“Donne in movimento”: grande successo!

Presentazione al Sivori del film sul femminismo a Genova

Moltissima gente: il cinema Sivori era al completo, compresa la galleria. Abbiamo calcolato circa 250 persone.

Molti non hanno potuto entrare, bloccati per motivi di sicurezza dal personale del Cinema. Mugugni e sguardi tristi: si sono fermati più di un’ora al freddo per sapere, dai “fortunati” che erano entrati, come era andata!

Applausi, commozione, elogi, entusiasmo. Valeva la pena di lavorare duramente un anno….

Abbiamo dato più di un centinaio di dvd, preso contatti, fatto nuovi soci e socie all’Archimovi…

Ci saranno almeno due nuove proiezioni: l’11 febbraio alle 18 al Circolo Belleville, il 29 al Circolo Zenzero. Forse anche una intermedia, vedremo.

E’ stato bellissimo condividere con persone amiche, molte che hanno fatto con noi una lunga strada di movimenti e di lotte, il frutto di una riflessione – creativa – su quegli anni. Attraverso un racconto che ha intrecciato l’archivio e le testimonianze di oggi, lo sguardo di un regista militante, Gianfranco Pangrazio, la fresca passione intellettuale di una giovane storica, Anna Frisone, la memoria e le riflessioni mie e di Francesca Dagnino, e delle tante testimoni e protagoniste del femminismo a Genova. E naturalmente, creare un racconto con le immagini e i suoni, i volti, le espressioni, le emozioni. La magia del cinema!

Lo scritto di Cristina Bracchi , in occasione della presentazione di un ciclo di iniziative dell’Archivio delle donne in Piemonte, mi sembra il miglior testo che io abbia letto sul rapporto tra archivio, narrazione, femminismo. Lo riporto qui, a commento, e come promemoria. Per chi non lo conoscesse e per me, per ricordarlo e farne tesoro.

Narrazioni
La messa in relazione dei documenti e delle esperienze, dentro e fuori l’archivio, è
progetto narrativo.
L’archivio – come luogo e come documento – vive se raccontato, cioè se è soggetto di una dimensione narrativa, nelle sue doti di recupero, conservazione, valorizzazione, trasmissione.
La pratica artistica e l’esperienza, la pratica politica di cui il documento d’archivio è
fonte e memoria, sollecitano la creatività della pratica critica. C’è infatti una tensione narrativa nella descrizione storico-letteraria di esperienze, vite, immagini, che insieme all’aspirazione biografica e memorialistica va nella direzione della produzione di memoria culturale.
Come ri-proponiamo/narriamo ciò che è presente in archivio, ciò che afferisce
all’archivio, non è indifferente, infatti il concetto fondante le narrazioni d’archivio è l’idea di processo.
Hannah Arendt spiega che l’azione, il discorso e il pensiero, per diventare cose del
mondo, cioè per essere e avere realtà ed esistenza duratura, devono essere
riconosciuti e ricordati da altri e altre – condizione di pluralità – ed essere resi tangibili.
La «mondità» delle cose dipende dalla loro minore o maggiore permanenza nel mondo stesso. Nella concezione secondo cui con il discorso e con l’azione ci inseriamo nel mondo umano e riveliamo chi siamo in uno spazio di relazione, prendendo un’iniziativa e mettendo in movimento qualcosa in un continuum illimitato e imprevedibile, l’azione stessa si rivela pienamente nel suo significato e nella sua veridicità solo allo sguardo retrospettivo di chi fa la storia, di chi narra.
Guardarci e raccontarci significa l’importanza di raccontare/si e di sentirsi
raccontare che è proprio del femminismo, in termini di autorizzazione e svelamento. È proprio della relazione significativa.
È dunque nella dimensione intersoggettiva che si possono attuare le grandi narrazioni
(dal soggettivo al collettivo) che assumono valenza politica, come i femminismi, le
generazioni, i conflitti di classe, il dissenso, il lavoro, la democrazia che vorremmo, gli scenari possibili di ecologia sociale e mentale.
L’Archivio delle Donne in Piemonte-ArDP fa e si propone proprio questo: rendere
possibili le grandi narrazioni privilegiando quella dei femminismi, secondo una
prospettiva intersoggettiva: un “noi” in relazione, in un archivio aperto a leggerne il
disegno a interagire con l’auto-narrazione del movimento e delle singole.
Il concetto di «mondità» di Arendt, come quello di «mondificazione» di Spivak
spiegano filosoficamente la necessità sociale della politica del ricordo che annulli la
politica dell’oblio. A questo tendono gli incontri del ciclo Narrazioni.
Cristina Bracchi
novembre 2010

