Segreti archivistici o giornalisti sopra le righe?

bad-arolsen-sede-archivio.jpg “Diteci perchè l’Italia teme le carte naziste” BUM BUM BUM!!! Questo titolo è sparato in modo perentorio in prima pagina (su il Riformista dell’8 agosto), con due sottotitoli: “Archivi. Inspiegabile la chiusura di Roma sui documenti tedeschi – Che c’è nei dossier di Bad Arolsen? Prove di colpe del Vaticano, manovre delle Generali? o segreti inconfessabili?” e poi, a p. 3, “Il sì della Germania fa cadere le ultime scuse”. Il pezzo è di Paolo Soldini. Caspita, mi sono detta. Un’altro scandalo archivistico? ormai, quando gli archivi vanno sui giornali in prima pagina, è sempre perchè sono strumento e pretesto per qualche attacco politico. Mai perchè la loro perenne e stabile situazione è sempre sull’orlo della crisi…ma questo è un altro discorso. Insomma, l’articolo in questione racconta del grande archivio di Bad Arolsen, in Germania, dove sono custoditi milioni di documenti che riguardano i prigionieri dei campi di sterminio nazisti, i forzati dei campi di lavoro, le persone scomparse, i bambini separati dalle famiglie, i soldati…milioni di documenti che, abad-arolsen-1.jpg guerra ancora in corso, le Forze Alleate, soprattutto Stati Uniti e Inghilterra, cominciarono a raccogliere. L’Archivio, che si chiama ITS (International Tracing Service), arricchito con altri importanti fondi, è gestito per conto di un Comitato Internazionale di undici paesi, tra i quali l’Italia, dalla Croce Rossa, è retto da accordi del 1955, emendati con nuovi protocolli l’anno scorso. Veramente il tono del succitato articolo è molto agitato, suggerisce oscuri interessi da parte del Governo italiano (anzi dei vari governi che si sono succeduti), in particolare del Ministero degli Esteri che è il referente degli accordi. Subisce pressioni dalle grandi banche (in particolare le Assicurazioni Generali) che non vogliono onorare le polizze dei sopravvissuti e degli eredi delle vittime? o del Vaticano che vuole coprire responsabilità nella protezione dei nazisti in fuga? o di ex gerarchi sfuggiti alla punizione? e via suggerendo possibili inconfessabili segreti. L’articolo si chiude con un appello al ministro D’Alema perchè accetti l’apertura dell’archivio di Bad Arolsen. E infatti, il giorno dopo, altro articolo sempre di Soldini sempre sul Riformista: “Sì del Governo all’apertura dell’archivio nazista. Verso la soluzione la questione sollevata dal “Riformista” -Le Assicurazioni generali: siamo per l’accesso ai dossier”. In questo nuovo pezzo Soldini spiega come dalla Farnesina abbiano garantito una rapida ratificazione dell’accordo per “l’apertura” di Bad Arolsen. E descrive i possibili argomenti dei documenti ivi contenuti, che potrebbero riguardare cittadini italiani: ebrei internati, ma anche i militari italiani prigionieri dopo l’8 settembre, lavoratori nei campi di lavoro ecc. Insomma, la vicenda si avvia a positiva conclusione. A tempo di record. Grazie anche al Riformista (sottinteso).
Boh. Sono andata a consultare il sito dell’Archivio in questione, come consiglio di fare a chi fosse interessato. Intanto, si viene a sapere che l’archivio stesso è aperto dagli anni ’50, e in questo periodo ha fornito milioni di documenti a vittime di guerra, o per rintracciare le persone scomparse, proprio lo scopo per il quale è nato. Si viene a sapere che la querelle attuale riguarda l’apertura dell’archivio alle ricerche storiche, cioè a studiosi e università, oltre che direttamente ai cittadini interessati o a loro parenti. Cosa importantissima naturalmente, ma che negli articoli di Soldini non veniva evidenziata. Che il motivo del contendere erano i diversi standard e leggi dei singoli paesi riguardanti la privacy (forse un pretesto, non so. Comunque, già l’anno scorso è stato raggiunto un accordo sui 25 anni per i dati sensibili). Che nel maggio di quest’anno sia stato firmato da tutti i Paesi un accordo sulla disponibilità dell’archivio alle ricerche (anche dall’Italia). Il quale accordo sottoscritto deve essere ratificato (perciò il ministro D’Alema ha indicato tempi brevi, brevissimi).
Che i documenti stessi sono in via di informatizzazione, operazione che sta quasi per concludersi- e poi verranno messi a disposizione dei singoli paesi…Spero di aver capito tutto bene. Ma non ho trovato tracce di concitazione, di scandalo, di mistero, di segreti inconfessabili…che certo ci saranno, perchè le vicende di cui l’archivio conserva memoria sono le più angosciose e tremende di tutta la storia. Però insomma, mi chiedo, qui da noi, bisogna che l’opinione pubblica sia sempre sollecitata con argomenti così truculenti, così da perenne guerra fredda, da continuo scontro, anche per comunicare un fatto (già avvenuto!), la firma di un accordo, che di per sé è un atto dovuto, normale direi in un paese civile. Ecco, dobbiamo sempre sentirci incivili, sentirci sull’orlo della barbarie, sempre sottoposti a manovre misteriose da parte di oscure potenze…non a caso l’articolo in questione è stata ripreso da un solo giornale, se così si può chiamare (il Giornale), che non gli è parso vero di dire che Prodi è uno stronzo! A forza di gridare al lupo, sempre con toni isterici, finisce che la gente veramente si stufa – e la volta che il lupo è reale non ci fa più caso. L’immaginario di archivio che viene sollecitato aderisce allo stereotipo di deposito di segreti pericolosi, con cui si giocano perennemente misteriose partite di potere. Ancora una volta si oscilla tra il thriller/spy story e Totò, custode di scartoffie polverose da buttare al macero. Proprio come nell’analisi che fanno Stefano Vitali e Linda Giuva nel loro libro “Il potere degli archivi” (che qui sul blog ho citato in abbondanza).
Mai che se ne parli come un luogo di lavoro, con grandi problemi di sottoccupazione, di scarse risorse, di giovani sottopagati e contrattisti a vita…mai che si dia risalto allo scandalo vero, che i Comuni e le Provincie e gli enti locali in genere nemmeno sanno di averlo, un archivio…piuttosto che assumere archivisti, fanno fare gli straordinari ai bidelli e agli usceri (con tutto il rispetto, ma non è proprio questa la strada dei Beni Culturali). Questo è vergognoso, in un paese di gente adulta. Cosa che forse noi non siamo. Per fortuna Bad Arolsen è gestito dalla Croce Rossa Internazionale, e non da un Mibac purchessia.

Annunci

1 Commento

Archiviato in archivi, media, memoria

Una risposta a “Segreti archivistici o giornalisti sopra le righe?

  1. Pingback: Bad Arolsen, finalmente aperto l’archivio « Archivagando

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...