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14 luglio: protesta dai blog contro la legge Alfano

Non siamo ancora al 14 luglio, ma mi avvantaggio.

Contro il decreto legge Alfano che vuole mettere ilo bavaglio alla rete

Contro il decreto legge Alfano che vuole mettere il bavaglio alla rete

Http://www.dirittoallarete.ning.com

Così come hanno sotto il tallone le televisioni, i telegiornali in particolare, ci provano con internet…non credo che ci riusciranno. A meno di non condannare tutti…io già mi autosegnalo: non terrò in nessun conto il ddl Alfano. Credo che scriverò quello che voglio, buone o cattive che siano le cose che scrivo. Non ho mai insultato nessuno e se incappo in qualche errore, cerco di riparare.

E’ una legge per contrastare la delinquenza, la pedofilia?

Ma mi facciano il piacere!!!!!

Sappiamo bene dove dovrebbero andare a cercare…

Ipertrofia di un mito: verso la fine, speriamo

Il duce insegna: il mito si gonfia e alla fine scoppiaArticolo Gibelli

Articolo di Antonio Gibelli pdf

Nell’articolo pubblicato ieri 28 maggio sul Secolo XIX di Genova  lo storico Antonio Gibelli, facendo riferimento agli studi di Luisa Passerini e Sergio Luzzato, descrive in breve l’evoluzione e la parabola dell’immaginario collettivo che alimenta, sostiene e alla fine distrugge l’ipertrofica mitologia del duce e di chi come Berlusconi nello stesso modo ha creato e alimenta il  mito di se stesso…verso la fine? mai troppo presto!

Convegno per Franco Carlini, come è andata

Raffaele Mastrolonardo

Raffaele Mastrolonardo

Molto bene, sia per la partecipazione del pubblico che per l’interesse degli interventi. per una volta, anche quelli “istituzionali” ovvero i cosidetti “saluti” di autorità varie che di solito affliggono i convegni sono stati insolitamente sobri e appropriati, anzi, qualcuno (Ranieri, Monti Bragadin) effettivamente hanno approfondito le questioni. Peccato per l’assenza di Nando fasce e Rodotà, colpiti dal virus influenzale. Di tutto quello che è successo potete leggere, guardare e ascoltare nelle molte e belle recensioni e grazie alla pubblicazione tempestiva di materiali, compresi i file audio degli interventi, a partire dal sito di Totem e di Vision post, a cui vi rimando. A questa pagina c’è anche la trascrizione degli interventi, utilissima per chi non c’era o per chi vuole meditarci sopra.

Paola, Carola...

Tra il pubblico: Paola, Carola...

Rimane, a mio parere, la dicotomia di “visioni”, di cui i protagonisti sono del tutto consapevoli e che hanno anche ironicamente sottolineato in un semiserio gioco delle parti, tra web critici-critici (Carlo Formenti), e web come opportunità tuttavia aperta…(Luca de Biase).

Carlo Formenti

Carlo Formenti

Luca De Biase

Luca De Biase

Rassegnamoci. La dialettica è morta. La sintesi non regna più tra noi. Il lavoro culturale va avanti a forza di zig zag;  e quindi umilmente mi dispongo a cercare di raccattare, da ogni intervento, quello che più mi corrisponde, che riesco meglio a “indossare”. Ci devo pensare sopra – mentre cerco di finire il pull che sto tricotando per la mia figliola Francesca. Stupendo! erano circa almeno 24 anni che non toccavo i ferri della maglia, e scopro la bellezza della conoscenza procedurale – sai tante cose anche se non sai più di saperle. E quindi a seguire gli schemi, a fare le trecce, le losanghe, i cali, gli intrecci, i punti fantasia…e non c’è che il lavoro a maglia che permette di far funzionare insieme le varie parti del cervello…cosa che non guasta mai…propedeutica a cercare di capire qualcosa nel variopinto suq della “democrazia e conoscenza digitali”?

pull

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Il romanzo della memoria

E’ in linea un sito, Supermemorabilia, collegato con il quotidiano “Il Secolo XIX”, curato dal giornalista Giuliano Galletta, che chiede al pubblico, in primo luogo ai giornalisti e collaboratori del giornale, ma anche ai lettori e lettrici, di inviare racconti su fatti a loro giudizio “supermemorabili”. Mi pare che lo scopo sia di comporre un almanacco di racconti – senza pretesa di storicizzare alcunchè- ma di fatto costruendo una specie di patchwork dell’immaginario collettivo. Dove ci si possa rispecchiare nei ricordi-racconti degli altri, oltre che rendere pubblici i propri. Il coinvolgimento degli utenti, secondo la filosofia web2.0, sta diffondendosi velocemente …

