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Mafalda è tornata!!!

Dall'appello di Repubblica

Dall'appello di Repubblica

Pubblicato su Repubblica web oggi giovedì 22 ottobre 2009. La frase ormai celebre è di ROSY BINDI

Due segnalazioni: donne in manifestazione, preti contrari ai diktat vaticani in assemblea

Donne: una manifestazione, che spero sarà grande e bella, il 28 novembre a Roma: una manifestazione “organizzata dalle donne e indipendente dai partiti”.

Riporto il comunicato della “Libera università delle donne“  di Milano

Motivazioni dell’adesione alla manifestazione:

-contro *l’informazione*, che ha ripreso a elencare i quotidiani omicidi di donne in famiglia come episodi di cronaca nera, dalle ragioni ‘inspiegabili’;

-contro le *istituzioni*, che non hanno stanziato i finanziamenti, nè avviato le politiche necessarie a una azione culturale ed educativa sul rapporto tra i sessi, che dovrebbe partire dagli asili nido, per investire tutti i livelli di scuola e i corpi sociali (forze dell’ordine, carceri, ospedali, ecc.);

-contro il *maschilismo di Stato*, che trova nel Presidente del Consiglio un esponente sfrontato e patetico, fino al punto da scambiare sesso con cariche politiche;

-contro l’*ipocrisia* di chi oggi grida giustamente contro l’uso degradante del corpo delle donne nei media, ma tace sulla messa sotto silenzio dell’unica cultura, quella prodotta dal movimento delle donne, che avrebbe potuto diffondere modelli diversi di femminilità e di relazione tra i sessi;

-contro la *prevaricazione sessista*, che si esprime attraverso il monopolio maschile delle scelte che contano, conseguito senza esclusione di colpi in tutti i settori dello spazio pubblico;

-contro l’**irresponsabilità*** di un sistema, patriarcale e capitalistico, che continua ad addossare alle donne la responsabilità del vivere, come se il lavoro di cura e il lavoro domestico, necessari alla riproduzione sociale, fossero una ‘naturale’ funzione femminile, da risolvere nel privato.

-come ***tappa ***in un contesto di azioni di visibilità nello spazio pubblico per una *campagna duratura contro la violenza sessista*, *omofobica, transfobica*,dandoci il compito del confronto e della ricerca di iniziative adeguate.

Maria Grazia Campari, Lea Melandri, Anita Sonego

Associazione per una Libera Università delle Donne di Milano

Preti: da Micromega traggo una notizia interessante, si terrà a Roma  il 23 ottobre presso la Comunità di base di San Paolo un’assemblea, promossa da quattro sacerdoti che si sono opposti insieme ad altri 41 ai diktat vaticani sul “fine vita”, al tempo della tristissima e violentissima polemica contro i poveri Eluana e Beppino Englaro, perciò vengono puniti dalla gerarchia vaticana.  Sono don Mazzi, don Farinella, don Garofalo e Dom Franzoni. Mi pare importante che ci sia una presa di posizione, di questi tempi sempre più frequente e coraggiosa, di queste figure molto conosciute, che hanno ascolto e influenza.

Ecco l’articolo di Micromega



Una lunga lotta senz’armi

dal Blog Femminismo al Sud

dal Blog Femminismo al Sud

Uno slogan femminista degli anni ‘70, o il titolo di qualche documento, ora non ricordo: “Donna la liberazione è una lunga lotta senz’armi“. Lunga davvero, e piena di giravolte, passi indietro, stasi e fiammate. Ho rubato l’immagine a Femminismo al sud a un post interessante come al solito. Ma mi serve per far vedere come i movimenti delle donne, anche nella loro diversità generazionale, siano percorsi da una linea, più o meno sottile, a volte invisibile a volte robusta, che li collega a quelli del passato. La memoria è una risorsa. Fa vedere le affinità e le derivazioni, le cesure e le trasformazionie, crea un “senso”, rende percepibile la freccia del tempo, senza la quale non è facile vivere.

1976, Genova, slogan  del Coordinamento femminista genovese sui manifesti pubblicitari, contro la mercificazione e lo sfruttamento sessuale del corpo femminile, i ruoli sessuali, ma anche il carovita (pane 550 L al kg! Jeans: 15.000 L.!). Foto di Anna Ducci.

