Grembiuli neri (in memoria del ’68)

Il grembiule nero era uno strumento di oppressione sessista. Quando abbiamo capito questo, era il 1966, eravamo un piccolo gruppo di ragazze della 3a C del liceo Doria, ci siamo messe a pensare come avremmo potuto farlo fuori, senza farci steccare e rischiare di non essere ammesse all’esame di maturità. Faccenda di non facile soluzione, perche il preside Italo Malco e i diversi professori e professoresse non offrivano alcuna garanzia di solidarietà (tranne forse Gennaro, prof. di Filosofia…ma francamente non ne sono molto sicura). Un’opinione radicale era quella di scendere in cortile, farne un mucchio e darlo alle fiamme. Già il fatto di scendere in cortile era una ulteriore sfida: infatti i maschi potevano fare la ricreazione in cortile e abbuffarsi di focaccia – per quanto grondante un olio piuttosto sospetto, rimaneva un oggetto di concupiscenza fin dal primo anno di liceo (anzi, dalla IVa ginnasio, si chiamava così). Le femmine no, in classe, digiune, e infagottate dal grembiule nero, anche in maggio, anche quando fuori c’era una bella aria di primavera o negli ultimi giorni di scuola.
Che rabbia, che discriminazione odiosa, che sollecitazione alla rivolta! E infatti, rivolta fu.
Guidate dalla nostra grande leader Elvira B., scendemmo un giorno in cortile. Era appunto maggio, mi pare, con un bel sole e le foglioline verde tenero sui rami degli alberelli stenti (ma tutta questa vicenda ha un po’ i contorni confusi della fiaba che mi sono raccontata più di una volta. Quindi, può essere che le cose non siano andate proprio così!). Via gli odiati grembiuli, e sotto con la focaccia. Niente pira ardente, però, per quella non avemmo abbastanza coraggio…

La reazione dell’establishment scolastico fu ovviamente di stupefazione, di rimbrotto, e di oscure minacce. I maschi non me li ricordo affatto solidali: semmai curiosi e come al soliti sfottenti. Non avevano nessuna coscienza politica! Non sapevano che era iniziata una marcia rivoluzionaria che avrebbe messo sottosopra mezzo mondo, e che continua ancora adesso.
Veramente non lo sapevamo nemmeno noi, eroine di tanto audace gesto. Non mi ricordo se ci furono conseguenze repressive – se si, blande. D’altra parte, erano gli ultimi giorni di scuola dell’ultimo anno, e di lì a poco saremmo andate a far danni altrove…forse questo fu il saggio pensiero del corpo docente.
Credo che il grembiule per quell’anno scolastico non ce lo mettemmo più. Forse anche ragazze di altre classi seguirono l’esempio, anche negli anni successivi (il ’68 era alle porte). Mi dicono però che già negli anni ’70 il grembiule nero, purtroppo, era tornato in uso.

Se guardo le foto scolastiche di quegli anni, mi rendo conto di come il grembiule, non diversamente da vari tipi di indumenti obbligatori nati per nascondere, castigare, coprire, censurare il corpo femminile (una versione mitigata di chador) fosse stato adattato dalla nostra fantasia e vanità a un qualche uso trasgressivo. Dalla versione cortissima, che lasciava fuori un palmo di una già cortissima minigonna (Elvira), al collettino alla marinara a righe bianche e blu (Stella), al grembiule nero lucido che seguiva la provocante silhouette di Milena…insomma, in realtà alcune avevano già trasformato il grembiule in uno strumento di seduzione, o almeno, lo avevano ampiamente personalizzato. Parlo per le altre, perchè io…non mi posso certo vantare di simile astuzia femminile. Infatti, delle ragazze in grembiule qui riprodotte, indovinate chi era che doveva coprire una colossale smagliatura nella calza, immortalata purtroppo dal fotografo scolastico? Avete indovinato.

La stessa che, forse in modo premonitore, fu bocciata in terza media in Economia Domestica…anche qui, gigantesca ingiustizia. Le femmine al sabato uscivano all’una, i maschi alle undici. Non mi scorderò mai quelle due ore mortali di noia disumana – con i nostri compagni che ci sbeffeggiavano dalla ringhiera di Mura di Santa Chiara – sono offese che non si cancellano.

Ma poi, ci siamo prese la nostra rivincita.
P.S. Questo post è uscito anche su Supermemorabilia, rubrica del Secolo XIX online

grembiuli neri

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5 commenti

Archiviato in memoria, ribellarsi è giusto

5 risposte a “Grembiuli neri (in memoria del ’68)

  1. Ciao Paola,
    ti segnalo questo nostro speciale di oggi di VisionPost sull’8 marzo in rete
    ciao!
    Carola
    http://www.visionpost.it/

  2. Francesca

    Perchè non pubblichi la foto per intero? Magari qualcuna ci si riconosce

  3. Si certamente, tutte sono riconoscibilissime! ma ho qualche dubbio sul considerare “pubblica” una foto scolastica. Mi parrebbe di si, anche se non come quelle delle manifestazioni (dove la gente va apposta per farsi vedere – pertanto è ovvio che non c’è bisogno di particolari permessi per pubblicarle). Mi informerò meglio.

  4. Consuelo

    Elvira B…….. chissà, forse la sorella di Marina, mia compagna di classe al ginnasio, nel ’66. Le caratteristiche familiari ci sono, l’uso non inquadrato del grembiule pure, il piglio più adulto e sicuro anche. Ricordo di essere stata chiamata in Presidenza, al liceo, uno o due anni dopo la tua “Terza C” dall’allora Preside Italo Malco, perché avevo osato indossare un paio di Levi’s – di velluto a costine – (comperati in Francia perché ancora in Italia non c’erano) sotto il grembiule. La mia era una provocazione e la sua fu una severa ammonizione. Ma altri calzoni sotto i grembiuli seguirono!

  5. deffe

    Proprio così, Elvira è proprio lei! Se la vuoi vedere sempre molto tosta, guarda il trailer del video sul femminismo a Genova negli anni Settanta, prodotto dall’Archivio dei movimenti: qui c’è il link:

    Quanto ai calzoni, grembiuli e altri indumenti, la costante è che da sempre, e ancora oggi, quello che le donne indossano o non indossano è mezzo di controllo e oppressione, ma anche trasgressione, emancipazione, simbolo di autonomia…anche per gli uomini, certo, ma molto di più per le donne, per il nostro essere in primo luogo corpo. E qui il discorso diventa lungo e complesso!

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