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I “beni comuni delle donne”: un convegno a Bologna

Copio qui dal Serverdonne il programma di un interessante convegno a cui spero di poter partecipare, venerdì 19 e sabato 20 dicembre a Bologna.

I beni comuni delle donne

Da Venerdi 19 Dicembre 2008
A Sabato 20 Dicembre 2008

19 – 20 Dicembre 2008
Aula Magna S. Cristina
Centro Documentazione Donne Città di Bologna
Via del Piombo 5 – Bologna

Programma:

Venerdì 19 dicembre, ore 15,30 – 18,30

Saluti delle autorità
Milli Virgilio
Assessora Politiche delle Differenze Comune di Bologna

Fernanda Minuz
Relazione introduttiva

Spazi pubblici e spazi di accoglienza nelle reti
presiede Giovanna Casciola

Susanna Bianconi
Dire contro la violenza: un percorso dei centri antiviolenza

Fabiola Pala
Associate, non irretite

Vesna Scepanovic
Mondi di donne: le varie forme dell’accogliere

Marzia Vaccari
Gender digital commons: la quarta ghinea

Enza Panebianco
Virtualizzazione dello spazio pubblico e blog delle donne

Dal Focus Group “Giovani femministe a Bologna”
Luoghi comuni? Spazi d’incontro e creazione delle ultime generazioni di femministe

sabato 20 dicembre, ore 9,00 – 18,30

Saluti delle autorità
Mauro Felicori, Direttore Settore Cultura Comune di Bologna
Simona Lembi, Assessora Cultura Provincia di Bologna
Fabio Roversi Monaco, Presidente Fondazione Carisbo

Archivi, Centri e Biblioteche tra le carte e il web
Annamaria Tagliavini, Relazione introduttiva

Elda Guerra, Marzia Vaccari
Biblioteca e Archivio Digitale delle Donne di Bologna

Twie Tjoa (IIAV)
Cultural heritage of women in the multicultural Dutch society

Paola Capitani
La società della conoscenza attraverso il web semantico

Riflessioni conclusive
Rosaria Campioni
Istituto Beni Culturali Regione Emilia-Romagna

Angela Benintende
Biblioteca Digitale Italiana Ministero Beni e Attività Culturali

ore 13,30 Buffet

ore 14,30 – 15,30
Archivi italiani tra passato e futuro
Presiedono Elda Guerra, Annamaria Tagliavini

Stefania De Biase, Lilliwood: la rete Lilith si racconta
Ambretta Rosicarelli, Dove continua il femminismo
Caterina Liotti, Gli archivi del Centro documentazione donna di Modena nella rete locale e nazionale degli Archivi del ‘900
Maria Pia Brancadori, E gli archivi audiovisivi delle donne?

ore 15,30 – 18,30
I beni comuni delle donne tra natura e cultura
Federica Giardini, Per un pensiero della Cosmo-Politica
Gabriella Rossetti, Geografia della Partnership

conclude
Raffaella Lamberti, I beni comuni delle donne tra etica e politica

Conferma la tua partecipazione su Facebook

Segreteria organizzativa
Giovanna Gozzi
Via del Piombo 5, Bologna
Tel. 051 4299404

gozzi@women.it

Archivi, biblioteche, musei 2.0, secondo tempo

Seguito del post precedente.
Dopo una breve pausa, abbiamo ascoltato e guardato l’intervento di Simona Brighetti, della Biblioteca Sala Borsa di Bologna: “Dire, ascoltare, navigare, partecipare: l’esperienza di bibliotecasalaborsa.it” . Simona ha illustrato velocemente le pagine del ricchissimo sito della Biblioteca, che credo sia una delle più attive e aggiornate istituzioni bibliotecarie di nuovo tipo, che fa un grande uso delle risorse web, come si può vedere dal sito stesso. Oltre ai servizi offerti, moltissimi, differenziati anche per età, lingua, oltre che per interessi e oggetti di ricerca, ricordo due sezioni interattive: Biblioteca salaborsa di tutti, concorso interattivo per utenti, che ha già raccolto un notevole numero di contributi; e il fondamentale servizio di reference online Chiedilo al bibliotecario che vede coinvolti nel servizio una rete di istituti cittadini -molto interessante e da cui prendere esempio, anche perchè il reference online è impegnativo e la condivisione può facilitarlo. C’è poi anche un forum, dove gli utenti inseriscono i propri commenti, a volte anche critici – ma comunque utili per migliorare. Comunque, tutti i servizi offerti dalla Biblioteca prevedono una bella quantità di risorse umane, e non solo. Anche nella progettazione grafica il sito è ottimo: andate a vedere, e mi direte.

Luca Melchionna, del celebre Mart, Museo di arte moderna di Trento e Rovereto, ha difeso energicamente e con ottimi argomenti la presenza del Mart sui più diffusi social network. Tra essi Facebook, i cui utenti/amici del Mart hanno superato quota mille: festeggiamenti, regali, iniziative… (anzi sono 1400 e più: oggi anche io, che sono già su Facebook, ma non ci ho combinato finora un granchè, ho aggiunto il Mart ai miei “amici”)
Luca ci ha raccontato la presenza del Museo sulle reti, la sua attività e le positive ricadute che il Museo può testimoniare. La creazione di una community online quindi non solo non distoglie gli utenti ma anzi favorisce e attira gli stessi verso il museo. Inoltre, la presenza online dell’ente è in qualche modo più controllata. Altre iniziative sui social network sono allo studio… teniamo d’occhio il Mart, che mi pare la punta di diamante italiana in questo settore, dalla cui esperienza tutti i siti culturali possono trarre utili suggerimenti.

A seguire Marco Fiorilla, della biblioteca Lancisiana di Roma, specializzata in antichi testi sulla storia della medicina, ha illustrato il bel lavoro fatto di digitalizzazione dei manoscritti del catalogo. Le scansioni ad alta risoluzione sono arricchite di funzioni di ricerca di lemmi e altre utilità; inoltre, il catalogo è aperto agli utenti, previa iscrizione, e consente loro di contribuire con commenti e ricerche. Anche qui c’è lo sforzo di creare una comunità di utenti che possano collaborare sia con la biblioteca che tra di loro, scambiandosi utili informazioni.

