“Donne in movimento”: grande successo!

Presentazione al Sivori del film sul femminismo a Genova

Moltissima gente: il cinema Sivori era al completo, compresa la galleria. Abbiamo calcolato circa 250 persone.

Molti non hanno potuto entrare, bloccati per motivi di sicurezza dal personale del Cinema. Mugugni e sguardi tristi: si sono fermati più di un’ora al freddo per sapere, dai “fortunati” che erano entrati, come era andata!

Applausi, commozione, elogi, entusiasmo. Valeva la pena di lavorare duramente un anno….

Abbiamo dato più di un centinaio di dvd, preso contatti, fatto nuovi soci e socie all’Archimovi…

Ci saranno almeno due nuove proiezioni: l’11 febbraio alle 18 al Circolo Belleville, il 29 al Circolo Zenzero. Forse anche una intermedia, vedremo.

E’ stato bellissimo condividere con persone amiche, molte che hanno fatto con noi una lunga strada di movimenti e di lotte, il frutto di una riflessione – creativa – su quegli anni. Attraverso un racconto che ha intrecciato l’archivio e le testimonianze di oggi, lo sguardo di un regista militante, Gianfranco Pangrazio, la fresca passione intellettuale di una giovane storica, Anna Frisone, la memoria e le riflessioni mie e di Francesca Dagnino, e delle tante testimoni e protagoniste del femminismo a Genova. E naturalmente, creare un racconto con le immagini e i suoni, i volti, le espressioni, le emozioni. La magia del cinema!

Lo scritto di Cristina Bracchi , in occasione della presentazione di un ciclo di iniziative dell’Archivio delle donne in Piemonte, mi sembra il miglior testo che io abbia letto sul rapporto tra archivio, narrazione, femminismo. Lo riporto qui, a commento, e come promemoria. Per chi non lo conoscesse e per me, per ricordarlo e farne tesoro.

Narrazioni
La messa in relazione dei documenti e delle esperienze, dentro e fuori l’archivio, è
progetto narrativo.
L’archivio – come luogo e come documento – vive se raccontato, cioè se è soggetto di una dimensione narrativa, nelle sue doti di recupero, conservazione, valorizzazione, trasmissione.
La pratica artistica e l’esperienza, la pratica politica di cui il documento d’archivio è
fonte e memoria, sollecitano la creatività della pratica critica. C’è infatti una tensione narrativa nella descrizione storico-letteraria di esperienze, vite, immagini, che insieme all’aspirazione biografica e memorialistica va nella direzione della produzione di memoria culturale.
Come ri-proponiamo/narriamo ciò che è presente in archivio, ciò che afferisce
all’archivio, non è indifferente, infatti il concetto fondante le narrazioni d’archivio è l’idea di processo.
Hannah Arendt spiega che l’azione, il discorso e il pensiero, per diventare cose del
mondo, cioè per essere e avere realtà ed esistenza duratura, devono essere
riconosciuti e ricordati da altri e altre – condizione di pluralità – ed essere resi tangibili.
La «mondità» delle cose dipende dalla loro minore o maggiore permanenza nel mondo stesso. Nella concezione secondo cui con il discorso e con l’azione ci inseriamo nel mondo umano e riveliamo chi siamo in uno spazio di relazione, prendendo un’iniziativa e mettendo in movimento qualcosa in un continuum illimitato e imprevedibile, l’azione stessa si rivela pienamente nel suo significato e nella sua veridicità solo allo sguardo retrospettivo di chi fa la storia, di chi narra.
Guardarci e raccontarci significa l’importanza di raccontare/si e di sentirsi
raccontare che è proprio del femminismo, in termini di autorizzazione e svelamento. È proprio della relazione significativa.
È dunque nella dimensione intersoggettiva che si possono attuare le grandi narrazioni
(dal soggettivo al collettivo) che assumono valenza politica, come i femminismi, le
generazioni, i conflitti di classe, il dissenso, il lavoro, la democrazia che vorremmo, gli scenari possibili di ecologia sociale e mentale.
L’Archivio delle Donne in Piemonte-ArDP fa e si propone proprio questo: rendere
possibili le grandi narrazioni privilegiando quella dei femminismi, secondo una
prospettiva intersoggettiva: un “noi” in relazione, in un archivio aperto a leggerne il
disegno a interagire con l’auto-narrazione del movimento e delle singole.
Il concetto di «mondità» di Arendt, come quello di «mondificazione» di Spivak
spiegano filosoficamente la necessità sociale della politica del ricordo che annulli la
politica dell’oblio. A questo tendono gli incontri del ciclo Narrazioni.
Cristina Bracchi
novembre 2010

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1 Commento

Archiviato in archivi, femminismo, media

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