1976 femminismo a genova
1976, femminismo a Genova

1976, femminismo a Genova

1976, non più oggetti sessuali

contro il carovita

contro il carovita

Beni comuni, blog, rete, donne: l’intervento di Enza Panebianco…

…al convegno di Bologna sui Beni comuni delle donne organizzato dall’Associazione Orlando. Non l’ho sentito perchè era nella prima giornata di convegno, perciò sono molto grata a Enza che l’ha tempestivamente pubblicato sul blog “La rete non è neutra”. Eccovi il link: Virtualizzazione dello spazio pubblico e blog delle donne

Mi sembra molto interessante e potrebbe suscitare dibattito (non so se a Bologna c’è stato). Ma forse non è il momento, siamo tutte o troppo depresse e incazzate (come me – per i soliti motivi, che mi pare che ogni giorno si facciano più gravi)  o distratte dalle vacaze di fine anno…o da chissà cos’altro…

Comunque, se ne riparlerà, spero. Buona fine d’anno!

I “beni comuni delle donne”: un convegno a Bologna

Copio qui dal Serverdonne il programma di un interessante convegno a cui spero di poter partecipare, venerdì 19 e sabato 20 dicembre a Bologna.

I beni comuni delle donne

Da Venerdi 19 Dicembre 2008
A Sabato 20 Dicembre 2008

19 – 20 Dicembre 2008
Aula Magna S. Cristina
Centro Documentazione Donne Città di Bologna
Via del Piombo 5 – Bologna

Programma:

Venerdì 19 dicembre, ore 15,30 – 18,30

Saluti delle autorità
Milli Virgilio
Assessora Politiche delle Differenze Comune di Bologna

Fernanda Minuz
Relazione introduttiva

Spazi pubblici e spazi di accoglienza nelle reti
presiede Giovanna Casciola

Susanna Bianconi
Dire contro la violenza: un percorso dei centri antiviolenza

Fabiola Pala
Associate, non irretite

Vesna Scepanovic
Mondi di donne: le varie forme dell’accogliere

Marzia Vaccari
Gender digital commons: la quarta ghinea

Enza Panebianco
Virtualizzazione dello spazio pubblico e blog delle donne

Dal Focus Group “Giovani femministe a Bologna”
Luoghi comuni? Spazi d’incontro e creazione delle ultime generazioni di femministe

sabato 20 dicembre, ore 9,00 – 18,30

Saluti delle autorità
Mauro Felicori, Direttore Settore Cultura Comune di Bologna
Simona Lembi, Assessora Cultura Provincia di Bologna
Fabio Roversi Monaco, Presidente Fondazione Carisbo

Archivi, Centri e Biblioteche tra le carte e il web
Annamaria Tagliavini, Relazione introduttiva

Elda Guerra, Marzia Vaccari
Biblioteca e Archivio Digitale delle Donne di Bologna

Twie Tjoa (IIAV)
Cultural heritage of women in the multicultural Dutch society

Paola Capitani
La società della conoscenza attraverso il web semantico

Riflessioni conclusive
Rosaria Campioni
Istituto Beni Culturali Regione Emilia-Romagna

Angela Benintende
Biblioteca Digitale Italiana Ministero Beni e Attività Culturali

ore 13,30 Buffet

ore 14,30 – 15,30
Archivi italiani tra passato e futuro
Presiedono Elda Guerra, Annamaria Tagliavini

Stefania De Biase, Lilliwood: la rete Lilith si racconta
Ambretta Rosicarelli, Dove continua il femminismo
Caterina Liotti, Gli archivi del Centro documentazione donna di Modena nella rete locale e nazionale degli Archivi del ‘900
Maria Pia Brancadori, E gli archivi audiovisivi delle donne?

