocare, di cui non si vuole perdere la traccia, è quella della guerra, del nazifascismo e della persecuzione ebraica – quindi una memoria che fu per moltissimi tragica, e per tutti drammatica.

Ma le memorie di guerra potrebbero essere anche inaspettate: per esempio, ricordavano i testimoni inglesi coinvolti nel grande racconto dei Mass Observation Archives di come molti bambini dormissero sotto i bombardamenti e al suono delle sirene, per poi rimanere svegli e insonni quando cessavano gli allarmi…le narrazioni dirette sulla guerra sono potenzialmente tutte avvincenti. I commenti/racconti naturalmente andrebbero fatti via computer, o forse anche dal telefonino, ma mi sembra poco probabile. Ci vuole un ulteriore momento di concentrazione per postare qualcosa di più che poche parole. Ma aspettiamo e vedremo.

E’ vero, come dicono anche in Archivistica e dintorni, questa esperienza suscita subito un’idea di emulazione, magari applicata ad altri oggetti e luoghi.
Intanto la prima volta che vado a Torino cercherò di capire come funziona, sempre che riesca a impossessarmi dell’apposito software. Vi saprò dire…

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