Ha tirato le conclusioni dell’incontro Maria Teresa Natale, dell’OTEBAC, l’osservatorio Mibac sulle tecnologie digitali in campo culturale. E’ appena uscito il volume “Handbook on cultural web user interaction” del Gruppo di lavoro di Minerva EC, “Quality, Accessibiliy and Usability” coordinato da Rossella Caffo. C’è anche l’edizione digitale scaricabile. Maria Teresa ha prima descritto in sintesi il manuale e il lavoro svolto per arrivare all’edizione.  Non cerco di riassumere, bisogna che ognuno se lo studi da sé. Non ho ancora avuto il tempo di leggerlo, ma dall’indice degli argomenti credo sia uno strumento utilissimo per orientarci. Maria Teresa ha poi presentato uno spaccato della situazione italiana, caratterizzata da un’infinità di siti culturali che fanno capo però a enti medi o piccoli. Quindi con parecchie difficoltà a realizzare e gestire siti un po’ complessi.  Poi ha descritto i più comuni servizi dei siti culturali, dalle visite virtuali dei musei alle biglietterie online, ai giochi interattivi per affiliare il pubblico, ai servizi podcasting per la didattica, agli Rss, ecc. Viene citato  TaggaTO, sito di servizi al pubblico del Comune di Torino che usa il social bookmarking (carino!). Maria Teresa si è stupita del fatto che nessuno avesse fino ad allora parlato di Second Life, dove cominciano a essere presenti alcune istituzioni culturali. Il lavoro fatto finora dal Mibac ha riguardato soprattutto l’accessibilità dei siti web, ma ancora il coinvolgimento dell’utente è carente, soprattutto si lamenta una mancanza di strategia….

Beh, se lo dice lei…

Dopo un breve dibattito, abbiamo concluso l’incontro. Nel frattempo si era scatenato un diluvio di pioggia e vento: per andare a cenare al Porto Antico con i nostri ospiti abbiamo rischiato di annegare! Comunque ci siamo divertit*, abbiamo “socializzato” e abbiamo continuato a scambiaci anche utili informazioni, tra un assaggio di trofie e uno di focaccia al formaggio. Bello, grazie a tutti e a tutte! e una grosso ringraziamento a Laura, Emanuela, Raffaella, Oriana e Paolo, che hanno organizzato la giornata insieme a me. Grazie per la sua presenza anche a Stefano Vitali, che ci ha fatto la bella sorpresa di assistere all’incontro. (Se lo avessimo saputo, gli avremmo subito appioppato qualcosa da fare…)

Archivi, biblioteche, musei 2.0, è andata così

UK Archives

UK National Archives

Resoconto di “Archivi, biblioteche, musei ai tempi del web 2.0. Esperienze a confronto“. L’incontro, come da programma, si è svolto nella Sala Chierici della Biblioteca Berio di Genova il 28 ottobre dalle 14 alle 18, 30. Era inserito nella programmazione del Festival della Scienza, ancora in corso fino al 4 novembre. Al momento non dispongo di registrazioni audio, quindi devo andare a memoria, e mi limiterò a un breve commento dei vari interventi. E’ stato comunque un pomeriggio molto fitto e ogni presentazione  densissima di informazioni. Siccome avevo il ruolo della coordinatrice, e gli interventi previsti  erano molti, ho incalzato impietosamente i poveri ospiti, che hanno comunque impegnato le loro risorse dialettiche per stare nei tempi…. Alle 18,30 precise abbiamo concluso – abbastanza stremati, devo dire (almeno io, ma credo anche molti del pubblico e dei relatori e relatrici). Quindi non è facile riassumere, comunque ci provo, per dare a chi passa di qui una sommaria informazione. Punto primo, sono molto soddisfatta. I siti illustrati dimostrano che l’interazione con gli utenti anche in Italia si comincia ad affermare, in forme molto varie, almeno come prospettiva. Le realizzazioni sono assai diverse, e anche l’interazione stessa viene realizzata secondo una gamma di possibilità veramente insospettata. Anche l’assessore alla cultura e alla “città digitale” del Comune di Genova, Andrea Ranieri, che ha introdotto i lavori, ha sottolineato l’importanza della sperimentazione sul campo (domanda: ma non potrebbe dotare le biblioteche cittadine, tanto per cominciare, di un proprio sito web da gestire autonomamente, che consenta a chi vuole di realizzare dei contenuti culturali autonomi? ora sono mestamente raggruppate nel sito generale del Comune… con nessuna possibilità di intervento!) Quindi in ordine di apparizione, dopo Laura Malfatto della Berio e lo stesso Ranieri, la sottoscritta con un breve (abbreviato per necessità, io avrei parlato un’ora…) intervento a proposito della conoscenza e dei beni culturali come “beni comuni“, che l’azione collaborativa di istituzioni e cittadini deve mantenere nell’area dei beni pubblici. Chiaramente il tema dei beni comuni è quello che mi frulla in capo da un po’, da quando ho letto Cassano. Ma ho trovato molti riferimenti anche in Luciano Gallino, Stefano Rodotà, Giangiacomo Bravo e altri. E naturalmente nel mondo che gira intorno, specie in questi giorni di attacco spietato a tutto quello che ha mantenuto, forse suo malgrado, un barlume di consistenza di bene pubblico, nel campo della cultura, della conoscenza, della scuola… Trovate in questo link conoscenza_e_beni_culturali_le_reti_ lo schema di quello che ho detto.

Diletta Zannelli, del Museo di fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo, ha illustrato dapprima l’istituto stesso, il suo patrimonio, la sede, le attività. Il museo ha una interessante attività di collaborazione con il pubblico, non generico, ma sotto forma di progetti di parternariato. Recentemente ne è stato realizzato uno in collaborazione con il Liceo artistico milanese Boccioni; quattro studenti, tre ragazze e un ragazzo, hanno “animato” dal vivo la loro presentazione multimediale, che esponeva in modo vivace e creativo la realizzazione di una mostra fotografica, i vari procedimenti a cui vengono sottoposte le fotografie per essere esposte e archiviate.

