Le ragioni degli anni ‘70. Un libro di Giovanni De Luna

“Le ragioni di un decennio. 1969-1979. Militanza, violenza, sconfitta, memoria.” Feltrinelli, 2009, Euro.17

Un nuovo libro di storia del decennio ‘70. Lo sto leggendo, mi interessa da diversi punti di vista. E’ un libro che usa le fonti disponibili, archivi, documenti, media (musica, film ecc.). Si allontana cioè dal genere “memorialistico”, pur utilizzando (ma in modo consapevole) anche la posizione e il punto di vista del testimone. Coniuga passione politica e lavoro storico, con la considerazione del “senno di poi”, il quale “senno” è un tenere conto criticamente degli studi ad ampio raggio che sono stati fatti non solo sul decennio ‘70, ma su tutta la storia della Repubblica dal dopoguerra a oggi. Insomma, un lavoro storico approfondito e serio, come del resto è noto essere l’autore. Ci sarà mercoledì 4 28 ottobre a Milano il Convegno di presentazione e discussione sul libro e sul periodo storico alla Fondazione Feltrinelli. Copio qui il programma:

In occasione dell’uscita del libro di Giovanni De Luna Le ragioni di un decennio, Giangiacomo Feltrinelli Editore

1969-1979. DIECI ANNI CHE NON CI HANNO DIMENTICATO

PROGRAMMA

Ore 10

STORIA, MEMORIA, FONTI

Introduce Carlo Feltrinelli

Miguel Gotor – “Tra speranze e tempeste: problemi e interpretazioni storiografiche”
David Bidussa – “La memoria degli anni settanta come memoria immediata”
Linda Giuva – “Arcipelago archivi: le fonti per gli anni settanta”
Coordina Antonio Carioti

ore 15.30
RACCONTARE GLI ANNI SETTANTA
Intervengono Silvia Ballestra, Massimo Cirri, Uliano Lucas, Alberto Rollo, Domenico Starnone, Riccardo Tozzi

Coordina Gianluca Foglia

ore 17.30

Oreste Pivetta intervista Giovanni De Luna

Don Farinella, la risposta ai cardinali Bertone e Bagnasco

Sempre su Micromega la lettera di risposta di don Farinella, parroco genovese di San Torpete, alla lettera di ammonimento inviatagli dai cardinale Bertone e Bagnasco.

Aleggia nella Chiesa un’aura di scisma, come dice don Farinella? certo, non passa giorno che i vertici vaticani non ci stupiscano con effetti speciali: ieri  la notizia del tentativo di raccattare i pastori anglicani “scontenti” (perchè la Chiesa anglicana ha deciso che possono essere pastori anche gay, donne e altre demoniache creature) concedendo loro uno statuto speciale di preti sposati (e tutti i preti che hanno dovuto abbandonare la Chiesa per essersi sposati? in questa logica, potevano convertirsi all’ anglicanesimo e poi rientrare con tutti gli onori…sempre che ne avessero ancora voglia).

Oggi l’invito ai farmacisti a fare obbiezione di coscienza e non vendere farmaci che in qualche modo possano avere a che fare, anche alla lontana, con l’aborto (naturalmente si continua ad affermare che la “pillola per il giorno dopo” è un farmaco abortivo- fregandosene di ogni spiegazione scientifica, anche se reiterata alla nausea). Ovviamente ne consegue che potrebbero obbiettare pure infermieri, portantini, personale amministativo ospedaliero, e perchè no, taxisti, guidatori di autobus, chiunque in qualche modo possa essere coinvolto con un fatto che a questo punto riguarda tutti tranne la donna che lo vive sulla sua pelle.

Bene, andiamo avanti così. Almeno si fa chiarezza. Cadono, a una a una, le maschere del potere, e sotto c’è solo il potere, il potere, il potere…

Mafalda è tornata!!!

Dall'appello di Repubblica

Dall'appello di Repubblica

Pubblicato su Repubblica web oggi giovedì 22 ottobre 2009. La frase ormai celebre è di ROSY BINDI

Due segnalazioni: donne in manifestazione, preti contrari ai diktat vaticani in assemblea

Donne: una manifestazione, che spero sarà grande e bella, il 28 novembre a Roma: una manifestazione “organizzata dalle donne e indipendente dai partiti”.

