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Le ragioni degli anni ‘70. Un libro di Giovanni De Luna

“Le ragioni di un decennio. 1969-1979. Militanza, violenza, sconfitta, memoria.” Feltrinelli, 2009, Euro.17

Un nuovo libro di storia del decennio ‘70. Lo sto leggendo, mi interessa da diversi punti di vista. E’ un libro che usa le fonti disponibili, archivi, documenti, media (musica, film ecc.). Si allontana cioè dal genere “memorialistico”, pur utilizzando (ma in modo consapevole) anche la posizione e il punto di vista del testimone. Coniuga passione politica e lavoro storico, con la considerazione del “senno di poi”, il quale “senno” è un tenere conto criticamente degli studi ad ampio raggio che sono stati fatti non solo sul decennio ‘70, ma su tutta la storia della Repubblica dal dopoguerra a oggi. Insomma, un lavoro storico approfondito e serio, come del resto è noto essere l’autore. Ci sarà mercoledì 4 28 ottobre a Milano il Convegno di presentazione e discussione sul libro e sul periodo storico alla Fondazione Feltrinelli. Copio qui il programma:

In occasione dell’uscita del libro di Giovanni De Luna Le ragioni di un decennio, Giangiacomo Feltrinelli Editore

1969-1979. DIECI ANNI CHE NON CI HANNO DIMENTICATO

PROGRAMMA

Ore 10

STORIA, MEMORIA, FONTI

Introduce Carlo Feltrinelli

Miguel Gotor – “Tra speranze e tempeste: problemi e interpretazioni storiografiche”
David Bidussa – “La memoria degli anni settanta come memoria immediata”
Linda Giuva – “Arcipelago archivi: le fonti per gli anni settanta”
Coordina Antonio Carioti

ore 15.30
RACCONTARE GLI ANNI SETTANTA
Intervengono Silvia Ballestra, Massimo Cirri, Uliano Lucas, Alberto Rollo, Domenico Starnone, Riccardo Tozzi

Coordina Gianluca Foglia

ore 17.30

Oreste Pivetta intervista Giovanni De Luna

Berlusconi. L’orgia del potere

Quest’uomo pensa che tutto gli sia permesso. Non volevo scrivere niente, perchè come tante sono schifata, allucinata che sia possibile arrivare a questo sconcio. Come faccio spesso, per i motivi generali e particolari per i quali questo episodio è un fatto politico (ovviamente sto scrivendo di Berlusconi e di Veronica Lario in Berlusconi, e della melma emergente e traboccante in tutti gli anfratti dei media italiani), vi consiglio la lettura del post di Femminismo al Sud, esemplare. Che il PD si rifiuti di entrare in merito dimostra solo che non ha capito ancora che la società italiana da almeno trenta anni è una mediacrazia. I fatti mediatici/politici sono fatti reali tanto quanto il crac Parmalat o la svendita di Alitalia.

Cortigiane nelle liste europee? ma sì, perchè no? un bel po’ di soldi facili, mica ci devi andare al Parlamento europeo, basta farsi eleggere. Lo stesso consiglio alla ragazza disoccupata: sposare (però può anche bastare dargliela) un uomo ricco…

Rosy Bindi? mica tutti si può candidare una così!” (Grande Rosy! sei la migliore! e ti difendi benissimo da sola, anche perchè le deputate PD ci hanno pensato due giorni prima di battere un colpo).

E’ di oggi la battuta sulle donne finlandesi…non si riesce a stargli dietro, una battuta cretina e volgare apre la strada a una maschilista e volgare, o solo volgare, o solo cretina, fate voi. E mi è venuto da vomitare al vedere le risate e gli ammiccamenti della platea di ministri e notabili che lo stava a sentire (ed è partito perfino un applauso!)

E chi mi spiega le foto taroccate? mio nipote che ha cinque anni avrebbe fatto un lavoro meno maldestro. Ma perchè? vorrei saperlo, anzi, esigo di saperlo. Come gli americani hanno voluto sapere per filo e per segno cosa aveva combinato Clinton, perchè aveva mentito E’ la menzogna sistematica il fatto grave e politico, in più naturalmente a tutto il resto.

