Archivi categoria: biblioteche

MAB MAB MAB (ci piacciono gli acronimi)

MAB sta per Musei Archivi Biblioteche.

E’ nata nel 2009. Io non ne ho sentito granchè parlare fino a questa estate. Mi spiace di aver perso gli eventi degli anni scorsi, e il convegno al  Salone del libro a Torino (in maggio). Per fortuna sono in linea vari documenti sul sito, che sarà utile andare a consultare.  Ma non ho mancato l’incontro di novembre al Lingotto. Mi è piaciuto, mi è sembrato convincente. Ho anche registrato l’intervento di Maurizio Vivarelli.  Vedo ora che è in linea il pdf con le immagini che hanno illustrato il suo intervento. Si può integrare con l’audio,  da scaricare qui (anche se non di ottima qualità per via del caos ambientale del Lingotto).

Mi piacerebbe che MAB si estendesse, per esempio in Liguria…ma, dirà qualcuno/a, se ci sono tante difficoltà a organizzare un’assemblea dell’ANAI, figuriamoci un’ associazione di tre associazioni. Già, forse proprio per questo. Si potrebbe provare a far leva sulle realtà più solide, imparare da loro. Almeno provarci. E’ poi vero che la collaborazione e in certi casi l’integrazione di competenze diverse, in certi casi concreti, può risolvere alcune difficoltà di piccole o medie realtà che hanno in gestione beni culturali diversi. Libri, documenti, oggetti…sono numerosissime, forse la maggioranza: chi non conosce Biblioteche che possiedono fondi archivistici, o Musei che hanno centri di documentazione e biblioteche? E anche fondi d’archivio? e che devono gestirli con banche dati separate, spesso duplicando o triplicando il lavoro da un sistema all’altro? sono i casi illustrati a Torino (vedere il programma e gli interventi).

Nel nostro piccolo, lo stiamo verificando: in Archimovi i fondi documentari sono composti sia da documenti che da libri e periodici. Tutti o quasi. Naturalmente non si vuole perdere il legame e l’appartenenza a un fondo, anche se i materiali (ad esempio i libri) vengono descritti su una piattaforma bibliografica, e i periodici (un domani) in un’altra…

Ora come ora, lo stiamo risolvendo (con lo staff della Biblioteca Berio) in modo “basico”, a suon di codici, e di link. In ALEPH, il sistema delle biblioteche in cui vengono inseriti anche i volumi di Archimovi, digitando “archivio movimenti”, si ottiene la lista dei libri  inseriti. Nella scheda di ogni libro (in formato completo) c’è un link a un’altra scheda, quella dell’archivio…da cui si può andare a vedere il sito di Archimovi,  la descrizione dei fondi a cui fanno capo i volumi catalogati in Aleph.

Macchinoso e faticoso, purtroppo, immagino che l’utente si perda per strada…

Certamente altri sistemi più efficienti  già esistono, ma penso che non siano alla portata di chiunque. Quello del MART, ad esempio, ben illustrato da Paola Pettenella nella già citata conferenza MAB di novembre. (Non oso pensare a quanto sia costato). Ma, dato che i BB CC sono sempre più poveri, ci vorrebbe qualcosa che metta in grado TUTTI di andare avanti.

Dal punto di vista degli archivi, mi pare che forse l’Archimista ci potrebbe consentire un passo avanti. Un’unica base dati, con schede diverse a seconda delle tipologie di oggetti,  che poi, in fase di restituzione, riesca a dare conto della complessità e dei molteplici materiali che possono eventualmente pertinere a un fondo archivistico. Con la possibilità di integrare oggetti digitali di vario tipo.

Il MAB dovrebbe essere uno dei luoghi (anzi, il luogo deputato) a parlare di ciò, tenendo conto che basi dati e web sono solo uno dei temi in comune tra i vari soggetti dei BBCC, ce ne sono tanti altri, come si vede dai documenti degli incontri già pubblicati.