Riporto il comunicato della “Libera università delle donne“  di Milano

Motivazioni dell’adesione alla manifestazione:

-contro *l’informazione*, che ha ripreso a elencare i quotidiani omicidi di donne in famiglia come episodi di cronaca nera, dalle ragioni ‘inspiegabili’;

-contro le *istituzioni*, che non hanno stanziato i finanziamenti, nè avviato le politiche necessarie a una azione culturale ed educativa sul rapporto tra i sessi, che dovrebbe partire dagli asili nido, per investire tutti i livelli di scuola e i corpi sociali (forze dell’ordine, carceri, ospedali, ecc.);

-contro il *maschilismo di Stato*, che trova nel Presidente del Consiglio un esponente sfrontato e patetico, fino al punto da scambiare sesso con cariche politiche;

-contro l’*ipocrisia* di chi oggi grida giustamente contro l’uso degradante del corpo delle donne nei media, ma tace sulla messa sotto silenzio dell’unica cultura, quella prodotta dal movimento delle donne, che avrebbe potuto diffondere modelli diversi di femminilità e di relazione tra i sessi;

-contro la *prevaricazione sessista*, che si esprime attraverso il monopolio maschile delle scelte che contano, conseguito senza esclusione di colpi in tutti i settori dello spazio pubblico;

-contro l’**irresponsabilità*** di un sistema, patriarcale e capitalistico, che continua ad addossare alle donne la responsabilità del vivere, come se il lavoro di cura e il lavoro domestico, necessari alla riproduzione sociale, fossero una ‘naturale’ funzione femminile, da risolvere nel privato.

-come ***tappa ***in un contesto di azioni di visibilità nello spazio pubblico per una *campagna duratura contro la violenza sessista*, *omofobica, transfobica*,dandoci il compito del confronto e della ricerca di iniziative adeguate.

Maria Grazia Campari, Lea Melandri, Anita Sonego

Associazione per una Libera Università delle Donne di Milano

Preti: da Micromega traggo una notizia interessante, si terrà a Roma  il 23 ottobre presso la Comunità di base di San Paolo un’assemblea, promossa da quattro sacerdoti che si sono opposti insieme ad altri 41 ai diktat vaticani sul “fine vita”, al tempo della tristissima e violentissima polemica contro i poveri Eluana e Beppino Englaro, perciò vengono puniti dalla gerarchia vaticana.  Sono don Mazzi, don Farinella, don Garofalo e Dom Franzoni. Mi pare importante che ci sia una presa di posizione, di questi tempi sempre più frequente e coraggiosa, di queste figure molto conosciute, che hanno ascolto e influenza.

Ecco l’articolo di Micromega



Utenti web, cultura “remota”: un convegno a Roma

Ecco, popolo incredulo, clikka e ammira:

Roma: Convegno “Cultura remota: alla ricerca degli utenti web”

Biblioteca nazionale centrale, Sala Conferenze – a cura del Ministero per i Beni e le attività Culturali, Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche, Osservatorio tecnologico per i beni e le attività culturali

12 novembre, 2009 – Corsi, seminari e convegni OTEBAC

Per chi, come me, è curioso dell’intreccio tra beni culturali e Web 2.0, l’occasione è da non perdere. Spero che sia un momento di informazione e di prospettive, a prescindere da Second Life, a cui non sono mai riuscita ad appassionarmi (anzi, da parecchi mesi l’ho mollata). Allora, arrivederci a Roma!

Archivio storico Salani online

Lo trovate a questo link, e aggiungo il  comunicato stampa
Ho un po’ sfogliato il database, e non mi vergogno di dirlo, molte illustrazioni di libri  (la collana Biblioteca dei miei ragazzi) mi sono tornate in mente in un lampo…certo che gli illustratori di una volta non scherzavano mica: guardate  la disgraziata Cappuccetto sbranata dal lupo…puro splash! Con una fiaba così illustrata prima di dormire, cosa poteva sognare il povero fanciullo?

Meno male che i miei nipoti guardano solo Ben Ten e Power Ranger…innocui, dopotutto.