Si cerchi di utilizzare delle fotografie come “vera testimonianza di quanto è accaduto” quando le foto  non  sono mai state “vere” per essenza del medium stesso, da quando è nato a oggi, e oggi più che mai. Solo in particolari circostanze, e interpretate a dovere, possono dare indizi sul alcuni aspetti dei fatti e avvenimenti. E’ un insulto all’intelligenza e competenza dei lettori e navigatori: nemmeno Vespa (al di là di ogni limite: devo pagare il canone rai per lo stipendio di codesto teleccaculo?) riesce a dare credibilità alla faccenda.

Quest’uomo è sempre più pericoloso. Per la democrazia, lo sappiamo da molto, dai tempi della P2, ma anche perchè è ricattabile, e forse ricattato. Proprio perchè è afflitto dal problema del suo pisello. Ma deve anche continuare ad ammorbare il popolo italiano?

Ps. I vescovi. Ora si scandalizzano, loro che hanno contribuito a far fuori quel marito e cattolico esemplare che è Prodi (che ha per me ben altri meriti). Anche loro frullati nell’orgia di potere. Ma tranquillizzatevi, non sarete dimenticati.

Non c’è passato senza presente

8 marzo 1976, Genova

8 marzo 1976, Genova

La frase non è mia, naturalmente, ma di Pier Paolo Pasolini.
Per migliorare un poco questo presente molto grigio, e anche tragico, e penso naturalmente all’Abruzzo, e il dolore di aver perso tutto, compresi i propri oggetti di memoria. E perchè mi sembra un dovere, oltre che un diritto, fare il possibile per salvaguardare la propria, o quella di cui si conosce l’esistenza, da qualche mese sto lavorando, insieme a un piccolo gruppo di amici e amiche, alla costruzione di un Archivio del ‘68 o dei movimenti, cioè un archivio di documenti prodotti o attinenti ai movimenti degli anni ‘60 e ‘70 del Novecento, a Genova e in Liguria. Infatti a Genova, a differenza di molte altre città, non esiste ancora un archivio dedicato a questo periodo storico.

Il lavoro di censimento fatto ormai dieci anni fa da Leonardo Musci e Marco Grispigni, che ha prodotto la Guida per le fonti dei movimenti e la basedati online (di cui ho gia parlato qui) ha evidenziato questa grave assenza – dovuta a motivi vari, che poi la ricerca storica potrà accertare.

Siamo ormai, parlo per la mia generazione, alle soglie del possibile rischio di dispersione definitiva  di questa memoria documentaria; molto è già andato perduto, ma rimangono ancora, custoditi privatamente, fondi documentari grandi e piccoli, comunque significativi.

Ne abbiamo avuto un buon riscontro dalle prime riunioni finalizzate a creare un’associazione che promuova l’attività di raccolta dei documenti.

Infatti si è costituita circa un mese fa l’Associazione per un archivio dei movimenti – ARdiMOVI, associazione culturale senza scopo di lucro. Il Comitato direttivo è composto da Paola De Ferrari, presidente, Giorgio Moroni, vicepresidente, Francesca Dagnino, segretaria, Giacomo Casarino e Marco Gandino. Si è costituito anche un Comitato scientifico di grande prestigio (Antonio Gibelli, Luisa Passerini, Stefano Vitali, Oscar Itzcovich, Nando Fasce, Pierpaolo Poggio).

Statutariamente lo scopo dell’Associazione è di raccogliere i fondi documentari per depositarli a una pubblica istituzione che li conservi definitivamente e li renda pubblicamente consultabili. Pensiamo naturalmente che possano essere inseriti in sistemi informativi online, e di questo ci occuperemo a suo tempo…

Scopo altresì della associazione è la valorizzazione di questo archivio con iniziative di vari tipi, dai convegni  alle borse di studio per giovani studiosi e studiose.

