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Un archivio femminista a Genova: le Archinaute

Dopo un anno e più di “vacanza”, ho ripreso a trafficare con le carte del femminismo, la mia grande passione. Il lavoro di riordino e inventariazione del fondo di Alessandra Mecozzi, che ho svolto su incarico dell’Associazione Piera Zumaglino – archivio storico del femminismo a Torino, infatti, si è concluso già da un bel po’. Ne ho dato conto nei post dell’anno scorso. Dalle donne di Torino mi giungono notizie incoraggianti sulla loro attività, hanno in piedi un bel progetto di costruzione di una “Casa degli archivi delle donne”, progetto che ha visto nascere una nuova forma associativa, ArDP– Archivio delle Donne in Piemonte, a cui partecipano tutte o molte realtà dell’associazionismo femminile piemontese, compresa l’Università di Torino con il Cirsde e la Casa delle donne. In questi ultimi due anni è stato effettuato, mediante borse di studio per giovani archiviste, anche un primo censimento dei fondi documentari femminili in Piemonte, di cui la seconda parte è ancora in corso. Inoltre si stanno organizzando riordinamenti e sistemazioni di altri fondi, sempre prodotti dell’attività teorica e politica delle donne nei decenni passati, come quello del gruppo torinese “Donne e scienza”. Su questo progetto, già avviato, ho chiaccherato piacevolissimamente e con grande passione questa estate a Cogne con Elisabetta, una delle storiche autrici e animatrici.

Quindi, è giunta l’ora che mi dia un po’ da fare, per non arrugginirmi del tutto!

Chi vorrà studiare i movimenti femministi degli anni ’70 a Genova dovrà, prima o poi, passare anche dall’Archivio Archinaute. Questa associazione è recente,ma è erede di un gruppo che è stato attivo negli anni ’80 e ’90, fino a circa un anno fa, il Coordinamento donne lavoro cultura, (a cui anche io ho partecipato per un bel pò di tempo), a sua volta nato nel 1983 dall’evoluzione del Coordinamento donne FLM e dalle 150 ore delle donne. Il CDLC ha prodotto oltre alle Archinaute, che conservano l’archivio e la piccola biblioteca-emeroteca, anche altre associazioni di donne, in un processo complicato di scioglimento e “gemmazione”, ben noto nell’ambito dei movimenti femministi e non solo. Insieme ai documenti dell’associazione, sono stati depositati in questo piccolo ma denso archivio anche diversi fondi personali di femministe genovesi. Il CDLC ha avuto negli ultimi due decenni del secolo scorso una attività intensa, sia nella politica delle donne in ambito cittadino, che come organizzatore di un lavoro di riflessione e approfondimento. Inoltre promuoveva una vasta attività “corporea” con corsi di “ginnastica psicofisica” che coinvolgevano centinaia di donne. Era associato alla Rete Lilith, la rete nazionale dei Centri di documentazione e biblioteche delle donne. Avevamo messo in piedi un Centro di documentazione, e abbiamo cominciato, agli inizi dei ’90, con il lavoro sugli archivi femministi…

Si torna sempre un po’ all’origine. Ma non proprio all’origine – c’è questo scarto di anni e di decenni, che rende ogni ritorno una nuova avventura. C’è di mezzo l’esperienza fatta in altri luoghi, con altre persone; c’è il cambiamento personale, che sa di poter attingere alla memoria, ma senza farci conto – anzi, con una necessaria diffidenza. Infatti, in questa prima ricognizione di documenti che sto attuando, mi sono  imbattuta in qualche foglio di appunti con la mia calligrafia. Quasi sconosciuta. Ben noto processo di misconoscimento. Non mi ha provocato particolare emozione, perchè bazzicando per archivi ho spesso re-incontrato le tracce del tempo passato. Anzi direi che mi suscita una certa benevola curiosità: vediamo cosa diavolo riuscivo a elucubrare, venti o trenta anni fa…

Quindi mi sto accingendo a riordinare questo archivio; la speranza è quella anche di raccogliere altri fondi documentari – ce ne sono tanti, sepolti nei cassetti, in casa delle amiche e compagne degli anni che furono. Si è cominciato anche a usarli, questi documenti e fotografie, ci sono state alcune mostre, qualche anno fa, e una recentissima, ancora in corso, “Ragazze di fabbrica“, nel Ponente genovese, a cui hanno collaborato le donne ex FLM e anche le Archinaute hanno prestato dei materiali.  Una mostra

ragazze di fabbrica 2008

ragazze di fabbrica 2008

e degli eventi, tra i quali un laboratorio teatrale, fatto dalle protagoniste, che metteva in scena il lavoro, le lotte sindacali e femministe nelle fabbriche metalmeccaniche nella grande stagione dei ’70, e il lavoro oggi – nell’Ilva di Riva, nel quartiere postindustriale. Senza fumi, si; ma anche senza operai, senza solidarietà, senza comunità … molto, molto commovente. Piangevamo tutte, fuori e dentro la scena.