ore 15,30 – 18,30
I beni comuni delle donne tra natura e cultura
Federica Giardini, Per un pensiero della Cosmo-Politica
Gabriella Rossetti, Geografia della Partnership

conclude
Raffaella Lamberti, I beni comuni delle donne tra etica e politica

Conferma la tua partecipazione su Facebook

Segreteria organizzativa
Giovanna Gozzi
Via del Piombo 5, Bologna
Tel. 051 4299404

gozzi@women.it

Un archivio femminista a Genova: le Archinaute

Dopo un anno e più di “vacanza”, ho ripreso a trafficare con le carte del femminismo, la mia grande passione. Il lavoro di riordino e inventariazione del fondo di Alessandra Mecozzi, che ho svolto su incarico dell’Associazione Piera Zumaglino - archivio storico del femminismo a Torino, infatti, si è concluso già da un bel po’. Ne ho dato conto nei post dell’anno scorso. Dalle donne di Torino mi giungono notizie incoraggianti sulla loro attività, hanno in piedi un bel progetto di costruzione di una “Casa degli archivi delle donne”, progetto che ha visto nascere una nuova forma associativa, ArDP- Archivio delle Donne in Piemonte, a cui partecipano tutte o molte realtà dell’associazionismo femminile piemontese, compresa l’Università di Torino con il Cirsde e la Casa delle donne. In questi ultimi due anni è stato effettuato, mediante borse di studio per giovani archiviste, anche un primo censimento dei fondi documentari femminili in Piemonte, di cui la seconda parte è ancora in corso. Inoltre si stanno organizzando riordinamenti e sistemazioni di altri fondi, sempre prodotti dell’attività teorica e politica delle donne nei decenni passati, come quello del gruppo torinese “Donne e scienza”. Su questo progetto, già avviato, ho chiaccherato piacevolissimamente e con grande passione questa estate a Cogne con Elisabetta, una delle storiche autrici e animatrici.

Quindi, è giunta l’ora che mi dia un po’ da fare, per non arrugginirmi del tutto!

Chi vorrà studiare i movimenti femministi degli anni ‘70 a Genova dovrà, prima o poi, passare anche dall’Archivio Archinaute. Questa associazione è recente,ma è erede di un gruppo che è stato attivo negli anni ‘80 e ‘90, fino a circa un anno fa, il Coordinamento donne lavoro cultura, (a cui anche io ho partecipato per un bel pò di tempo), a sua volta nato nel 1983 dall’evoluzione del Coordinamento donne FLM e dalle 150 ore delle donne. Il CDLC ha prodotto oltre alle Archinaute, che conservano l’archivio e la piccola biblioteca-emeroteca, anche altre associazioni di donne, in un processo complicato di scioglimento e “gemmazione”, ben noto nell’ambito dei movimenti femministi e non solo. Insieme ai documenti dell’associazione, sono stati depositati in questo piccolo ma denso archivio anche diversi fondi personali di femministe genovesi. Il CDLC ha avuto negli ultimi due decenni del secolo scorso una attività intensa, sia nella politica delle donne in ambito cittadino, che come organizzatore di un lavoro di riflessione e approfondimento. Inoltre promuoveva una vasta attività “corporea” con corsi di “ginnastica psicofisica” che coinvolgevano centinaia di donne. Era associato alla Rete Lilith, la rete nazionale dei Centri di documentazione e biblioteche delle donne. Avevamo messo in piedi un Centro di documentazione, e abbiamo cominciato, agli inizi dei ‘90, con il lavoro sugli archivi femministi…

Si torna sempre un po’ all’origine. Ma non proprio all’origine – c’è questo scarto di anni e di decenni, che rende ogni ritorno una nuova avventura. C’è di mezzo l’esperienza fatta in altri luoghi, con altre persone; c’è il cambiamento personale, che sa di poter attingere alla memoria, ma senza farci conto – anzi, con una necessaria diffidenza. Infatti, in questa prima ricognizione di documenti che sto attuando, mi sono  imbattuta in qualche foglio di appunti con la mia calligrafia. Quasi sconosciuta. Ben noto processo di misconoscimento. Non mi ha provocato particolare emozione, perchè bazzicando per archivi ho spesso re-incontrato le tracce del tempo passato. Anzi direi che mi suscita una certa benevola curiosità: vediamo cosa diavolo riuscivo a elucubrare, venti o trenta anni fa…

