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No Berlusconi DAY

No Berlusconi Day

Sabato 5 dicembre, Roma, P.zza della Repubblica, ore 14. Manifestazione autoorganizzata via web per dire “basta!” a Berlusconi, e al suo regime, per salvare quel che resta di questo paese, ormai un mucchio di macerie sociali, morali, culturali…Porterò il mio granello di sabbia, per la democrazia, con la speranza che prima o poi torneremo a respirare finalmente liberi e libere dai miasmi velenosi di questi ultimi 15 anni.

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Don Farinella, la risposta ai cardinali Bertone e Bagnasco

Sempre su Micromega la lettera di risposta di don Farinella, parroco genovese di San Torpete, alla lettera di ammonimento inviatagli dai cardinale Bertone e Bagnasco.

Aleggia nella Chiesa un’aura di scisma, come dice don Farinella? certo, non passa giorno che i vertici vaticani non ci stupiscano con effetti speciali: ieri  la notizia del tentativo di raccattare i pastori anglicani “scontenti” (perchè la Chiesa anglicana ha deciso che possono essere pastori anche gay, donne e altre demoniache creature) concedendo loro uno statuto speciale di preti sposati (e tutti i preti che hanno dovuto abbandonare la Chiesa per essersi sposati? in questa logica, potevano convertirsi all’ anglicanesimo e poi rientrare con tutti gli onori…sempre che ne avessero ancora voglia).

Oggi l’invito ai farmacisti a fare obbiezione di coscienza e non vendere farmaci che in qualche modo possano avere a che fare, anche alla lontana, con l’aborto (naturalmente si continua ad affermare che la “pillola per il giorno dopo” è un farmaco abortivo- fregandosene di ogni spiegazione scientifica, anche se reiterata alla nausea). Ovviamente ne consegue che potrebbero obbiettare pure infermieri, portantini, personale amministativo ospedaliero, e perchè no, taxisti, guidatori di autobus, chiunque in qualche modo possa essere coinvolto con un fatto che a questo punto riguarda tutti tranne la donna che lo vive sulla sua pelle.

Bene, andiamo avanti così. Almeno si fa chiarezza. Cadono, a una a una, le maschere del potere, e sotto c’è solo il potere, il potere, il potere…

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Donne, potere, politica: appunti

Per questa infuocata fine di un regime (nella testatina: tramonto corrusco su Genova, mi sembra intonato)

Berlusconi è agli sgoccioli. Il che non vuol dire che sparisca senza fare ulteriori danni. Anzi, ne farà ancora di più, se non si riesce ad arginarlo. Tra insulti, lapsus e autoglorificazioni deliranti ha sputtanato l’Italia nel mondo, e se lo dice ormai da solo. E’ un caso psichiatrico. E però continua a farsi le leggi per lui e i suoi amici, esportatori di capitali, governatori mafiosi, cortigiani osannanti che temono di finire di nuovo nel trash da dove sono stati presi…

Grande riunione di donne a Roma alla Casa internazionale delle donne. Resoconto su Repubblica, documento preparatorio sul Manifesto. Ottimo, mi fa molto piacere, peccato non esserci andata., l’ho saputo in ritardo. E poi ero stata alla manifestazione per la libertà d’informazione pochi giorni prima: 14 ore di pullman,  ne valeva la pena, ma le mie ossa ne hanno risentito…

Considerazioni, per quello che mi riesce di capire a distanza. Varie generazioni e linguaggi femministi e di donne. Desiderio di intendersi, ma fatica, fatica. Non si riesce a fare a meno del nominalismo: il post-patrircato o il neo-patriarcato? concetti diversi per diverse visioni politiche, indubbiamente – ma mentre ci siamo sbrindellate per anni per risolvere il problema, la videocrazia avanzava, si istallava, si radicava come un tumore malefico nei gangli della polis.

La crisi del berlusconismo decodificata anche attraverso l’iconizzazione di figure femminili: Veronica Lario, Patrizia D’Addario, Rosy Bindi...Bene, fin qui.  Veronica e Patrizia hanno messo il classico granello di sabbia nell’ingranaggio, e lo hanno fatto deragliare. Rosy ha trovato “le parole per dirlo”. E’ vero che oggi non abbiamo paura, come dice Manuela Fraire, di mescolarci a loro, di parlare di loro in un contesto in cui le loro parole sono sottratte al mero “scandalo”, alla triturazione maschilista. La lettura dell’atto di denuncia di Veronica come “ciò che è cambiato anche nelle donne che agiscono semplicemente una ribellione, senza una piena consapevolezza politica”.  ” La loro parola diventa pubblica non perché parlano pubblicamente – in America le escort del potere parlano da tempo – ma perché c’è un pubblico femminile ormai presente, disturbante. E’ questa lettura femminista che infatti ha sfilato le loro parole dalla rivalsa e dalla vendetta maschile” (cit. dall’intervista a Manuela Fraire, di Daniela Preziosi, sul Manifesto del 9/10/09).

