Un convegno per Franco Carlini

“Politica condivisa: altruismo e democrazia nella rete. Parole e idee dedicate a Franco Carlini” convegno organizzato da Totem per il 20 gennaio 2009 a Genova, a partire dalle ore 9.00, presso l’Aula Mazzini dell’Università degli Studi di Genova, Facoltà di Scienze Politiche (Via Balbi 5).

Questo è il programma

Ore 9.00: Saluti

Stefano Monti Bragadin
Corso di Laurea interfacoltà in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo,Università degli Studi di Genova

Milò Bertolotto
Assessora Organizzazione e Personale, Sistemi informativi, Carceri, Iniziative per la pace, Provincia di Genova

Giovanni Battista Pittaluga
Assessore Organizzazione, Risorse umane, finanziarie e strumentali, Informatica, Regione Liguria

Ore 9.30: Tavola rotonda – prima parte
Modera: Totem

“La città digitale”
Andrea Ranieri – Assessore Sviluppo dell’Innovazione e dei Saperi, Comune di Genova

“Scienza, saperi, cultura: Genova in rete. Altruismo, internet ed economia del dono”
Luca De Biase – Giornalista – Nova-Il Sole 24 Ore

“Quel che resta delle cyberutopie”
Carlo Formenti – Università di Lecce

“Da Mary Parker Follett a Obama”
Ferdinando Fasce – Università di Genova

“La conoscenza come bene comune”
Juan Carlos De Martin – Nexa Center for Internet & Society

Ore 11.45: Pausa caffé equosolidale

Ore 12.00: Tavola rotonda – seconda parte
Modera: Totem

“Il capitalismo e la knowledge economy”
Benedetto Vecchi – Giornalista – il manifesto

“Il giornalismo all’epoca della rete”
Anna Masera – Giornalista – La Stampa

“Terra Madre: la comunità del cibo come scambio di saperi”
Carlo Petrini, Silvio Barbero – Slow Food

13.30: Conclusioni
Stefano Rodotà
Università La Sapienza – Roma

14.00: Buffet

Scrivono gli organizzatori:

Franco Carlini, prematuramente scomparso alla fine di agosto 2007, è stato tra i primi in Italia a interessarsi a internet e alla rivoluzione digitale e alle sue conseguenze sulla cultura, la società e la politica.
Ha raccontato questi cambiamenti come giornalista, li ha analizzati come saggista, ha provato a indirizzarli come intellettuale militante, li ha esplorati come imprenditore.
Tra i motivi che spiegano il suo interesse per la rete c’ erano, non ultime, le opportunità che questa apre per la costruzione di relazioni sociali altruistiche e non esclusivamente utilitaristiche e commerciali.
Di certo, Franco era affascinato dalle tensioni prodotte nel confronto fra le pratiche altruistiche emergenti, potenziate dalle reti digitali, e il funzionamento delle istituzioni sociali presenti, a cominciare dal mercato. Di certo, si divertiva moltissimo a indagare i conflitti e le opportunità che questa tensione produceva.
Lo scopo di questo incontro è dunque quello di continuare a discutere di questi temi con quell’approccio libero e multidisciplinare che era di Franco.

IL convegno si prospetta come estremamente interessante.  Tutti gli interventi riguardano argomenti che  mi appassionano.  Un grazie anticipato alle amiche e amici di Totem.


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3 commenti

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3 risposte a “Un convegno per Franco Carlini

  1. Eugenia

    Ecco un contributo ai temi…, ciao

    Da Il Manifesto del 16 gennaio 2009
    articolo di Robert Castrucci
    ECONOMIA DEL DONO