Glossario archivistico (e sparizione dei correttori di bozze)

Metto le mani avanti: questo post è un’eccezione, di solito non sono nè puntigliosa nè malevola. E faccio parecchi refusi anche io, come tutti. Ma, caspita, trovarne così tanti in una pubblicazione dell’ICAR, autorevolmente licenziata dalle migliori menti archivistiche italiane? ma al ministero hanno ucciso tutti i correttori di bozze? è un dato certo per le case editrici e per i quotidiani, e infatti la qualità dei testi che circola ne risente vistosamente. Ma un “glossario”, riempito di refusi, ammettiamolo, non fa una bella impressione …

Per dare una mano però- secondo la mia filosofia che anche il web e la cultura sono beni comuni e quindi meglio cooperare che pretendere -  mi sono presa la briga di segnalarli in giallo nel Glossario archivistico rivisitato. Così, se qualcuno avrà voglia, potranno essere corretti con minor dispendio di energie ministeriali. C’è un’altro testo però che meriterebbe essere segnalato per questo motivo, sempre in ambito archivistico. Al prossimo post… (suspence, oppure no, si va direttamente alla serie archivistica “chissenefrega”)

Trailer del film “Donne in movimento”

Si avvicina la data della presentazione del film “Donne in movimento”.

Abbiamo fatto anche un piccolo trailer, ospitato sul canale Youtube della Casa di Quartiere dell’ex ghetto genovese, un quartiere del centro storico bellissimo e fino a poco tempo tempo fa oggetto alternativamente di mire speculative e del più orrendo degrado. Anzi, entrambe le cose insieme. Il Ghettup, che è anche la struttura dove abbiamo in parte lavorato e revisionato il video, è sostenuta da un consorzio di varie associazioni, capofila San Benedetto di don Gallo, e ospita una gran quantità di iniziative, specialmente rivolte agli abitanti del quartiere, tantissimi immigrati e le storiche trans. Fino a poco tempo fa non ci andavo mai, non c’era nulla che potessi fare, vedere, trovare in quel posto. Ora no, ci si passa anche per abbreviare la strada, ci sono piazzette recuperate, volte, vicoli, scorci di palazzi quattrocenteschi, l’abside di una chiesa romanica sconosciuta (Santa Sabina?) visi di residenti e passanti provenienti dai 4 angoli del mediterraneo, odori di cibi dall’America latina al Medio Oriente, piccoli bar e quasi-ristoranti dall’improbabile arredamento…

Il nostro regista Gian Pangrazio è  una “colonna” del Ghettup, dove tiene anche corsi per giovani aspiranti filmaker, e lì abbiamo ambientato anche alcuni incontri e interviste alle donne del nostro video, il quartiere è rimasto abbastanza lo stesso di quaranta anni fa, solo i nomi dei bambini che fanno casino nel vicolo sono diversi.