Però vorrei anche avanzare una esigenza: che degli eventi, dei e delle protagoniste e della situazione presente si cercasse di tenere insieme i molti aspetti  ambivalenti.  Che si rifuggisse dalla simbolificazione a oltranza. Sono i simboli che rendono leggibile il presente? forse, ma lo impoveriscono, lo livellano al già noto o all’auspicato e al gratificante, in ultima analisi forniscono delle letture che sono almeno in parte consolatorie…  Anche perchè rendendo simboli queste donne in particolare, si perde la possibilità di capire realmente chi sono, la loro singolarità e forse novità. Se le rendiamo icone del “femminile che fa ostacolo”, rinunciamo a capire come queste due donne concrete abbiano vissuto, agito, scelto e subito nella loro vicenda storica e nei rispettivi contesti. E come loro migliaia di altre donne, una buona parte della piattaforma del consenso berlusconiano.  Può trasformarsi quel consenso? e andare verso cosa? non credo scontato che vada verso una visione femminista. Non è affatto detto, se non si trovano i modi di parlare “a loro, e non solo di loro”.

Estraneità delle donne alla politica (quella dei partiti e istituzioni). Certo, qualcuna  ha tentato di cambiare la politica dei partiti o del partito, e si è spesa generosamente. Negli anni ’80-primi ’90. Bisognerebbe analizzare in dettaglio le esperienze, ci servirebbe molto uno sguardo storico sull’insieme di questi tentativi e sulle ipotesi e progetti politici che li reggevano. Del poco che so, mi vengono da citare: le donne nel sindacato FLM, grande esperienza, travolta dalla fine dell’unità sindacale, ma anche e forse più dalla fine del femminismo come movimento sociale di massa. Come ha detto Alessandra Mecozzi: eravamo forti come donne nel sindacato perchè era forte il movimento. La forza del movimento e delle donne nel sindacato non ha dato luogo, a lungo termine, a una grande e coesa leadership di donne in grado di reggere gli urti della politica correntizia, almeno in un sindacato (FIOM). Ma quali conseguenze se ne devono tirare? mancano strumenti approfonditi di comprensione storico-critica, mancano elaborazioni politiche.

Da allora, e da prima di allora, l'”estraneità” delle donne alla politica istituzionale e partitica è stata anche teorizzata come “la” politica delle donne, che fanno altro. Soprattutto si mettono in relazione tra loro e valorizzano queste relazioni, in una politica molecolare dal basso, che prima o poi (come nella teoria delle catastrofi) produce il mutamento Questa sintesi è molto riduttiva, ne sono consapevole,  è la “vulgata”, sapete di cosa si tratta, quello che è passato come politica femminista sui pochi media di sinistra che le hanno datto spazio in questi anni. Naturalmente altre pensavano e facevano altro,  e in grande disaccordo con questa impostazione, ma “non c’era campo”, nonostante la profondità delle riflessioni e delle azioni. Penso, solo per fare un esempio, alle varie componenti del femminismo torinese, da prestissimo impegnate con un progetto di collaborazione tranculturale come Almaterra,  a quelle storiche che, specie negli ultimi anni, hanno tentato di uscire dalla area strettamente disciplinare con riflessioni critiche sia sul femminismo d’epoca che sul presente e soprattutto sui nuovi scenari della globalizzazione. Con un “ruolo di supplenza” in un certo senso – in mancanza di figure femminili nelle istituzioni e nei partiti che facessero almeno da sponda. Purtroppo non è stato sufficiente.

I nostri centri di documentazione, archivi, biblioteche, convegni, letture di libri ottimi e interessanti, e ci metto anche, per le più giovani, occupazioni di università e di centri sociali autogestiti e anche grandi momenti politici come quelli intorno e dentro e dopo al G8 del 2001, e si potrebbe continuare, non sono riusciti a tenere testa alle modificazioni sociali e culturali avanzanti. Siamo finite  in una “nota a piè di pagina” quando ci è andata bene! Il fatto che sia stato un fenomeno mondiale e globale non dovrebbe impedirci di ragionare sui nostri limiti ed errori politici.
Ritardi e incomprensioni sul fatto che maschilismo, omofobia, razzismo e fascismo sono un unico nodo.
L’uso smodato, diventato frase fatta, del temine “libertà femminile”, che è andata a coprire territori più liberisti che libertari.
La dimensione della politica sociale: sparita dall’orizzonte per decenni – abbandonata alle agenzie cattoliche, più che istituzionali.
La dimensione del lavoro precario, del lavoro operaio, la nuova casalinghitudine coatta. La debolezza economica femminile, scotto pagato spesso a scelte di  autonomia, o di autonomia da uomini deludenti. La violenza, tema unificante e mobilitante – ma purtroppo ancora una volta  per denunciare e difendersi.

