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Un contributo “Teatrale” al discorso sul genere

http://www.corriere.it/spettacoli/17_luglio_26/mio-teatro-transgender-che-racconta-l-identita-genere-a6af2dae-714b-11e7-97e0-849a9c15ef13.shtml

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Marco Doria…Genova è un alveare in cui è piombato un sasso!

Un commento serio-faceto a ciò che succede qui lo trovate in questo articolo di Paola Tavella.

Siccome anche io sono andata al Liceo Doria, mi pare molto divertente il quadretto ieri/oggi disegnato da Paola. Per non parlare del siparietto di Casalino “Pinoli sono finiti”. Mi viene solo da dire che le “care vecchie tecniche del PCI” sono state fatte proprie dagli attivisti militanti delle cause di tutto il mondo. Sono IL MODO giusto e serio con il quale vanno fatte le cose. Per chi ci crede, ovvio.

Buona lettura…

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1° marzo, sciopero degli stranieri: “Il cambiamento comincia da noi!”

Striscione Archinaute

Sciopero stranieri, Archinaute

Un bellissimo primo marzo in giallo, una grande manifestazione di almeno diecimila persone nelle stade di Genova. Come nel resto d’Italia. L’idea viene dall’Europa, quella dei popoli – che ci fa capire che ne esiste un’altra che ci sta a cuore, alla quale è bello appartenere, come diceva Rosi Braidotti, oltre quella dei banchieri o degli OGM. Chi la anima sono uomini e donne di ogni colore e di ogni età.  Italiani che hanno organizzato per mesi la manifestazione insieme alle comunità degli immigrati. Stranieri che hanno attraversato molte frontiere, e che spesso vivono qui da molti anni. Come le donne e ragazze marocchine che ci hanno raccontato momenti della loro vita, mentre insieme portavamo lo striscione

1 marzo stranieri, striscione Archinaute

dell’Associazione “Archinaute”.  Con le quali e i quali abbiamo parlato di politica e di vita quotidiana,  mentre ci si allargava il cuore nel vedere quante persone partecipavano e quanti si univano man mano al corteo. Come ha gridato un ragazzo “Il cambiamento comincia da noi!”.

Credo di si, ho la percezione di un evento di quelli che poi si ricorderanno nei libri di storia. Piccolo all’inizio, ma che mette in moto, libera una enorme quantità di energie, di desideri, di creatività, di sentimenti. Da tutto questo, dai giovani e meno giovani italiani e stranieri che hanno iniziato questo percorso, forse può venire quel cambiamento della politica che è necessario oggi in maniera così urgente, così drammatica, come testimonia la cronaca quotidiana di questi mesi e giorni.

Aggiungo link a altre belle immagini della manifestazione genovese: fotografie del Popolo Viola, video di Sergio Gibellini

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Il Popolo Viola di Genova per la difesa della democrazia e della Costituzione

Come previsto, stanno arrivando i volantini e i comunicati per le iniziative locali, in contemporanea in tutta Italia, di manifestazioni in difesa della Costituzione, come carta fondamentale della democrazia italiana.

Non pensavo che nella mia vita sarei dovuta scendere in piazza per difendere la Costituzione. Ma, vista la situazione presente, lo faccio.

Mia madre aveva due fratelli e molti cugini primi. I suoi due fratelli sono morti entrambi in guerra, uno soldato (e ha avuto una medaglia d’argento alla memoria) e il più giovane, partigiano, nelle formazioni Giustizia e libertà. A lui è intitolata una strada di Genova (via Emilio Da Pozzo). Dei cugini, un altro è morto in Russia,  e  di quelli sopravvissuti uno è stato prigioniero in Africa, un altro ferito ha passato dieci anni in sanatorio, un altro prigioniero dei tedeschi è scappato attraversando a nuoto il Golfo della Spezia…

I miei nonni materni, a cui ero affezionatissima, hanno portato per sempre il lutto e il segno della perdita dei due figli. Mia madre anche, naturalmente, e ora che ha 92 anni, guarda spesso le fotografie della loro allegra e coesa famiglia, negli anni della gioventù. Anche io a volte ho fantasticato che se avessi avuto ancora due zii, e altri cugini e cugine e  una così grande tribù, chissà che vita sarebbe stata la mia, certo diversa, chissà più felice, nessuno può dirlo.