Insomma, mi piacerebbe che si tenesse prossimamente un evento MAB dalle mie parti. Se qualcuno/a è interessato/a, potremmo cominciare a pensarci insieme…

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Nuovo Archivio dei Movimenti

Si chiamerà “Archivio dei movimenti a Genova e in Liguria“. Ne ho fatto cenno in un post di qualche mese fa, ora mi pare giunto il momento di fare un breve resoconto sullo stato delle cose.

Il progetto è partito un anno fa: creare anche a Genova, come ne esistono in molte città grandi e piccole, un Archivio dei movimenti sociali e politici della seconda metà del ‘900. Raccogliere i propri e altrui fondi documentari, prima che il tempo, i casi della vita e della morte li disperdano in maniera irrecuperabile. Trovare per questo archivio una sede presso un Ente pubblico che assicuri la conservazione e la messa in consultazione “per sempre” e a chiunque, ma non solo, che consenta alle donatrici e donatori dei documenti una partecipazione attiva, che dia senso e contesto al lavoro sulla memoria. Lavorare in modo collettivo, ricercando il contributo sia dei protagonisti/e e dei testimoni dei movimenti come degli studiosi/e  e specialisti/e che ne hanno fatto oggetto di studio da molti anni. Naturalmente chiedere collaborazione e tutela alla Soprintendenza per gli archivi. Sollecitare e creare le condizioni per una collaborazione trasversale a Enti pubblici e soggetti privati, non perdere di vista l’obbiettivo di entrare in rete, reale/virtuale, con i sistemi informativi che rendono accessibili le risorse archivistiche fino al massimo livello…potrei continuare per molto, perchè il progetto ha molte sfaccettature, ma mi impongo la sintesi.

Dopo la creazione dell’Associazione (di cui sono presidente), un anno di lavoro, la raccolta dei primi fondi documentari e molti incontri e discussioni appassionate, innumerevoli contatti e messaggistica su tutti i tipi di personal network  (ho contato qualcosa come 800 email spedite e ricevute solo da me in un anno…) alla fine quasi ci siamo: il Comune di Genova ha accettato la nostra proposta con delibera della Giunta, la sede dell’Archivio sarà la civica Biblioteca Berio, in una sua dependance allo scopo attrezzata con il contributo della Fondazione per la Cultura e della Compagnia Portuale Pietro Chiesa, i fondi documentari raccolti saranno donati alla Berio, cioè al Comune di Genova, saranno pubblici e consultabili… L’associazione continuerà ad avere avrà un ruolo importantissimo, oltre che di recuperare i documenti e di contribuire al loro trattamento archivistico, anche di promozione, valorizzazione, lavoro culturale… Per saperne di più, visitate il sito (in costruzione) dell’Associazione per un archivio dei movimenti,  e se volete lasciate un messaggio sul Forum…

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Archivi e biblioteche, il seminario

Seguito del post sulle iniziative “Archivi e biblioteche: potere, utenti, tecnologieSeminario Biblioteca Berio, 8/2/2008 svoltesi nei giorni 7 e 8 febbraio.
Nel frattempo ho cambiato computer, (ora è un decente HP Pavilion), però non mi ci ritrovo con il sistema operativo, con la visualizzazione ecc. Il vecchio monitor (quello è rimasto) sembra piuttosto sorpreso, e io non trovo la misura giusta dei caratteri…se li allargo si distorcono, oppure c’è da cavarsi gli occhi. Non ditemi di cacciarlo via, no se puede. Ci vorrà un poco di tempo per prenderci la mano.

Il resoconto del seminario lo trovate sul bellissimo post di Bonaria Biancu. Concordo pienamente con la sua descrizione. Perciò mi esimo dal fare un riassunto, e vi invito ad andare a leggerlo. Posso contribuire alla completezza e al networking pubblicando anch’io i link delle presentazioni.