Dalla lontana Udine, dall’Archivio di Stato, è arrivata da noi Carla Sava, che ci ha raccontato la realizzazione del sito “Friuli in prin“, un sito di anagrafe storica dei cognomi, soprannomi, mestieri e altro ancora delle famiglie friulane a partire dall’Ottocento. Il sito è ricchissimo, e oltre a consentire una varietà di ricerche, ha una sezione dedicata alle storie e alle fotografie che, grazie anche ai dati ricavati dal sito, sono state inviate all’archivio stesso dai discendenti di emigrati friulani sparsi per il mondo. Ho già parlato di Friuli inprin in questo blog, poco tempo fa. Oggi è stato presentato al pubblico con un grande convegno a Udine. Accludo il comunicato stampa, che illustra dettagliatamente  questa bella realizzazione.

Cesare Bignotti e Guido Smider sono due giovani artisti, che hanno dato vita a EVES, una “Creative Corporation”. Studiano l’interazione uomo-macchina, i “linguaggi enigmatici” che in questa interazione si realizzano, fatti di suoni e immagini che si generano “randomicamente”, prodotti da software … Devo dire che il loro intervento mi sembrava orientato a un certo “catastrofismo”: nella serie apocalittici o integrati, loro sicuramente si ritrovano più sul versante apocalittico. Comunque, gli artisti fanno bene a stimolare la riflessione – anche se poi è mancato un momento di dibattito che potesse approfondire meglio il loro contributo.

Carlo Pischedda, dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea di Torino ci ha descritto il sistema archivistico Archos, che è stato creato abbastanza recentemente e contiene diverse banche dati integrate, un ricco patrimonio di documenti, immagini, oggetti della storia del Novecento Il sistema è dotato di alcune funzionalità 2.0, come l’uso di Google maps, e viene implementato online da un gruppo di collaboratori dell’Istituto. Ma recentemente è stata aggiunta una scheda interattiva, che consente all’utente di aggiungere commenti alle schede d’archivio consultate  (es.:  Scheda biografica Augusto Adam  http://metarchivi.istoreto.it/biografie/p_bio_vis.asp?id=447 ); decidendo anche se lasciare riservato il commento o visibile a tutti. Carlo Pischedda ha detto che erano già arrivati alcuni contributi, tutti pertinenti, ed era molto entusiasta di questa iniziativa, che pur essendo ai primi passi sembrava promettere interessanti sviluppi. Evviva! Finalmente qualcosa si muove. Mi pare il primo caso di sperimentazione 2.0 direttamente collegata a un database archivistico, in Italia. Aspetto con interesse l’evoluzione della faccenda! (sono anche orgogliosa di avere, indirettamente, contribuito al suo debutto!)

Dopo questo intervento abbiamo fatto una brevissima pausa. Gli altri quattro interventi a seguire. Pubblico curioso e partecipe, che ha risucchiato alcuni relatori e relatrici nelle postazioni web che avevamo predisposto in fondo alla sala, per chiedere maggiori dettagli o spiegazioni.

Aggiungo qualche particolare sull’iniziativa: i posti erano tutti occupati, quindi penso ci fossero almeno 50 o 60 persone, il che non è male tenendo conto che durante il Festival ci sono in contemporanea decine di eventi, anche molto più “popolari”; i “corner” web hanno funzionato, come avevamo previsto. Non c’è stato però dibattito, se non alla fine  – ammazzato forse dal fatto che si andava di corsa e si affollavano molte informazioni, o forse che io controllavo i tempi degli interventi come un caposquadra Fiat negli anni ‘50: probabile che abbia esagerato Amen, è andata così.

E’ mezzanotte, me ne vo a dormire. Il seguito al prossimo post.

Beni culturali e web 2.0: esperienze a confronto

A Genova sta per aprirsi il Festival della Scienza: mega evento, che dura due settimane, coinvolge migliaia di persone e centinaia di incontri e manifestazioni in tutta la città, molti anche di alto livello. Ce n’è per tutti, grandi e piccoli, tante infatti anche le iniziative per i bambini, e importanti le conferenze e i laboratori divulgativi, con scienziati di fama mondiale. Il tema di quest’anno è “Diversità“. Interpretato nelle maniere più varie.  In questo ambito, trova uno spazio direi naturale anche l’iniziativa alla quale partecipo, che vuole riprendere e approfondire le tematiche dell’incontro di febbraio, di cui ho abbondantemente parlato. Il nuovo “web day” si intitola “Archivi, biblioteche, musei ai tempi del web 2.0: esperienze a confronto“, è un incontro a più voci con siti web culturali di enti pubblici e privati italiani che, in modi diversi, stanno creando una interazione con i loro utenti. Se a febbraio avevamo “fatto teoria” o meglio avevamo parlato delle possibilità offerte dalle tecnologie 2.0, ora vogliamo conoscere le esperienze concrete attraverso il racconto di chi le ha realizzate, compresi i passaggi, le difficoltà e le criticità. Anche in questo incontro si avrà una certa interazione con il pubblico, con brevi dibattiti dopo ciascuna presentazione e con la possibilità di continuare il dialogo con i relatori e relatrici in sala, attraverso diverse postazioni web. L’ultimo intervento, che ci aiuterà a fare il punto della situazione, è quello di Maria Teresa Natale, dell’OTEBAC, che presenterà tra pochi giorni il “Manuale sull’interazione con gli utenti del web culturale /Progetto MINERVA” per ora disponibilein inglese qui.

Qui sotto c’è il programma e qui c’è il pieghevole-web-201 in formato .pdf

Archivi, biblioteche, musei ai tempi del web 2.0: esperienze a confronto

A cura del Comune di Genova – Direzione Cultura (Biblioteca Berio – Sezione di Conservazione, Archivio Storico del Comune, Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce) e della Biblioteca Universitaria di Genova, con il coordinamento di Paola De Ferrari.

Con la collaborazione dell’Ufficio Informatizzazione e Catalogo unificato e dell’Ufficio Comunicazione e Promozione Eventi Culturali della Biblioteca Berio.

Biblioteca Berio, Sala dei Chierici, 28 ottobre ore 14.00-18.00

Informazioni: tel. 010 5576050

Incontro a più voci con rappresentanti di archivi, musei, biblioteche italiani, che attraverso il loro siti web hanno sviluppato nuove forme di interazione con gli utenti, chiamati a diventare non solo fruitori ma anche collaboratori e creatori di contenuti culturali

Programma

Diletta Zannelli Fondazione Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo.