Anche io, all’epoca del femminismo e dei movimenti, abitavo poco lontano con i miei bambini. Era la ex sede del Manifesto, ristrutturata, in un bel palazzo antico. Ora in via del Campo oltre alle varie targhe e cimeli di Faber, è sopravvissuta un’unica bottega, il cui proprietario è lo stesso di allora. Vende caffe’, cioccolatini, caramelle…il caffè verde è in sacchi sul pavimento…i miei nipotini, oggi a gironzolare con me e il nonno in centrostorico, erano stupefatti: sono abituati ai supermercati, non conoscono le botteghe  come erano una volta. L’hanno soprannominata “Il paradiso dei grandi” appunto per questa opulenza caffeinica. A quel punto, abbiamo completato il tour didattico nostalgico portandoli nel negozio di frutta secca di Armanino in Sottoripa (altre meraviglie: bottino, i fruttini di cotognata solida, un barattolo di dulce de leche argentino, uno di sugo al nero di seppia siciliano) e finito con un’abbuffata di patatine fritte, pinolini (pesciolini fritti), baccalà, frisceu di verdura e altre prelibatezze nella vicina friggitoria  (sempre la stessa, ora c’è il figlio, ai miei tempi il padre e lo zio). Ringrazio il dio Giano, protettore di Genova, che ci sia ancora qualcosa di molto bello da far conoscere ai pargoli – che gli dia un po’ il senso del tempo, delle generazioni, degli strati della cultura e dei diversi modi di vita che li hanno preceduti. Dopo di che, pattinaggio sul ghiaccio!!! due ore di macarene e lambade a duecento decibel sotto il tendone delle feste del Porto Antico li vicino. Be’, i sabati della nonna devono mantenere il piede in due scarpe…anzi in due pattini.

Il Centro storico è stato il teatro, ma più che uno scenario, un elemento essenziale, direi, degli anni Settanta, della stagione delle lotte, dei movimenti, compreso quello delle donne. Non sarebbe stato lo stesso senza le sue trattorie a poco, i bar di Sottoripa aperti all’alba per i portuali, le sedi dei “gruppi” intasate di fumo, di carta, di manifesti e di discussioni, le case delle compagne e dei compagni, tutte simili e diverse, sui tetti, scalini infiniti e balconcini, librerie fatte di assi e mattoni, the, caffè e spesso….piatti da lavare. Quasi tutto è andato. Ma qualche brandello lo abbiamo scovato, dove ambientare le riprese del nostro video. Il Circolo Belleville…giovane anche come nome, e gestione, ma così simile nell’essenziale ai nostri…l’Hop Altrove, teatro, locale, bar, trattoria…non so cos’altro…la terrazza sui tetti di Francesca e Bruno, la sede delle Archinaute vicino al Duomo… Poco, ma anche molto. Ma forse, è lo spirito del tempo che soffia in questi vicoli. Basta lasciarsi portare…

Un film sul femminismo a Genova negli anni Settanta

Donne in movimento. Prima del film a Genova il 26 gennaio 2012

"Donne in movimento. Il femmnismo a Genova negli anni Settanta". Prima del film a Genova il 26 gennaio 2012

Nuova produzione dell’Associazione per un Archivio dei movimenti di Genova

Giovedì 26 gennaio, alle ore 18, nella Sala Sivori in Salita santa Caterina 12 a Genova ci sarà la presentazione del film “Donne in movimento. Il femminismo a Genova negli anni Settanta”

Si conclude così il lavoro di un anno.

Una dozzina di interviste individuali  e tre a gruppi di sette persone ciascuna,  a donne protagoniste del movimento, decine di ore di registrazione che poi rimarranno, integrali, all’ARCHIMOVI. E anche decine di immagini, e molti documenti consultati, recuperato un video del 1977, e fatto nuove conoscenze e lavorato tanto e anche tante discussioni (il gruppo di redazione essendo costituito da tre donne e un uomo, il regista Gian Pangrazio). Discussioni belle e comunque interessanti, qualunque sia l’esito del film, anche se ci seppelliranno sotto un camion di ortaggi… su problemi di contenuto e di forma, sul lessico e sulle canzoni, sui massimi sistemi e i minimi dettagli.  Insomma su tutto… però senza mai litigare, miracolo della saggezza della mezzetà…e fatto anche tante risate e bevuto tanti bicchieri dei buoni vini italiani…

Altra cosa bella: una collaborazione tra generi e generazioni, uomini, donne, giovani e meno giovani. Anna Frisone, autrice con noi della sceneggiatura, è una giovane storica -dottoranda – che si è laureata nel triennio proprio con una tesi sul movimento femminista genovese e specialmente sulle donne nella FLM, poi pubblicato col titolo “Non è un gioco da ragazze” Ed. Ediesse.