Carola Frediani ha fatto una presentazione, e un intervento, veramente stupendo. Mi piacerebbe che venisse pubblicato, ma sapendo quanti impegni ha, non la voglio stressare. Anche per il suo contributo rimando a quanto scrive Bonaria, aggiungendo solo un elenco di parole chiave, come sintesi dei temi trattati: Turbo nel Web, Contenuti, Rss, Remix, Semplicità, Usabilità, Raccomandazione, Social tagging, Social Bookmarking, Digg, Wikipedia, Intelligenza collettiva, Saggezza delle folle, Congresspedia, Polizia neozelandese…

Bellissima la presentazione di Bonaria Biancu, che viene anche commentata nel post sopracitato. Da leggere! Ci ha trasmesso una vera valanga di conoscenze ed energia!

Carlo Penco ha visualizzato e discusso alcune risorse da lui utilizzate spesso, tipo Del.icio.us, e altre condivise con i suoi studenti. Alcune sono riservate agli studenti/docenti, e quindi accontentiamoci di quello che abbiamo visto al seminario. Ad esempio Aulaweb dell’Università di Genova è un ambiente dove attingere risorse per lo studio. Poi i Blog, quelli dei suoi corsi, che sono: Semiosette e Fattoria della comunicazione.
Il tutto interpolato da una certa quantità di link (gentilmente inviati) che trascrivo con i suoi commenti:

Carlo, Stefano e Carola guardano lo schermo

“piccole
pubblicità per biblioteche “umane”:

http://www.youtube.com/watch?v=APWVP459BK0
L’esempio della ragazza che chiede da mangiare è una pubblicità di automobili. L’ho stoppata prima, il messaggio pubblicitario è banale: donne come automobili; non basta la bellezza; ci vuole l’intelligenza. Ma chi ha fatto il video ha avuto una buona idea a prescindere dalla banalità di fondo del messaggio; infatti gioca sull’intreccio di presupposizioni non condivise; poi mostra come l’assenza di una cultura comune porta a effetti disastrosi”

L’intervento di Carlo è stato molto stimolante, e, facendo in modo di incuriosire e coinvolgere, e anche divertire, ha affrontato alcune questioni di fondo sulla filosofia del web2.0, e non solo del web.

Stefano Vitali Su questo intervento vorrei spendere due parole. Anzitutto, per il mio interesse per gli archivi. Il seminario è nato proprio dallo scambio di qualche mail tra Stefano e me, pochi mesi fa. Poi perchè ritengo che Stefano sia uno degli archivisti di riferimento, sui temi della innovazione, sia culturale che tecnologica. Inoltre perchè la situazione degli archivi è molto diversa da quella delle biblioteche. Ha delle specificità da capire, non per farsene schiacciare, ma per una azione efficace di difesa e rilancio. Le posizioni di Stefano mi sembrano esprimere un grande equilibrio, anche nel desiderio di lanciare segnali innovativi – ma cercando di non dimenticare la situazione reale in cui ci si muove, e da dove si viene. “I servizi agli utenti basati su web2.0 consentono agli utenti di condividere, di partecipare. La comunicazione non è più solo da uno a molti, ma diviene da molti a molti. Tra i molti si collocherebbero anche le istituzioni archivistiche -cosa che non è facilmente accettabile…” Che implicazioni per le comunità archivistiche, sia di operatori che di utenti, reali e virtuali? Dopo aver commentato gli esempi, che si possono vedere nella presentazione, Stefano Vitali sottolinea il ruolo di raccordo e di contributo alla costituzione di comunità fisiche (gli eredi dei veterani nel caso della Polar Bear, gli immigrati nel caso di Moving here, gli utenti di Footnote…) oltre che di comunità virtuali. Un obbiettivo, che è quello di costruire e stringere comunità intorno agli archivi, implica che si conosca più a fondo il pubblico degli utenti, e che si usino quindi strumenti differenziati. Questo modo nuovo di avere rapporti con il pubblico dovrebbe entrare nella cultura degli archivisti.

