Archivio per la categoria 'memoria'

Umberto Bindi: 500 brani inediti meravigliosi

E’ vero che gli archivi fanno notizia solo se “ritrovati”, “scoperti” oppure”nascosti”, “segreti” e via favoleggiando…

Però questa volta è assolutamente vero: c’è un grande tesoro, ed è stato riportato alla luce da un lungo e paziente lavoro.

La sera del 30 settembre, a Genova, Palazzo Ducale, Sala del maggior Consiglio ore 21, in una manifesta zione intitolata “Tanto per scrivere” verranno presentati 18 dei brani e canzoni inediti di Umberto Bindi, uno dei più grandi musicisti italiani del secolo scorso, che ha ispirato i Beatles e tutta la canzone d’autore. Emarginato da vivo perchè omosessuale.  Qualcuno oggi stenta a crederlo? (pensando ai trionfi dei cantanti pop e ai miliardi accumulati da Elton John e molti altri). E invece quella era l’Italia democristiana,  di Sanremo, della Tv di Agnes/Vaticano. Ecc Ecc. Quella che trova ancora adesso molti nostalgici che la rimpiangono…

E’ storia, ragazzi. Però qualcosa si è salvato, dell’opera enorme di Bindi, e qualcosa ci è arrivato grazie anche a Giampiero Alloisio e al suo rispetto, amore e conoscenza non solo della musica, ma del contesto in cui è nata.

E’ un evento che ci restituisce anche, oltre al piacere e l’emozione della musica, anche il senso vero dell’espressione “a cosa serve un archivio”. E non è poco.

Seagull, 1974. In memoria di Raina Yunakovic

Pubblico qui la pagina del SecoloXIX di oggi 8 luglio, in cui si legge l’articolo di Liliana Lanzardo, storica, su Raina Yunakovic la donna che ha realizzato qualcosa di inaudito fino all’epoca. Mai fino a quel momento, gli anni ‘70, un comitato di parenti delle vittime di un disastro marittimo (l’affondamento della Seagull, nel 1974, che fece trenta morti tra cui il marito di Raina) era riuscito ad ottenere ragione nei confronti degli armatori, a dimostrare la loro responsabilità per avidità di lucro e di sfruttamento sia della nave -una vecchia carretta a pezzi -che dell’equipaggio. Mi pare giusto rendere omaggio a questa donna straordinaria, che senza mezzi e contro forze economiche e politiche gigantesche riuscì ad ottenere verità e giustizia per i marittimi della Seagull e, negli anni successivi, per la causa dei lavoratori del mare. Molto belli il testo/biografia di Liliana Lanzardo e l’intervista che fece a Raina nel 2001 e che oggi è leggibile nel sito di shippingonline
Leggetela. La storia di Raina mi ha confermato l’idea che, quando è dalla parte di chi patisce sfruttamento e terribili ingiustizie, anche il contributo di un solo individuo/a può fare la differenza, può mettere in moto forze latenti… Anche oggi, anche in futuro.

Ellis Island, 1912: quando a puzzare eravamo noi

Questo post mi è così piaciuto che lo rubo al blog l’Altronline e lo copio qui sotto. Merita veramente. Ecco un bell’esempio di memoria storica. Che ovviamente non cambierà affatto il modo di pensare e di comportarsi di quelli che applaudono i “respingimenti” dei “clandestini”, giù fino ai lager libici. Non sposterà un voto, non farà ricredere nessuno. Ma tant’è, bisogna continuare, se non vogliamo diventare complici con il nostro silenzio.

Colpevoli di viaggio

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali. Proponiamo di privilegiare i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invitiamo a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione.

Relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso degli Stati Uniti, Ottobre 1912.

Non c’è passato senza presente

8 marzo 1976, Genova

8 marzo 1976, Genova

La frase non è mia, naturalmente, ma di Pier Paolo Pasolini.
Per migliorare un poco questo presente molto grigio, e anche tragico, e penso naturalmente all’Abruzzo, e il dolore di aver perso tutto, compresi i propri oggetti di memoria. E perchè mi sembra un dovere, oltre che un diritto, fare il possibile per salvaguardare la propria, o quella di cui si conosce l’esistenza, da qualche mese sto lavorando, insieme a un piccolo gruppo di amici e amiche, alla costruzione di un Archivio del ‘68 o dei movimenti, cioè un archivio di documenti prodotti o attinenti ai movimenti degli anni ‘60 e ‘70 del Novecento, a Genova e in Liguria. Infatti a Genova, a differenza di molte altre città, non esiste ancora un archivio dedicato a questo periodo storico.