L’associazione sta lavorando intensamente per raggiungere il primo obbiettivo strategico, ottenere una sede dove sia possibile concentrare i fondi documentari e iniziare un primo lavoro di riordino e descrizione. Sono stati attivati molti contatti, e una trattativa con l’Ente pubblico è in corso. Ma pensiamo di cominciare l’attività di raccolta già tra un paio di settimane: il benemerito Circolo Zenzero ci ospiterà provvisoriamente, e ci sono già alcuni fondi documentari molto interessanti che possono essere depositati. Naturalmente abbiamo informato del progetto la Soprintendenza Archivistica per la Liguria, con la quale vogliamo attivare una stretta collaborazione.

Scrivo queste notizie nel mio blog personale, anche per giustificare il mio silenzio di molti giorni: sono molto occupata! Ma l’ARDIMOVI avrà presto un sito proprio – con cui comunicare e approfondire l’argomento. Siamo all’inizio, e l’impresa è nello stesso tempo difficile (molto, molto) e appassionante…

Una lunga lotta senz’armi

dal Blog Femminismo al Sud

dal Blog Femminismo al Sud

Uno slogan femminista degli anni ‘70, o il titolo di qualche documento, ora non ricordo: “Donna la liberazione è una lunga lotta senz’armi“. Lunga davvero, e piena di giravolte, passi indietro, stasi e fiammate. Ho rubato l’immagine a Femminismo al sud a un post interessante come al solito. Ma mi serve per far vedere come i movimenti delle donne, anche nella loro diversità generazionale, siano percorsi da una linea, più o meno sottile, a volte invisibile a volte robusta, che li collega a quelli del passato. La memoria è una risorsa. Fa vedere le affinità e le derivazioni, le cesure e le trasformazionie, crea un “senso”, rende percepibile la freccia del tempo, senza la quale non è facile vivere.

1976, Genova, slogan  del Coordinamento femminista genovese sui manifesti pubblicitari, contro la mercificazione e lo sfruttamento sessuale del corpo femminile, i ruoli sessuali, ma anche il carovita (pane 550 L al kg! Jeans: 15.000 L.!). Foto di Anna Ducci.

1976 femminismo a genova
1976, femminismo a Genova

1976, femminismo a Genova

1976, non più oggetti sessuali

contro il carovita

contro il carovita

E da Genova il Sirio partivano…

Due facciate del passaporto di mia nonna, Giovanna (Jenny) Rovegno, Nata a New York nel 1885, figlia di Domenico e Luigia De Barbieri, emigrati dalla Liguria (dal piccolo paese di Tribogna) in America negli ultimi decenni dell’800. Come ho gia scritto in un vecchio post, Domenico (qui in una fotografia da anziano, faccia da contadino ligure – chissà se aveva la mimica di Gilberto Govi!) fece fortuna con la produzione e il commercio di marshmellows, confetti, canditi, arrivando a possedere una fabbrica a Manhattan e una grande casa a Staten Island, e nel frattempo mise in piedi, con il contributo di sua moglie, una notevole famiglia (11 figli tra maschi e femmine!). Le ragazze, o almeno mia nonna, narrano le cronache di famiglia, tornarono verso gli inizi del secolo scorso al paese in visita (o meglio, per trovare marito)…non è stato difficile, almeno per Jenny, che era bruna con grandi occhi azzurri e un naso importante (che aimè ho ereditato). Fatto sta che, in una di queste occasioni, incontrò Mario, un giovane avvocato, figlio di una famiglia molto nota della zona, professionisti e ricchi propietari terrieri.
Bello, alto, biondo, elegante e galante, e con due stupendi baffi arricciati. Scriveva dei sonetti perfetti – Jenny parlava solo il dialetto genovese e l’americano, ma aveva studiato cucito, cucina, poesia, (molti anni dopo mi recitava dei brani di “Evangeline” e “The song of Hiawatha”, di Longfellow, a memoria. Per non parlare delle scorpacciate di pancakes che abbiamo fatto a casa sua, conditi di burro e zucchero: vero menù ipercalorico per noi bambine italiane postbelliche).

