Venezia, Biennale. Impressioni di giugno

E’ capitato anche quest’anno di andare a Venezia, più per tenere compagnia a Giuliano che altro. Nonostante il casino continuo e insopportabile delle calli e dei vaporetti (luogo comune globale, lamentele in tutte le lingue e non parliamone più), almeno alcune impressioni rapide di Biennale (da pura frequentatrice casuale e distratta) vorrei riportarle. Non in generale – non ho visto tutto e non mi interessa nemmeno tutto. Mi ha colpito la presenza in molte opere del tema della guerra, ovvio. Una artista americana, Emily Prince, disegna a matita, sulla base di fotografie che i familiari hanno messo in internet, ritratti dei soldati morti in Iraq. I disegni sono belli, su carta pergamena, in colori diversi, con note biografiche scritte tutte intorno. Ogni disegno è racchiuso in una busta, etichettato, conservato in raccoglitori d’archivio. Cito dal catalogo: “L’artista da volto e nome a vittime la cui identità è spesso ignota nel suo paese; utilizza il mezzo espressivo del disegno, legato al tempo, come veicolo di conoscenza e di cordoglio. Il costo di vite umane di questo conflitto è stato sistematicamente nascosto al pubblico americano (…) ” La stessa Emily si esprime così: “…Non bastava più sapere quanti. Dovevo vedere le loro foto, familiarizzarmi un pò di più con ciò che stava succedendo lontano dalla mia confortevole casa. (…) E’ guardare nei loro occhi per vedere chi non c’è più. E’ un’esplorazione visiva e viscerale di questi individui attraverso il loro volto. E’ il mio occhio e la mia mano che tracciano una conoscenza minima di ciò che sta accadendo (…)”.

venezia biennale Questa ragazza non ha ancora trent’anni. Durante la guerra del Vietnam non era ancora nata. Nel 2001 aveva giusto vent’anni. Eppure coltiva con tenacia politica la virtù antica della pietas, in una forma creativa e comunicativa, che colpisce e lascia il segno più di tanti discorsi. Le donne e la guerra, e le donne che, in forma simbolica, (oltre che, aimè, reale) percorrono i campi di battaglia e onorano i morti, le vittime della follia bellica maschile. Per sempre Antigone? Solo grazie alle donne che la società e il mondo si trattengono sull’orlo dell’autodistruzione? ma la barbarie avanza…forse dovremmo lasciarli perdere, i morti e i vivi, i combattenti, i seguaci, i difensori dei valori occidentali e non-occidentali, i crociati e gli anti…Ma non è mai successo. Non riusciremo mai a districarci – vedremo sempre nei morti delle vittime oltre che dei carnefici e assassini. Vedremo dei fratelli, degli amici. Cioè quello che sono.

Potremo solo conservarne il ricordo, la memoria… e non servirà a niente – non a evitare altre guerre, stragi, morti, lutti…Come gli archivi. Quando fra trenta anni consulteranno le carte, si verrà a sapere (ma già lo si sa, e lo si sapeva anche prima) che questa guerra, infame come tutte, ma questa di più, l’hanno voluta un manipolo di petrolieri e uomini di potere corrotti e corruttori, manipolatori e approfittatori della paura, dell’ignoranza e della povertà di molti americani. Si scriverà sui libri di storia, proprio mentre partiranno crociate per chissà quali altre eroiche spedizioni militari…bene, buonanotte, forse è meglio che me ne vado a dormire, vista l’ora e la piega che sta prendendo il discorso.

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