Per sapere qualcosa di meno impressionistico, i dati del video per esempio, pubblico qui la copertina del dvd (che sarà disponibile a 10 euro a partire dalla presentazione, poi nella sede di Archimovi e in alcune librerie. Per chi è fuori Genova, scrivere un messaggio qui! o alla mail archiviomovimenti@archiviomovimenti.org )

Bene, incrociamo le dita!

Un po’ di SAN al giorno…

Così, un po’ cincischiando, in attesa dell’ora del tg, sfoglio senza molto impegno il portale della moda del SAN. Piacevole sorpresa, mi pare ben organizzato, di facile e intuitiva consultazione, e sopratutto, dotato di strumenti di aiuto alla comprensione della materia. Anche per me, che non sono un granchè come esperta di sartoria, neanche i rudimenti ( l’unica scolara che fu rimandata a settembre in economia domestica, nei fatidici anni ’60…). Ad esempio il Lemmario: figata! ci sono addirittura i disegnetti dei punti di ricamo… Finalmente so cosa è il punto smock (su cui -inutile dirlo- si catalizzò una noia tormentosa, quasi mortale…sempre in quei lontani anni).

Unico appunto: ci sono molte e ben fatte spiegazioni sugli elementi del vestiario recente, (dal secolo XVIII in poi) poco (o nulla) però su quello che si può trovare in documenti più antichi, dove le cose si complicano molto. Ricordo degli inventari seicenteschi; ci si capiva veramente poco in quanto a oggetti di vestiario. Ogni territorio poi ha sicuramente la sua terminologia, e anche nello stesso territorio ci sono varianti impazzite degli stessi termini…forse diventa un lavoro troppo specialistico, non so.

Comunque sia, questo portale mi pare ben riuscito, non solo come “vetrina”. C’è una sintetica storia dell’abbigliamento e della moda, i nomi dei grandi creatori e creatrici e che cosa hanno innovato rispetto ai loro tempi…e altre cose interessanti, comprese illustrazioni e fotografie. Insomma, da anche una risposta all’esigenza di saperne di più, per un utente remoto medio, dell’oggetto del proprio interesse o curiosità. E non è poco.

Poi, mi capita di andare a guardare il Portale dell’Archivio storico multimediale del Mediterraneo. Tutta un’altra storia.

Ma qui il discorso si fa lungo, e non ho voglia di farlo adesso. Alla prossima, forse.

 

MAB MAB MAB (ci piacciono gli acronimi)

MAB sta per Musei Archivi Biblioteche.

E’ nata nel 2009. Io non ne ho sentito granchè parlare fino a questa estate. Mi spiace di aver perso gli eventi degli anni scorsi, e il convegno al  Salone del libro a Torino (in maggio). Per fortuna sono in linea vari documenti sul sito, che sarà utile andare a consultare.  Ma non ho mancato l’incontro di novembre al Lingotto. Mi è piaciuto, mi è sembrato convincente. Ho anche registrato l’intervento di Maurizio Vivarelli.  Vedo ora che è in linea il pdf con le immagini che hanno illustrato il suo intervento. Si può integrare con l’audio,  da scaricare qui (anche se non di ottima qualità per via del caos ambientale del Lingotto).

Mi piacerebbe che MAB si estendesse, per esempio in Liguria…ma, dirà qualcuno/a, se ci sono tante difficoltà a organizzare un’assemblea dell’ANAI, figuriamoci un’ associazione di tre associazioni. Già, forse proprio per questo. Si potrebbe provare a far leva sulle realtà più solide, imparare da loro. Almeno provarci. E’ poi vero che la collaborazione e in certi casi l’integrazione di competenze diverse, in certi casi concreti, può risolvere alcune difficoltà di piccole o medie realtà che hanno in gestione beni culturali diversi. Libri, documenti, oggetti…sono numerosissime, forse la maggioranza: chi non conosce Biblioteche che possiedono fondi archivistici, o Musei che hanno centri di documentazione e biblioteche? E anche fondi d’archivio? e che devono gestirli con banche dati separate, spesso duplicando o triplicando il lavoro da un sistema all’altro? sono i casi illustrati a Torino (vedere il programma e gli interventi).