Il lavoro di censimento fatto ormai dieci anni fa da Leonardo Musci e Marco Grispigni, che ha prodotto la Guida per le fonti dei movimenti e la basedati online (di cui ho gia parlato qui) ha evidenziato questa grave assenza – dovuta a motivi vari, che poi la ricerca storica potrà accertare.

Siamo ormai, parlo per la mia generazione, alle soglie del possibile rischio di dispersione definitiva  di questa memoria documentaria; molto è già andato perduto, ma rimangono ancora, custoditi privatamente, fondi documentari grandi e piccoli, comunque significativi.

Ne abbiamo avuto un buon riscontro dalle prime riunioni finalizzate a creare un’associazione che promuova l’attività di raccolta dei documenti.

Infatti si è costituita circa un mese fa l’Associazione per un archivio dei movimenti – ARdiMOVI, associazione culturale senza scopo di lucro. Il Comitato direttivo è composto da Paola De Ferrari, presidente, Giorgio Moroni, vicepresidente, Francesca Dagnino, segretaria, Giacomo Casarino e Marco Gandino. Si è costituito anche un Comitato scientifico di grande prestigio (Antonio Gibelli, Luisa Passerini, Stefano Vitali, Oscar Itzcovich, Nando Fasce, Pierpaolo Poggio).

Statutariamente lo scopo dell’Associazione è di raccogliere i fondi documentari per depositarli a una pubblica istituzione che li conservi definitivamente e li renda pubblicamente consultabili. Pensiamo naturalmente che possano essere inseriti in sistemi informativi online, e di questo ci occuperemo a suo tempo…

Scopo altresì della associazione è la valorizzazione di questo archivio con iniziative di vari tipi, dai convegni  alle borse di studio per giovani studiosi e studiose.

L’associazione sta lavorando intensamente per raggiungere il primo obbiettivo strategico, ottenere una sede dove sia possibile concentrare i fondi documentari e iniziare un primo lavoro di riordino e descrizione. Sono stati attivati molti contatti, e una trattativa con l’Ente pubblico è in corso. Ma pensiamo di cominciare l’attività di raccolta già tra un paio di settimane: il benemerito Circolo Zenzero ci ospiterà provvisoriamente, e ci sono già alcuni fondi documentari molto interessanti che possono essere depositati. Naturalmente abbiamo informato del progetto la Soprintendenza Archivistica per la Liguria, con la quale vogliamo attivare una stretta collaborazione.

Scrivo queste notizie nel mio blog personale, anche per giustificare il mio silenzio di molti giorni: sono molto occupata! Ma l’ARDIMOVI avrà presto un sito proprio – con cui comunicare e approfondire l’argomento. Siamo all’inizio, e l’impresa è nello stesso tempo difficile (molto, molto) e appassionante…

Luisa Passerini a Radio3 “Damasco”

Radio3 -Damasco, alle 18, sta trasmettendo una serie di puntate con Luisa Passerini che presenta alcuni libri che sono stati importanti per la sua vita.

Anche se non si riescono a seguire alla radio, si possono scaricare in MP3 dal sito di Radiotre podcast. Come sto facendo io. Il Mago di Oz, e Sulla strada di Keruac sono disponibili, mentre Shulamit Firestone è stata recensita oggi. Non c’è bisogno che sottolinei l’interesse dell’iniziativa, c’è solo da godersela.