Il sito web “giovani” del Museo di Fotografia Contemporanea: un progetto in partenariato con il Liceo Artistico Statale U. Boccioni di Milano

Carla Sava Archivio di Stato di Udine

Memorie in rete, reti di memoria: Friulinprin per la ricerca di fonti e biografie di persone vissute tra ‘800 e ‘900 in Friuli

Cesare Bignotti e Guido Smider Creative Corporation EVES

Dibattito sulla Web Art con la Creative Corporation EVES Extraordinary Visions and Esthetic Sounds

Carlo Pischedda Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea “G. Agosti”, Torino

Archos, un sistema integrato dei cataloghi d’archivio. Un approccio possibile ai social archives

Simona Brighetti – Biblioteca Sala Borsa, Bologna

Dire, ascoltare, navigare, partecipare: l’esperienza di bibliotecasalaborsa.it

Luca Melchionna MART Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto

Il Mart 2.0: nuovi utenti online e offline

Marco Fiorilla Biblioteca Lancisiana, Roma

Il progetto “Catalogo Aperto” dei manoscritti lancisiani

Maria Teresa Natale Ministero per i Beni e le Attività Culturali – OTEBAC

Interazione con gli utenti nei siti web e portali culturali: stato dell’arte e potenzialità

Coordina Paola De Ferrari

I relatori e relatrici saranno a disposizione del pubblico presso le postazioni multimediali.

Archivi e biblioteche, il seminario

Seguito del post sulle iniziative “Archivi e biblioteche: potere, utenti, tecnologieSeminario Biblioteca Berio, 8/2/2008 svoltesi nei giorni 7 e 8 febbraio.
Nel frattempo ho cambiato computer, (ora è un decente HP Pavilion), però non mi ci ritrovo con il sistema operativo, con la visualizzazione ecc. Il vecchio monitor (quello è rimasto) sembra piuttosto sorpreso, e io non trovo la misura giusta dei caratteri…se li allargo si distorcono, oppure c’è da cavarsi gli occhi. Non ditemi di cacciarlo via, no se puede. Ci vorrà un poco di tempo per prenderci la mano.

Il resoconto del seminario lo trovate sul bellissimo post di Bonaria Biancu. Concordo pienamente con la sua descrizione. Perciò mi esimo dal fare un riassunto, e vi invito ad andare a leggerlo. Posso contribuire alla completezza e al networking pubblicando anch’io i link delle presentazioni.

Carola Frediani ha fatto una presentazione, e un intervento, veramente stupendo. Mi piacerebbe che venisse pubblicato, ma sapendo quanti impegni ha, non la voglio stressare. Anche per il suo contributo rimando a quanto scrive Bonaria, aggiungendo solo un elenco di parole chiave, come sintesi dei temi trattati: Turbo nel Web, Contenuti, Rss, Remix, Semplicità, Usabilità, Raccomandazione, Social tagging, Social Bookmarking, Digg, Wikipedia, Intelligenza collettiva, Saggezza delle folle, Congresspedia, Polizia neozelandese…

Bellissima la presentazione di Bonaria Biancu, che viene anche commentata nel post sopracitato. Da leggere! Ci ha trasmesso una vera valanga di conoscenze ed energia!

Carlo Penco ha visualizzato e discusso alcune risorse da lui utilizzate spesso, tipo Del.icio.us, e altre condivise con i suoi studenti. Alcune sono riservate agli studenti/docenti, e quindi accontentiamoci di quello che abbiamo visto al seminario. Ad esempio Aulaweb dell’Università di Genova è un ambiente dove attingere risorse per lo studio. Poi i Blog, quelli dei suoi corsi, che sono: Semiosette e Fattoria della comunicazione.
Il tutto interpolato da una certa quantità di link (gentilmente inviati) che trascrivo con i suoi commenti:

Carlo, Stefano e Carola guardano lo schermo

“piccole
pubblicità per biblioteche “umane”:

http://www.youtube.com/watch?v=bFnZLFz3DiY
http://www.youtube.com/watch?v=-fICrVTZmWo
Pubblicità per spingere a leggere in biblioteca
http://www.youtube.com/watch?v=NeUid2rv848

http://www.youtube.com/watch?v=APWVP459BK0
L’esempio della ragazza che chiede da mangiare è una pubblicità di automobili. L’ho stoppata prima, il messaggio pubblicitario è banale: donne come automobili; non basta la bellezza; ci vuole l’intelligenza. Ma chi ha fatto il video ha avuto una buona idea a prescindere dalla banalità di fondo del messaggio; infatti gioca sull’intreccio di presupposizioni non condivise; poi mostra come l’assenza di una cultura comune porta a effetti disastrosi”

L’intervento di Carlo è stato molto stimolante, e, facendo in modo di incuriosire e coinvolgere, e anche divertire, ha affrontato alcune questioni di fondo sulla filosofia del web2.0, e non solo del web.

Stefano Vitali Su questo intervento vorrei spendere due parole. Anzitutto, per il mio interesse per gli archivi. Il seminario è nato proprio dallo scambio di qualche mail tra Stefano e me, pochi mesi fa. Poi perchè ritengo che Stefano sia uno degli archivisti di riferimento, sui temi della innovazione, sia culturale che tecnologica. Inoltre perchè la situazione degli archivi è molto diversa da quella delle biblioteche. Ha delle specificità da capire, non per farsene schiacciare, ma per una azione efficace di difesa e rilancio. Le posizioni di Stefano mi sembrano esprimere un grande equilibrio, anche nel desiderio di lanciare segnali innovativi – ma cercando di non dimenticare la situazione reale in cui ci si muove, e da dove si viene. “I servizi agli utenti basati su web2.0 consentono agli utenti di condividere, di partecipare. La comunicazione non è più solo da uno a molti, ma diviene da molti a molti. Tra i molti si collocherebbero anche le istituzioni archivistiche -cosa che non è facilmente accettabile…” Che implicazioni per le comunità archivistiche, sia di operatori che di utenti, reali e virtuali? Dopo aver commentato gli esempi, che si possono vedere nella presentazione, Stefano Vitali sottolinea il ruolo di raccordo e di contributo alla costituzione di comunità fisiche (gli eredi dei veterani nel caso della Polar Bear, gli immigrati nel caso di Moving here, gli utenti di Footnote…) oltre che di comunità virtuali. Un obbiettivo, che è quello di costruire e stringere comunità intorno agli archivi, implica che si conosca più a fondo il pubblico degli utenti, e che si usino quindi strumenti differenziati. Questo modo nuovo di avere rapporti con il pubblico dovrebbe entrare nella cultura degli archivisti.

