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Ipertrofia di un mito: verso la fine, speriamo

Il duce insegna: il mito si gonfia e alla fine scoppiaArticolo Gibelli

Articolo di Antonio Gibelli pdf

Nell’articolo pubblicato ieri 28 maggio sul Secolo XIX di Genova  lo storico Antonio Gibelli, facendo riferimento agli studi di Luisa Passerini e Sergio Luzzato, descrive in breve l’evoluzione e la parabola dell’immaginario collettivo che alimenta, sostiene e alla fine distrugge l’ipertrofica mitologia del duce e di chi come Berlusconi nello stesso modo ha creato e alimenta il  mito di se stesso…verso la fine? mai troppo presto!

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Archiviato in media, ribellarsi è giusto

Non c’è passato senza presente

8 marzo 1976, Genova

8 marzo 1976, Genova

La frase non è mia, naturalmente, ma di Pier Paolo Pasolini.
Per migliorare un poco questo presente molto grigio, e anche tragico, e penso naturalmente all’Abruzzo, e il dolore di aver perso tutto, compresi i propri oggetti di memoria. E perchè mi sembra un dovere, oltre che un diritto, fare il possibile per salvaguardare la propria, o quella di cui si conosce l’esistenza, da qualche mese sto lavorando, insieme a un piccolo gruppo di amici e amiche, alla costruzione di un Archivio del ’68 o dei movimenti, cioè un archivio di documenti prodotti o attinenti ai movimenti degli anni ’60 e ’70 del Novecento, a Genova e in Liguria. Infatti a Genova, a differenza di molte altre città, non esiste ancora un archivio dedicato a questo periodo storico.

Il lavoro di censimento fatto ormai dieci anni fa da Leonardo Musci e Marco Grispigni, che ha prodotto la Guida per le fonti dei movimenti e la basedati online (di cui ho gia parlato qui) ha evidenziato questa grave assenza – dovuta a motivi vari, che poi la ricerca storica potrà accertare.

Siamo ormai, parlo per la mia generazione, alle soglie del possibile rischio di dispersione definitiva  di questa memoria documentaria; molto è già andato perduto, ma rimangono ancora, custoditi privatamente, fondi documentari grandi e piccoli, comunque significativi.

Ne abbiamo avuto un buon riscontro dalle prime riunioni finalizzate a creare un’associazione che promuova l’attività di raccolta dei documenti.

Infatti si è costituita circa un mese fa l’Associazione per un archivio dei movimenti – ARdiMOVI, associazione culturale senza scopo di lucro. Il Comitato direttivo è composto da Paola De Ferrari, presidente, Giorgio Moroni, vicepresidente, Francesca Dagnino, segretaria, Giacomo Casarino e Marco Gandino. Si è costituito anche un Comitato scientifico di grande prestigio (Antonio Gibelli, Luisa Passerini, Stefano Vitali, Oscar Itzcovich, Nando Fasce, Pierpaolo Poggio).

Statutariamente lo scopo dell’Associazione è di raccogliere i fondi documentari per depositarli a una pubblica istituzione che li conservi definitivamente e li renda pubblicamente consultabili. Pensiamo naturalmente che possano essere inseriti in sistemi informativi online, e di questo ci occuperemo a suo tempo…

Scopo altresì della associazione è la valorizzazione di questo archivio con iniziative di vari tipi, dai convegni  alle borse di studio per giovani studiosi e studiose.

L’associazione sta lavorando intensamente per raggiungere il primo obbiettivo strategico, ottenere una sede dove sia possibile concentrare i fondi documentari e iniziare un primo lavoro di riordino e descrizione. Sono stati attivati molti contatti, e una trattativa con l’Ente pubblico è in corso. Ma pensiamo di cominciare l’attività di raccolta già tra un paio di settimane: il benemerito Circolo Zenzero ci ospiterà provvisoriamente, e ci sono già alcuni fondi documentari molto interessanti che possono essere depositati. Naturalmente abbiamo informato del progetto la Soprintendenza Archivistica per la Liguria, con la quale vogliamo attivare una stretta collaborazione.

Scrivo queste notizie nel mio blog personale, anche per giustificare il mio silenzio di molti giorni: sono molto occupata! Ma l’ARDIMOVI avrà presto un sito proprio – con cui comunicare e approfondire l’argomento. Siamo all’inizio, e l’impresa è nello stesso tempo difficile (molto, molto) e appassionante…

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Archiviato in archivi, memoria

Raccontare un evento ai tempi del web2.0

Non è mica così facile raccontare qualcosa di utile su un evento, anzi due, che mi hanno molto coinvolto e su cui devo ancora riflettere seriamente. E poi ci sono queste aspettative, giuste, di vedere le presentazioni degli interventi al più presto possibile, in modo che i materiali degli incontri siano utili alla generale conversazione su questi argomenti (valore sociale degli archivi e biblioteche, trasformazioni in corso, web2.0). Bonaria Biancu è la più veloce di tutti anche a condividere le sue slides , che si riferiscono al seminario su “Archivi e biblioteche”, svoltosi la mattina di venerdì 8. Grazie, Bonaria!

Ma cercherò di andare con ordine, e di essere sintetica, anche perchè ho preso pochi appunti e molto velocemente.