Amo il lavoro d’archivio.

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Lavori in corso

L’intenzione è buona: con la collaborazione delle amiche dell’associazione Archinaute, organizzare per ottobre la presentazione di “Salva con nome“, in una iniziativa che andremo a definire. Di sicuro e ovviamente ci sarà Alessandra Mecozzi, con la quale avevamo già parlato di come ci piacerebbe che fosse questo incontro: informale, con molto spazio al raccontare, con immagini di documenti, fotografie…Mi ci sono messa di buona voglia, perchè mi pare una storia, quella delle donne e del sindacato/i negli anni tra il ’75 e il ’90, molto interessante, molto poco studiata ancora, molto ricca di spunti per capire la situazione attuale. Anche capire tanti errori che abbiamo fatto; le difficoltà dei rapporti tra donne e lavoro/istituzioni di oggi…che sembrano maggiori di quasi tutti i paesi europei (secondo i bene informati del Financial Times e non solo loro). E i tantissimi ostacoli che queste donne hanno incontrato, nei luoghi di lavoro, nel sindacato, nei confronti di altre donne. Anche le trasformazioni e i risultati ottenuti, pur sapendo che non c’è niente di irreversibilmente conquistato. Credo che sarebbe una storia, anzi, tante storie, che dovrebbero trovare occhi e orecchie attente tra le vecchie e le nuove generazioni. Beh, vedremo cosa riusciremo a combinare. Intanto, mi sono messa a cercare immagini da usare in una specie di “quizzone”, durante l’incontro: chi si riconosce in questa manifestazione? quando è stata fatta questa foto? chi ha coniato questo slogan? chi ha scritto questo orrendo volantino? ecc. ecc.

Abbiamo fatto un primo incontro, con alcune delle donne che a Genova e in Liguria hanno dato vita, in quegli anni, al Coordinamento donne FLM, e che hanno raccolto la documentazione prodotta e conservata da loro privatamente – formando un Fondo documentario, che hanno poi donato al Centro Ligure di Storia sociale .

Al momento, non so se parteciperanno all’iniziativa, spero naturalmente di sì. Io comunque ho cominciato a cercare: prima alla Fondazione Ansaldo, dove ho visto molte e bellissime foto di manifestazioni di metalmeccanici, dagli anni sessanta in poi (ma ne hanno molte anche precedenti) ma con zero risultati per ciò che mi interessava.

Quindi al suddetto Centro ligure, che funziona come centro di raccolta di archivi della sinistra genovese e ligure, poichè conserva l’archivio della CGIL, questo dell’FLM donne, della Camera del Lavoro, di conosciuti militanti e politici. Aimè aimè, NIENTE. Niente foto di donne sindacaliste tra le 5000 raccolte nel fondo fotografico. Niente nel fondo FLM, nemmeno in quello CISL, e neanche negli altri. Ho consultato dieci anni della rivista Meta, bimestrale della FIOM che ha pubblicato anche parecchi articoli di Alessandra. Ci credete? a fronte di molte immagini di dirigenti maschi italiani e stranieri – soprattutto in convegni e congressi (da Trentin in giù…), le pochissime foto riguardanti donne erano quelle delle manifestazioni (perchè fanno colore…) o quelle delle inchieste: Cuba, Sudafrica, Urss. Una sola formato francobollo di Lilli Chiaromonte, dirigente nazionale donne FLM. Nessuna di Alessandra: eppure è stata la prima donna ad entrare nella Segreteria nazionale, (a novanta anni dalla fondazione del sindacato) con il voto delle donne del Comitato centrale della FIOM. Non è una scoperta, d’accordo. Ma di queste conferme ne farei volentieri a meno.

coordge1.gifL’unica che ho trovato su un numero di Meta del 1992, in cui si vedono alcune dell’FLM genovese, alla manifestazione per il contratto dei metalmeccanici a Napoli, la inserisco qui. E poi, non è detto che dai cassetti femminili non esca qualcosa: le fotografie, come le lettere, le scritture personali, i diari sono tra le cose da cui ci si separa più malvolentieri. Per fortuna, esite la scannerizzazione, orrenda parola per designare una grande invenzione. Siamo solo all’inizio della ricerca…

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