Nel nostro piccolo, lo stiamo verificando: in Archimovi i fondi documentari sono composti sia da documenti che da libri e periodici. Tutti o quasi. Naturalmente non si vuole perdere il legame e l’appartenenza a un fondo, anche se i materiali (ad esempio i libri) vengono descritti su una piattaforma bibliografica, e i periodici (un domani) in un’altra…

Ora come ora, lo stiamo risolvendo (con lo staff della Biblioteca Berio) in modo “basico”, a suon di codici, e di link. In ALEPH, il sistema delle biblioteche in cui vengono inseriti anche i volumi di Archimovi, digitando “archivio movimenti”, si ottiene la lista dei libri  inseriti. Nella scheda di ogni libro (in formato completo) c’è un link a un’altra scheda, quella dell’archivio…da cui si può andare a vedere il sito di Archimovi,  la descrizione dei fondi a cui fanno capo i volumi catalogati in Aleph.

Macchinoso e faticoso, purtroppo, immagino che l’utente si perda per strada…

Certamente altri sistemi più efficienti  già esistono, ma penso che non siano alla portata di chiunque. Quello del MART, ad esempio, ben illustrato da Paola Pettenella nella già citata conferenza MAB di novembre. (Non oso pensare a quanto sia costato). Ma, dato che i BB CC sono sempre più poveri, ci vorrebbe qualcosa che metta in grado TUTTI di andare avanti.

Dal punto di vista degli archivi, mi pare che forse l’Archimista ci potrebbe consentire un passo avanti. Un’unica base dati, con schede diverse a seconda delle tipologie di oggetti,  che poi, in fase di restituzione, riesca a dare conto della complessità e dei molteplici materiali che possono eventualmente pertinere a un fondo archivistico. Con la possibilità di integrare oggetti digitali di vario tipo.

Il MAB dovrebbe essere uno dei luoghi (anzi, il luogo deputato) a parlare di ciò, tenendo conto che basi dati e web sono solo uno dei temi in comune tra i vari soggetti dei BBCC, ce ne sono tanti altri, come si vede dai documenti degli incontri già pubblicati.

Insomma, mi piacerebbe che si tenesse prossimamente un evento MAB dalle mie parti. Se qualcuno/a è interessato/a, potremmo cominciare a pensarci insieme…

SAN SAN SAN

La NOTIZIA di questi giorni è che è in linea il portale del Sistema Archivistico Nazionale  ( SAN ) italiano.

Finalmente, viene da dire.Ci vorrà un poco di tempo per capire come funziona, e cosa invece non funziona,  almeno per ora. Un po’ di elementi critici ma anche ovviamente positivi ci sono nel post di Archivistica e dintorni (incidentalmente, per avere notizie fresche, funziona ancora e molto bene la rete informale dei blog tematici, rispetto di tutte le newsletter e le liste specializzate…)
Mi colpisce, a una veloce consultazione, nella sezione “portali tematici” l’esistenza di “Gli Antenati. Gli Archivi per la ricerca anagrafica”. Uno strumento pensato per aiutare chi fa ricerche storico-genealogiche, con istruzioni sulle risorse dei vari archivi pubblici italiani. Addirittura, prevede una qualche forma di collaborazione con gli utenti..

“Parallelamente il Portale prevede la progressiva indicizzazione dei nomi di persona presenti sui singoli atti nella sezione Trova i nomi. La banca dati dei nomi si svilupperà per tappe successive che prevedono anche la partecipazione degli utenti del Portale su base volontaria, scrivendo a redazione.antenati@beniculturali.it .