Qualche mia riflessione

Il seminario è stato bellissimo. Non lo dico tanto per dire. E’ stato veramente qualcosa di evenemenziale. Sapete quando confluiscono le energie delle persone – tipo i ghostbusters quando fanno convergere i fasci contro il demone-cane? e si crea un campo energetico che finisce per incuriosire, attirare, coinvolgere, e alla fine addirittura entusiasmare, non tutti ma molti/e…e poi le persone continuano a parlare, a fare capannelli, a darsi appuntamenti…

A un certo punto mi sono distratta, guardando il fascio di luce del proiettore che intercettava il pulviscolo atmosferico, e ho pensato: c’è polvere d’oro nell’aria oggi!

Insomma, bellissimo. Tutto merito delle qualità degli interventi, della capacità dei partecipanti di comunicare in modo diretto al pubblico non solo le loro conoscenze, in un ambito forse nuovo e certo non semplice da trattare, ma anche punti di vista personali, anche critici o riflessivi sul magmatico web2.0. E comunque, mettere in campo un’esperienza diretta, pratica e teorica; far vedere dettagliatamente il funzionamento delle reti sociali, dei servizi e tools offerti, esprimere anche riserve – ma utilizzando nella comunicazione la grande ricchezza del web (i siti, i blog, i video, i database…e così via). Tutti gli inteventi hanno parlato di tecnologie in uno scenario culturale, e non solo tecnologico. Le trasformazioni implicano i cambiamenti nei rapporti tra le persone, mediati dalle tecnologie. Sono da capire non solo gli interessi, i progetti di gruppi di utenti ( studi di questo genere non sono più rimandabili negli archivi ), ma anche e forse, per prima cosa, i rapporti e le strutture di potere e di trasmissione culturale nel sistema degli archivi.

E qui bisogna annotare che al seminario c’erano moltissime/i bibliotecarie/i – di molti tipi di biblioteche genovesi e non solo; (Laura Malfatto e Fernanda Canepa, della Biblioteca Berio, hanno fatto sia un intervento introduttivo che nel dibattito, da cui si capiva che erano molto coinvolte e interessate ai nuovi sviluppi della biblioteconomia web). Era presente poi un certo numero di studenti e pubblico generico. Pochissimi archivisti. Ne ho contati una decina in tutto, comprendendo anche noi che abbiamo organizzato l’incontro. Ma c’erano, per fortuna, Isabella Zanni Rosiello e Linda Giuva, oltre ovviamente Stefano Vitali. Cioè persone che negli archivi hanno una voce, una presenza importante. A parte Stefano, non so cosa ne hanno tratto e ne pensano Isabella e Linda. Lo sentiremo nei prossimi appuntamenti…Linda che pensa

Negli archivi italiani, sembrerebbe, le cose si muovono a partire dal vertice. Oppure non si muovono. C’è una cultura gerarchica, dovuta ovviamente alla storia specifica dei nostri archivi, legati alle vicende delle istituzioni statali, con tutte le virtù e le perversioni che questo comporta.

Si sono dette cose molto importanti nel dibattito.
Una mi ha colpito, e la voglio riportare qui.
Il discorso delle risorse, sia umane che finanziarie, o meglio della loro mancanza, non fa che sottolineare il peso delle scelte compiute dagli individui. Indirizzare risorse in un ambito piuttosto che in un altro, verso un ruolo sociale di archivi e biblioteche piuttosto che di conservazione pura dell’esistente – può diventare una scelta decisiva per l’esistenza nel futuro, magari anche per un’esistenza più evoluta.

Riflessioni sparse. In occasione del seminario

Tra pochi giorni, venerdì 8 febbraio alle 9,30, nella Sala dei Chierici alla Biblioteca Berio di Genova, si terrà il seminario intitolato “Archivi e biblioteche ai tempi del web2.0“. Raccolgo gli auguri di Paco, incrocio le dita ( gesto di scongiuro in voga nelle tribù mediterranee) e butto giù due righe, per non trascurare troppo questo povero blog.

Il saggio di “Le Reti partecipative. La biblioteca come conversazione” di R. David Lankes e altri studiosi dell’Università americana di Syracuse, tradotto in italiano e pubblicato dall’AIB (Associazione italiana biblioteche), che ho letto con molto piacere in questi giorni, suscita alcune riflessioni.

Il saggio è stato tradotto nel novembre 2007 e pubblicato sul sito dell’AIB. Non c’è la data di redazione, nemmeno nel documento originale, che non contiene però riferimenti posteriori al 2005. Con la rapidità delle trasformazioni del web2.0, anche due anni sono molti. Immagino che il documento sia stato già ampiamente discusso, almeno tra i bibliotecari di lingua inglese e anche italiani. Non credo nel mondo degli archivi. Provo comunque a dire qualcosa.

L’immagine del processo di conoscenza come conversazione è la parola chiave che sta alla base della riflessione degli autori. E non è una metafora, sostiene Lankes (in una intervista a Ridi), ma un processo concreto, che può svolgersi in un istante o nei secoli, che produce artifacts (libri, documenti, immagini…) capaci di registrare e rilanciare ad altri interlocutori la conversazione-conoscenza. Questa teoria proviene da Gordon Pask, filosofo della scuola di Palo Alto, ed è oggetto di un suo libro del 1976. La biblioteca, di conseguenza, diventerà tanto più facilitatore di conversazione quanto più migliorerà e creerà ambienti di conversazioni libere e aperte…seguendo la sua vocazione genetica. Il saggio spiega molto meglio ed esemplifica nei dettagli come le tecnologie web2.0 possono entrare in questo processo e supportarlo. Come la biblioteca viene a fare parte di un networking partecipativo, che crea e supporta allo stesso tempo ulteriori conversazioni…

Mi piace l’impostazione in cui si cerca di collegare le statistiche, le valutazioni (i numeri) che sono alla base dei risultati di una biblioteca alla partecipazione agli obbiettivi e ai bisogni del suo pubblico (alle sue conversazioni); un approcio che cerca di valutare l’utilità di una tecnologia a fronte di una data mission, che risponde alle esigenze di una comunità che deve essere servita. Almeno, così dovrebbe.