Torniamo in argomento: tra Jenny e Mario fu amore a prima vista. La famiglia di lui fece una opposizione ferocissima: sposare la figlia di emigrati ex contadini! ooorrrore! Lo diseredarono, o almeno, minacciarono di farlo. Ma i due innamorati si sposarono, andarono in America in viaggio di nozze, (forse – di questo non sono sicura: c’è una foto di entrambi sul ponte di una nave…) e poi, al ritorno cominciarono a mettere su famiglia, e nacque poi mio padre Clementino (Tino)

Ma l’opposizione dei parenti, tra cui in particolare una zia rapallese molto snob, però continuava, e alla fine Jenny, una ragazza gagliarda e intraprendente, e una sincera democratica, si scocciò, prese il figlo, (l’erede maschio!!!) e se ne tornò da sola in America, minacciando di non farsi più vedere se non la smettevano di rompere. E’ questo il viaggio documentato dal passaporto: 1919, con mio padre che aveva 3 anni. La storia poi ovviamente continua (se no io non sarei qui a scriverla, molti e molti decenni dopo…). La continuerò anche io, in qualche altro post. Ma perchè mi è venuta in mente? e a chi mai potrebbe interessare, a parte la mia famiglia di qui e di là dell’oceano?

La risposta è la visita alla Mostra “La Merica. Da Genova a Ellis Island“, appena inaugurata al Galata, Museo del mare di Genova, di cui ho fatto cenno precedentemente. Sono stata a visitarla e la consiglio caldamente: è una mostra non enorme, ma molto interessante, gli oggetti e le ricostruzioni d’ambiente sono fatte molto bene, i documenti originali sono presentati con sistemi virtuali molto comunicativi (ad esempio, una parte del tavolaccio della mensa per i viaggiatori dei ponti inferiori si illumina al tocco, e si può leggere la riproduzione di una lettera molto commovente di un emigrato, che parla dell’orribile viaggio fatto e delle sofferenze patite). C’è poi il “trucco” di dotare ogni visitatore-viaggiatore di un passaporto (quasi uguale a quello riprodotto qui sopra), che ha un codice a barre. Inserendolo in apposite fessure vicino a certi schermi, si iniziano dei dialoghi reali/virtuali con personaggi che sottopongono il visitatore o visitatrice (che ha assunto anche l’identità di una reale emigrato/a) a domande (a cui bisogna rispondere) che riproducono fedelmente un interrogatorio degli ispettori a Ellis Island, all’arrivo del viaggio in America … tutto in varie lingue. Mi piace il mix tra nuove tecnologie digitali, ricostruzioni d’ambiente fedelissime, uso dei documenti, fotografie, manifesti e quadri originali. Il tutto è coinvolgente, e in certi momenti, anche commovente. Io mi commuovo abbastanza di rado – ma le parole, i visi delle fotografie, e anche la grandiosa simulazione dell’arrivo lentissimo della nave nel porto di New York sono veramente efficaci…

L’ultima fotografia qui vicino è una casa della piazza del piccolissimo paese di Ogno, in Val Fontanabuona, provincia di Genova. Fino a pochi anni fa semideserto: tutti partiti, in America del Nord e del Sud. Questa casa disabitata, con le finestre adorne di fiori, è una specie di monumento agli emigrati, in attesa del ritorno dei loro discendenti…
Infatti molti ritornano, in visita: non è raro vedere le domeniche belle tavolate nell’ottimo ristorante del paese – sentire parlare inglese o spagnolo o un misto di vari linguaggi e dialetti. Sono intriganti le facce dei discendenti degli emigrati: le mescolanze di genti che hanno prodotto questi visi e corpi, in parte nordici in parte mediteranei, in parte latini…Mi viene sempre voglia di fermarli, di farmi raccontare da dove vengono, cosa si aspettano di trovare, cosa sanno delle storie dei loro “ancestors”…hanno fatto migliaia di chilometri, e speso certe volte molti soldi per andare a vedere un paesino di poche case, sepolto nei boschi di castagni dell’entroterra della Liguria…
Rimango ogni volta ammirata della forza della memoria, ma soprattutto della forza di quella che non c’è, di quella che deve essere ricostruita: una mancanza che chiama, attraverso il tempo e lo spazio. E la gente risponde.