Mi pare una bella cosa, rispetto alla situazione di qualche tempo fa…di cui ho già parlato nei vecchi post…

Ora non resta che frequentare il SAN e familiarizzarsi con quello che contiene. Con l’idea che un passo importante è stato fatto. Come con il sw Archimista, mi pare che questa fine 2011 lasci intravvedere, dietro alle fosche nuvole, qualche barlume di futuro.

Archimista, il nuovo software per gli archivi

Eros Francescangeli in Archimovi, Genova, marzo 2011

Eros Francescangeli in Archimovi, Genova, marzo 2011

Archimista è una realtà. Sia pure beta. Ho partecipato (e sono grata a chi lo ha permesso, pur venendo io da fuori regione ) al corso di formazione organizzato al Politecnico di Milano e tenuto da Cristiano Animosi e Simone Merli di Codex- Cooperativa di Pavia.  Che dire? Ne sono uscita molto soddisfatta; erano parecchi anni che la domanda di disporre di sw  adeguato agli scopi e ai mezzi di chi lavora sugli archivi, specie piccoli e medi, si era incanalata nella richiesta di uno strumento adeguato. Open source, multipiattaforma, più snello e intuitivo di molti farraginosi  ambaradan( che hanno avuto tutti comunque negli anni la loro utilità). Che in prospettiva dialogasse con le piattaforme pubbliche web (Siusa ecc), traguardo finale SAN…, senza troppi contorcimenti…o costosi riversamenti… e sottolineo costosi. Archimista è rilasciato gratuitamente! ed è un ambiente web, permetterà il lavoro cooperativo online e l’ospitalità delle banche dati man mano che vengono create sui server dedicati delle due regioni promotrici…

Da quanto visto, sentito, detto nella giornata, Archimista dovrebbe, nella sua versione definitiva che sarà rilasciata in primavera (aprile) fare questo e di più. Intanto, lo testiamo. Ed è anche molto bello che man mano si stia formando un bel gruppone (quanti eravamo quel giorno? una trentina? e ci sono diverse giornate di corso previste) di persone che cercano di cooperare come community a verificare lo strumento, provandolo nelle loro diverse situazioni. Appuntandosi problemi o inaspettate virtù. Una mooolto soddisfacente: si copia e incolla che è un piacere da un qualsiasi testo disponibile sul video. Riutilizziamo tutto! Al di là del riversamento automatico delle banche dati- questa è una faccenda di cui si occuperanno man mano le Regioni Lombardia e Piemonte, che si sono molto generosamente sporti verso quell’impegno…se si hanno testi di schedature o descrizioni o qualunque strumento archivistico con Archimista si può trasferire ( anche con alcune funzioni di riformattazione) nei campi adatti delle nuove schede. (Ci hanno detto inoltre che sarà, o è già adesso, compatibile il formato di Excell, ma  non l’ho ancora provato)

Per il resto, che posso dire, ho fatto solo una breve prova – a parte il corso. NON si carica su Windows Vista (ma su WV non funzionavano nemmeno Sesamo nè Guarini) ma su XP (32 bit, credo) va benissimo, da quanto ho visto. NON fa l’esportazione in formato XML, ma c’era il tastino che lo suggeriva (beta). Continuerò a provare a inserire e a tenere a mente quanto di rilevante mi sembra di trovare. Ci sarà poi anche una sezione del Forum Archiviando per la discussione tra gli utenti, che con i loro test potranno essere utili allo staff degli sviluppatori (penso che in questo caso anche Carlo Formenti – il grande e feroce autore di “Felici e sfruttati” -sarebbe daccordo!)