Però, che tanti sacrifici e sofferenze, e poi tutto quello che è costato all’insieme della popolazione la guerra, il dopoguerra, e gli anni  successivi (e di tutti questi non parlo – sappiamo che anche i ’50, ’60, i ’70 non sono stati certo  anni facili), tutto questo per arrivare a questo punto?

Non si può, proprio non si può permetterlo.

Diamoci da fare.

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Popolo viola. Un volantino per la Costituzione (e per tante altre cose…)

Popolo viola. Volantino per il sitting del prossimo 30 gennaio

In difesa della Costituzione

Primo volantino del Popolo Viola, per la manifestazione del prossimo 30 gennaio, in molti luoghi e in contemporanea. Prodotto da Silvia e da un gruppo di donne giuslavoriste pugliesi, (qui il suo/loro sito web)

Penso e spero che ne seguiranno molti altri, ma mi piace comincire con questo.

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No B Day, i mille colori del viola

Pubblico solo poche foto di quelle che ho fatto, ce ne sono di molto belle su molti luoghi del web, ad esempio su Repubblica e su altri siti di informazione, blog ecc.. Un fra tanti, l’album di facebook con le foto di Marco E. Pellizza .
E’ stata una manifestazione bellissima. Grazie a tutt* quell* che erano lì. A quell* che erano a manifestare nelle città italiane e nel resto del mondo…grazie per i cartelli e striscioni, significativi e anche divertenti, per gli slogan un po’ gridati, un po’ cantati e un po’ sghignazzati…anche quelli da stadio. Per gli interventi dal palco molto appassionati  (le ho sentite veramente solo il giorno dopo sul web, lì in piazza dov’ero c’era troppo casino)- e per le discussioni con gli sconosciuti nei bar e nel metrò, dove ci si capiva anche con poche parole. E…grazie Roma, per il sole a dicembre, le finestre con sciarpe e magliette viola appese…Grazie a chi ha organizzato tutto questo, migliaia di persone sconosciute,  forse questo paese ha ancora qualche speranza di cambiare.

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Le ragioni degli anni ’70. Un libro di Giovanni De Luna

“Le ragioni di un decennio. 1969-1979. Militanza, violenza, sconfitta, memoria.” Feltrinelli, 2009, Euro.17

Un nuovo libro di storia del decennio ’70. Lo sto leggendo, mi interessa da diversi punti di vista. E’ un libro che usa le fonti disponibili, archivi, documenti, media (musica, film ecc.). Si allontana cioè dal genere “memorialistico”, pur utilizzando (ma in modo consapevole) anche la posizione e il punto di vista del testimone. Coniuga passione politica e lavoro storico, con la considerazione del “senno di poi”, il quale “senno” è un tenere conto criticamente degli studi ad ampio raggio che sono stati fatti non solo sul decennio ’70, ma su tutta la storia della Repubblica dal dopoguerra a oggi. Insomma, un lavoro storico approfondito e serio, come del resto è noto essere l’autore. Ci sarà mercoledì 4 28 ottobre a Milano il Convegno di presentazione e discussione sul libro e sul periodo storico alla Fondazione Feltrinelli. Copio qui il programma:

In occasione dell’uscita del libro di Giovanni De Luna Le ragioni di un decennio, Giangiacomo Feltrinelli Editore

1969-1979. DIECI ANNI CHE NON CI HANNO DIMENTICATO

PROGRAMMA

Ore 10

STORIA, MEMORIA, FONTI

Introduce Carlo Feltrinelli

Miguel Gotor – “Tra speranze e tempeste: problemi e interpretazioni storiografiche”
David Bidussa – “La memoria degli anni settanta come memoria immediata”
Linda Giuva – “Arcipelago archivi: le fonti per gli anni settanta”
Coordina Antonio Carioti

ore 15.30
RACCONTARE GLI ANNI SETTANTA
Intervengono Silvia Ballestra, Massimo Cirri, Uliano Lucas, Alberto Rollo, Domenico Starnone, Riccardo Tozzi

Coordina Gianluca Foglia

ore 17.30

Oreste Pivetta intervista Giovanni De Luna

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Don Farinella, la risposta ai cardinali Bertone e Bagnasco

Sempre su Micromega la lettera di risposta di don Farinella, parroco genovese di San Torpete, alla lettera di ammonimento inviatagli dai cardinale Bertone e Bagnasco.