Giuliano, che è un performer/artista oltre che giornalista (e anche marito di chi scrive, questo lo dico per doverosa precisione), aveva fatto un esperimento sulla memoria collettiva con l’iniziativa “Archivio del Caos”, un incontro performance tenutosi al Teatro della Tosse e poi al Museo genovese di arte contemporanea di Villa Croce. Si erano raccolte testimonianze in forma di documenti e immagini, fotografie e oggetti, sul 1977. Tutto quanto è confluito in grandi collages, che ora sono conservati dal museo stesso. Il punto di partenza dell’Archivio del Caos è una citazione di Jaques Derrida, tratta dal libro “Mal d’archivio”, che riproduco, perché piace molto anche a me: “E’ una questione di avvenire, la domanda dell’avvenire stesso, la domanda di una risposta, di una promessa e di una responsabilità per il domani. L’archivio, se vogliamo sapere quello che avrà voluto dire, lo sapremo soltanto nel tempo avvenire. Forse. Non domani, ma nel tempo avvenire, tra poco o forse mai.”

Su tutta l’operazione ci sarebbe da parlare per pagine intere – ma non qui e non ora. E poi ci sono i critici di mestiere, lasciamolo fare a loro!

Sull’attuale Supermemorabilia, che usa un medium del tutto diverso, sarà poi interessante vedere cosa ne verrà fuori, se si potranno individuare degli aspetti comuni, se rimarrà una giustapposizione di racconti, se ci sarà una buona risposta del pubblico o solo di quelli che già scrivono per mestiere… Ci sono altri siti di raccolte di immagini a tema, su altri quotidiani (immagini del ‘77 di Repubblica, ad esempio). Qui però non viene delimitato affatto l’ambito del proprio ricordo supermemorabile. Si è liberi di parlare di qualunque cosa, evento, oggetto…vedremo chi ricorda cosa, e come!

La faccenda mi incuriosisce, perchè come credo di aver già detto ho un forte interesse per la memoria in tutte le sue complesse declinazioni. Ho anche un progettino, che in parte assomiglia a questo, ma di contenuto più circoscritto, che sto cercando di precisare e di cui scriverò appena sarà possibile.

Anche la stampa (nel senso di quotidiani) ha un’anima…

Consentitemi un nanosecondo di soddisfazione, non capita tutti i giorni un pezzo sulle pagine del quotidiano ligure Il Secolo XIX. Devo pubblicare qui la pagina, se no non si visualizzerebbe, per questioni di accesso ristretto agli abbonati…speriamo che non mi cazziano per leso copyright. Correrò questo rischio, vista l’occasione.

La rivoluzione della memoria

Te piace ‘o presepe?

Sono stata bloccata qualche giorno a causa di un para-virus molto fastidioso. Non vi addoloro con i dettagli. Perciò niente viaggi nè convegni. Quello di Venezia però, “L’evoluzione dell’accessibilita’ informatica” del 14 dicembre, lo trovate già disponibile con slide e riassunti ecc.

Perciò, costretta a casa, senza nipoti nè amiche e nessuno che mi venisse a trovare, e nemmeno telefonasse (tutti in giro a guardare vetrine, suppongo), mi sono dedicata al presepe. Per l’albero avevo già provveduto – il giorno 8, non si sgarra. Diciamo che il bambino1.gifpresepe mi è venuto un pò … inquietante. Forse il mio bambino non piacerà molto… capisco che non rispetta gli standard di bellezza infantile attualmente in uso…però gli sono affezionata. L’ho salvato dai topi (e si vede, purtroppo) in una casa rimasta chiusa forse per mezzo secolo. Lui di secoli credo ne abbia due o tre. Anche il mondo che regge è piuttosto malconcio. Già, abbastanza malconcio…
Ma, insomma, non riuscivo a farlo stare su, ha perso i sostegni che lo tenevano seduto nella sua antica vetrina – rosicchiata e marcita. Ho provato a mettergli come appoggio un bel trattato di medicina (il Teatro farmaceutico, dogmatico e spagirico di Giuseppe Donzelli, 1586 1681). Ci sono ricette meravigliose! è un vero libro di medicina, altro che salassi ed esorcismi. E poi, mi è capitata sottomano la webcam – ha una forma arrotondata, sembra un piccolo mappamondo, non fosse per quell’occhio…. Quello che vedete nelle foto è ilpresepe risultato. Il bambino con un ditino (intatto) si regge la testa, o, preferisco, si indica la mente. Sta ripensando a qualcosa…forse al mondo? Allora, se lui è uno dei nostri bambini (non è necessario che abbia la B maiuscola, per me) c’è forse speranza? Mi farebbe piacere crederlo… è il mio augurio a tutti/e.