Per ora, un buon ringraziamento a chi ci ha continuato a credere, a investire risorse. A coinvolgere, sollecitare il pubblico degli utenti archivisti, conosciuti e non. Nonostante i tempi bui che stiamo attraversando, la fiammella della passione e del lavoro fatto bene  nell’interesse pubblico non è spenta…speriamo che Archimista sia per noi un fidato compagno di lavoro nei prossimi anni: il nome, un po’ stregonesco, forse nasconde un cuore mansueto e fedele…

Alluvione a Genova

Ci sono così tante immagini in giro per la rete, che non voglio aggiungere ne commentare nulla. Sono incredibili, davvero sconvolgenti. Posso mettere un link – a un video così folle che non si percepisce nemmeno la paura…E siamo anche tutti quanti un po’ sottosopra, per la pena per chi è morto – donne e bambini, purtroppo – e fino all’ultimo per una sorta di incredulità: anche io sapevo dell’allerta 2, ma come molti, avevo pensato di non rinunciare ai miei programmi. Volevo andare a Milano, alla presentazione di Archimista, il nuovo software per gli archivi open source e molto atteso. Solo all’ultimo ho soprasseduto, per un soprassalto di prudenza; e meno male.

Si dice in questi casi che i nodi vengono al pettine, anche se a rimetterci sono sempre i soliti poveracci: mamme che andavano a fare la spesa, a prendere i figli a scuola…

Polemica incandescente sulle scuole aperte nonostante l’allerta. Ma bisogna ricordare che tempo fa, non ricordo la data, per un’allerta uguale la sindaco le fece chiudere. Non successe per fortuna niente, ma si levarono alti mugugni di chi aveva dovuto chiamare la babysitter, chi aveva perso la giornata di lavoro ..ecc.

Forse il senno di poi consiglierà di dissociare la proclamazione dell’allerta dalla le decisioni dei singoli, siano amministratori che enti, aziende, negozi ecc. Allerta 2? Tutto chiuso per legge. E amen. E per una volta, smettiamola di cercare il capro espiatorio. Critiche si, ma giuste e sensate. La gente guarda i ruscelli e i torrentelli, e indica gli arbusti che sono cresciuti sulle sponde, manco fossero baobab. “C’è di tutto!”. C’è di tutto, ma anche quello che la gente ci butta! Ma un po’ di senso civico, un po’ di amore per il proprio territorio, un po’ anche solo di educazione … “loro” , enti, amministratori, spazzini,  hanno si il compito della tutela del suolo. Ma se i cittadini e le cittadine non cominciano a comportarsi diversamente, non c’è amministrazione al mondo che tenga. Gli arbusti crescono in una settimana, in quindici giorni: avete presente i topinanbur gialli, splendide piante, che riempiono in un baleno i letti asciutti dei torrenti a fine estate? E anche se la pulizia è stata fatta, eliminando il grosso, in poco tempo si riprendono. Non sono quelli il pericolo. Il rischio, lo dicono tutti per dimenticarlo un secondo dopo, è il cemento e il tombamento dei torrenti. Genova nei ’50 del boom: di li viene ancora, a tanti anni di distanza, il pericolo, lo sfregio perenne al territorio e al paesaggio. Valgono le immagini di Giorgio Bergami dei quartieri di collina della speculazione edilizia, grasse giunte democristiane, con i maggiori industriali del cemento dell’epoca, benedetti dalla Curia, dall’Associazione industriali…fino al crollo di via Digione, nel ’68, 19 morti. E che si è ripetuto ancora e ancora. Fino a ieri. E sta ancora piovendo…

 

Memorie disperse, memorie salvate (ad Alessandria)

Convegno ad Alessandria
Seguendo il link del titolo si può leggere il programma del convegno “Memorie disperse Memorie salvate”, organizzato dall’Archivio delle Donne in Piemonte-ArDP  in collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza di Alessandria-Isral, che si svolgerà il 15 ottobre ad Alessandria.
Si tratta del quinto di un ciclo di convegni decentrati nelle diverse realtà locali del Piemonte che sotto il titolo unificante “Memorie disperse memorie salvate” intendono raccogliere e registrare i contributi emergenti da materiali documentari o da testimonianze di donne protagoniste della vita politica, sindacale, sociale, culturale nei diversi territori. Dalle edizioni già realizzate a Torino (2007), Torre Pellice e Perosa Argentina (2008), Novara (gennaio 2010) sono emerse nuove conoscenze su un ampio spettro di figure, territori, periodi.

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