Ci sono stati, in questi decenni, tante riflessioni, tanti convegni, tante azioni positive … Ma poche azioni  di visibilità sociale, da bucare i media, da incidere sull’immaginario. I territori recintati del femminismo degli ultimi anni sono stati ben segnati da codici di accesso e password, per ricondurre il nuovo che avanzava (altre teorie e pensieri insieme con donne di altri mondi nelle nostre case, nuove generazioni nelle scuole e nei lavori) entro schemi  obsoleti, in relazioni gerarchizzate e verticalizzate, ormai segno identitario di appartenenza “comunitaria”, prima che pratica politica da sottoporre a verificazione costante.

Che in Italia l’informazione e l’immaginario della maggioranza della popolazione sia fatto dalle televisoni  di regime è un realtà accertata da molti  anni. Ma negli anni 60 e 70, i media mainstream erano  compattamente e saldamente in mano alla DC e alla grande industria. Erano meno pervasivi nell’immaginario popolare? Macchè. Anzi, la consapevolezza della forza modellizzante e canalizzante dei “nuovi” media è stata una idea forte del ’68…

Da "Atelier Populaire. Bibliotèque de mai"

Da "Atelier Populaire. Bibliotèque de mai"

Perciò per un decennio almeno nelle scuole, sui muri delle città e dei paesi, in ogni luogo di lavoro e nei quartieri, nei mercati e fino nelle caserme c’era una continua e martellante informazione “altra”. Una controinformazione capillare. Con tutti i suoi difetti  ed esagerazioni, è stata il prodotto e ha alimentato un movimento sociale e politico che ha potuto raggiungere immaginario e sentimenti, incidere sulle mentalità e costumi. Fattore di trasformazione cruciale, insieme con le pratiche di nuove relazioni tra donne, uomini, e/o in dimensioni di socialità allargata. E non solo, perchè risultati politici istituzionali si sono cercati e raggiunti (con mediazioni e naturalmente distorsioni), come ben si sa. Vedi contraccezione, aborto, diritto di famiglia, divorzio,  manicomi e servizio civile e altro ancora.

Ma non si vince mai una volta per tutte, nemmeno in caso di “presa del palazzo d’inverno”, figuriamoci nelle democrazie capitalistiche in grado di rimodellarsi e ristrutturarsi  globalmente e velocemente. Anzi, come dice Zagrebelsky, proprio le democrazie sono quei regimi che hanno geneticamente la necessità di una continua lotta, una continua vigilanza e conflitto…

Soprattutto se il territorio più opaco alle trasformazioni è  la politica, la prassi di cooptazione e formazione del ceto politico nei partiti, ora di opposizione, ma che hanno governato anche loro per anni.

Le donne sono state escluse e si sono escluse. Le poche cooptate deboli, ma è ovvio, e poi forse anche conniventi, al di là delle qualità individuali che emergono sporadicamente.

Mi pare che per ricominciare a essere incisive sarebbe necessario, e bisognerebbe farlo insieme, le varie generazioni di femministe,  rimettere in discussione vecchie certezze e teorizzazioni (tanto per dirne una, il tema dell’estraneità, di cui dicevo sopra- nonostante l’alto patrocinio di Virginia Woolf…) e così via,  ciascuna per la sua parte con umiltà, e non ci sono donne che di default sono infallibili,  anzi…Sarà la più lucida quella che riuscirà meglio a capire i propri errori, prima che quelli degli altri e delle altre.

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14 luglio: protesta dai blog contro la legge Alfano

Non siamo ancora al 14 luglio, ma mi avvantaggio.

Contro il decreto legge Alfano che vuole mettere ilo bavaglio alla rete

Contro il decreto legge Alfano che vuole mettere il bavaglio alla rete

Http://www.dirittoallarete.ning.com

Così come hanno sotto il tallone le televisioni, i telegiornali in particolare, ci provano con internet…non credo che ci riusciranno. A meno di non condannare tutti…io già mi autosegnalo: non terrò in nessun conto il ddl Alfano. Credo che scriverò quello che voglio, buone o cattive che siano le cose che scrivo. Non ho mai insultato nessuno e se incappo in qualche errore, cerco di riparare.

E’ una legge per contrastare la delinquenza, la pedofilia?

Ma mi facciano il piacere!!!!!