Quindi mi sto accingendo a riordinare questo archivio; la speranza è quella anche di raccogliere altri fondi documentari – ce ne sono tanti, sepolti nei cassetti, in casa delle amiche e compagne degli anni che furono. Si è cominciato anche a usarli, questi documenti e fotografie, ci sono state alcune mostre, qualche anno fa, e una recentissima, ancora in corso, “Ragazze di fabbrica“, nel Ponente genovese, a cui hanno collaborato le donne ex FLM e anche le Archinaute hanno prestato dei materiali.  Una mostra

ragazze di fabbrica 2008

ragazze di fabbrica 2008

e degli eventi, tra i quali un laboratorio teatrale, fatto dalle protagoniste, che metteva in scena il lavoro, le lotte sindacali e femministe nelle fabbriche metalmeccaniche nella grande stagione dei ‘70, e il lavoro oggi – nell’Ilva di Riva, nel quartiere postindustriale. Senza fumi, si; ma anche senza operai, senza solidarietà, senza comunità … molto, molto commovente. Piangevamo tutte, fuori e dentro la scena.

Amo il lavoro d’archivio.

Manifestazioni ovunque sui fatti di Napoli

FLAT I vergognosi fatti di Napoli, l’irruzione delle forze dell’ordine dell’ospedale dove una donna aveva appena praticato un aborto terapeutico, sono ormai sulle pagine dei giornali e nei notiziari tv. Oggi stesso ci sarà una prima e immediata risposta, con presidi e manifestazioni, ovunque.
La violenza contro le donne fa un salto di qualità, direttamente sul terreno politico ed elettorale: questo è un primo episodio, terrificante per le prospettive che evoca, cioè terrorismo clericofascista, di cui Ferrara si è imparato a memoria la lezione dai gruppi americani. Il tutto, per avere qualche voto in più! spingendo nel regno dell’inaudito il cinismo politico – i corpi e le lagrime delle donne, il loro dolore, come una piattaforma per un partito politico (che abbia voti, soldi, posti in parlamento…se quella fogna che è diventerà forse si potrà chiamare ancora parlamento). Se non ci mobilitiamo subito, tutte e tutti. Se non lottiamo. Se ci facciamo instupidire, rimbambire. Ma qui, care, si tratta della nostra pelle e dignità, delle nostre figlie, e forse nipoti…nonchè amiche che vengono a lavorare qui da paesi lontani, sole e spesso impaurite.
Appuntamenti: per chi non va a Roma, il 23 in piazza De Ferrari a Genova, ore 16,30. Spero però che si riesca a organizzare anche qualcosa prima. Guardate anche questa intervista su Repubblica online di oggi, e traete le vostre conclusioni (un ringraziamento alla donna intervistata, per il suo coraggio – e alla giornalista). Facciamo rete!

Né partito, né marito…

Genova,8 marzo 1978 Scritta con la vernice su un marciapiede, in una piazza italiana. Ieri a Roma? No, a Genova, 29 anni fa. Non si legge bene? La trascrivo: “Né partito, né marito, né padroni, né coglioni. Capito!?”
Capito? Chissà. Qualcuno sì, di sicuro. Molti no, non capiscono e non capiranno. Perciò, oltre che spiegare, discutere, confrontarci, ascoltare, aiutare, interpretare e così via, cosa che sappiamo fare e abbiamo fatto benissimo in questi trenta anni, dicesi TRENTA ANNI, ebbene, mi va benissimo che ieri la manifestazione contro la violenza degli UOMINI sulle donne fosse fatta da SOLE DONNE. E incazzate pure, specie le più giovani, quelle che ogni giorno sono il bersaglio nel campo di tiro. E politicizzate pure, noi che avevamo paura che le figlie e le nipoti non considerassero la politica femminista cosa che le riguardasse. E se le ministre non le hanno prese sul serio, male, per loro ministre; non è stata una manifestazione come tutte le altre, dove puoi andare e “metterci su il cappello”, con un riflesso automatico che però denota comprensione zero, sensibilità sottozero per la situazione in cui sei, per ciò che è stato detto e ribadito dalle organizzatrici. E poi, ciliegina sulla torta, in una manifestazione dove si è scelto di non fare nessun comizio finale, il “passaggio” televisivo de La 7 ve lo potevate proprio risparmiare…abbiamo visto qui a Genova, durante la manifestazione del 17 novembre scorso sui fatti del G8, lo spettacolo penoso de La7, con Elisabetta Gardini che, non potendo commentare incidenti o violenze che non c’erano, costernata non sapeva assolutamente cosa dire… e in piazza, proprio la piazza De Ferrari, la piazza del giugno ‘60, la piazza dell’antifascismo e delle manifestazioni operaie, come ha detto don Andrea Gallo – bè, lì politici non ce ne erano, nemmeno uno: solo due preti sui generis hanno preso la parola, davanti a una marea di decine di migliaia di ragazzi e ragazze. E quelle ragazze, molte, sono tornate poi in piazza a Roma. Con quale fiducia, con quale opinione verso i politici locali ma anche nazionali, ministri, ministre, che ancora una volta hanno mancato l’appuntamento ?

