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Berlusconi. L’orgia del potere

Quest’uomo pensa che tutto gli sia permesso. Non volevo scrivere niente, perchè come tante sono schifata, allucinata che sia possibile arrivare a questo sconcio. Come faccio spesso, per i motivi generali e particolari per i quali questo episodio è un fatto politico (ovviamente sto scrivendo di Berlusconi e di Veronica Lario in Berlusconi, e della melma emergente e traboccante in tutti gli anfratti dei media italiani), vi consiglio la lettura del post di Femminismo al Sud, esemplare. Che il PD si rifiuti di entrare in merito dimostra solo che non ha capito ancora che la società italiana da almeno trenta anni è una mediacrazia. I fatti mediatici/politici sono fatti reali tanto quanto il crac Parmalat o la svendita di Alitalia.

Cortigiane nelle liste europee? ma sì, perchè no? un bel po’ di soldi facili, mica ci devi andare al Parlamento europeo, basta farsi eleggere. Lo stesso consiglio alla ragazza disoccupata: sposare (però può anche bastare dargliela) un uomo ricco…

Rosy Bindi? mica tutti si può candidare una così!” (Grande Rosy! sei la migliore! e ti difendi benissimo da sola, anche perchè le deputate PD ci hanno pensato due giorni prima di battere un colpo).

E’ di oggi la battuta sulle donne finlandesi…non si riesce a stargli dietro, una battuta cretina e volgare apre la strada a una maschilista e volgare, o solo volgare, o solo cretina, fate voi. E mi è venuto da vomitare al vedere le risate e gli ammiccamenti della platea di ministri e notabili che lo stava a sentire (ed è partito perfino un applauso!)

E chi mi spiega le foto taroccate? mio nipote che ha cinque anni avrebbe fatto un lavoro meno maldestro. Ma perchè? vorrei saperlo, anzi, esigo di saperlo. Come gli americani hanno voluto sapere per filo e per segno cosa aveva combinato Clinton, perchè aveva mentito E’ la menzogna sistematica il fatto grave e politico, in più naturalmente a tutto il resto.

Si cerchi di utilizzare delle fotografie come “vera testimonianza di quanto è accaduto” quando le foto  non  sono mai state “vere” per essenza del medium stesso, da quando è nato a oggi, e oggi più che mai. Solo in particolari circostanze, e interpretate a dovere, possono dare indizi sul alcuni aspetti dei fatti e avvenimenti. E’ un insulto all’intelligenza e competenza dei lettori e navigatori: nemmeno Vespa (al di là di ogni limite: devo pagare il canone rai per lo stipendio di codesto teleccaculo?) riesce a dare credibilità alla faccenda.

Quest’uomo è sempre più pericoloso. Per la democrazia, lo sappiamo da molto, dai tempi della P2, ma anche perchè è ricattabile, e forse ricattato. Proprio perchè è afflitto dal problema del suo pisello. Ma deve anche continuare ad ammorbare il popolo italiano?

Ps. I vescovi. Ora si scandalizzano, loro che hanno contribuito a far fuori quel marito e cattolico esemplare che è Prodi (che ha per me ben altri meriti). Anche loro frullati nell’orgia di potere. Ma tranquillizzatevi, non sarete dimenticati.

Una lunga lotta senz’armi

dal Blog Femminismo al Sud

dal Blog Femminismo al Sud

Uno slogan femminista degli anni ‘70, o il titolo di qualche documento, ora non ricordo: “Donna la liberazione è una lunga lotta senz’armi“. Lunga davvero, e piena di giravolte, passi indietro, stasi e fiammate. Ho rubato l’immagine a Femminismo al sud a un post interessante come al solito. Ma mi serve per far vedere come i movimenti delle donne, anche nella loro diversità generazionale, siano percorsi da una linea, più o meno sottile, a volte invisibile a volte robusta, che li collega a quelli del passato. La memoria è una risorsa. Fa vedere le affinità e le derivazioni, le cesure e le trasformazionie, crea un “senso”, rende percepibile la freccia del tempo, senza la quale non è facile vivere.

1976, Genova, slogan  del Coordinamento femminista genovese sui manifesti pubblicitari, contro la mercificazione e lo sfruttamento sessuale del corpo femminile, i ruoli sessuali, ma anche il carovita (pane 550 L al kg! Jeans: 15.000 L.!). Foto di Anna Ducci.

1976 femminismo a genova
1976, femminismo a Genova

1976, femminismo a Genova

1976, non più oggetti sessuali

contro il carovita

contro il carovita

Memoria della memoria: vita quotidiana, fotografie, musei virtuali

Ovvero: seppure brevissima, si può già cominciare a tracciare un embrione di storia, in Italia, di quei siti o musei virtuali che hanno cominciato alcuni anni fa a raccogliere fotografie, filmati, registrazioni sonore e altri tipi di documenti, forniti da utenti privati o anche da collezionisti, fotografi, biblioteche, radio, e a pubblicarli su web.

