Genova: La Storia (raccontata da uomini) in Piazza…

A Genova, palazzo Ducale, è iniziata oggi la sesta edizione de La storia in Piazza, tre giorni intensi di incontri che quest’anno hanno come tema “Il capitalismo”. L’ho sempre seguita, è una delle manifestazioni che negli anni passati mi è sempre piaciuta, che ha attirato moltissimo pubblico e che ha sollecitato sulla storia domande e approfondimenti di grande valore. Ma quest’anno…

Pubblico qui il comunicato della Società Italiana delle Storiche, non solo lo condivido, ma, senza saperne nulla, oggi sfogliando il programma, durante la conferenza iniziale di Donald Sassoon, stavo facendo le stesse identiche considerazioni! Sfilate di maschi…tutte le conferenze sono fatte da uomini…non esistono in Europa storiche che abbiano studiato il capitalismo? ma figuriamoci!

L’assenza e l’invisibilità femminile nelle posizioni apicali in ambito universitario e accademico -proprio questo argomento è stato dibattuto poco tempo fa in una giornata di studi del CIRSDE, Università di Torino, ecco un video della parte presieduta da Luisa Passerini:

Convegno “Donne di Scienza per l’Europa” – Torino, 13 febbraio 2015

 in cui con abbondanza di contributi statistici e inchieste sociologiche veniva illustrata, e interrogata, la presenza vistosamente minoritaria delle donne nelle posizioni apicali , rispetto alla presenza nelle fasce basse e medie  e alla qualità dei loro contributi e percorsi scientifici. La Storia in piazza di quest’anno – sembra una illustrazione puntuale del problema. Il bello è che Luca Borzani, nella sua introduzione, riferendosi al capitalismo, ha rilevato come oggi sembri un fenomeno retto da leggi “naturali”, anzichè storiche, in assenza di opposizioni in gran parte del mondo. Giusto. Ma l’assenza delle donne nel panel della Storia in Piazza, come relatrici, e la loro folta presenza in ruoli di comunicatrici, didatte, staff tecnico ecc. non è forse altrettanto “naturale” e quindi “invisibile”? Apriamo gli occhi!

Comunicato SIS_Storia in Piazza 2015 (2)

NO WOMAN’S LAND
La Società Italiana delle Storiche (SIS) intende, con il presente comunicato, rivolgere uno
sguardo critico sull’edizione 2015 della manifestazione di divulgazione storica “La Storia in
Piazza”, che si svolge a Genova ormai da cinque anni e che quest’anno è dedicata a “Le età del
Capitalismo”.
Se il tema scelto, date le pressanti questioni sollevate dall’odierna crisi economica, risulta
certamente attuale e stimolante, scorrendo il programma emerge come tra i relatori delle ben quattro
giornate non sia coinvolta alcuna storica. Un’assenza resa ancora più vistosa dallo scorrere, lungo
tutto il programma, di una nutrita galleria di ritratti fotografici degli storici invitati alla
manifestazione: la Storia siamo noi; noi uomini, s’intende. Certo, non mancano le presenze
femminili, tutte però con funzioni di coordinamento e supporto (come la preziosa presenza di tante
studentesse dell’università di Genova). Il problema di una crescente indifferenza per le questioni
sottese a esclusioni come questa devono far riflettere.
Se le storiche di professione sembrano quindi non esistere, ciò che più colpisce è l’assenza di
interventi che facciano riferimento alle intersezioni tra il discorso di classe e le dinamiche di genere,
al complesso rapporto tra donne e lavoro, alle riflessioni critiche che decenni di studi femministi in
ambito storico, economico e sociologico hanno prodotto appunto sul capitalismo.
La SIS rigetta ogni approccio che promuova una storia delle donne separata (limitata ad alcuni
specifici temi ed in fondo marginale) e che riproponga, con una scelta ormai metodologicamente
inconcepibile, il neutro maschile per le narrazioni ‘generali’.
Con la totale assenza delle storiche, l’edizione 2015 del festival genovese segnala che, anche
nella divulgazione della ricerca storica, determinati ambiti come quelli del lavoro, del mercato,
dell’economia, restano saldamente appannaggio maschile. La realtà, come testimoniato dalla varietà
e dalla qualità del lavoro di tante ricercatrici e tanti ricercatori attenti all’uso della categoria
epistemologica del genere nel contesto della disciplina storica, è ben diversa, ma l’immagine che
una manifestazione come “La Storia in Piazza” sceglie di restituire al grande pubblico si dimostra
desolante. Si propone infatti una discussione storiografica dimezzata e carente, che fornisce un
quadro distorto e lacunoso dello stato dell’indagine storica legata a queste tematiche nel nostro
paese, con il rischio di collocare la storiografia italiana ai margini del dibattito accademico
internazionale.
Roma, 16 aprile 2015

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