Riflessioni sparse. In occasione del seminario

Tra pochi giorni, venerdì 8 febbraio alle 9,30, nella Sala dei Chierici alla Biblioteca Berio di Genova, si terrà il seminario intitolato “Archivi e biblioteche ai tempi del web2.0“. Raccolgo gli auguri di Paco, incrocio le dita ( gesto di scongiuro in voga nelle tribù mediterranee) e butto giù due righe, per non trascurare troppo questo povero blog.

Il saggio di “Le Reti partecipative. La biblioteca come conversazione” di R. David Lankes e altri studiosi dell’Università americana di Syracuse, tradotto in italiano e pubblicato dall’AIB (Associazione italiana biblioteche), che ho letto con molto piacere in questi giorni, suscita alcune riflessioni.

Il saggio è stato tradotto nel novembre 2007 e pubblicato sul sito dell’AIB. Non c’è la data di redazione, nemmeno nel documento originale, che non contiene però riferimenti posteriori al 2005. Con la rapidità delle trasformazioni del web2.0, anche due anni sono molti. Immagino che il documento sia stato già ampiamente discusso, almeno tra i bibliotecari di lingua inglese e anche italiani. Non credo nel mondo degli archivi. Provo comunque a dire qualcosa.

L’immagine del processo di conoscenza come conversazione è la parola chiave che sta alla base della riflessione degli autori. E non è una metafora, sostiene Lankes (in una intervista a Ridi), ma un processo concreto, che può svolgersi in un istante o nei secoli, che produce artifacts (libri, documenti, immagini…) capaci di registrare e rilanciare ad altri interlocutori la conversazione-conoscenza. Questa teoria proviene da Gordon Pask, filosofo della scuola di Palo Alto, ed è oggetto di un suo libro del 1976. La biblioteca, di conseguenza, diventerà tanto più facilitatore di conversazione quanto più migliorerà e creerà ambienti di conversazioni libere e aperte…seguendo la sua vocazione genetica. Il saggio spiega molto meglio ed esemplifica nei dettagli come le tecnologie web2.0 possono entrare in questo processo e supportarlo. Come la biblioteca viene a fare parte di un networking partecipativo, che crea e supporta allo stesso tempo ulteriori conversazioni…

Mi piace l’impostazione in cui si cerca di collegare le statistiche, le valutazioni (i numeri) che sono alla base dei risultati di una biblioteca alla partecipazione agli obbiettivi e ai bisogni del suo pubblico (alle sue conversazioni); un approcio che cerca di valutare l’utilità di una tecnologia a fronte di una data mission, che risponde alle esigenze di una comunità che deve essere servita. Almeno, così dovrebbe.

Questo concetto di processo di conoscenza come conversazione è abbastanza generico da poter essere applicato anche agli archivi. Anzi, è spontanea, anche se forse un poco naif, l’immagine del lavoro d’archivio come “dialogo” con le testimonianze, le memorie di gente ormai scomparsa…che ci parla attraverso le sue scritture, le sue immagini…E’ così che ci si sente quando si toccano certe carte, ci si sforza di capire le calligrafie idiosincratiche di persone scomparse da secoli. Dialogo, conversazione…con molti interlocutori, alcuni dei quali poco visibili, in secondo piano sulla scena. Infatti, chi e perchè ha conservato quelle carte, chi ha predisposto gli strumenti di consultazione che ce le rendono accessibili, e in che modo accessibili…e tutte le domande che possiamo rivolgerci sul significato del documento nel suo contesto di produzione, di conservazione e tradizione e ora, di consultazione. C’è una folla di personaggi non del tutto secondari che entrano nelle conversazioni, che hanno da dire la loro. In realtà questo vale anche per i libri, ma nel caso degli archivi è genetico, è imprescindibile.

Ebbene, perchè non coinvolgerli? Perchè non dare loro la parola, trovandogli un posto nelle “reti partecipative” in cui risalti il loro contributo alla conversazione conoscitiva? In questo forse le tecnologie, specie queste che facilitano la pubblicazione di documenti di qualunque tipo (visivi, sonori, testuali, in movimento ecc.) giocano a favore. Già in ambiente web1.0, diciamo, l’ipertesto internet consente una descrizione a vari livelli, congeniale agli archivi; e la struttura dei link consente il richiamo dei contributi più diversi. Ma le tech 2.0 aggiungono altre possibilità. Si può conversare con coloro che hanno consultato i documenti prima di noi, (sempre che siano disposti a condividere le loro informazioni!) e capire in quale contesto di ricerca lo hanno fatto. E questo può indicare idee nuove, suggerire nuove piste. Si possono aggiungere annotazioni e parole chiave ai documenti digitalizzati, e conservarli in una propria “cartella di ricerca virtuale”, che può essere condivisa o meno, e servire da punto di partenza per richieste di reference, per consulenze, per un dialogo attivo con gli archivisti e con altri utenti. Creare comunità di utenti, che condividano determinati interessi, che rappresentino una solida base di sostegno e difesa degli archivi, è quanto mai auspicabile, soprattutto in momenti di grande debolezza degli archivi nei confronti delle politiche restrittive (al limite del punitivo) dei vari governi e amministrazioni.

L’aggiunta di riferimenti georeferenziali (Google maps e altri servizi del tipo) a immagini di documenti di tipo cartografico, catastale e simili potrebbe suggerire usi inedititi, per la storia del paesaggio ma anche per utilità prettamente amministative o pratiche.

Certo, la premessa a qualunque conversazione di questo tipo è un notevole abbondanza di serie di documenti digitalizzati. Questo è un discorso importantissimo, che riguarda le politiche arhivistiche, i finanziamenti, le competenze e le scelte e altre cosucce del genere. Ma vorrei che leggeste il testo di Stefano Vitali ” Come si diventa digitali negli archivi“.

Può suggerire alcune considerazioni e molti cattivi pensieri. E…qui mi fermo, perchè l’ora è tarda. Ma chissà che la notte non porti con sé altre idee…

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1 Commento

Archiviato in archivi, biblioteche, tecnologie

Una risposta a “Riflessioni sparse. In occasione del seminario

  1. carlo

    Non si potrebbe mettere on line su questo blog un link ai powerpoint dei tre interventi principali? (non il mio che era soprattutto on line). Magari se i tre li uplodassero su slideshare (http://www.slideshare.net/) si potrebbero linkare da lì.

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