Aleggia nella Chiesa un’aura di scisma, come dice don Farinella? certo, non passa giorno che i vertici vaticani non ci stupiscano con effetti speciali: ieri  la notizia del tentativo di raccattare i pastori anglicani “scontenti” (perchè la Chiesa anglicana ha deciso che possono essere pastori anche gay, donne e altre demoniache creature) concedendo loro uno statuto speciale di preti sposati (e tutti i preti che hanno dovuto abbandonare la Chiesa per essersi sposati? in questa logica, potevano convertirsi all’ anglicanesimo e poi rientrare con tutti gli onori…sempre che ne avessero ancora voglia).

Oggi l’invito ai farmacisti a fare obbiezione di coscienza e non vendere farmaci che in qualche modo possano avere a che fare, anche alla lontana, con l’aborto (naturalmente si continua ad affermare che la “pillola per il giorno dopo” è un farmaco abortivo- fregandosene di ogni spiegazione scientifica, anche se reiterata alla nausea). Ovviamente ne consegue che potrebbero obbiettare pure infermieri, portantini, personale amministativo ospedaliero, e perchè no, taxisti, guidatori di autobus, chiunque in qualche modo possa essere coinvolto con un fatto che a questo punto riguarda tutti tranne la donna che lo vive sulla sua pelle.

Bene, andiamo avanti così. Almeno si fa chiarezza. Cadono, a una a una, le maschere del potere, e sotto c’è solo il potere, il potere, il potere…

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Mafalda è tornata!!!

Dall'appello di Repubblica

Dall'appello di Repubblica

Pubblicato su Repubblica web oggi giovedì 22 ottobre 2009. La frase ormai celebre è di ROSY BINDI

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Due segnalazioni: donne in manifestazione, preti contrari ai diktat vaticani in assemblea

Donne: una manifestazione, che spero sarà grande e bella, il 28 novembre a Roma: una manifestazione “organizzata dalle donne e indipendente dai partiti”.

Riporto il comunicato della “Libera università delle donne”  di Milano

Motivazioni dell’adesione alla manifestazione:

-contro *l’informazione*, che ha ripreso a elencare i quotidiani omicidi di donne in famiglia come episodi di cronaca nera, dalle ragioni ‘inspiegabili’;

-contro le *istituzioni*, che non hanno stanziato i finanziamenti, nè avviato le politiche necessarie a una azione culturale ed educativa sul rapporto tra i sessi, che dovrebbe partire dagli asili nido, per investire tutti i livelli di scuola e i corpi sociali (forze dell’ordine, carceri, ospedali, ecc.);

-contro il *maschilismo di Stato*, che trova nel Presidente del Consiglio un esponente sfrontato e patetico, fino al punto da scambiare sesso con cariche politiche;

-contro l’*ipocrisia* di chi oggi grida giustamente contro l’uso degradante del corpo delle donne nei media, ma tace sulla messa sotto silenzio dell’unica cultura, quella prodotta dal movimento delle donne, che avrebbe potuto diffondere modelli diversi di femminilità e di relazione tra i sessi;

-contro la *prevaricazione sessista*, che si esprime attraverso il monopolio maschile delle scelte che contano, conseguito senza esclusione di colpi in tutti i settori dello spazio pubblico;

-contro l’**irresponsabilità*** di un sistema, patriarcale e capitalistico, che continua ad addossare alle donne la responsabilità del vivere, come se il lavoro di cura e il lavoro domestico, necessari alla riproduzione sociale, fossero una ‘naturale’ funzione femminile, da risolvere nel privato.

-come ***tappa ***in un contesto di azioni di visibilità nello spazio pubblico per una *campagna duratura contro la violenza sessista*, *omofobica, transfobica*,dandoci il compito del confronto e della ricerca di iniziative adeguate.

Maria Grazia Campari, Lea Melandri, Anita Sonego

Associazione per una Libera Università delle Donne di Milano

Preti: da Micromega traggo una notizia interessante, si terrà a Roma  il 23 ottobre presso la Comunità di base di San Paolo un’assemblea, promossa da quattro sacerdoti che si sono opposti insieme ad altri 41 ai diktat vaticani sul “fine vita”, al tempo della tristissima e violentissima polemica contro i poveri Eluana e Beppino Englaro, perciò vengono puniti dalla gerarchia vaticana.  Sono don Mazzi, don Farinella, don Garofalo e Dom Franzoni. Mi pare importante che ci sia una presa di posizione, di questi tempi sempre più frequente e coraggiosa, di queste figure molto conosciute, che hanno ascolto e influenza.

Ecco l’articolo di Micromega



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