Questo concetto di processo di conoscenza come conversazione è abbastanza generico da poter essere applicato anche agli archivi. Anzi, è spontanea, anche se forse un poco naif, l’immagine del lavoro d’archivio come “dialogo” con le testimonianze, le memorie di gente ormai scomparsa…che ci parla attraverso le sue scritture, le sue immagini…E’ così che ci si sente quando si toccano certe carte, ci si sforza di capire le calligrafie idiosincratiche di persone scomparse da secoli. Dialogo, conversazione…con molti interlocutori, alcuni dei quali poco visibili, in secondo piano sulla scena. Infatti, chi e perchè ha conservato quelle carte, chi ha predisposto gli strumenti di consultazione che ce le rendono accessibili, e in che modo accessibili…e tutte le domande che possiamo rivolgerci sul significato del documento nel suo contesto di produzione, di conservazione e tradizione e ora, di consultazione. C’è una folla di personaggi non del tutto secondari che entrano nelle conversazioni, che hanno da dire la loro. In realtà questo vale anche per i libri, ma nel caso degli archivi è genetico, è imprescindibile.

Ebbene, perchè non coinvolgerli? Perchè non dare loro la parola, trovandogli un posto nelle “reti partecipative” in cui risalti il loro contributo alla conversazione conoscitiva? In questo forse le tecnologie, specie queste che facilitano la pubblicazione di documenti di qualunque tipo (visivi, sonori, testuali, in movimento ecc.) giocano a favore. Già in ambiente web1.0, diciamo, l’ipertesto internet consente una descrizione a vari livelli, congeniale agli archivi; e la struttura dei link consente il richiamo dei contributi più diversi. Ma le tech 2.0 aggiungono altre possibilità. Si può conversare con coloro che hanno consultato i documenti prima di noi, (sempre che siano disposti a condividere le loro informazioni!) e capire in quale contesto di ricerca lo hanno fatto. E questo può indicare idee nuove, suggerire nuove piste. Si possono aggiungere annotazioni e parole chiave ai documenti digitalizzati, e conservarli in una propria “cartella di ricerca virtuale”, che può essere condivisa o meno, e servire da punto di partenza per richieste di reference, per consulenze, per un dialogo attivo con gli archivisti e con altri utenti. Creare comunità di utenti, che condividano determinati interessi, che rappresentino una solida base di sostegno e difesa degli archivi, è quanto mai auspicabile, soprattutto in momenti di grande debolezza degli archivi nei confronti delle politiche restrittive (al limite del punitivo) dei vari governi e amministrazioni.

L’aggiunta di riferimenti georeferenziali (Google maps e altri servizi del tipo) a immagini di documenti di tipo cartografico, catastale e simili potrebbe suggerire usi inedititi, per la storia del paesaggio ma anche per utilità prettamente amministative o pratiche.

Certo, la premessa a qualunque conversazione di questo tipo è un notevole abbondanza di serie di documenti digitalizzati. Questo è un discorso importantissimo, che riguarda le politiche arhivistiche, i finanziamenti, le competenze e le scelte e altre cosucce del genere. Ma vorrei che leggeste il testo di Stefano Vitali ” Come si diventa digitali negli archivi“.

Può suggerire alcune considerazioni e molti cattivi pensieri. E…qui mi fermo, perchè l’ora è tarda. Ma chissà che la notte non porti con sé altre idee…

Archivi e biblioteche: potere, utenti, tecnologie

copertina invito

invito contenuti

Sono molto felice di poter pubblicare  il programma definitivo di questa iniziativa, a cui sto dedicando da un po’ di tempo una discreta quantità di energie.

Archivi e biblioteche: potere, utenti, tecnologie

Giovedì 7 febbraio alle ore 17,30 nell’Archivio Storico del Comune di Genova, Palazzo Ducale, piazza Matteotti 10, Genova

Presentazione del libro

Il potere degli archivi: usi del passato e difesa dei diritti nella società contemporanea di Linda Giuva, Stefano Vitali, Isabella Zanni Rosiello,
Bruno Mondadori Editore, 2007

Introduce Antonio Gibelli, ordinario di Storia Contemporanea alla Facoltà di Lettere dell’Università di Genova

Partecipano le autrici e l’autore

Linda Giuva (docente di Archivistica generale all’Università degli Studi di Siena – Polo universitario aretino)

Stefano Vitali (Archivio di Stato di Firenze)

Isabella Zanni Rosiello (già direttrice dell’Archivio di Stato di Bologna).

Intervengono Luca Borzani (storico, già assessore alla Cultura del Comune di Genova) e Raffaella Ponte, (direttrice dell’Archivio storico del Comune di Genova)

Scrive Giovanni De Luna nell’introduzione: “L’immaginario sugli archivi e sugli archivisti si è nutrito di tutti i possibili stereotipi letterari e cinematografici, ma la realtà è molto diversa e questo libro restituisce agli archivi il loro valore culturale e civile e agli archivisti lo spessore di un insostituibile e faticoso ruolo professionale. (…) I problemi che pongono e le soluzioni che vi si trovano appartengono totalmente al contesto della nostra contemporaneità. E’ così per quanto riguarda il loro ruolo nella ricerca storica (Isabella Zanni Rosiello), la loro capacità di perimetrare e definire appartenenze (Stefano Vitali), il loro rapporto con le questioni decisive della democrazia e dei diritti (Linda Giuva). L’estenuata stanchezza della politica, il ridimensionamento della statualità, l’affiorare di una nuova generazione di “diritti umani” ha ridisegnato il tradizionale confine tra gli aspetti visibili e invisibili del potere, restituendoci una nuova concezione della democrazia. In quest’ottica gli archivi smettono i panni tradizionali degli arcana imperii per diventare un indispensabile strumento per la tutela etica e giuridica della nostra convivenza civile.”

Venerdì 8 febbraio alle ore 9,30 nella sala dei Chierici della Biblioteca Berio, via del Seminario 16, Genova

seminario di studio

“Archivi e biblioteche ai tempi del web2.0″

partecipano

Bonaria Biancu (Biblioteca centrale dell’Università degli Studi Milano-Bicocca)

Carola Frediani (giornalista web, Totem)

Carlo Penco (ordinario di Filosofia del Linguaggio, Facoltà di Lettere e Filosofia; Semiotica dei media, Scienze della Formazione dell’Università di Genova)

Stefano Vitali (già visiting professor al master in Archival Studies all’UBC. University of British Columbia, Canada)

Coordina Paola De Ferrari (archivista)

Intervengono, per la Biblioteca Berio, Laura Malfatto, dirigente responsabile della Sezione di Conservazione e Fernanda Canepa, responsabile dell’Ufficio informatizzazione del Catalogo unificato.