Qualche mia riflessione

Il seminario è stato bellissimo. Non lo dico tanto per dire. E’ stato veramente qualcosa di evenemenziale. Sapete quando confluiscono le energie delle persone – tipo i ghostbusters quando fanno convergere i fasci contro il demone-cane? e si crea un campo energetico che finisce per incuriosire, attirare, coinvolgere, e alla fine addirittura entusiasmare, non tutti ma molti/e…e poi le persone continuano a parlare, a fare capannelli, a darsi appuntamenti…

A un certo punto mi sono distratta, guardando il fascio di luce del proiettore che intercettava il pulviscolo atmosferico, e ho pensato: c’è polvere d’oro nell’aria oggi!

Insomma, bellissimo. Tutto merito delle qualità degli interventi, della capacità dei partecipanti di comunicare in modo diretto al pubblico non solo le loro conoscenze, in un ambito forse nuovo e certo non semplice da trattare, ma anche punti di vista personali, anche critici o riflessivi sul magmatico web2.0. E comunque, mettere in campo un’esperienza diretta, pratica e teorica; far vedere dettagliatamente il funzionamento delle reti sociali, dei servizi e tools offerti, esprimere anche riserve – ma utilizzando nella comunicazione la grande ricchezza del web (i siti, i blog, i video, i database…e così via). Tutti gli inteventi hanno parlato di tecnologie in uno scenario culturale, e non solo tecnologico. Le trasformazioni implicano i cambiamenti nei rapporti tra le persone, mediati dalle tecnologie. Sono da capire non solo gli interessi, i progetti di gruppi di utenti ( studi di questo genere non sono più rimandabili negli archivi ), ma anche e forse, per prima cosa, i rapporti e le strutture di potere e di trasmissione culturale nel sistema degli archivi.

E qui bisogna annotare che al seminario c’erano moltissime/i bibliotecarie/i – di molti tipi di biblioteche genovesi e non solo; (Laura Malfatto e Fernanda Canepa, della Biblioteca Berio, hanno fatto sia un intervento introduttivo che nel dibattito, da cui si capiva che erano molto coinvolte e interessate ai nuovi sviluppi della biblioteconomia web). Era presente poi un certo numero di studenti e pubblico generico. Pochissimi archivisti. Ne ho contati una decina in tutto, comprendendo anche noi che abbiamo organizzato l’incontro. Ma c’erano, per fortuna, Isabella Zanni Rosiello e Linda Giuva, oltre ovviamente Stefano Vitali. Cioè persone che negli archivi hanno una voce, una presenza importante. A parte Stefano, non so cosa ne hanno tratto e ne pensano Isabella e Linda. Lo sentiremo nei prossimi appuntamenti…Linda che pensa

Negli archivi italiani, sembrerebbe, le cose si muovono a partire dal vertice. Oppure non si muovono. C’è una cultura gerarchica, dovuta ovviamente alla storia specifica dei nostri archivi, legati alle vicende delle istituzioni statali, con tutte le virtù e le perversioni che questo comporta.

Si sono dette cose molto importanti nel dibattito.
Una mi ha colpito, e la voglio riportare qui.
Il discorso delle risorse, sia umane che finanziarie, o meglio della loro mancanza, non fa che sottolineare il peso delle scelte compiute dagli individui. Indirizzare risorse in un ambito piuttosto che in un altro, verso un ruolo sociale di archivi e biblioteche piuttosto che di conservazione pura dell’esistente – può diventare una scelta decisiva per l’esistenza nel futuro, magari anche per un’esistenza più evoluta.

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Riflessioni sparse. In occasione del seminario

Tra pochi giorni, venerdì 8 febbraio alle 9,30, nella Sala dei Chierici alla Biblioteca Berio di Genova, si terrà il seminario intitolato “Archivi e biblioteche ai tempi del web2.0“. Raccolgo gli auguri di Paco, incrocio le dita ( gesto di scongiuro in voga nelle tribù mediterranee) e butto giù due righe, per non trascurare troppo questo povero blog.

