Archivi dei movimenti: micro-cronaca dell’incontro

Genova, 5 marzo 1968, manifestazione in via XX Settembre (archivio del SecoloXIX)

Lunedì 26 maggio a Roma faceva molto caldo: finalmente l’estate, ma come al solito tutta all’improvviso. Io naturalmente mi ritrovo con vestiti inadeguati, calze, giacca, borsa piena di libri e depliant raccolti al convegno organizzato da OTEBAC su archivi, biblioteche e web (quindi pesantissima!)

Insomma, alla Fondazione Basso che aveva organizzato alle 17 l’incontro di presentazione della banca dati sugli archivi dei movimenti, ideata da Leonardo Musci e Marco Grispigni, sono arrivata in ritardo e semidistrutta, e me ne dispiace, perchè ho sentito solo una parte degli interventi, che erano molto interessanti. Comunque, per quel che può servire, scrivo due righe di quello che ho potuto seguire. Non gli interventi iniziali, di illustrazione della banca dati on line; ma si può esplorarla facilmente, seguendo le indicazioni degli strumenti di consultazione. Inoltre la “Guida alle fonti per la storia dei movimenti”, il volume uscito nel 2003 dal Mibac degli autori citati, sulla scorta del quale è stata costruita la banca dati, è scaricabile in .pdf dal sito della Direzione generale per gli archivi.

Quando sono arrivata, Giovanni Contini stava illustrando i limiti della storia del ’68, costruita nei decenni passati, fino ad anni recenti, quasi solo attraverso interviste a testimoni e protagonisti. Ma le interviste spesso non sono andate in profondità, non hanno consentito di rendere il testimone “filologo di se stesso”. Come esempi positivi vengono citati i lavori di Manlio Calegari (sulla Resistenza: gli ultimi sono “Comunisti e partigiani. Genova 1942-1945, uscito nel 2001, e “La sega di Hitler”, Selene, 2004, su una formazione partigiana attiva nei dintorni di Genova): l’esperienza originaria rimane inattingibile, ma attraverso l’intervista in profondità, spesso ripetuta, si “sciolgono i significati delle parole”, si riesce a far coincidere l’orizzonte ermeneutico dei due soggetti, testimone e storico. Si deve far tesoro degli errori compiuti con il lavoro sulla Resistenza: tantissime interviste a partigiani, ma poche approfondite, riprese a distanza di tempo…Sulla Resistenza ormai i testimoni sono quasi del tutto spariti; ma sui movimenti il lavoro si può fare, partendo anche da fatti “laterali” per far emergere il significato delle parole. Bisogna “raccontare”!

Marco Scavino ricorda i due libri principali usciti nel 1988: quello di Peppino Ortoleva, “Saggio sui movimenti del 1968 in Europa e in America con un’antologia di materiali e documenti”, un piccolo classico, e lo straordinario “Autoritratto di gruppo” di Luisa Passerini. Ma all’epoca c’era uno squilibrio tra la memoria soggettiva dei protagonisti, e il lavoro storiografico effettivamente compiuto. Mancavano ancora gli strumenti del mestiere, che cominciarono a essere raccolti negli anni successivi, per prima dalla Fondazione Feltrinelli. Nel 1998 esce il libro di Robert Lumley, Giunti, col titolo italiano “Dal ’68 agli anni di piombo. Studenti e operai nella crisi italiana”, titolo un po’ fuorviante…

Negli anni seguenti vengono raccolti i materiali documentari, ormai conservati in più di cento istituti, anche pubblici, come testimonia la Guida. Nel 2004 esce per Bompiani “Biografia del Sessantotto: utopie, conquiste, sbandamenti” , di Giuseppe Carlo Marino. Ormai i documenti sono disponibili, lo storico può confrontarsi con i problemi che pongono.
Che sono in sintesi: la vastità delle fonti, la ripetitività, il problema dell’autorialità. Quest’ultimo legato non solo alle caratteristiche intrinseche della documentazione (spesso anonima) ma anche alle modalità della raccolta, conservazione, versamento. Inoltre si nota un forte squilibrio territoriale, a favore delle regioni del Nord, dovuto alla disparità della produzione, forse, ma soprattutto della conservazione.