Il femminismo non è un vestito a fiori che tiri fuori dall’armadio, che fa tanto “vintage”. No care – se il giorno prima il governo di cui siete ministre vota il “pacchetto sicurezza” : repressione, espulsione di romeni, sgombro campi nomadi. Ma non le avete lette voi ministre, le statistiche? Confermava stasera la magistrata Anna Canepa, il 70 per cento della violenza avviene nelle relazioni familiari, amicali, parentali. E allora, non sarà che per cambiare la situazione non occorrono solo più poliziotti, più espulsioni di “stranieri” … Occorre che le donne tirino fuori tutta la loro forza, la serietà, anche la rabbia, che la rovescino sul tavolo della politica, della società, anche delle microsocietà in cui viviamo la vita di tutti i giorni. E se ogni tanto bisogna rovesciare anche il tavolo, per farsi sentire, beh, mi pare un male, tutto sommato, minore.

26/11. Post scriptum. Io non ero alla manifestazione, magari c’ero solo in spirito, ma le ossa sono rimaste qui. Perciò mi sorprende di essere così in sintonia con quello che ha scritto LeaMelandri, che leggo solo adesso. Ve lo linko qui.

Qualche pensiero su Parole del Novecento

Combinazione, avevo letto i documenti introduttivi che il Gruppo di lavoro sul Thesaurus “Parole del Novecento” ha pubblicato sul suo sito, e ne avevo anche parlato in un recente incontro a Torino (Lib-rary). Quindi l’incontro di Archiexpò non mi ha “colto impreparata”. Sono molto interessata agli sviluppi dell’impresa. Mi sembrano ovviamente condivisibili le motivazioni che hanno determinato la scelta di indicizzare la base dati, perchè sono le stesse con cui avevamo cominciato a fare, come Rete Lilith, verso il 1996, lo stesso lavoro sui nostri archivi femministi, che ora sono nell’OPAC Lilarca. Del tutto dirimente, mi pare, la scelta di decidere il livello di genericità o dettaglio dei termini prescelti, a seconda che indicizzi una scheda di livello alto (fondo, serie…) oppure basso (documento…). Infatti i Thesauri sono costruiti gerarchicamente, dal generale al particolare – pertanto si prestano alla bisogna molto meglio dei dizionari e soggettari.
Alcune considerazioni: con una base dati già schedata, la scelta di indicizzare anche le schede già fatte presuppone una mole di lavoro non indifferente. Perchè, come diceva Linda, la descrizione archivistica e l’indicizzazione sono legate. Puoi indicizzare solo una scheda che contenga abbastanza elementi da permetterlo. E se non ci sono elementi, o ritorni all’archivio, o lasci la scheda orfana (ma con ricadute sulla completezza dei risultati della ricerca)

Inoltre, aggiungo io, sarebbe assolutamente importante avere il Thesaurus già informatizzato, in linea o in locale con qualche applicativo che permetta un controllo dei termini già mentre si stanno inserendo. E’ immane la quantità di errori che si fanno, dei più banali, che allungano di molto il lavoro e richiedono revisioni faticose e costose. Ora, con tecnologie web2.0, questa procedura dovrebbe essere molto facilitata…mi accorgo che anche su questo blog, per la fretta o la distrazione, i tag immessi sono spesso discordanti. Ma qui poco male, li correggo o li lascio così. Su una OPAC in cui inseriscono record 63 archivi e biblioteche…ci siamo spiegati.

Il sito del CSI, anche se ancora in costruzione, dichiara una redazione tipo Wiki. Inoltre, è ben fornito di oggetti multimediali, che rendono la consultazione divertente, simile alla visita di un “museo virtuale” piuttosto che un archivio, secondo una tendenza oggi diffusa.

