Alluvione a Genova

Ci sono così tante immagini in giro per la rete, che non voglio aggiungere ne commentare nulla. Sono incredibili, davvero sconvolgenti. Posso mettere un link – a un video così folle che non si percepisce nemmeno la paura…E siamo anche tutti quanti un po’ sottosopra, per la pena per chi è morto – donne e bambini, purtroppo – e fino all’ultimo per una sorta di incredulità: anche io sapevo dell’allerta 2, ma come molti, avevo pensato di non rinunciare ai miei programmi. Volevo andare a Milano, alla presentazione di Archimista, il nuovo software per gli archivi open source e molto atteso. Solo all’ultimo ho soprasseduto, per un soprassalto di prudenza; e meno male.

Si dice in questi casi che i nodi vengono al pettine, anche se a rimetterci sono sempre i soliti poveracci: mamme che andavano a fare la spesa, a prendere i figli a scuola…

Polemica incandescente sulle scuole aperte nonostante l’allerta. Ma bisogna ricordare che tempo fa, non ricordo la data, per un’allerta uguale la sindaco le fece chiudere. Non successe per fortuna niente, ma si levarono alti mugugni di chi aveva dovuto chiamare la babysitter, chi aveva perso la giornata di lavoro ..ecc.

Forse il senno di poi consiglierà di dissociare la proclamazione dell’allerta dalla le decisioni dei singoli, siano amministratori che enti, aziende, negozi ecc. Allerta 2? Tutto chiuso per legge. E amen. E per una volta, smettiamola di cercare il capro espiatorio. Critiche si, ma giuste e sensate. La gente guarda i ruscelli e i torrentelli, e indica gli arbusti che sono cresciuti sulle sponde, manco fossero baobab. “C’è di tutto!”. C’è di tutto, ma anche quello che la gente ci butta! Ma un po’ di senso civico, un po’ di amore per il proprio territorio, un po’ anche solo di educazione … “loro” , enti, amministratori, spazzini,  hanno si il compito della tutela del suolo. Ma se i cittadini e le cittadine non cominciano a comportarsi diversamente, non c’è amministrazione al mondo che tenga. Gli arbusti crescono in una settimana, in quindici giorni: avete presente i topinanbur gialli, splendide piante, che riempiono in un baleno i letti asciutti dei torrenti a fine estate? E anche se la pulizia è stata fatta, eliminando il grosso, in poco tempo si riprendono. Non sono quelli il pericolo. Il rischio, lo dicono tutti per dimenticarlo un secondo dopo, è il cemento e il tombamento dei torrenti. Genova nei ’50 del boom: di li viene ancora, a tanti anni di distanza, il pericolo, lo sfregio perenne al territorio e al paesaggio. Valgono le immagini di Giorgio Bergami dei quartieri di collina della speculazione edilizia, grasse giunte democristiane, con i maggiori industriali del cemento dell’epoca, benedetti dalla Curia, dall’Associazione industriali…fino al crollo di via Digione, nel ’68, 19 morti. E che si è ripetuto ancora e ancora. Fino a ieri. E sta ancora piovendo…

 

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