Il saggio di “Le Reti partecipative. La biblioteca come conversazione” di R. David Lankes e altri studiosi dell’Università americana di Syracuse, tradotto in italiano e pubblicato dall’AIB (Associazione italiana biblioteche), che ho letto con molto piacere in questi giorni, suscita alcune riflessioni.

Il saggio è stato tradotto nel novembre 2007 e pubblicato sul sito dell’AIB. Non c’è la data di redazione, nemmeno nel documento originale, che non contiene però riferimenti posteriori al 2005. Con la rapidità delle trasformazioni del web2.0, anche due anni sono molti. Immagino che il documento sia stato già ampiamente discusso, almeno tra i bibliotecari di lingua inglese e anche italiani. Non credo nel mondo degli archivi. Provo comunque a dire qualcosa.

L’immagine del processo di conoscenza come conversazione è la parola chiave che sta alla base della riflessione degli autori. E non è una metafora, sostiene Lankes (in una intervista a Ridi), ma un processo concreto, che può svolgersi in un istante o nei secoli, che produce artifacts (libri, documenti, immagini…) capaci di registrare e rilanciare ad altri interlocutori la conversazione-conoscenza. Questa teoria proviene da Gordon Pask, filosofo della scuola di Palo Alto, ed è oggetto di un suo libro del 1976. La biblioteca, di conseguenza, diventerà tanto più facilitatore di conversazione quanto più migliorerà e creerà ambienti di conversazioni libere e aperte…seguendo la sua vocazione genetica. Il saggio spiega molto meglio ed esemplifica nei dettagli come le tecnologie web2.0 possono entrare in questo processo e supportarlo. Come la biblioteca viene a fare parte di un networking partecipativo, che crea e supporta allo stesso tempo ulteriori conversazioni…

Mi piace l’impostazione in cui si cerca di collegare le statistiche, le valutazioni (i numeri) che sono alla base dei risultati di una biblioteca alla partecipazione agli obbiettivi e ai bisogni del suo pubblico (alle sue conversazioni); un approcio che cerca di valutare l’utilità di una tecnologia a fronte di una data mission, che risponde alle esigenze di una comunità che deve essere servita. Almeno, così dovrebbe.

Questo concetto di processo di conoscenza come conversazione è abbastanza generico da poter essere applicato anche agli archivi. Anzi, è spontanea, anche se forse un poco naif, l’immagine del lavoro d’archivio come “dialogo” con le testimonianze, le memorie di gente ormai scomparsa…che ci parla attraverso le sue scritture, le sue immagini…E’ così che ci si sente quando si toccano certe carte, ci si sforza di capire le calligrafie idiosincratiche di persone scomparse da secoli. Dialogo, conversazione…con molti interlocutori, alcuni dei quali poco visibili, in secondo piano sulla scena. Infatti, chi e perchè ha conservato quelle carte, chi ha predisposto gli strumenti di consultazione che ce le rendono accessibili, e in che modo accessibili…e tutte le domande che possiamo rivolgerci sul significato del documento nel suo contesto di produzione, di conservazione e tradizione e ora, di consultazione. C’è una folla di personaggi non del tutto secondari che entrano nelle conversazioni, che hanno da dire la loro. In realtà questo vale anche per i libri, ma nel caso degli archivi è genetico, è imprescindibile.