P.S. Questo è un presepe estemporaneo. Mi conviene smontarlo, prima che tornino i bambini, quelli veri…l’ho salvato dai topi, ma non credo di poter fare altrettanto nei confronti di Pucca e Garu! ;-) ))

Ma ci fate o ci siete?

Parlo di Riccardo Levi e della sua trista legge sull’editoria, ormai stranota e comunementerabbia2.gif sbeffeggiata “urbis et orbis”, soprattutto nella parte che riguarda i blog. Vi rimando all’intelligente commento dell’autrice di “Sai tenere un segreto” e consiglio di seguire questo bel blog che fa ridere e pensare e incazzarsi, tutto contemporaneamente. Anche “Fika sicula” ha postato l’argomento nel ben noto stile corrosivo del suo Blog “Femminismo a Sud”. E se continua così, non vedo molto futuro per il decreto legge, ma nemmeno per il suo estensore (e, se è per quello, nemmeno per il governo). Insomma, ce l’hanno fatta, a fare il peggio che ci potevamo aspettare: ma al peggio non c’è mai fine, e dietro l’angolo cosa ci aspetta?

Segreti archivistici o giornalisti sopra le righe?

bad-arolsen-sede-archivio.jpg “Diteci perchè l’Italia teme le carte naziste” BUM BUM BUM!!! Questo titolo è sparato in modo perentorio in prima pagina (su il Riformista dell’8 agosto), con due sottotitoli: “Archivi. Inspiegabile la chiusura di Roma sui documenti tedeschi – Che c’è nei dossier di Bad Arolsen? Prove di colpe del Vaticano, manovre delle Generali? o segreti inconfessabili?” e poi, a p. 3, “Il sì della Germania fa cadere le ultime scuse”. Il pezzo è di Paolo Soldini. Caspita, mi sono detta. Un’altro scandalo archivistico? ormai, quando gli archivi vanno sui giornali in prima pagina, è sempre perchè sono strumento e pretesto per qualche attacco politico. Mai perchè la loro perenne e stabile situazione è sempre sull’orlo della crisi…ma questo è un altro discorso. Insomma, l’articolo in questione racconta del grande archivio di Bad Arolsen, in Germania, dove sono custoditi milioni di documenti che riguardano i prigionieri dei campi di sterminio nazisti, i forzati dei campi di lavoro, le persone scomparse, i bambini separati dalle famiglie, i soldati…milioni di documenti che, abad-arolsen-1.jpg guerra ancora in corso, le Forze Alleate, soprattutto Stati Uniti e Inghilterra, cominciarono a raccogliere. L’Archivio, che si chiama ITS (International Tracing Service), arricchito con altri importanti fondi, è gestito per conto di un Comitato Internazionale di undici paesi, tra i quali l’Italia, dalla Croce Rossa, è retto da accordi del 1955, emendati con nuovi protocolli l’anno scorso. Veramente il tono del succitato articolo è molto agitato, suggerisce oscuri interessi da parte del Governo italiano (anzi dei vari governi che si sono succeduti), in particolare del Ministero degli Esteri che è il referente degli accordi. Subisce pressioni dalle grandi banche (in particolare le Assicurazioni Generali) che non vogliono onorare le polizze dei sopravvissuti e degli eredi delle vittime? o del Vaticano che vuole coprire responsabilità nella protezione dei nazisti in fuga? o di ex gerarchi sfuggiti alla punizione? e via suggerendo possibili inconfessabili segreti. L’articolo si chiude con un appello al ministro D’Alema perchè accetti l’apertura dell’archivio di Bad Arolsen. E infatti, il giorno dopo, altro articolo sempre di Soldini sempre sul Riformista: “Sì del Governo all’apertura dell’archivio nazista. Verso la soluzione la questione sollevata dal “Riformista” -Le Assicurazioni generali: siamo per l’accesso ai dossier”. In questo nuovo pezzo Soldini spiega come dalla Farnesina abbiano garantito una rapida ratificazione dell’accordo per “l’apertura” di Bad Arolsen. E descrive i possibili argomenti dei documenti ivi contenuti, che potrebbero riguardare cittadini italiani: ebrei internati, ma anche i militari italiani prigionieri dopo l’8 settembre, lavoratori nei campi di lavoro ecc. Insomma, la vicenda si avvia a positiva conclusione. A tempo di record. Grazie anche al Riformista (sottinteso).