Sappiamo bene dove dovrebbero andare a cercare…

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Altre foto del Gay pride di Genova

carrofamiglie arcobalenoMa sì, perchè tenerle per me? tutte non le posso pubblicare, e ce ne sono anche da altre parti. Però per le persone che erano con me potrebbero essere un buon ricordo, e per chi non c’era uno stimolo non solo curioso.

piumeQueeverLa sindaca Marta Vincenzi ha proclamato Genova “città dei diritti”. Al di là della inevitabile retorica da comizio, e collegando questa espressione con alcune riflessioni di Rosi Braidotti (sentita in teleconferenza al Palazzo Ducale pochi giorni fa, intervistata da Nicla Vassallo), spero che si possa ulteriormente articolare il concetto. Cittadinanaza, diceva Rosi, anche locale, anche provvisoria, all’interno delle sfide della globalizzazione e del terzo millenio, la cui complessità non può essere in nessun modo ridotta. L’ipermobilità di alcuni (Bekam, le rockstar, i cittadini del mondo…) contrasta con l’impossibilità di muoversi di altri, i sans papier, i clandestini (da oggi, colpevoli del reato di giovani democraticiregina egiziaclandestinità…). Gli oggetti della nuova schiavitù, la tratta degli esseri umani, l’affare più lucroso delle mafie di tutto il mondo. La diaspora globale del capitalismo avanzato fa evaporare la retorica della mobilità assoluta: in realtà ci sono diversissime modalità di accesso, di flessibilità dei diritti, fino alla negazione totale.

Altro tema, che al Pride era declinato in mille diversi modi, quello dell’identità. Rosi l’ha affrontato nella dimensione europea come possibile spazio multiculturale, in cui le appartenenze tradizionali, al luogo di origine, alla nazione come legami alla cittadinanza sono in realtà allentati, oggi si dà mescolanza tra origine, nazionalità, cittadinanza. Senza nessuna nostalgia, ma cercando di cogliere le opportunità che il “soggetto aperto, complesso, multiculturale, nomade ha di fronte…”

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Gay Pride a Genova

lista lesbica

lista lesbica

bella regina

bella regina

Associazione genitori di omosessuali

Associazione genitori di omosessuali

Una manifestazione bellissima, su questo sono daccordo quasi tutti. Un mucchio di gente, dicono 200 mila, e non è stavolta una grande esagerazione perchè tutto il centro di Genova era PIENO di persone, anche famiglie intere, e anche di stranieri, soprattutto latini e dell’oriente. Ogni ogni tanto ci si fermava per vedere il corteo e poi si rientrava (anche io ho fatto così) con una mescolanza lieta e fluida e reciproca di osservatori e osservati. Un fantastilione di pixel in fotografie: solo io ne ho scattate 130, ne pubblico qui  qualcuna. Poi una lunga sosta per il malore di una manifestante: si è ripresa per fortuna. E molte risate, musica a palla, colori e calore, corpi statuari e corpi consunti, ma tutti in movimento, corpi e facce di ogni tipo, ma tutti allegri, vivi, vitali…umani, si può dire, l’umano quando è al meglio.

Genova Pride 2009contro l'ignoranza

corteo

E anche i cartelli e gli striscioni: intelligenti, comunicativi, incisivi…

Per una volta Genova è stata una gran bella città.

contro l'omofobia

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Don Farinella: quando i preti sono un esempio

La lettera al cardinale Bagnasco di don Paolo Farinella, prete genovese, biblista e conoscitore delle lingue orientali molto conosciuto e stimato, è già circolata sui media e sui blog. Però la pubblico anche io, per coloro ai quali fosse sfuggita. Nel silenzio sepolcrale (da sepolcri imbiancati, per essere in tema) delle pretese autorità morali a senso unico (preservativi? famiglie arcobaleno? inseminazione artificiale? e l’elenco è assai lungo…) spicca la voce limpida e autorevole di don Paolo, che con don Gallo, altro grande prete genovese, è uno dei pochi che non teme di parlare, di esporsi in prima persona, e non solo su questo argomento, ma spesso, ieri e oggi, sui diritti dei migranti, sulle obbrobriose leggi razziste che rendono loro la vita difficile,e in generale sui temi scottanti della vita e convivenza civile.

(PS. Una nota personale. Lavorando sugliu archivi del ’68, riscontro spesso quanto sia stato importante per la nascita e per i contenuti del movimento l’apporto dei giovani, maschi e femmine, cattolici. Dopo anni lunghissimi di silenzio- tranne ovviamente splendide eccezioni, tra le quali ricordo Marisa Bellenzier, una carissima amica  scomparsa un anno fa,- potrebbe essere che oggi, vista la situazione devastata del nostro paese, si riapra uno spazio di presenza e di parola anche per gli eredi di quelle istanze? sarebbe da augurarselo)

Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato – o meglio non ha trattato – la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché «anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che – è il caso di dirlo – è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: «troncare, sopire … sopire, troncare».

Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una «bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi superiori», lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di «emergenza educativa» che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del «velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009

Paolo Farinella, prete

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