Ebbene, perchè non coinvolgerli? Perchè non dare loro la parola, trovandogli un posto nelle “reti partecipative” in cui risalti il loro contributo alla conversazione conoscitiva? In questo forse le tecnologie, specie queste che facilitano la pubblicazione di documenti di qualunque tipo (visivi, sonori, testuali, in movimento ecc.) giocano a favore. Già in ambiente web1.0, diciamo, l’ipertesto internet consente una descrizione a vari livelli, congeniale agli archivi; e la struttura dei link consente il richiamo dei contributi più diversi. Ma le tech 2.0 aggiungono altre possibilità. Si può conversare con coloro che hanno consultato i documenti prima di noi, (sempre che siano disposti a condividere le loro informazioni!) e capire in quale contesto di ricerca lo hanno fatto. E questo può indicare idee nuove, suggerire nuove piste. Si possono aggiungere annotazioni e parole chiave ai documenti digitalizzati, e conservarli in una propria “cartella di ricerca virtuale”, che può essere condivisa o meno, e servire da punto di partenza per richieste di reference, per consulenze, per un dialogo attivo con gli archivisti e con altri utenti. Creare comunità di utenti, che condividano determinati interessi, che rappresentino una solida base di sostegno e difesa degli archivi, è quanto mai auspicabile, soprattutto in momenti di grande debolezza degli archivi nei confronti delle politiche restrittive (al limite del punitivo) dei vari governi e amministrazioni.

L’aggiunta di riferimenti georeferenziali (Google maps e altri servizi del tipo) a immagini di documenti di tipo cartografico, catastale e simili potrebbe suggerire usi inedititi, per la storia del paesaggio ma anche per utilità prettamente amministative o pratiche.

Certo, la premessa a qualunque conversazione di questo tipo è un notevole abbondanza di serie di documenti digitalizzati. Questo è un discorso importantissimo, che riguarda le politiche arhivistiche, i finanziamenti, le competenze e le scelte e altre cosucce del genere. Ma vorrei che leggeste il testo di Stefano Vitali ” Come si diventa digitali negli archivi“.

Può suggerire alcune considerazioni e molti cattivi pensieri. E…qui mi fermo, perchè l’ora è tarda. Ma chissà che la notte non porti con sé altre idee…

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Archivi e biblioteche: potere, utenti, tecnologie

copertina invito

invito contenuti

Sono molto felice di poter pubblicare  il programma definitivo di questa iniziativa, a cui sto dedicando da un po’ di tempo una discreta quantità di energie.

Archivi e biblioteche: potere, utenti, tecnologie

Giovedì 7 febbraio alle ore 17,30 nell’Archivio Storico del Comune di Genova, Palazzo Ducale, piazza Matteotti 10, Genova

Presentazione del libro

Il potere degli archivi: usi del passato e difesa dei diritti nella società contemporanea di Linda Giuva, Stefano Vitali, Isabella Zanni Rosiello,
Bruno Mondadori Editore, 2007

Introduce Antonio Gibelli, ordinario di Storia Contemporanea alla Facoltà di Lettere dell’Università di Genova

Partecipano le autrici e l’autore

Linda Giuva (docente di Archivistica generale all’Università degli Studi di Siena – Polo universitario aretino)

Stefano Vitali (Archivio di Stato di Firenze)

Isabella Zanni Rosiello (già direttrice dell’Archivio di Stato di Bologna).

Intervengono Luca Borzani (storico, già assessore alla Cultura del Comune di Genova) e Raffaella Ponte, (direttrice dell’Archivio storico del Comune di Genova)

Scrive Giovanni De Luna nell’introduzione: “L’immaginario sugli archivi e sugli archivisti si è nutrito di tutti i possibili stereotipi letterari e cinematografici, ma la realtà è molto diversa e questo libro restituisce agli archivi il loro valore culturale e civile e agli archivisti lo spessore di un insostituibile e faticoso ruolo professionale. (…) I problemi che pongono e le soluzioni che vi si trovano appartengono totalmente al contesto della nostra contemporaneità. E’ così per quanto riguarda il loro ruolo nella ricerca storica (Isabella Zanni Rosiello), la loro capacità di perimetrare e definire appartenenze (Stefano Vitali), il loro rapporto con le questioni decisive della democrazia e dei diritti (Linda Giuva). L’estenuata stanchezza della politica, il ridimensionamento della statualità, l’affiorare di una nuova generazione di “diritti umani” ha ridisegnato il tradizionale confine tra gli aspetti visibili e invisibili del potere, restituendoci una nuova concezione della democrazia. In quest’ottica gli archivi smettono i panni tradizionali degli arcana imperii per diventare un indispensabile strumento per la tutela etica e giuridica della nostra convivenza civile.”

