Le parole del ‘900. Minicronaca di un incontro di Archiexpò

Naturalmente mi sono dimenticata la macchina fotografica. Male, perchè c’era un bel tavolo di signore archiviste e bibliotecarie e qualche gentiluomo anche lui top-level, a discutere del lavoro in corso nella Rete di Archivi del Novecento, cioè della creazione di un Thesaurus per la descrizione semantica degli archivi. Avevo letto il programma di Archiexpò (forse un pò in fretta…)  ma non potevo mancare a questo incontro, perchè il tema della indicizzazione in ambito archivistico è uno dei miei preferiti, e mi ci sono dedicata da anni, specie con la creazione dell’Opac Lilarca (anche se adesso ha bisogno di un bel lifting!). Nella saletta del Palazzo delle Stelline si sono pigiate un mucchio di persone, qualcuno in piedi a fare da tapezzeria. Caldo, niente microfono, ma abbiamo resistito (io lo odio, il Palazzo delle Stelline).

Antonio Dentoni-Litta ha introdotto brevemente l’incontro, ricordando le tradizionali procedure archivistiche, la presenza negli anni ’50 di “indici delle cose notevoli”, poi abbandonati perchè troppo a rischio di soggettivismo. Attualmente, i tempi sono maturi perchè in un ambito come quello di Archivi del Novecento, con la compresenza di biblioteche e archivi, sia possibile sperimentare un collegamento tra i vari database attraverso gli indici. Si può anche pensare a Thesauri per i musei, e in generale, riconsiderare la tematica e le trasformazioni che implica anche per la professione.

Simona Luciani, del gruppo di lavoro sul Thesaurus “Le parole del Novecento”, ha esposto gli obbiettivi del gruppo, cioè la creazione di uno strumento per una ricerca non specialistica, e l’interoperatività tra archivi e biblioteche. Le tappe della creazione del Thesaurus sono caratterizzate da una prima fase di riflessione metodologica, fino dagli anni ’90, la diffusione degli standard, la possibilità di integrare la ricerca tradizionale storico-istituzionale con quella semantica, che possono valorizzarsi a vicenda. La costruzione del Thesaurus, dopo una fase di sperimentazione libera, è passata attraverso una revisione dei termini e all’applicazione delle strutture gerarchiche tipiche, dopo aver esaminato altri strumenti italiani e stanieri. L’accesso semantico punta alla scheda descrittiva dell’unità di descrizione, di qualunque livello essa sia, dal documento al fondo. Il campo concettuale del Thes è quello storico, politico, istituzionale del posseduto degli Enti che fanno parte della Rete; tra questi è stato diffuso il Thes, che è in costante implementazione per allargare i nuclei tematici oggi rappresentati. Tutto ciò avrà naturalmente una versione online, quando la basedati sarà completamente indicizzata.

Gabriella Nisticò, della Grande Enciclopedia Italiana ha riassunto, per quanto si possa riassumere, un’opera come la Treccani, attraverso numeri significativi: nel 2000 le entrate negli indici erano circa 400.000 (nel 1925, quando fu fondata, 60 mila). I nuovi termini segnano la storia del mondo, delle scoperte scientifiche, del costume e della lingua. Il Thes attuale ha avuto come precedenti alcuni altri tentativi, poi abbandonati, per l’elaborazione sugli standard, e anche per una certa “diffidenza” ambientale. Le parole chiave del lavoro in corso sono: incremento, revisione, adattamento.

Linda Giuva: in Italia si è registrato un certo ritardo, rispetto alla comunità archivistica nordamericana, nell’introdurre accessi secondari tematici, mentre gli indici di nomi e luoghi sono sempre stati utilizzati; causa anche oscillazioni nella teoria (introduzione versus precettistica alla olandese) ma condividendo con archivisti europei il dibattito orientato ai problemi dell’ordinamento. Dagli anni ’60, con la Guida agli Archivi, si fa strada la problematica della descrizione normalizzata e dei mezzi di corredo. Ma  l’archivista era l’unico riferimento e mediatore nelle sale studio, con un pubblico ancora specializzato di studiosi. Con gli anni ’90, la telematica e poi internet, con un pubblico sempre più numeroso e non specializzato, le parole chiave diventano: dialogo, condivisione, interoperabilità. Ma il cambiamento vero è la socialità degli archivi; queste trasformazioni cambiano il rapporto con le biblioteche, non più binomi di opposti concetti…come dice Stefano Vitali nel suo saggio ” Le convergenze parallele”. [S. Vitali, Le convergenze parallele. Archivi e biblioteche negli istituti culturali, in Il futuro della memoria: archivi per la storia contemporanea e nuove tecnologie, Torino, Fondazione Donat-Cattin, 26-27 febbraio 1988, Roma, 1999, pp. 36-60]. Quindi: ripensamento sulle metodologie di lavoro, perchè molti problemi sono comuni, dalla conservazione dei materiali digitali alla costruzione di liste di termini di autorità ecc.

Per capire i cambiamenti del pubblico bisogna guardare i siti web dei maggiori archivi stranieri, ma anche degli archivi degli enti locali italiani, gli utenti vogliono un rapporto più diretto col passato. I problemi sull’accesso tematico, prima bloccati, sono stati affrontati e risolti con la riflessione che ha portato a questo Thes, anche sulla scorta degli standard e della riflessione critica e autocritica canadese. L’indicizzazione tematica avviene in base alle schede, e il recupero dei risultati si porta dietro tutta la descizione archivistica di contesto: il grado di genericità /specificità dei descrittori corrisponde al livello archivistico in cui vengono inseriti: fondo = generico, unità = specifico. Il Thes non è uno strumento a sè, ma è ancorato alla descrizione, si alimentano vicendevolmente. E’ una tendenza irreversibile negli archivi, e si possono citare standard di riferimento (15489 sugli Archivi correnti, Morec 2, che dedica molto spazio all’interoperabilità dei sistemi documentari ecc).

Questa condizione sistemica, che permette l’applicabilità dei Thes, è maturata all’interno di Reti: la rete degli archivi delle donne col Thes Linguaggiodonna, la Rete degli Archivi della Resistenza. Negli archivi privati si è fatta ricerca. Nelle “Parole del Novecento” ci sono le parole che abbiamo detto e sentito risuonare in questi anni.

(la cronaca continua al prossimo post)

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1 Commento

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Una risposta a “Le parole del ‘900. Minicronaca di un incontro di Archiexpò

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