Ultima considerazione, ma non ultima: il Thesaurus “Le parole del Novecento” adotta termini neutri. Ovvero del linguaggio non sottoposto alla critica di genere, che si estende, dal linguaggio naturale, anche e a maggior ragione ai linguaggi di indicizzazione. Cioè, i termini riguardanti ad esempio le professioni (avvocati, magistrati, impiegati, …) sono al maschile, che non è neutro come ben sappiamo, ma finto/universale. Il termine “lavoratori” nasconde le lavoratrici, a meno che non siano “lavoratrici madri”. Ma se “lavoratori” fosse veramente neutro, si dovrebbe dire: “lavoratori madri”. Lo stesso per “operai”, a cui si aggiunge il qualificatore “metalmeccanici”, “tessili” ecc., tutto al maschile/finto neutro come sopra. Non parliamo di “partigiani”. E’ noto a tutti che ci sono voluti anni di lavoro storiografico per fare emergere la componente femminile della Resistenza…ma in questo modo, per trovarle, le partigiane, bisogna andare a spulciare tutti i fondi di tutti gli archivi?

Il termine “lavoro” ha come qualificatore “autonomo”, “atipico” ecc, ma anche, oibò, “femminile”. Infatti: il lavoro è di default maschile, ma lo qualifichiamo come lavoro di donne attraverso un altro termine che viene aggiunto. Ma basta là, perchè si potrebbe continuare un bel po’. Leggersi Patrizia Violi e Alma Sabatini, e tante altre e anche LilithBlog

Queste sono scelte politiche, carissimi amici e amiche. Sono circa venti anni che esiste il Thesaurus Linguaggiodonna, e il libro di Alma Sabatini, (Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana : per la scuola e per l’editoria scolastica / di Alma Sabatini ; Commissione nazionale per la realizzazione della parità tra uomo e donna. – Roma : Istituto poligrafico e zecca dello Stato, 1986). Questo Thesaurus non rappresenta le “Parole del Novecento”. Sono solo una parte. Ce ne sono tante altre, le nostre – di donne e di femministe, il che vuol dire che sono nate dentro e descrivono una delle esperienze politiche più importanti del Novecento. Che è nata con l’alba del secolo, che è la più duratura e che è tuttora significativa. Varrebbe la pena di farci un pensierino, o no?

Salva con nome

26 di ottobre. Naturalmente, il giorno della presentazione del libro, dopo tre mesi di siccità tipo deserto del Nevada, pioveva a dirotto. Il traffico dei genovesi e dei visitatori del Festival della Scienza è naturalmente subito impazzito. Venti minuti per fare venti metri. La nutrita pattuglia di partecipanti all’incontro per la presentazione di “Salva con nome” meriterebbe la medaglia al valor femminista solo per questo. E si sono anche divertite! Infatti, erano le sette e passa, e nel salone dell’Associazione Zenzero c’erano ancora interventi, e donne che avevano ancora voglia di ricordare, di proporre, di confrontare esperienze…
E’ stato un bel pomeriggio. Alessandra ha raccontato diversi momenti della sua biografia, anche attraverso le slides di immagini e i documenti che avevo preparato. Le Archinaute hanno “interpretato” con passione dei brani di documenti, soprattutto delle centocinquanta ore delle donne, tenute a Genova negli anni ‘70, compresi slogan dei cortei; avevamo piazzato sui muri e sulle colonne della sala un mucchio di fotografie e manifesti d’epoca. Anche la fotografa femministaYelise Manganaro ci aveva portato, molto gentilmente, alcune sue bellisime foto. Abbiamo visto il sintetico ed efficace video sul Forum di Pechino 1995 (anzi quello delle Ong di Huairou), di Tilde Capomazza.

E poi ho rivisto vecchie amiche, Anna, anche lei fotografa, Eleonora, Francesca di ritorno dall’Africa…è stato un incontro molto bello, ma che ha toccato anche temi complessi, e riflessioni e ragionamenti su periodi estremamenti importanti della nostra vita (e della storia di tutti/e). Ora non ho voglia di dire altro, magari tra un po’, quando le cose si sono sedimentate.

Però ho promesso (e mantengo), di mettere il testo del mio intervento. Quello che ho detto non si è allontanato da questo che è lo scritto preparatorio. Perciò, beccatevi la mappazza Salva con nome.

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