Venerdì 8 febbraio alle ore 9,30 nella sala dei Chierici della Biblioteca Berio, via del Seminario 16, Genova

seminario di studio

“Archivi e biblioteche ai tempi del web2.0”

partecipano

Bonaria Biancu (Biblioteca centrale dell’Università degli Studi Milano-Bicocca)

Carola Frediani (giornalista web, Totem)

Carlo Penco (ordinario di Filosofia del Linguaggio, Facoltà di Lettere e Filosofia; Semiotica dei media, Scienze della Formazione dell’Università di Genova)

Stefano Vitali (già visiting professor al master in Archival Studies all’UBC. University of British Columbia, Canada)

Coordina Paola De Ferrari (archivista)

Intervengono, per la Biblioteca Berio, Laura Malfatto, dirigente responsabile della Sezione di Conservazione e Fernanda Canepa, responsabile dell’Ufficio informatizzazione del Catalogo unificato.

Utenti di internet in tutto il mondo utilizzano i software sviluppati negli ultimi anni e identificati come web 2.0, e usufruiscono spesso senza porsi domande di questi servizi web innovativi.
È avvenuto un salto qualitativo nelle internet technologies: c’è chi parla di rivoluzione, chi del pieno dispiegamento delle potenzialità insite nell’internet fin dalla sua origine.
Comunque sia, questo insieme di servizi, utilità, procedure di ricerca, di pubblicazione, di relazione con gli utenti e tra utenti (e molto altro ancora) chiamato web 2.0 può avere un impatto estremamente importante sul modo in cui vengono disegnati e gestiti i siti dei beni culturali e i loro servizi al pubblico. Il punto è il protagonismo dell’utente, il suo ruolo potenzialmente sempre più attivo e centrale nella ricerca, nella produzione e nella condivisione di risorse e contenuti.
La valutazione dei bisogni dell’utente diventa la parola chiave per la creazione dei nuovi strumenti internet.
Ma cosa implica l’assunzione reale e non retorica di questo punto di vista e l’utilizzo di tecnologie web 2.0 negli archivi e nelle biblioteche? Quale l’impatto sulle procedure consolidate, sulle pratiche professionali, e sulle teorie? possiamo valutare e ragionare su casi di studio e realizzazioni effettuate? Guardando al mondo dei media e dell’università, possiamo trovare analogie che ci aiutino a riflettere criticamente?

 

Le iniziative sono organizzate dall’Archivio storico del Comune di Genova e dalla Biblioteca Berio di Genova
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Per ciò che riguarda il libro, avrete capito dal post pubblicato a suo tempo e dalle citazioni in questo blog che ritengo fornisca importanti strumenti di conoscenza e riflessione non solo al mondo degli archivi, ma a tutti/e coloro che hanno a cuore le tematiche della memoria, della storia, dei diritti, della democrazia in questo paese e ovunque…vi pare poco? Sono contenta che le autrici e l’autore e Antonio Gibelli, Luca Borzani e Raffaella Ponte abbiano accettato di dedicare un po’ tempo e energie per presentarlo al pubblico.

Per ciò che riguarda il seminario, pur essendo io il prototipo dell’utente che non sa assolutamente quello che avviene nei circuiti e microchips del suo computer (se è per quello, nemmeno sotto il cofano della mia macchina), ciononostante sono stata presa, come molti, da entusiasmo per il web2.0 e per le sue realizzazioni, e dalle possibilità che offre (che promette?) nei beni culturali. Perciò, mi è parso che, oltre esplorare il web e condividere con amici e colleghi virtuali riflessioni e interrogativi, una buona iniziativa fosse quella di confrontarci in presenza, mettendo insieme esperienze diverse (media, università, biblioteche, archivi). Shakerare tutto…e tirare qualche provvisoria conclusione (o anche solo riuscire a formulare meglio gli interrogativi…)