Una lunga lotta senz’armi

dal Blog Femminismo al Sud

dal Blog Femminismo al Sud

Uno slogan femminista degli anni ‘70, o il titolo di qualche documento, ora non ricordo: “Donna la liberazione è una lunga lotta senz’armi“. Lunga davvero, e piena di giravolte, passi indietro, stasi e fiammate. Ho rubato l’immagine a Femminismo al sud a un post interessante come al solito. Ma mi serve per far vedere come i movimenti delle donne, anche nella loro diversità generazionale, siano percorsi da una linea, più o meno sottile, a volte invisibile a volte robusta, che li collega a quelli del passato. La memoria è una risorsa. Fa vedere le affinità e le derivazioni, le cesure e le trasformazionie, crea un “senso”, rende percepibile la freccia del tempo, senza la quale non è facile vivere.

1976, Genova, slogan  del Coordinamento femminista genovese sui manifesti pubblicitari, contro la mercificazione e lo sfruttamento sessuale del corpo femminile, i ruoli sessuali, ma anche il carovita (pane 550 L al kg! Jeans: 15.000 L.!). Foto di Anna Ducci.

1976 femminismo a genova
1976, femminismo a Genova

1976, femminismo a Genova

1976, non più oggetti sessuali

contro il carovita

contro il carovita

Come usare il web per fare storia e memoria: le pagine dell’ISTORETO sull’esodo giuliano-dalmata

Voglio segnalare questo nuovo lavoro dell’Istoreto (Istituto piemontese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea), che a una prima consultazione mi sembra molto interessante e ben fatto. Secondo le parole stesse di Carlo Pischedda, uno degli autori, “Si tratta di una applicazione multimediale intitolata  L’esodo istriano-fiumano-dalmata in Piemonte. Per un archivio della memoria”,
realizzata da Enrico Miletto e Carlo Pischedda in occasione del Giorno del Ricordo 2009.
l lavoro, che intreccia una fitta rete di testimonianze raccolte tra esuli residenti nelle varie province piemontesi insieme a fonti archivistiche e documentarie, si propone di ricostruire la traiettoria tracciata dai giuliano-dalmati in Piemonte, approfondendo sia la conoscenza di realtà già note sia quella di contesti inediti e innovativi.
Anche in questa applicazione è data la possibilità al visitatore di consultare la documentazione d’archivio e di partecipare direttamente inviando il proprio commento o contributo.”
L’esodo giuliano- dalmata è stato un dramma nella già drammatica realtà dell’Italia del dopoguerra. Non è molto conosciuto, per i motivi che gli autori illustrano, e a maggior ragione è importante e utile un sito come questo, che unisce la facilità della consultazione con gli strumenti di approfondimento storico, le schede e le cronologie, la bibliografia, e soprattutto le interviste e le foto dei testimoni e delle realtà durissime degli insediamenti dei profughi a Torino e nelle altre provincie piemontesi.

In questo modo mi pare che si possa fare memoria e storia con gli strumenti del web, e aprire anche, rendendo possibile la partecipazione degli utenti, uno spazio di raccolta di altre memorie e testimonianze, ma anche di integrazione degli elementi già noti, basati sulle fonti d’archivio consultate e rese accessibili.

Spero che tra un po’ di tempo gli autori del sito ci vorranno fare partecipi degli esiti di questa apertura al web…forse dovrà passare un bel po’ di tempo, perchè non credo che le persone in grado di contribuire siano moltissime, e la difficoltà è anche farsi conoscere, far saper di questa possibilità.

Ma in ogni caso questo rimane  uno dei primi esperimenti di interazione “2.0″ per i nostri siti storico-archivistici.  E mi pare che nasca già “imparato”!

Ritorno a casa

Quasi come il titolo di un film, ma non ricordo più quale…non ricordo più quasi niente. Zero, tabula rasa. E’ bastato un mese di lontananza e faccio una terribile fatica a rientrare nei ritmi, nelle cose di prima. Sarà l’età, sarà quello che volete. Fatto sta che vorrei scrivere, ma anche riflettere, vorrei pubblicare delle immagini di cose o luoghi che ho visto, ma non ho voglia di trafficare al computer mentre fuori il tempo è ancora così bello, caldo, il mare si fa settembrino, pulito e trasparente…

Insomma, voglio stare “fuori” ancora un po’…

passeggiata con Franco

passeggiata con Franco

Unica eccezione al silenzio: ieri sono stata alla “Passeggiata con Franco”, una camminata sulle alture di Finale Ligure per ricordare Franco Carlini a un anno dalla sua scomparsa. E’ stata una giornata intensa, un gran camminare e parlare con amiche e amici di vecchia data, un gran ricordare, ma anche raccontare e raccontarsi con nuove conoscenze. C’erano persone venute da Milano, da Napoli…In più c’erano i miei nipotini. Che sono dei bei tipi – non sto a farla lunga, ma hanno aggiunto un loro tocco “creativo” a una giornata già molto densa!