Cappuccetto e il lupo

Cappuccetto e il lupo

Donne, potere, politica: appunti

Per questa infuocata fine di un regime (nella testatina: tramonto corrusco su Genova, mi sembra intonato)

Berlusconi è agli sgoccioli. Il che non vuol dire che sparisca senza fare ulteriori danni. Anzi, ne farà ancora di più, se non si riesce ad arginarlo. Tra insulti, lapsus e autoglorificazioni deliranti ha sputtanato l’Italia nel mondo, e se lo dice ormai da solo. E’ un caso psichiatrico. E però continua a farsi le leggi per lui e i suoi amici, esportatori di capitali, governatori mafiosi, cortigiani osannanti che temono di finire di nuovo nel trash da dove sono stati presi…

Grande riunione di donne a Roma alla Casa internazionale delle donne. Resoconto su Repubblica, documento preparatorio sul Manifesto. Ottimo, mi fa molto piacere, peccato non esserci andata., l’ho saputo in ritardo. E poi ero stata alla manifestazione per la libertà d’informazione pochi giorni prima: 14 ore di pullman,  ne valeva la pena, ma le mie ossa ne hanno risentito…

Considerazioni, per quello che mi riesce di capire a distanza. Varie generazioni e linguaggi femministi e di donne. Desiderio di intendersi, ma fatica, fatica. Non si riesce a fare a meno del nominalismo: il post-patrircato o il neo-patriarcato? concetti diversi per diverse visioni politiche, indubbiamente – ma mentre ci siamo sbrindellate per anni per risolvere il problema, la videocrazia avanzava, si istallava, si radicava come un tumore malefico nei gangli della polis.

La crisi del berlusconismo decodificata anche attraverso l’iconizzazione di figure femminili: Veronica Lario, Patrizia D’Addario, Rosy Bindi...Bene, fin qui.  Veronica e Patrizia hanno messo il classico granello di sabbia nell’ingranaggio, e lo hanno fatto deragliare. Rosy ha trovato “le parole per dirlo”. E’ vero che oggi non abbiamo paura, come dice Manuela Fraire, di mescolarci a loro, di parlare di loro in un contesto in cui le loro parole sono sottratte al mero “scandalo”, alla triturazione maschilista. La lettura dell’atto di denuncia di Veronica come “ciò che è cambiato anche nelle donne che agiscono semplicemente una ribellione, senza una piena consapevolezza politica”.  ” La loro parola diventa pubblica non perché parlano pubblicamente – in America le escort del potere parlano da tempo – ma perché c’è un pubblico femminile ormai presente, disturbante. E’ questa lettura femminista che infatti ha sfilato le loro parole dalla rivalsa e dalla vendetta maschile” (cit. dall’intervista a Manuela Fraire, di Daniela Preziosi, sul Manifesto del 9/10/09).

Però vorrei anche avanzare una esigenza: che degli eventi, dei e delle protagoniste e della situazione presente si cercasse di tenere insieme i molti aspetti  ambivalenti.  Che si rifuggisse dalla simbolificazione a oltranza. Sono i simboli che rendono leggibile il presente? forse, ma lo impoveriscono, lo livellano al già noto o all’auspicato e al gratificante, in ultima analisi forniscono delle letture che sono almeno in parte consolatorie…  Anche perchè rendendo simboli queste donne in particolare, si perde la possibilità di capire realmente chi sono, la loro singolarità e forse novità. Se le rendiamo icone del “femminile che fa ostacolo”, rinunciamo a capire come queste due donne concrete abbiano vissuto, agito, scelto e subito nella loro vicenda storica e nei rispettivi contesti. E come loro migliaia di altre donne, una buona parte della piattaforma del consenso berlusconiano.  Può trasformarsi quel consenso? e andare verso cosa? non credo scontato che vada verso una visione femminista. Non è affatto detto, se non si trovano i modi di parlare “a loro, e non solo di loro”.

Estraneità delle donne alla politica (quella dei partiti e istituzioni). Certo, qualcuna  ha tentato di cambiare la politica dei partiti o del partito, e si è spesa generosamente. Negli anni ‘80-primi ‘90. Bisognerebbe analizzare in dettaglio le esperienze, ci servirebbe molto uno sguardo storico sull’insieme di questi tentativi e sulle ipotesi e progetti politici che li reggevano. Del poco che so, mi vengono da citare: le donne nel sindacato FLM, grande esperienza, travolta dalla fine dell’unità sindacale, ma anche e forse più dalla fine del femminismo come movimento sociale di massa. Come ha detto Alessandra Mecozzi: eravamo forti come donne nel sindacato perchè era forte il movimento. La forza del movimento e delle donne nel sindacato non ha dato luogo, a lungo termine, a una grande e coesa leadership di donne in grado di reggere gli urti della politica correntizia, almeno in un sindacato (FIOM). Ma quali conseguenze se ne devono tirare? mancano strumenti approfonditi di comprensione storico-critica, mancano elaborazioni politiche.