Devo dire che Raffaella Ponte dell’Archivio storico del Comune e Laura Malfatto della Biblioteca Berio hanno dimostrato immediatamente un interesse veramente sincero. Grazie a loro, è bellissimo vedere l’entusiasmo che si diffonde, come l’incendio in una prateria (scusate, mi viene questa metafora, capisco che è un poco…devastante, in tempi di cambiamenti climatici fuori controllo) . Allora passatemi questa, di metafora: è come stare a guardare una pentola di acqua sul punto di bollire: si vedono bollicine in fila che si addensano sulle pareti e sul fondo, qualcuna comincia già a ingrandirsi, a venire su…ci si può immaginare che tra poco, tutta l’acqua comincerà a bollire furiosamente…potrebbe essere il nuovo web nei servizi agli utenti dei beni culturali e dei siti storici? Chissà.
Intanto, proviamo a vederci a Genova (che rimane comunque, anche per una gita, una bellissima città)

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Nuovo Blog della Rete Lilith

Nasce questo nuovo Blog che si chiama Lilithblog.

Dovrebbe servire a comunicare e scambiare informazioni, ma anche a discutere, aggiornare velocemente, dare notizie di eventi e tutto ciò che autrici e utenti o navigatrici vogliano scrivere e inserire.

Come primo post si può leggere la sintesi del Convegno Lib_rary di Torino del 3 di ottobre.

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Biblioteche e archivi delle donne a Torino

Torino o cara…capitale intellettuale, città vivace e bella, mi piace molto, e in questi anni l’ho frequentata spesso. Ora segnalo un prossimo incontro sempre su temi che mi coinvolgono e che si svolgerà “al solito posto”, cioè al già lodato Circolo dei lettori, in via Bogino, il giorno 3 ottobre 2007 alle ore 9. Il titolo dell’iniziativa è “Women’s Lib-rary”, e qui c’è la bella locandina. Come si vede, l’iniziativa è promossa dal Centro studi e documentazione Pensiero femminile di Torino.

Molti degli interventi sono affidati a donne che hanno fatto parte della Rete Lilith, la rete storica italiana dei Centri di documentazione, biblioteche e archivi delle donne, nata negli anni ottanta dal “movimento dei Centri”, che ha molto pensato e anche molto prodotto sul rapporto donne-linguaggio, sul sessismo nella lingua, sull’utilizzo di nuove tecnologie in tutti gli ambiti in cui le donne vogliono creare, comunicare, imparare. Io stessa ne faccio parte, dall’inizio degli anni ’90.

Dopo un momento di pausa, che dura da un paio di anni, ora nella Rete si sta cercando di iniziare una fase nuova, aggiornando anche le modalità organizzative. Si pensa non più a una rete di soli Centri, ma a cui possano partecipare anche singole donne. La piattaforma su cui girano le basi dati Lilith e Lilarca va aggiornata, approfondendo l’analisi delle possibilità e di ciò che può essere più congruo. Il Thesaurus di genere femminile Linguaggiodonna è stato il primo in Italia e tra i primi in Europa. Anche per lui gli anni sono passati, (più di venti!)… Ora si legge di creazione di nuovi Thesauri e di loro applicazione anche in ambito archivistico. Questo sarà proprio l’oggetto del mio intervento, con il confronto tra l’esperienza della Rete Lilith, che con il Gruppo Archivi ha riordinato, descritto informaticamente, e indicizzato con il Thesaurus Linguaggiodonna alcuni archivi femministi, e altre realtà, specialmente Archivi del Novecento, la grande rete di archivi che da alcuni anni ha avviato la riflessione e la sperimentazione su questo tema. Che il signore degli archivi me la mandi buona…non è un tema precisamente capace di suscitare urli di entusiasmo tra il pubblico…ma d’altra parte, mi sembra un buon punto di convergenza, anche se problematico, tra biblioteche e archivi. Staremo a vedere…alla prossima puntata.

 

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