La documentazione dei movimenti è molto ricca nel decennio metà ’60-metà ’70; in seguito molto più dispersa e frammentaria; ci sono anche vistose lacune, soprattutto nell’area dei periodici, tenedo conto che c’è stato un periodo in cui uscivano tre quotidiani nazionali di estrema sinistra…

Come osservazione finale Scavino annota che comunque avere a disposizione migliaia di documenti non è sufficiente per fare una buona storiografia, ci sono ancora incertezze e fluttuazioni anche su concetti di fondo, come la periodizzazione. Bisogna auspicare un lavoro sui contesti, sui significati delle parole, come nel recente “Il mondo di Marcello operaio per scelta nella Torino del ’68“, in cui si lavora sui contesti culturali, con risultati significativi.

Francesca Socrate riprende il discorso sulla storiografia del ’68, facendo notare che Crainz (Guido Crainz,” Il paese mancato”, Donzelli, 2003, al link recensito da Sergio Luzzatto sul Corsera) e anche Marino hanno lavorato sulle fonti del Ministero degli Interni, sostanzialmente fonti di polizia, a differenza dei libri autobiografici del 1978 (Viale, Boato ecc. Sono anche essi interpretazioni storiche sul ’68, ma senza strumentazione storiografica, senza note) e delle interpretazioni politiche, sociologiche uscite intorno all”88.

genova, 1968, occupazione Università BalbiPoi cominciano a essere consultate le fonti, arriva la storia orale di Luisa Passerini e Ronald Fraser, si usano la stampa coeva, i volantini, ma in modo ancora “artigianale”. Ortoleva sceglie documenti “belli”, si pubblica soprattutto memorialistica: l'”Orda d’oro” di Balestrini e Moroni, Capanna, Scalzone

Altre tappe sono articoli e testi di De Luna, di Barbagallo… (qui link a una bibliografia sul ’68, per chi vuole approfondire); le tematiche si sono differenziate, tra storia locale e storia di singoli soggetti, con l’uso delle fonti orali. Nel 1998 esce il compendio di Marcello Flores e Alberto De Bernardi ” Il Sessantotto”, per il Mulino. Nel 2000 l’apertura degli archivi del Ministero dell’Interno. Poi il “Paese mancato” di Guido Crainz nel 2003, che rappresenta il un po’ il “canone”; sempre del 2003 è la Guida di Musci e Grispigni. Recentissimo il libro di Anna Bravo

Ma le fonti non dicono tutto: la quotidianità, la “felicità pubblica” testimoniata nelle memorie soggettive. Perciò è importante analizzare il lessico, sapendo che lì convergono culture diverse: i più adulti, che spesso sono coloro che parlano, scrivono e sono leader, ma anche la cultura dei più giovani, di cui è un esempio l’espressione “potere strudentesco”. Della scarsità di fonti sulla vita quotidiana del ’68 è un esempio la presenza, nell’Archivio diaristico di Pieve S. Stefano, di solo 5 diari del ’68, a fronte di centinaia degli anni ’70. Attraverso la storia orale, che rimane importantissima, si rendono possibili altre memorie del ’68, come, ad esempio, quella del ceto dei docenti e ricercatori universitari…

Francesca Socrate conclude auspicando la nascita di un portale sulla storia dei movimenti, dove far convergere l’accesso alle risorse di vario tipo che sono e saranno disponibili sul web.

Poi si passa al dibattito, ma io dopo poco devo andare via.

Comunque è stato un incontro molto interessante. Mi piacerebbe replicarlo qui a Genova. Vedremo…

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