Da allora, e da prima di allora, l’”estraneità” delle donne alla politica istituzionale e partitica è stata anche teorizzata come “la” politica delle donne, che fanno altro. Soprattutto si mettono in relazione tra loro e valorizzano queste relazioni, in una politica molecolare dal basso, che prima o poi (come nella teoria delle catastrofi) produce il mutamento Questa sintesi è molto riduttiva, ne sono consapevole,  è la “vulgata”, sapete di cosa si tratta, quello che è passato come politica femminista sui pochi media di sinistra che le hanno datto spazio in questi anni. Naturalmente altre pensavano e facevano altro,  e in grande disaccordo con questa impostazione, ma “non c’era campo”, nonostante la profondità delle riflessioni e delle azioni. Penso, solo per fare un esempio, alle varie componenti del femminismo torinese, da prestissimo impegnate con un progetto di collaborazione tranculturale come Almaterra,  a quelle storiche che, specie negli ultimi anni, hanno tentato di uscire dalla area strettamente disciplinare con riflessioni critiche sia sul femminismo d’epoca che sul presente e soprattutto sui nuovi scenari della globalizzazione. Con un “ruolo di supplenza” in un certo senso – in mancanza di figure femminili nelle istituzioni e nei partiti che facessero almeno da sponda. Purtroppo non è stato sufficiente.

I nostri centri di documentazione, archivi, biblioteche, convegni, letture di libri ottimi e interessanti, e ci metto anche, per le più giovani, occupazioni di università e di centri sociali autogestiti e anche grandi momenti politici come quelli intorno e dentro e dopo al G8 del 2001, e si potrebbe continuare, non sono riusciti a tenere testa alle modificazioni sociali e culturali avanzanti. Siamo finite  in una “nota a piè di pagina” quando ci è andata bene! Il fatto che sia stato un fenomeno mondiale e globale non dovrebbe impedirci di ragionare sui nostri limiti ed errori politici.
Ritardi e incomprensioni sul fatto che maschilismo, omofobia, razzismo e fascismo sono un unico nodo.
L’uso smodato, diventato frase fatta, del temine “libertà femminile”, che è andata a coprire territori più liberisti che libertari.
La dimensione della politica sociale: sparita dall’orizzonte per decenni – abbandonata alle agenzie cattoliche, più che istituzionali.
La dimensione del lavoro precario, del lavoro operaio, la nuova casalinghitudine coatta. La debolezza economica femminile, scotto pagato spesso a scelte di  autonomia, o di autonomia da uomini deludenti. La violenza, tema unificante e mobilitante – ma purtroppo ancora una volta  per denunciare e difendersi.

Ci sono stati, in questi decenni, tante riflessioni, tanti convegni, tante azioni positive … Ma poche azioni  di visibilità sociale, da bucare i media, da incidere sull’immaginario. I territori recintati del femminismo degli ultimi anni sono stati ben segnati da codici di accesso e password, per ricondurre il nuovo che avanzava (altre teorie e pensieri insieme con donne di altri mondi nelle nostre case, nuove generazioni nelle scuole e nei lavori) entro schemi  obsoleti, in relazioni gerarchizzate e verticalizzate, ormai segno identitario di appartenenza “comunitaria”, prima che pratica politica da sottoporre a verificazione costante.

Che in Italia l’informazione e l’immaginario della maggioranza della popolazione sia fatto dalle televisoni  di regime è un realtà accertata da molti  anni. Ma negli anni 60 e 70, i media mainstream erano  compattamente e saldamente in mano alla DC e alla grande industria. Erano meno pervasivi nell’immaginario popolare? Macchè. Anzi, la consapevolezza della forza modellizzante e canalizzante dei “nuovi” media è stata una idea forte del ‘68…

Da "Atelier Populaire. Bibliotèque de mai"

Da "Atelier Populaire. Bibliotèque de mai"