Infatti oggi sono a pezzi. Ma ne valeva la pena. A un certo punto un grande falco si è messo a volteggiare in cielo sul monte non molto lontano. Pippo ha detto, scherzando: è Franco che è venuto a vedere cosa facciamo! Non che tra noi aleggiasse un’atmosfera “new age”, ovvio – però la battuta non mi è dispiaciuta, lì tra quelle rocce e in quel paesaggio bellissimo. Già, cosa facciamo? sentiamo la tua mancanza, caro Franco.

Però andiamo anche avanti, lavoriamo, ci arrabattiamo, accettiamo le sfide, facciamo il possibile ciascuno/a a modo suo. Ieri ti abbiamo ricordato in un modo che ti sarebbe piaciuto – coltivando amicizia, memoria e allegria. E scarpinando da pazzi…

Spiaggia di giugno

Spiaggia vicino a Santa Teresa di Gallura, in giugno, un pò sgranata perchè l’immagine che la mia amica Adriana mi ha spedito era più piccola. Ma così si capisce che c’era vento, il mare mosso, nessuno in giro…

Arrivo, tra pochi giorni. Almeno spero. Non vedo l’ora…

Poi faremo anche un giro nei luoghi natali di Antonio Gramsci – quest’anno le “memorie patrie” (cominciate con la “Casa bianca” di Garibaldi a Caprera l’anno scorso) continuano sulla stessa linea di sinistra. Anzi, che più di sinistra francamente non si può. Speriamo di trovare il luogo (la casa natale di Gramsci) in una situazione più accessibile di quella di Garibaldi: che è certamente aperta e visitabile, a patto di correre come dannati e vedere tutto in dieci minuti…chissà se ora la situazione è cambiata.
Consultando il sito internet della Casa museo gramsciana sembrerebbe che ci siano buone premesse: mi pare curato con vero interesse e dedizione. Vedremo…

E da Genova il Sirio partivano…

Due facciate del passaporto di mia nonna, Giovanna (Jenny) Rovegno, Nata a New York nel 1885, figlia di Domenico e Luigia De Barbieri, emigrati dalla Liguria (dal piccolo paese di Tribogna) in America negli ultimi decenni dell’800. Come ho gia scritto in un vecchio post, Domenico (qui in una fotografia da anziano, faccia da contadino ligure – chissà se aveva la mimica di Gilberto Govi!) fece fortuna con la produzione e il commercio di marshmellows, confetti, canditi, arrivando a possedere una fabbrica a Manhattan e una grande casa a Staten Island, e nel frattempo mise in piedi, con il contributo di sua moglie, una notevole famiglia (11 figli tra maschi e femmine!). Le ragazze, o almeno mia nonna, narrano le cronache di famiglia, tornarono verso gli inizi del secolo scorso al paese in visita (o meglio, per trovare marito)…non è stato difficile, almeno per Jenny, che era bruna con grandi occhi azzurri e un naso importante (che aimè ho ereditato). Fatto sta che, in una di queste occasioni, incontrò Mario, un giovane avvocato, figlio di una famiglia molto nota della zona, professionisti e ricchi propietari terrieri.
Bello, alto, biondo, elegante e galante, e con due stupendi baffi arricciati. Scriveva dei sonetti perfetti – Jenny parlava solo il dialetto genovese e l’americano, ma aveva studiato cucito, cucina, poesia, (molti anni dopo mi recitava dei brani di “Evangeline” e “The song of Hiawatha”, di Longfellow, a memoria. Per non parlare delle scorpacciate di pancakes che abbiamo fatto a casa sua, conditi di burro e zucchero: vero menù ipercalorico per noi bambine italiane postbelliche).