Archivi dei movimenti: micro-cronaca dell’incontro

Genova, 5 marzo 1968, manifestazione in via XX Settembre (archivio del SecoloXIX)

Lunedì 26 maggio a Roma faceva molto caldo: finalmente l’estate, ma come al solito tutta all’improvviso. Io naturalmente mi ritrovo con vestiti inadeguati, calze, giacca, borsa piena di libri e depliant raccolti al convegno organizzato da OTEBAC su archivi, biblioteche e web (quindi pesantissima!)

Insomma, alla Fondazione Basso che aveva organizzato alle 17 l’incontro di presentazione della banca dati sugli archivi dei movimenti, ideata da Leonardo Musci e Marco Grispigni, sono arrivata in ritardo e semidistrutta, e me ne dispiace, perchè ho sentito solo una parte degli interventi, che erano molto interessanti. Comunque, per quel che può servire, scrivo due righe di quello che ho potuto seguire. Non gli interventi iniziali, di illustrazione della banca dati on line; ma si può esplorarla facilmente, seguendo le indicazioni degli strumenti di consultazione. Inoltre la “Guida alle fonti per la storia dei movimenti”, il volume uscito nel 2003 dal Mibac degli autori citati, sulla scorta del quale è stata costruita la banca dati, è scaricabile in .pdf dal sito della Direzione generale per gli archivi.

Quando sono arrivata, Giovanni Contini stava illustrando i limiti della storia del ‘68, costruita nei decenni passati, fino ad anni recenti, quasi solo attraverso interviste a testimoni e protagonisti. Ma le interviste spesso non sono andate in profondità, non hanno consentito di rendere il testimone “filologo di se stesso”. Come esempi positivi vengono citati i lavori di Manlio Calegari (sulla Resistenza: gli ultimi sono “Comunisti e partigiani. Genova 1942-1945, uscito nel 2001, e “La sega di Hitler”, Selene, 2004, su una formazione partigiana attiva nei dintorni di Genova): l’esperienza originaria rimane inattingibile, ma attraverso l’intervista in profondità, spesso ripetuta, si “sciolgono i significati delle parole”, si riesce a far coincidere l’orizzonte ermeneutico dei due soggetti, testimone e storico. Si deve far tesoro degli errori compiuti con il lavoro sulla Resistenza: tantissime interviste a partigiani, ma poche approfondite, riprese a distanza di tempo…Sulla Resistenza ormai i testimoni sono quasi del tutto spariti; ma sui movimenti il lavoro si può fare, partendo anche da fatti “laterali” per far emergere il significato delle parole. Bisogna “raccontare”!

Marco Scavino ricorda i due libri principali usciti nel 1988: quello di Peppino Ortoleva, “Saggio sui movimenti del 1968 in Europa e in America con un’antologia di materiali e documenti”, un piccolo classico, e lo straordinario “Autoritratto di gruppo” di Luisa Passerini. Ma all’epoca c’era uno squilibrio tra la memoria soggettiva dei protagonisti, e il lavoro storiografico effettivamente compiuto. Mancavano ancora gli strumenti del mestiere, che cominciarono a essere raccolti negli anni successivi, per prima dalla Fondazione Feltrinelli. Nel 1998 esce il libro di Robert Lumley, Giunti, col titolo italiano “Dal ‘68 agli anni di piombo. Studenti e operai nella crisi italiana”, titolo un po’ fuorviante…

Negli anni seguenti vengono raccolti i materiali documentari, ormai conservati in più di cento istituti, anche pubblici, come testimonia la Guida. Nel 2004 esce per Bompiani “Biografia del Sessantotto: utopie, conquiste, sbandamenti” , di Giuseppe Carlo Marino. Ormai i documenti sono disponibili, lo storico può confrontarsi con i problemi che pongono.
Che sono in sintesi: la vastità delle fonti, la ripetitività, il problema dell’autorialità. Quest’ultimo legato non solo alle caratteristiche intrinseche della documentazione (spesso anonima) ma anche alle modalità della raccolta, conservazione, versamento. Inoltre si nota un forte squilibrio territoriale, a favore delle regioni del Nord, dovuto alla disparità della produzione, forse, ma soprattutto della conservazione.

