7 giugno, Bologna, nasce l’archivio di “Orlando”

E via, ci siamo. E’ venuto al mondo ufficialmente l’archivio dell’Associazione Orlando, storica associazione femminista nata alla fine degli anni Settanta. E’ stato presentato al pubblico, e a un bel gruppetto di autorità, con un incontro-convegno nel salone della Biblioteca Italiana delle Donne, ex Convento Santa Cristina di Bologna. Luogo molto bello e stupendamente restaurato, che ospita la Biblioteca, la Sala da The con i computer ecc. C’è una corte molto grande, oltre la quale ci sono spazi dell’Università. Il luogo è pieno di giovani, ragazze e ragazzi-dinamico, efficiente, energetico…che vogliamo di più?

Anche l’incontro, a mio parere, è stato dinamico, con poche concessioni alla nostalgia e all'”amarcord”. L’intervento di Elda Guerra, che l’archivio l’ha fortemente voluto con passione e tenacia, ha elaborato le due parole chiave radicamento e spostamento; raccontando insieme la storia dei movimenti e dei gruppi che hanno lasciato nell’archivio i loro documenti, e la storia delle trasformazioni, organizzative, politiche, e degli interrogativi che queste trasformazioni lasciano aperti.

Linda Giuva ha fatto il punto sugli archivi delle donne oggi in Italia, a partire dal 2001, storica data del Convegno di Roma “Novecentodonna”, voluto dal MBAC e che ha cominciato a coagulare le energie disperse di storiche ed archiviste. Da lì in poi, a poco a poco – ma con gli archivi ci vuole pazienza! – sono state realizzate diverse iniziative, sia in ambito ministeriale o comunque pubblico (Archivi di Stato di Firenze, Roma, Catania, Mantova con virtuose sinergie con enti privati come l’ANAI, Università, associazioni, censimenti di fonti, pubblicazione di inventari dell’UDI e di due fondi personali…). Tutto si è cominciatro a muovere per volontà politica, e per il ruolo attivo assunto da alcune donne dentro le istituzioni archivistiche (non dubitavo affatto che questa fosse la molla fondamentale). Questioni aperte innumerevoli. Breve elenco: nel Sud gli Archivi di Stato, tipo Catania, hanno supplito il ruolo che in altri posti svolgono istituzioni private (accettando il deposito di fondi e archivi di donne); nei censimenti (Lazio e Toscana) ci si è fermati al periodo moderno, mentre nel contemporaneo i documenti delle o riguardanti le donne sono ancora più difficilmente reperibili (per la formalizzazione e uniformità accentuata che ha assunto la documentazione pubblica, per cui le donne sono ancora più occultate: niente più balie, doti, fanciulle traviate da salvare…nelle carte). Comunque, le carte delle donne, fuori della documentazione statale o pubblica, sono soprattutto quelle dei movimenti femministi e gli archivi individuali; pur dispersi e frammentati, ora molti di questi archivi stanno riemergendo; si verifica anche un cambio generazionale, con l’entrata in scena di giovani archiviste professioniste, per cui il rapporto affettivo con le carte si diluisce, ma il rapporto con la disciplina archivistica si consolida, pur aprendola a nuove problematiche (reti, punti di accesso…). Si verifica la presenza, utile e significativa, di archivi di donne in reti miste (es. Archivi del ‘900).

Giovanna Grignaffini ha parlato di della memoria, attraverso il cinema, in particolare di tre film. Impossibile riassumere il suo discorso, che è stato molto suggestivo e stimolante. Dei film illustrati due li conosco: Blade Runner (che amo moltissimo, che anche a me aveva suggerito un intervento anni fa ) e Atto di forza, un film d’azione nel futuro con Swarzenegger, complicato e inquietante.

Poi parlo anche io, più o meno dico le cose che sto meditando in questo periodo, cioè come il lavoro sugli archivi (in senso generale, sulle fonti e sulla memoria) attivi un percorso di conoscenza che si può collegare all’epistemologia femminista, almeno quella di cui scrive Nicla Vassallo, ovvero di critica a una conoscenza che privilegia l’aspetto teorico e sottovaluta le altre componenti del processo epistemico, (sociale, contestuale, diretta, competenziale…). Vedi intervento (non) fatto a Torino. Sto cercando di approfondire questo aspetto che mi sembra interessante, soprattutto mi piace il fatto che una filosofa analitica abbandoni per un poco le formule e descriva rigorosamente ma in termini “umani” questo fatto fondamentale, cioè il processo di conoscenza.

Rosaria Campione ha illustrato brevemente le politiche conservative dell’Ente cui fa riferimento (mi pare la Regione). In questa occasione andava un po’ di fretta (forse io mi ero dilungata troppo!), ma mi pare che in Emilia le istituzioni ( e le donne dentro di esse) siano abbastanza o molto sensibili agli archivi femminili.

Alla fine l’intervento di Isabella Zanni Rosiello ha concluso il convegno. Lei è una delle vere maestre della generazione di archivisti e archiviste che sono attive oggi, rigorosa e nello stesso tempo aperta alle cose nuove che succedono nel mondo degli archivi. Ha il rimpianto di non essersi mai occupata degli archivi delle donne, ha detto, perdendo così molte cose interessanti – e nel mentre ci ammoniva che è più facile aprire un archivio che mantenerlo aperto per sempre (verissimo, il rischio che corriamo come enti privati e associazioni è sempre quello). Fine del Covegno, gran folla che si sposta nella sala dell’archivio dove le donne di Orlando hanno allestito una mostra di copie di alcuni documenti importanti (li illustra Raffaella Lamberti), altra folla che si sposta al buffet, anzi lo prende d’assalto (e ne vale la pena!). Aime’ io ho il treno per Venezia e devo scappare di corsa abbandonando pizzette e spumantini. Anche Venezia merita un post- nel senso della Biennale e nel senso di quanti soldi ci è costata, ma di quanto è bella… alla prossima puntata.

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