Utenti di internet in tutto il mondo utilizzano i software sviluppati negli ultimi anni e identificati come web 2.0, e usufruiscono spesso senza porsi domande di questi servizi web innovativi.
È avvenuto un salto qualitativo nelle internet technologies: c’è chi parla di rivoluzione, chi del pieno dispiegamento delle potenzialità insite nell’internet fin dalla sua origine.
Comunque sia, questo insieme di servizi, utilità, procedure di ricerca, di pubblicazione, di relazione con gli utenti e tra utenti (e molto altro ancora) chiamato web 2.0 può avere un impatto estremamente importante sul modo in cui vengono disegnati e gestiti i siti dei beni culturali e i loro servizi al pubblico. Il punto è il protagonismo dell’utente, il suo ruolo potenzialmente sempre più attivo e centrale nella ricerca, nella produzione e nella condivisione di risorse e contenuti.
La valutazione dei bisogni dell’utente diventa la parola chiave per la creazione dei nuovi strumenti internet.
Ma cosa implica l’assunzione reale e non retorica di questo punto di vista e l’utilizzo di tecnologie web 2.0 negli archivi e nelle biblioteche? Quale l’impatto sulle procedure consolidate, sulle pratiche professionali, e sulle teorie? possiamo valutare e ragionare su casi di studio e realizzazioni effettuate? Guardando al mondo dei media e dell’università, possiamo trovare analogie che ci aiutino a riflettere criticamente?

 

Le iniziative sono organizzate dall’Archivio storico del Comune di Genova e dalla Biblioteca Berio di Genova
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Per ciò che riguarda il libro, avrete capito dal post pubblicato a suo tempo e dalle citazioni in questo blog che ritengo fornisca importanti strumenti di conoscenza e riflessione non solo al mondo degli archivi, ma a tutti/e coloro che hanno a cuore le tematiche della memoria, della storia, dei diritti, della democrazia in questo paese e ovunque…vi pare poco? Sono contenta che le autrici e l’autore e Antonio Gibelli, Luca Borzani e Raffaella Ponte abbiano accettato di dedicare un po’ tempo e energie per presentarlo al pubblico.

Per ciò che riguarda il seminario, pur essendo io il prototipo dell’utente che non sa assolutamente quello che avviene nei circuiti e microchips del suo computer (se è per quello, nemmeno sotto il cofano della mia macchina), ciononostante sono stata presa, come molti, da entusiasmo per il web2.0 e per le sue realizzazioni, e dalle possibilità che offre (che promette?) nei beni culturali. Perciò, mi è parso che, oltre esplorare il web e condividere con amici e colleghi virtuali riflessioni e interrogativi, una buona iniziativa fosse quella di confrontarci in presenza, mettendo insieme esperienze diverse (media, università, biblioteche, archivi). Shakerare tutto…e tirare qualche provvisoria conclusione (o anche solo riuscire a formulare meglio gli interrogativi…)

Devo dire che Raffaella Ponte dell’Archivio storico del Comune e Laura Malfatto della Biblioteca Berio hanno dimostrato immediatamente un interesse veramente sincero. Grazie a loro, è bellissimo vedere l’entusiasmo che si diffonde, come l’incendio in una prateria (scusate, mi viene questa metafora, capisco che è un poco…devastante, in tempi di cambiamenti climatici fuori controllo) . Allora passatemi questa, di metafora: è come stare a guardare una pentola di acqua sul punto di bollire: si vedono bollicine in fila che si addensano sulle pareti e sul fondo, qualcuna comincia già a ingrandirsi, a venire su…ci si può immaginare che tra poco, tutta l’acqua comincerà a bollire furiosamente…potrebbe essere il nuovo web nei servizi agli utenti dei beni culturali e dei siti storici? Chissà.
Intanto, proviamo a vederci a Genova (che rimane comunque, anche per una gita, una bellissima città)

Leggere gli archivi: il blog di Richard J. Cox

Continuo ad addolorarvi con le citazioni e segnalazioni di risorse che vado trovando sul Web (e che ciascuno può trovare da solo, è vero – ma visto che l’argomento non è dei più diffusi, magari qualche indirizzo può servire) Reading Archives è il Blog di Richard J. Cox, che è uno dei più conosciuti docenti e archivisti americani. Attualmente insegna Biblioteconomia e Scienze dell’informazione all’Università di Pittsburgh, come si evince dal suo curriculum, da paura, ma da quello che scrive veramente tutto quanto meritato, anzi, di più. Mi piace molto il taglio dei suoi post, cioè di osservare insieme le problematiche degli archivi e gli effetti sul versante sociale, l’impatto delle trasformazioni, delle leggi, del ruolo e dei comportamenti degli archivisti sulla cultura e la vita degli americani di oggi (ma anche del passato). E non solo degli americani: è notevole la recensione a un libro che descrive le politiche razziali del Nazionalsocialismo tedesco attraverso l’uso delle genealogie e dei documenti d’archivio, e il ruolo  degli archivisti nella attuazione di quella politica.

Altro post recente riguarda il “segreto d’archivio” e come viene utilizzato, in passato e soprattutto oggi, dalla presidenza degli U.S., con le ricadute sulla vita di ogni giorno dei cittadini; e poi articoli sullo stile della scrittura delle lettere personali nell’Ottocento, il futuro degli archivi e i problemi della digitalizazione, “le macchine e gli archivi”. Questo, che è l’ultimo post, rimanda a un testo, frutto di un lavoro didattico. Non l’ho ancora letto, ma lo segnalo qui perchè dall’abstract mi pare interessante.“Machines in the Archives: Technology and the Coming Transformation of Archival Reference

Buona lettura.