Torniamo in argomento: tra Jenny e Mario fu amore a prima vista. La famiglia di lui fece una opposizione ferocissima: sposare la figlia di emigrati ex contadini! ooorrrore! Lo diseredarono, o almeno, minacciarono di farlo. Ma i due innamorati si sposarono, andarono in America in viaggio di nozze, (forse – di questo non sono sicura: c’è una foto di entrambi sul ponte di una nave…) e poi, al ritorno cominciarono a mettere su famiglia, e nacque poi mio padre Clementino (Tino)

Ma l’opposizione dei parenti, tra cui in particolare una zia rapallese molto snob, però continuava, e alla fine Jenny, una ragazza gagliarda e intraprendente, e una sincera democratica, si scocciò, prese il figlo, (l’erede maschio!!!) e se ne tornò da sola in America, minacciando di non farsi più vedere se non la smettevano di rompere. E’ questo il viaggio documentato dal passaporto: 1919, con mio padre che aveva 3 anni. La storia poi ovviamente continua (se no io non sarei qui a scriverla, molti e molti decenni dopo…). La continuerò anche io, in qualche altro post. Ma perchè mi è venuta in mente? e a chi mai potrebbe interessare, a parte la mia famiglia di qui e di là dell’oceano?

La risposta è la visita alla Mostra “La Merica. Da Genova a Ellis Island“, appena inaugurata al Galata, Museo del mare di Genova, di cui ho fatto cenno precedentemente. Sono stata a visitarla e la consiglio caldamente: è una mostra non enorme, ma molto interessante, gli oggetti e le ricostruzioni d’ambiente sono fatte molto bene, i documenti originali sono presentati con sistemi virtuali molto comunicativi (ad esempio, una parte del tavolaccio della mensa per i viaggiatori dei ponti inferiori si illumina al tocco, e si può leggere la riproduzione di una lettera molto commovente di un emigrato, che parla dell’orribile viaggio fatto e delle sofferenze patite). C’è poi il “trucco” di dotare ogni visitatore-viaggiatore di un passaporto (quasi uguale a quello riprodotto qui sopra), che ha un codice a barre. Inserendolo in apposite fessure vicino a certi schermi, si iniziano dei dialoghi reali/virtuali con personaggi che sottopongono il visitatore o visitatrice (che ha assunto anche l’identità di una reale emigrato/a) a domande (a cui bisogna rispondere) che riproducono fedelmente un interrogatorio degli ispettori a Ellis Island, all’arrivo del viaggio in America … tutto in varie lingue. Mi piace il mix tra nuove tecnologie digitali, ricostruzioni d’ambiente fedelissime, uso dei documenti, fotografie, manifesti e quadri originali. Il tutto è coinvolgente, e in certi momenti, anche commovente. Io mi commuovo abbastanza di rado – ma le parole, i visi delle fotografie, e anche la grandiosa simulazione dell’arrivo lentissimo della nave nel porto di New York sono veramente efficaci…

L’ultima fotografia qui vicino è una casa della piazza del piccolissimo paese di Ogno, in Val Fontanabuona, provincia di Genova. Fino a pochi anni fa semideserto: tutti partiti, in America del Nord e del Sud. Questa casa disabitata, con le finestre adorne di fiori, è una specie di monumento agli emigrati, in attesa del ritorno dei loro discendenti…
Infatti molti ritornano, in visita: non è raro vedere le domeniche belle tavolate nell’ottimo ristorante del paese – sentire parlare inglese o spagnolo o un misto di vari linguaggi e dialetti. Sono intriganti le facce dei discendenti degli emigrati: le mescolanze di genti che hanno prodotto questi visi e corpi, in parte nordici in parte mediteranei, in parte latini…Mi viene sempre voglia di fermarli, di farmi raccontare da dove vengono, cosa si aspettano di trovare, cosa sanno delle storie dei loro “ancestors”…hanno fatto migliaia di chilometri, e speso certe volte molti soldi per andare a vedere un paesino di poche case, sepolto nei boschi di castagni dell’entroterra della Liguria…
Rimango ogni volta ammirata della forza della memoria, ma soprattutto della forza di quella che non c’è, di quella che deve essere ricostruita: una mancanza che chiama, attraverso il tempo e lo spazio. E la gente risponde.

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Novembre: 2009
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