Credo che il primo, o uno dei primi sia MU.VI

MUVI è un progetto elaborato dalla gloriosa redazione di Sonar/TiConUno alla fine del 1998 e iniziato nel 1999.
Una prima fase, conclusasi nel giugno 2003, ha visto la partecipazione di Radio Popolare. Una trasmissione si rivolgeva agli ascoltatori, chiedendo di collaborare con le loro storie e ricordi alla creazione del museo.
Un museo molto innovativo, che si basa su un’idea molto semplice: raccogliere il materiale fotografico posseduto dalla gente, ovvero il patrimonio iconografico più disperso che esista. Raccoglierlo e renderlo disponibile on line, in un Museo Virtuale“… Qui gli utenti fornivano fotografie scansionate via mail, oppure le portavano a luoghi e persone di riferimento (la rete degli scanner!) oppure ancora su supporto fisico, via snailmail. Ma non solo immagini: attraverso la radio, sono state raccolte anche registrazioni di storie e racconti di vita degli utenti. Credo che sia da sottolineare la creatività e la lungimiranza degli ideatori, in epoca Web 1.0, con la mescolanza di media diversi (internet, radio, fotografie ecc.) e il rapporto diretto con l’utenza, sia della radio che del web.

Il Cineca MU.VI bolognese è abbastanza diverso: si rivolge a un pubblico di utenti web, ma con un progetto essenzialmente didattico, non a caso nasce in ambiente universitario. Non mi sembra prevista una partecipazione e un coinvolgimento attivo dell’utente. “Le nuove tecnologie applicate alla storia permettono un’infinità di realizzazioni. Per quel che riguarda MU.VI., le opportunità sono legate principalmente alle possibilità di fruizione. I musei della ‘Vita quotidiana’, realizzati concretamente e molto diffusi nei paesi anglosassoni, in Italia sono inesistenti. Nonostante la loro indubbia utilità didattica, la ricchezza del patrimonio culturale italiano pone inevitabilmente delle priorità di spesa che rendono proibitivi i costi per l’allestimento di nuovi musei ed, in specifico, musei di questo genere. Attraverso la modellazione digitale, invece, si superano tutti i problemi legati alle esigenze di spazio, alla disponibilità di una collezione di mobili e oggetti, e permettono una multimedialità ad alto livello di coinvolgimento grazie ad una gestione semplificata di musiche, voci e suoni...”

L’Album di Roma. Fotografie private del Novecento nasce anch’esso in ambito pubblico, il circuito delle Biblioteche capitoline.
E’ un progetto di conservazione della memoria storica e dell’identità della città di Roma attraverso le fotografie delle raccolte private che vengono messe in comune dai cittadini nell’ambito delle seguenti aree tematiche:
- Immagini di vita quotidiana;
- Immagini di persone all’interno del paesaggio urbano di Roma;
- Relazione tra la vita quotidiana e gli eventi pubblici storici”.

Come impostazione è quindi più simile al MU.VI lombardo, perchè richiede il coinvolgimento attivo dell’utenza.

Ho trovato su web altri piccoli MU.VI, di paesi, di vallate ecc. ma alcuni non sono andati al di là del progetto o della proposta. Spero di non aver trascurato niente di importante, ma non si sa mai…
Tenendo conto che queste realizzazionui sono molto recenti, (gli ultimi aggiornamenti risalgono a due o tre anni fa), si evidenzia in modo lampante il salto qualitativo che le tecnologie web 2.0 consentono nei siti web di questo genere, nel creare un rapporto molto più diretto e partecipativo con l’utente (vedi la già stracitata Polar bear expedition). Speriamo che gli organizzatori decidano di farne uso…
Staremo a vedere.

Salva con nome

26 di ottobre. Naturalmente, il giorno della presentazione del libro, dopo tre mesi di siccità tipo deserto del Nevada, pioveva a dirotto. Il traffico dei genovesi e dei visitatori del Festival della Scienza è naturalmente subito impazzito. Venti minuti per fare venti metri. La nutrita pattuglia di partecipanti all’incontro per la presentazione di “Salva con nome” meriterebbe la medaglia al valor femminista solo per questo. E si sono anche divertite! Infatti, erano le sette e passa, e nel salone dell’Associazione Zenzero c’erano ancora interventi, e donne che avevano ancora voglia di ricordare, di proporre, di confrontare esperienze…
E’ stato un bel pomeriggio. Alessandra ha raccontato diversi momenti della sua biografia, anche attraverso le slides di immagini e i documenti che avevo preparato. Le Archinaute hanno “interpretato” con passione dei brani di documenti, soprattutto delle centocinquanta ore delle donne, tenute a Genova negli anni ‘70, compresi slogan dei cortei; avevamo piazzato sui muri e sulle colonne della sala un mucchio di fotografie e manifesti d’epoca. Anche la fotografa femministaYelise Manganaro ci aveva portato, molto gentilmente, alcune sue bellisime foto. Abbiamo visto il sintetico ed efficace video sul Forum di Pechino 1995 (anzi quello delle Ong di Huairou), di Tilde Capomazza.

E poi ho rivisto vecchie amiche, Anna, anche lei fotografa, Eleonora, Francesca di ritorno dall’Africa…è stato un incontro molto bello, ma che ha toccato anche temi complessi, e riflessioni e ragionamenti su periodi estremamenti importanti della nostra vita (e della storia di tutti/e). Ora non ho voglia di dire altro, magari tra un po’, quando le cose si sono sedimentate.

Però ho promesso (e mantengo), di mettere il testo del mio intervento. Quello che ho detto non si è allontanato da questo che è lo scritto preparatorio. Perciò, beccatevi la mappazza Salva con nome.


 

Novembre: 2009
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