Boh. Sono andata a consultare il sito dell’Archivio in questione, come consiglio di fare a chi fosse interessato. Intanto, si viene a sapere che l’archivio stesso è aperto dagli anni ‘50, e in questo periodo ha fornito milioni di documenti a vittime di guerra, o per rintracciare le persone scomparse, proprio lo scopo per il quale è nato. Si viene a sapere che la querelle attuale riguarda l’apertura dell’archivio alle ricerche storiche, cioè a studiosi e università, oltre che direttamente ai cittadini interessati o a loro parenti. Cosa importantissima naturalmente, ma che negli articoli di Soldini non veniva evidenziata. Che il motivo del contendere erano i diversi standard e leggi dei singoli paesi riguardanti la privacy (forse un pretesto, non so. Comunque, già l’anno scorso è stato raggiunto un accordo sui 25 anni per i dati sensibili). Che nel maggio di quest’anno sia stato firmato da tutti i Paesi un accordo sulla disponibilità dell’archivio alle ricerche (anche dall’Italia). Il quale accordo sottoscritto deve essere ratificato (perciò il ministro D’Alema ha indicato tempi brevi, brevissimi).
Che i documenti stessi sono in via di informatizzazione, operazione che sta quasi per concludersi- e poi verranno messi a disposizione dei singoli paesi…Spero di aver capito tutto bene. Ma non ho trovato tracce di concitazione, di scandalo, di mistero, di segreti inconfessabili…che certo ci saranno, perchè le vicende di cui l’archivio conserva memoria sono le più angosciose e tremende di tutta la storia. Però insomma, mi chiedo, qui da noi, bisogna che l’opinione pubblica sia sempre sollecitata con argomenti così truculenti, così da perenne guerra fredda, da continuo scontro, anche per comunicare un fatto (già avvenuto!), la firma di un accordo, che di per sé è un atto dovuto, normale direi in un paese civile. Ecco, dobbiamo sempre sentirci incivili, sentirci sull’orlo della barbarie, sempre sottoposti a manovre misteriose da parte di oscure potenze…non a caso l’articolo in questione è stata ripreso da un solo giornale, se così si può chiamare (il Giornale), che non gli è parso vero di dire che Prodi è uno stronzo! A forza di gridare al lupo, sempre con toni isterici, finisce che la gente veramente si stufa – e la volta che il lupo è reale non ci fa più caso. L’immaginario di archivio che viene sollecitato aderisce allo stereotipo di deposito di segreti pericolosi, con cui si giocano perennemente misteriose partite di potere. Ancora una volta si oscilla tra il thriller/spy story e Totò, custode di scartoffie polverose da buttare al macero. Proprio come nell’analisi che fanno Stefano Vitali e Linda Giuva nel loro libro “Il potere degli archivi” (che qui sul blog ho citato in abbondanza).
Mai che se ne parli come un luogo di lavoro, con grandi problemi di sottoccupazione, di scarse risorse, di giovani sottopagati e contrattisti a vita…mai che si dia risalto allo scandalo vero, che i Comuni e le Provincie e gli enti locali in genere nemmeno sanno di averlo, un archivio…piuttosto che assumere archivisti, fanno fare gli straordinari ai bidelli e agli usceri (con tutto il rispetto, ma non è proprio questa la strada dei Beni Culturali). Questo è vergognoso, in un paese di gente adulta. Cosa che forse noi non siamo. Per fortuna Bad Arolsen è gestito dalla Croce Rossa Internazionale, e non da un Mibac purchessia.


 

Novembre: 2009
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