L’incontro di Bologna organizzato dalla Associazione Orlando (Narrare e rappresentare una storia, femminismo e femministe in Italia negli anni Settanta…)

Molto, molto interessante. La mia non può essere una cronaca, e mi sono pentita di aver preso appunti così disordinati e sommari (cercavo di seguire il più possibile…). Possiamo solo affidarci alla registrazione puntualmente effettuata dal Serverdonne e sperare che prestissimo sia resa disponibile. Voglio solo ringraziare, di cuore, a chi ha pensato e organizzato il seminario (Annamaria Tagliavini, Elda Guerra) a chi è intervenuta… grazie, credo di non essere la sola a sentire l’esigenza di una puntualizzazione su ” a che punto è la storia delle donne”, di un confronto tra sguardi diversi (anche in contraddizione), ma di livello molto alto, il massimo forse oggi in Italia. Tuttavia, per Anna, amica e giovane storica ora a Londra, impaziente di “nutrirsi” con ciò che si è discusso ieri, tento di buttare giù qualche appunto, scusandomi per la sommarietà.

Anna Rossi Doria (indomita guerriera, nonostante la fatica,con il suo bastone e la bianca criniera, credo fosse palpabile l’alone di affetto e riconoscenza che la circondava ). Alcune frasi estratte da un intervento densissimo, pieno di citazioni e rimandi ad altri testi, ad altre narrazioni storiografiche.

“Vuoto storiografico e cambiamento di rapporti tra memoria e storia (riferimento: Simonetta Soldani, “Incerto profilo ecc.” in “A che punto è la storia delle donne in Italia”, Viella 2003).

Oggi: grande mole di memorie, ma scarse storie locali; c’è stata troppa concentrazione sulle “origini” , mentre il femminismo coinvolgeva intanto milioni di donne … (Testi di riferimento: Memoria – la rivista, sui Settanta; Genesis III 2004, Anna Bravo e Giovanna Fiume).

Ma come pensiamo al femminismo? Non nostalgia (che vuole rivivere il passato come riproducendolo) ma malinconia, per la perdita del momento utopico – utopia concreta (Luisa Passerini, Storie di donne e femministe), per la difficoltà a raccogliere la fine di quella esperienza (Joan Wallach Scott. The Fantasy of Feminist History. Duke University Press, 2011). Anche ad esempio Lo schermo del potere, l’introduzione di Emma Baeri al libro Una questione di libertà di Anita Ribeiro, e Femminismi a Torino di Piera Zumaglino …

Negli ’80 la teorizzazione della “genealogia” (Libreria delle donne di Milano) ha ostacolato una storia femminista, la pluralità dei femminismi e la comparazione di realtà locali (Nè partito nè marito… citato da A.R.D., che emozione….e che onore!) e Federica Paoli in Differenze nella collana Letture d’Archivio, nonchè il libro Il gesto femminista
Sulla storia ha prevalso la memoria, cosa che, oltre i meriti, apre anche problemi: c’è un’idea nostalgica del passato – un altro luogo, più che un altro tempo – c’è perdita della continuità e del nesso fra passato e presente, in ultima analisi c’è indebolimento del futuro e il rischio di fare una storia identitaria, di avere dei frammenti di passato distinti, specialmente come storie delle vittime (citato: L’età dell’oblio, di Tony Judt)

Se all’inizio la storia delle donne si poneva come storia particolare, ora il problema è opposto, c’è l’esigenza di una nuova universalità.
Bisogna ripensare la soggettività (su cui hanno lavorato tanto Di Cori e Passerini, soggettività versus identità) oggi però, nel clima mutato, non deve diventare arbitrarietà. La storia non è l’autobiografia (e qui non è questione di sguardo delle donne/sguardo generale, e nemmeno di “dibattito sul postmoderno”…).In difesa della storia, di Evans (Sellerio ed.)  Non dobbiamo tornare indietro, ma ripensare il rapporto tra particolare e universale (ad esempio nel dibattito sul multiculturalismo) cercare le potenzialità dell’universale nel particolare (rif: Alain Touraine, Pier Cesare Bori, e Natalie Zemon Davis, Che cosa c’è di universale nella storia.

Continua, se ci riesco, alla prossima puntata

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