Giovedì 7 febbraio, Archivio storico del Comune di Genova, Palazzo Ducale. Presentazione del libro “Il potere degli archivi”

Già quando entriamo, un poco prima dell’ora dell’appuntamento, la grande sala è mezza piena. Sono state preparate centocinquanta sedie, la sala si è riempita e ci sono state anche persone in piedi. Tutte le poche copie del libro, dieci, (racimolate con fatica dall’ottimo libraio Fabio Marabotto di Books in the Casba ) sono state vendute – il libro è infatti in ristampa.

Raffaella Ponte, direttrice dell’Archivio e co-organizzatrice dell’evento, saluta gli ospiti e introduce.

Antonio Gibelli entra nell’argomento con grande fluidità, e profondità, frutto di una lunga esperienza di storico conoscitore degli archivi e della ricerca in archivio, di fondatore in prima persona dell’Archivio di scrittura popolare che ha sede nella Università di Genova. Tocca molti dei temi oggetto del libro, dall’immaginario sugli archivi come “scatola nera”, alla nozione di documento e alle sue trasformazioni contemporanee, alla iperbolicità degli archivi su internet…per arrivare a una metafora che è piaciuta molto: gli archivi come “rosa di gerico“, una pianta del deserto che sembra secca e morta, ma poi, basta annaffiarla un poco, riprende vigore e fiorisce…

Prende poi la parola Stefano Vitali. Bisogna registrare che i tre autor* (due autrici e un autore, per la precisione, ma il sessismo della lingua italiana vuole connotarli al maschile. D’ora in poi quando serve userò l’asterisco – almeno qui sul blog) sono rimasti un attimo spiazzati da questa organizzazione dell’incontro. Per un fraintendimento credevano di starsene bell* tranquill* mentre altri parlavano del libro e rispondere eventualmente alle domande… Invece no! sono stat* gettat* senza reti in pasto al pubblico, dovendo ognun* parlare del suo saggio. Naturalmente gli interventi sono risultati splendidi, senza perdere niente di ampiezza di vedute e profondità di argomentazione, anzi ancora più vivaci e comunicativi – proprio perchè pronunciati del tutto “a braccio”. Unico aspetto negativo: alcune occhiatacce nella mia direzione… ma mi sento del tutto incolpevole! è stato un malinteso!

Stefano Vitali : trasformazione degli archivi e suoi aspetti cruciali, anche di ambiguità. Archivi come depositi di memoria collettiva e individuale (ricerche genealogiche). Attenzione a un nuovo tipo di pubblico, importanti aspetti di democratizzazione e attenzione alle singole storie, ma la Storia non ha esaurito il suo compito. Il vecchio e il nuovo si mescolano. Casi di siti come quello su Concetto Suma, fante della Prima Guerra Mondiale, scritto in prima persona, oggetto di riflessione anche nei suoi risvolti problematici. Considerazioni poi sulla stagione politica degli archivi – difficile – e l’invito alla riflessione istituzionale sulle necessarie trasformazioni. Archivi: questione aperta

Linda Giuva: rapporto tra archivi e diritti. Riflessione sul valore sociale degli archivi. L’esempio del Corriere della Sera, che ha comunicato di avere messo in linea il suo archivio storico: gli archivi servono nel presente, a tenere viva l’attenzione al presente e a comprenderlo. Il documento é tra i beni culturali il meno conosciuto e il più usato. Gli archivi, i documenti servono ai diritti dei cittadini. L’uso del plurale (dal diritto ai diritti) è il segno delle trasformazioni del ‘900. Dal diritto formale ai diritti sostanziali, incarnati nei cittadini.  La trasparenza amministrativa, ora garantita anche dalla legge, è un concetto nato in ambito angloamericano;  alla luce dei diritti dei cittadini gli archivi vengono rivalutati, come nel film “La vita degli altri”. Dagli archivi si può ricominciare.

Isabella Zanni Rosiello interviene non tanto sul suo saggio (storia degli archivi e rapporti con la ricerca storica) ma in generale sul senso attuale degli archivi. Grande esperienza  come studiosa e come direttrice dell’Archivio di Stato di Bologna. Paradosso: per quanto enorme sia la documentazione racchiusa negli archivi, e per quanto sia consultata solo in piccola parte, gli studiosi e gli utenti ricercano sempre nuove fonti…(giustamente). Bisogno di nuovo tipo di fonti, non solo quelle del potere. Attenzione al futuro e al passato – forse non al presente…

Cominciano immediatamente gli interventi del pubblico, tra i quali quelli di Elisabetta Arioti, soprintendente agli archivi per la Liguria e di Paola Caroli direttrice dell’Archivio di Stato di Genova; poi altri, che provocano risposte degli autor* e altri commenti. Tutto vivace e interessante, e toccante, specie un episodio raccontato da Paola Caroli, di una donna che cercava di rintracciare la madre che non aveva conosciuto, e la trova, che l’aveva partorita in carcere… La complessità del mestiere di archivista, e i suoi risvolti umani.

Il pubblico comincia ad andare via che sono già le sette e mezza passate. Abbiamo il tempo di andare a cena e rilassarci.
E’ andato tutto molto molto bene (e sono anche molto molto contenta) .
Linda, Isabella, Stefano a Genova

Anche le autrici e l’autore, la mattina dopo, sembrano contenti…sullo sfondo della classica veduta, come ogni foto ricordo genovese che si rispetti, della fontana di piazza De Ferrari.
(Il resoconto continua al prossimo post)

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