Le parole del ‘900. Minicronaca di un incontro di Archiexpò

Naturalmente mi sono dimenticata la macchina fotografica. Male, perchè c’era un bel tavolo di signore archiviste e bibliotecarie e qualche gentiluomo anche lui top-level, a discutere del lavoro in corso nella Rete di Archivi del Novecento, cioè della creazione di un Thesaurus per la descrizione semantica degli archivi. Avevo letto il programma di Archiexpò (forse un pò in fretta…)  ma non potevo mancare a questo incontro, perchè il tema della indicizzazione in ambito archivistico è uno dei miei preferiti, e mi ci sono dedicata da anni, specie con la creazione dell’Opac Lilarca (anche se adesso ha bisogno di un bel lifting!). Nella saletta del Palazzo delle Stelline si sono pigiate un mucchio di persone, qualcuno in piedi a fare da tapezzeria. Caldo, niente microfono, ma abbiamo resistito (io lo odio, il Palazzo delle Stelline).

Antonio Dentoni-Litta ha introdotto brevemente l’incontro, ricordando le tradizionali procedure archivistiche, la presenza negli anni ‘50 di “indici delle cose notevoli”, poi abbandonati perchè troppo a rischio di soggettivismo. Attualmente, i tempi sono maturi perchè in un ambito come quello di Archivi del Novecento, con la compresenza di biblioteche e archivi, sia possibile sperimentare un collegamento tra i vari database attraverso gli indici. Si può anche pensare a Thesauri per i musei, e in generale, riconsiderare la tematica e le trasformazioni che implica anche per la professione.

Simona Luciani, del gruppo di lavoro sul Thesaurus “Le parole del Novecento”, ha esposto gli obbiettivi del gruppo, cioè la creazione di uno strumento per una ricerca non specialistica, e l’interoperatività tra archivi e biblioteche. Le tappe della creazione del Thesaurus sono caratterizzate da una prima fase di riflessione metodologica, fino dagli anni ‘90, la diffusione degli standard, la possibilità di integrare la ricerca tradizionale storico-istituzionale con quella semantica, che possono valorizzarsi a vicenda. La costruzione del Thesaurus, dopo una fase di sperimentazione libera, è passata attraverso una revisione dei termini e all’applicazione delle strutture gerarchiche tipiche, dopo aver esaminato altri strumenti italiani e stanieri. L’accesso semantico punta alla scheda descrittiva dell’unità di descrizione, di qualunque livello essa sia, dal documento al fondo. Il campo concettuale del Thes è quello storico, politico, istituzionale del posseduto degli Enti che fanno parte della Rete; tra questi è stato diffuso il Thes, che è in costante implementazione per allargare i nuclei tematici oggi rappresentati. Tutto ciò avrà naturalmente una versione online, quando la basedati sarà completamente indicizzata.

Gabriella Nisticò, della Grande Enciclopedia Italiana ha riassunto, per quanto si possa riassumere, un’opera come la Treccani, attraverso numeri significativi: nel 2000 le entrate negli indici erano circa 400.000 (nel 1925, quando fu fondata, 60 mila). I nuovi termini segnano la storia del mondo, delle scoperte scientifiche, del costume e della lingua. Il Thes attuale ha avuto come precedenti alcuni altri tentativi, poi abbandonati, per l’elaborazione sugli standard, e anche per una certa “diffidenza” ambientale. Le parole chiave del lavoro in corso sono: incremento, revisione, adattamento.

Linda Giuva: in Italia si è registrato un certo ritardo, rispetto alla comunità archivistica nordamericana, nell’introdurre accessi secondari tematici, mentre gli indici di nomi e luoghi sono sempre stati utilizzati; causa anche oscillazioni nella teoria (introduzione versus precettistica alla olandese) ma condividendo con archivisti europei il dibattito orientato ai problemi dell’ordinamento. Dagli anni ‘60, con la Guida agli Archivi, si fa strada la problematica della descrizione normalizzata e dei mezzi di corredo. Ma  l’archivista era l’unico riferimento e mediatore nelle sale studio, con un pubblico ancora specializzato di studiosi. Con gli anni ‘90, la telematica e poi internet, con un pubblico sempre più numeroso e non specializzato, le parole chiave diventano: dialogo, condivisione, interoperabilità. Ma il cambiamento vero è la socialità degli archivi; queste trasformazioni cambiano il rapporto con le biblioteche, non più binomi di opposti concetti…come dice Stefano Vitali nel suo saggio ” Le convergenze parallele”. [S. Vitali, Le convergenze parallele. Archivi e biblioteche negli istituti culturali, in Il futuro della memoria: archivi per la storia contemporanea e nuove tecnologie, Torino, Fondazione Donat-Cattin, 26-27 febbraio 1988, Roma, 1999, pp. 36-60]. Quindi: ripensamento sulle metodologie di lavoro, perchè molti problemi sono comuni, dalla conservazione dei materiali digitali alla costruzione di liste di termini di autorità ecc.

Per capire i cambiamenti del pubblico bisogna guardare i siti web dei maggiori archivi stranieri, ma anche degli archivi degli enti locali italiani, gli utenti vogliono un rapporto più diretto col passato. I problemi sull’accesso tematico, prima bloccati, sono stati affrontati e risolti con la riflessione che ha portato a questo Thes, anche sulla scorta degli standard e della riflessione critica e autocritica canadese. L’indicizzazione tematica avviene in base alle schede, e il recupero dei risultati si porta dietro tutta la descizione archivistica di contesto: il grado di genericità /specificità dei descrittori corrisponde al livello archivistico in cui vengono inseriti: fondo = generico, unità = specifico. Il Thes non è uno strumento a sè, ma è ancorato alla descrizione, si alimentano vicendevolmente. E’ una tendenza irreversibile negli archivi, e si possono citare standard di riferimento (15489 sugli Archivi correnti, Morec 2, che dedica molto spazio all’interoperabilità dei sistemi documentari ecc).

Questa condizione sistemica, che permette l’applicabilità dei Thes, è maturata all’interno di Reti: la rete degli archivi delle donne col Thes Linguaggiodonna, la Rete degli Archivi della Resistenza. Negli archivi privati si è fatta ricerca. Nelle “Parole del Novecento” ci sono le parole che abbiamo detto e sentito risuonare in questi anni.

(la cronaca continua al prossimo post)

Nuovo Blog della Rete Lilith

Nasce questo nuovo Blog che si chiama Lilithblog.

Dovrebbe servire a comunicare e scambiare informazioni, ma anche a discutere, aggiornare velocemente, dare notizie di eventi e tutto ciò che autrici e utenti o navigatrici vogliano scrivere e inserire.

Come primo post si può leggere la sintesi del Convegno Lib_rary di Torino del 3 di ottobre.


 

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