Un blog trascurato

Questo. Ma è in buona, anzi cattiva, compagnia. Noto che molti dei blog che sono linkati nel blogroll vengono aggiornati sempre più radamente…

Non accamperò scuse, anche se in effetti è un periodo di intenso impegno archivistico. Come ho raccontato qui, e meglio detto nel sito omonimo, sta nascendo concretamente l’Archivio dei movimenti a Genova e in Liguria. Nel senso che, dopo un anno e mezzo di lavoro organizzativo, ora stiamo portando fisicamente i fondi di documenti nella loro nuova sede.

Quindi qui si tratta di scaricare, spolverare, ripulire, ancora spolverare, ancora ripulire…il tutto nelle giornate più calde dell’anno, ovvio. Ma che soddisfazione, veder nascere un nuovo, anche se piccolo, archivio! tirare fuori dalle scatole, alcune perfette, altre scalcagnate, ammassi di carta della più variopinta tipologia, corredata da tutta la gamma degli odori/profumi cartacei provenienti dai molteplici luoghi, ovviamente del tutto impropri, della conservazione! Cantine e soppalchi, ripostigli e box, ma anche polverosi stanzoni di centri sociali: questi documenti hanno attraversato la storia tumultuosa di almeno cinque decenni dei movimenti della sinistra (di ogni possibile e, agli occhi di oggi – stravagantissima, originalissima provenienza: quanta fantasia politica nell’inventare il proprio nome, che proprio potesse distinguere e differenziare dagli affini e distanti compagni/concorrenti!) Ma mi sto lasciando trasportare, e invece in questo post volevo solo giustificarmi nei confronti di quei o quelle tre che ogni tanto leggono il blog (vero: lo vedo dalle statistiche). E’ una casa dalla porta aperta, anche se non ci sono, la gente entra. Mi ricorda un anno lontano (il 1969), abitavo in Sardegna, e durante l’estate – tornati in continente – avevamo lasciato la porta di casa aperta, perchè gli amici e compagni che venivano a trovarci potessero avere ospitalità anche in nostra assenza. Me lo ha raccontato in questi giorni una amica-ritrovata, una compagna di quei tempi e di questa attuale impresa di memoria. Francesca in effetti ha passato qualche tempo in quella casa, in cui però avevano tagliato la luce- nessuno si era ovviamente proccupato di pagarla – e quindi l’ospitalità si svolgeva a lume di candela. Non mi ricordavo più questo minimo episodio, molto legato all’epoca. Me lo ricordano le carte che sto estraendo dai loro polverosi giacigli: anche se non posso leggerle, adesso, solo una scorsa veloce, ma, santo dio, molte sono ancora vive, sono ancora lì, strepitanti, tumultuanti… alcune ironiche, creative, stizzose, altre sono così pallose che credo che nessuno avrà mai più il coraggio di leggerle, altre funeree…ma sarà giusto chiuderle in un archivio? non so, mi sembra così strano…

Insoma, non riesco a fare altro che fantasticare. Perdono.

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