Perciò per un decennio almeno nelle scuole, sui muri delle città e dei paesi, in ogni luogo di lavoro e nei quartieri, nei mercati e fino nelle caserme c’era una continua e martellante informazione “altra”. Una controinformazione capillare. Con tutti i suoi difetti  ed esagerazioni, è stata il prodotto e ha alimentato un movimento sociale e politico che ha potuto raggiungere immaginario e sentimenti, incidere sulle mentalità e costumi. Fattore di trasformazione cruciale, insieme con le pratiche di nuove relazioni tra donne, uomini, e/o in dimensioni di socialità allargata. E non solo, perchè risultati politici istituzionali si sono cercati e raggiunti (con mediazioni e naturalmente distorsioni), come ben si sa. Vedi contraccezione, aborto, diritto di famiglia, divorzio,  manicomi e servizio civile e altro ancora.

Ma non si vince mai una volta per tutte, nemmeno in caso di “presa del palazzo d’inverno”, figuriamoci nelle democrazie capitalistiche in grado di rimodellarsi e ristrutturarsi  globalmente e velocemente. Anzi, come dice Zagrebelsky, proprio le democrazie sono quei regimi che hanno geneticamente la necessità di una continua lotta, una continua vigilanza e conflitto…

Soprattutto se il territorio più opaco alle trasformazioni è  la politica, la prassi di cooptazione e formazione del ceto politico nei partiti, ora di opposizione, ma che hanno governato anche loro per anni.

Le donne sono state escluse e si sono escluse. Le poche cooptate deboli, ma è ovvio, e poi forse anche conniventi, al di là delle qualità individuali che emergono sporadicamente.

Mi pare che per ricominciare a essere incisive sarebbe necessario, e bisognerebbe farlo insieme, le varie generazioni di femministe,  rimettere in discussione vecchie certezze e teorizzazioni (tanto per dirne una, il tema dell’estraneità, di cui dicevo sopra- nonostante l’alto patrocinio di Virginia Woolf…) e così via,  ciascuna per la sua parte con umiltà, e non ci sono donne che di default sono infallibili,  anzi…Sarà la più lucida quella che riuscirà meglio a capire i propri errori, prima che quelli degli altri e delle altre.

Berlusconi furioso…

disegno di Stefano Martino

disegno di Stefano Martino

…alla notizia che sì, anche lui, come quei poveri migranti che devono rispondere del “reato di clandestinità” (inventato dal suo governo) e andare davanti ai giudici, anche lui andrà a farsi giudicare da un tribunale…e qui si vede la sua vera natura…

PS. Sto rubando disegni a Stefano M., che sono nati ovviamente per tutt’altro uso.

Stefano sarebbe il mi’ figliolo. Siccome non bada tanto a quello che fa la vecchia mamma, per ora mi va bene.

La situazione politica italiana

disegno di Stefano Martino

disegno di Stefano Martino

Umberto Bindi: 500 brani inediti meravigliosi

E’ vero che gli archivi fanno notizia solo se “ritrovati”, “scoperti” oppure”nascosti”, “segreti” e via favoleggiando…

Però questa volta è assolutamente vero: c’è un grande tesoro, ed è stato riportato alla luce da un lungo e paziente lavoro.

La sera del 30 settembre, a Genova, Palazzo Ducale, Sala del maggior Consiglio ore 21, in una manifesta zione intitolata “Tanto per scrivere” verranno presentati 18 dei brani e canzoni inediti di Umberto Bindi, uno dei più grandi musicisti italiani del secolo scorso, che ha ispirato i Beatles e tutta la canzone d’autore. Emarginato da vivo perchè omosessuale.  Qualcuno oggi stenta a crederlo? (pensando ai trionfi dei cantanti pop e ai miliardi accumulati da Elton John e molti altri). E invece quella era l’Italia democristiana,  di Sanremo, della Tv di Agnes/Vaticano. Ecc Ecc. Quella che trova ancora adesso molti nostalgici che la rimpiangono…

E’ storia, ragazzi. Però qualcosa si è salvato, dell’opera enorme di Bindi, e qualcosa ci è arrivato grazie anche a Giampiero Alloisio e al suo rispetto, amore e conoscenza non solo della musica, ma del contesto in cui è nata.

E’ un evento che ci restituisce anche, oltre al piacere e l’emozione della musica, anche il senso vero dell’espressione “a cosa serve un archivio”. E non è poco.

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