    Mondi plasmati dall’arma flessibile della conoscenza
    In un serrato confronto con le analisi sul lavoro cognitivo, Enrico Grazzini, analista dell’economia delle comunicazioni e dell’innovazione, abbozza una tesi non priva di spunti originali nel suo libro L’economia della conoscenza oltre il capitalismo (Codice edizioni, pp. 276, euro 15). Secondo l’autore, l’immateriale, frontiera verso cui spinge l’ossessiva innovazione del capitalismo avanzato, costituisce un punto di non ritorno per il capitale, che cederà il passo a un nuovo modo di produzione di cui gia oggi è possibile intravvedere i prodromi. E una nuova classe emergente, i lavoratori della conoscenza, è destinata a prendere il posto della borghesia alla guida del nuovo sistema, perché in grado di battere il capitale sul suo stesso terreno: quello della produzione di conoscenze.
    La dialettica tra lo sviluppo delle forze produttive e i rapporti di produzione starebbe infatti alla base dell’incapacità delle imprese capitaliste di sfruttare appieno tutti i vantaggi potenziali dell’economia della conoscenza. Prendendo spunto dal Marx della Miseria della filosofia, Grazzini ritiene che la diffusione di Internet e delle conoscenze sia poco compatibile con le gerarchie autoritarie tipiche del capitalismo e possano annunciare l’avvento di una «società cooperativa».
    La conoscenza, è noto, è un bene non rivale e non escludibile. Possedere un’unità di conoscenza, ad esempio un’idea, non impedisce di condividerla con altri senza privarsene. Inoltre, la conoscenza non è recintabile come un appezzamento di terra. Le idee, come le formule chimiche, le tecniche di lavorazione, un software, una canzone o una moda sono beni intrinsecamente pubblici, dalle caratteristiche tendenzialmente incompatibili con il meccanismo di appropriazione privata del profitto alla base dei rapporti capitalistici di produzione.
    Il modo di produzione capitalista è così destinato ad essere superato a causa dei suoi propri vettori di sviluppo più dinamici. Agente di tale cambiamento non sarà però il proletariato tradizionalmente inteso ma una particolare classe di lavoratori: i knowledge workers che abitano la società dell’informazione e popolano l’industria dell’immateriale ma non sono assimilabili alle classi che tradizionalmente costituiscono i due poli della società del capitale. I lavoratori della conoscenza si distinguono dalla classe operaia perché sono, sì lavoraotri che cedono forza lavoro sul mercato in cambio di salario, ma sono anche detentori del mezzo di produzione più importante in questa epoca: la conoscenza.
    Ora, proprio in virtù delle sue proprietà prima descritte, la conoscenza si presta ad essere valorizzata e diffusa al meglio all’interno delle reti sociali cui i knowledge workers danno vita mediante la loro cooperazione diffusa. Internet rappresenta l’infrastruttura materiale e tecnologica su cui si innestano e si sviluppano processi produttivi caratterizzati dalla condivisione delle informazioni e dalla circolazione dei saperi.
    Laddove le imprese devono creare una scarsità per remunerare il capitale investito in produzione di conoscenze (brevetti, copyright) e risultano ingessate dalle proprie strutture gerarchiche, l’abbondanza del bene immateriale trova un terreno più fertile nelle dinamiche comunità di software open source, nelle flessibili peer review Wikipedia o nella fitta rete di siti personali, come i blog.
    L’impostazione rigorosa delle analisi di Grazzini non gli evita però di iscriversi nettamente nel partito dei tecno-ottimisti, che intravvedono negli sviluppi in atto i germi di un’economia della felicità, fondata sull’abbondanza e sulla libertà del lavoro cognitivo. Nonostante egli la definisca una «rivoluzione lunga», nella sua analisi Grazzini tende a sottovalutare l’ambivalenza della «società in rete», che vede il controllo aumentare contestualmente alle aumentate capacità espressive, che vede l’affermarsi di soggetti monopolisti in ogni ambito di attività del mondo digitale.
    Le decantate applicazioni del web 2.0, poi, somigliano più a dei suq mediorientali che a delle agorà greche. I modelli di business sono fondati sullo sfruttamento del lavoro gratuito del consumatore e motore dell’economia in rete restano gli investimenti pubblicitari.
    Può darsi che gli attuali tentativi di normalizzazione di Internet – compresa la recente apertura di Google a posizioni contrarie alla neutralità della rete – rappresentino solo una fase del conflitto tra capitale e knowledge workers. E che in futuro le contraddizioni reali descritte da Grazzini si acuiscano spostando l’equilibrio a favore di questi ultimi.
    Ma questi sono, appunto, tempi lunghi. All’osservatore che voglia soffermarsi a scrutare l’orizzonte per capire cosa ci riserva il futuro immediato, non possono sfuggire l’aumento del controllo, la polverizzazione della privacy, l’anestetizzazione delle istanze libertarie che pure avevano caratterizzato il web nelle sue prime fasi di sviluppo.

  2. deffe

    Grazie, interessante…davvero non riesci a venire a Genova il 20?

  3. Pingback: Franco Carlini: discussione su web e democrazia « Fattoriadellacomunicazione’s Weblog

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