La documentazione dei movimenti è molto ricca nel decennio metà ‘60-metà ‘70; in seguito molto più dispersa e frammentaria; ci sono anche vistose lacune, soprattutto nell’area dei periodici, tenedo conto che c’è stato un periodo in cui uscivano tre quotidiani nazionali di estrema sinistra…

Come osservazione finale Scavino annota che comunque avere a disposizione migliaia di documenti non è sufficiente per fare una buona storiografia, ci sono ancora incertezze e fluttuazioni anche su concetti di fondo, come la periodizzazione. Bisogna auspicare un lavoro sui contesti, sui significati delle parole, come nel recente “Il mondo di Marcello operaio per scelta nella Torino del ‘68“, in cui si lavora sui contesti culturali, con risultati significativi.

Francesca Socrate riprende il discorso sulla storiografia del ‘68, facendo notare che Crainz (Guido Crainz,” Il paese mancato”, Donzelli, 2003, al link recensito da Sergio Luzzatto sul Corsera) e anche Marino hanno lavorato sulle fonti del Ministero degli Interni, sostanzialmente fonti di polizia, a differenza dei libri autobiografici del 1978 (Viale, Boato ecc. Sono anche essi interpretazioni storiche sul ‘68, ma senza strumentazione storiografica, senza note) e delle interpretazioni politiche, sociologiche uscite intorno all”88.

genova, 1968, occupazione Università BalbiPoi cominciano a essere consultate le fonti, arriva la storia orale di Luisa Passerini e Ronald Fraser, si usano la stampa coeva, i volantini, ma in modo ancora “artigianale”. Ortoleva sceglie documenti “belli”, si pubblica soprattutto memorialistica: l’”Orda d’oro” di Balestrini e Moroni, Capanna, Scalzone

Altre tappe sono articoli e testi di De Luna, di Barbagallo… (qui link a una bibliografia sul ‘68, per chi vuole approfondire); le tematiche si sono differenziate, tra storia locale e storia di singoli soggetti, con l’uso delle fonti orali. Nel 1998 esce il compendio di Marcello Flores e Alberto De Bernardi ” Il Sessantotto”, per il Mulino. Nel 2000 l’apertura degli archivi del Ministero dell’Interno. Poi il “Paese mancato” di Guido Crainz nel 2003, che rappresenta il un po’ il “canone”; sempre del 2003 è la Guida di Musci e Grispigni. Recentissimo il libro di Anna Bravo

Ma le fonti non dicono tutto: la quotidianità, la “felicità pubblica” testimoniata nelle memorie soggettive. Perciò è importante analizzare il lessico, sapendo che lì convergono culture diverse: i più adulti, che spesso sono coloro che parlano, scrivono e sono leader, ma anche la cultura dei più giovani, di cui è un esempio l’espressione “potere strudentesco”. Della scarsità di fonti sulla vita quotidiana del ‘68 è un esempio la presenza, nell’Archivio diaristico di Pieve S. Stefano, di solo 5 diari del ‘68, a fronte di centinaia degli anni ‘70. Attraverso la storia orale, che rimane importantissima, si rendono possibili altre memorie del ‘68, come, ad esempio, quella del ceto dei docenti e ricercatori universitari…

Francesca Socrate conclude auspicando la nascita di un portale sulla storia dei movimenti, dove far convergere l’accesso alle risorse di vario tipo che sono e saranno disponibili sul web.

Poi si passa al dibattito, ma io dopo poco devo andare via.

Comunque è stato un incontro molto interessante. Mi piacerebbe replicarlo qui a Genova. Vedremo…

Archivi dei movimenti, una banca dati

Per coincidenza e fortunata combinazione lunedì 26 dovrei essere a Roma, per seguire un incontro su “Archivi, biblioteche e web” che ho già segnalato in precedenza.

Nel pomeriggio si svolgerà anche questo appetitoso seminario, per iniziativa della Fondazione Basso:

Lunedì, 26 maggio 2008, ore 17.00
La Fondazione Lelio e Lisli Basso – Issoco presenta

ARCHIVI DEI MOVIMENTI
Una banca dati delle fonti per la storia dei movimenti in
Italia, 1966-1978

Marco Grispigni e Leonardo Musci
illustreranno la banca dati

Giovanni Contini, Marco Scavino, Francesca Socrate
parleranno delle fonti per la storia dei movimenti
SALA CONFERENZE FONDAZIONE BASSO
Via della Dogana Vecchia, 5 – Roma

Per informazioni:
Tel. 06.6879953 – Fax 06.68307516
basso@fondazionebasso.it
www.fondazionebasso.it

Conosco il libro di Marco Grispigni e Leonardo Musci, “Guida alle fonti per la storia dei movimenti in Italia 1966-1978” uscito nel 2003 per il MBAC – Direzione generale per gli Archivi, e l’ho trovato un aiuto prezioso per chi, come me, si occupa di archivi di questo tipo. Sono molto interessata anche a come l’argomento verrà approfondito da Contini, Scavino e Socrate.

Proprio in questo periodo, un po’ sulla scia di una serie di iniziative e presentazioni di libri legati al quarantennale del ‘68, con un gruppo di amici e amiche sessantottini stiamo cercando di recuperare materiali documentari, contattando ciascuno altre persone, magari perse di vista da tempo. Lo scopo sarebbe di riunire i fondi documentari ora dispersi, in un luogo dove possano essere riordinati e inventariati. Costruire quindi “ex post” un “Archivio del ‘68“, genovese, ligure, ma senza preclusioni geografiche e temporali…

Diceva un amico, ricordando uno dei periodi più intensi di lotta politica, proprio durante il ‘68, l’inizio del rapporto studenti-operai e l’intervento in fabbrica (Chicago Bridge, Italcantieri), che in quel momento si scriveva un volantino al giorno…c’è stato un tempo forsennato di produzione sia politica, che di inchiesta sulle condizioni di lavoro operaie, e sulla vita nei quartieri…
Ci piacerebbe recuperarne anche una piccola parte, che supporti la memoria dei testimoni, e le “fonti secondarie” di quotidiani, riviste, libri (poche a livello locale, a parte il recente libro di Luca Borzani di cui ho già parlato )


Genova, 1968, Fisica Occupata. Foto di Eleonora Passagrilli

Si canta e suona “We shall overcome”

Un discorso sulle fonti per la storia dei movimenti è quindi in questo momento quanto mai opportuno e importante; mi piacerebbe che nascesse un gruppo seppur virtuale di archivisti/e che mettano in comune le esperienze e abbiano voglia di confrontarsi. Anche sulle nuove tecnologie (Web2.0: social tagging, maps, wiki, siti e blog di “storia dal basso”, collezioni fotografiche o di manifesti su Flikr, e quant’altro…) utili per comunicare e valorizzare gli archivi, per raccogliere gli “users contributes”…
Che dire ancora? Se posso, racconterò in seguito le mie impressioni.

“La memoria restituita. Fonti per la storia delle donne”: un incontro all’Archivio di Stato di Arezzo

Ricevo l’invito a questo incontro, a cui purtroppo non potrò assistere, perchè l’ho saputo solo ieri. Arezzo è lontana come NYC per una tapina che vive a Genova e che gli tocca accompagnare anche i nipoti all’asilo – proprio il giovedì mattina causa turni di lavoro dei legittimi genitori. Però lo segnalo volentieri, allegando anche l’ Invito

Settimana della Cultura

Giovedì 3 aprile 2008 ore 16,30

Archivio di Stato di Arezzo – Sala conferenze

Presentazione della collana di studi

La memoria restituita. Fonti per la storia delle donne

Diretta da Marina Caffiero e Manola Ida Venzo

Interverranno:

Carlo Caporossi

Italianista e curatore delle ristampe di Annie Vivanti

Patrizia Gabrielli

Università di Siena- Facoltà di lettere e filosofia di Arezzo

Linda Giuva

Università di Siena- Facoltà di lettere e filosofia di Arezzo

Rosalia Manno Tolu

Direttrice dell’Archivio di Stato di Firenze

Leggerà alcuni brani Annalia Bonella dell’Archivio di Stato di Roma


 

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