Archivio per la categoria 'archivi'

Le ragioni degli anni ‘70. Un libro di Giovanni De Luna

“Le ragioni di un decennio. 1969-1979. Militanza, violenza, sconfitta, memoria.” Feltrinelli, 2009, Euro.17

Un nuovo libro di storia del decennio ‘70. Lo sto leggendo, mi interessa da diversi punti di vista. E’ un libro che usa le fonti disponibili, archivi, documenti, media (musica, film ecc.). Si allontana cioè dal genere “memorialistico”, pur utilizzando (ma in modo consapevole) anche la posizione e il punto di vista del testimone. Coniuga passione politica e lavoro storico, con la considerazione del “senno di poi”, il quale “senno” è un tenere conto criticamente degli studi ad ampio raggio che sono stati fatti non solo sul decennio ‘70, ma su tutta la storia della Repubblica dal dopoguerra a oggi. Insomma, un lavoro storico approfondito e serio, come del resto è noto essere l’autore. Ci sarà mercoledì 4 28 ottobre a Milano il Convegno di presentazione e discussione sul libro e sul periodo storico alla Fondazione Feltrinelli. Copio qui il programma:

In occasione dell’uscita del libro di Giovanni De Luna Le ragioni di un decennio, Giangiacomo Feltrinelli Editore

1969-1979. DIECI ANNI CHE NON CI HANNO DIMENTICATO

PROGRAMMA

Ore 10

STORIA, MEMORIA, FONTI

Introduce Carlo Feltrinelli

Miguel Gotor – “Tra speranze e tempeste: problemi e interpretazioni storiografiche”
David Bidussa – “La memoria degli anni settanta come memoria immediata”
Linda Giuva – “Arcipelago archivi: le fonti per gli anni settanta”
Coordina Antonio Carioti

ore 15.30
RACCONTARE GLI ANNI SETTANTA
Intervengono Silvia Ballestra, Massimo Cirri, Uliano Lucas, Alberto Rollo, Domenico Starnone, Riccardo Tozzi

Coordina Gianluca Foglia

ore 17.30

Oreste Pivetta intervista Giovanni De Luna

Archivio storico Salani online

Lo trovate a questo link, e aggiungo il  comunicato stampa
Ho un po’ sfogliato il database, e non mi vergogno di dirlo, molte illustrazioni di libri  (la collana Biblioteca dei miei ragazzi) mi sono tornate in mente in un lampo…certo che gli illustratori di una volta non scherzavano mica: guardate  la disgraziata Cappuccetto sbranata dal lupo…puro splash! Con una fiaba così illustrata prima di dormire, cosa poteva sognare il povero fanciullo?

Meno male che i miei nipoti guardano solo Ben Ten e Power Ranger…innocui, dopotutto.

Cappuccetto e il lupo

Cappuccetto e il lupo

Umberto Bindi: 500 brani inediti meravigliosi

E’ vero che gli archivi fanno notizia solo se “ritrovati”, “scoperti” oppure”nascosti”, “segreti” e via favoleggiando…

Però questa volta è assolutamente vero: c’è un grande tesoro, ed è stato riportato alla luce da un lungo e paziente lavoro.

La sera del 30 settembre, a Genova, Palazzo Ducale, Sala del maggior Consiglio ore 21, in una manifesta zione intitolata “Tanto per scrivere” verranno presentati 18 dei brani e canzoni inediti di Umberto Bindi, uno dei più grandi musicisti italiani del secolo scorso, che ha ispirato i Beatles e tutta la canzone d’autore. Emarginato da vivo perchè omosessuale.  Qualcuno oggi stenta a crederlo? (pensando ai trionfi dei cantanti pop e ai miliardi accumulati da Elton John e molti altri). E invece quella era l’Italia democristiana,  di Sanremo, della Tv di Agnes/Vaticano. Ecc Ecc. Quella che trova ancora adesso molti nostalgici che la rimpiangono…

E’ storia, ragazzi. Però qualcosa si è salvato, dell’opera enorme di Bindi, e qualcosa ci è arrivato grazie anche a Giampiero Alloisio e al suo rispetto, amore e conoscenza non solo della musica, ma del contesto in cui è nata.

E’ un evento che ci restituisce anche, oltre al piacere e l’emozione della musica, anche il senso vero dell’espressione “a cosa serve un archivio”. E non è poco.

Vacanze! e altro…

Finalmente, vacanze!

Aquiloni a Cogne

Aquiloni a Cogne

Non mi sembra vero. E siccome sono anche un poco scaramantica, non voglio fare troppe fantasie sulle prossime meritate vacanze in montagna…ma ci conto, per fare come sempre il ricarico energetico e di buonumore che sarà molto utile prossimamente.

Comunque, riprendendo il filone diaristico del blog che negli ultimi post è stato molto in sordina, nel prevalere di motivi e cronache pubbliche e politiche, negli ultimi mesi ho lavorato sodo. E posso dire con grande soddisfazione

L’Archivio dei movimenti, che raccoglierà i fondi documentari degli anni Sesssanta e Settanta a Genova e in Liguria, ha trovato una casa, sponsor, fondi documentari molto interessanti, e soprattutto un gruppo affiatato di persone che hanno impegnato entusiasmo, competenze e relazioni per realizzarlo. Non posso essere più precisa, perchè siamo ancora in mezzo al ballo, ma molte cose stanno andando a posto, l’Archivio avrà un suo sito ufficiale sul web che stiamo costruendo e…allora vi diremo tutto!

Mallo studia il Parco

Mallo studia il Parco

Credo che la prossima stagione sarà molto impegnativa: ma anche di occasioni di studio e approfondimento di argomenti che mi stanno a cuore (come il SIMposio  sui media e storia organizzato da Zapruder/Archivio Marco Pezzi al lago Trasimeno i primi di settembre, e poi ci sono i festival di Mantova sulla letteratura, di Modena sulla storia…)

E poi continua la ricerca sugli archivi, specie i nuovi sistemi informativi e relative piattaforme, ancora tutti da sperimentare: gli occhi di molti/e sono puntati su ICA-Atom: che sia la risposta che stiamo cercando da qualche anno? rimboccarsi le maniche…ma in buona compagni, direi.

Ruscello a Lillaz

Ruscello a Lillaz

I nipoti crescono, i figli e figlie hanno ormai la loro vita, con traiettorie che li portano a volte in paesi lontani… ma sono fortunata: sempre di Europa si tratta, e con i voli low cost (non mai abbastanza low per il mio portafoglio) e con facebook e skype non ci si perde di vista. Altri tempi rispetto all’emigrazione dei miei bisnonni. E’ un dislocamento – a volte invidio questa capacità delle nuove generazioni di fare esperienze diverse senza perdersi  – forse l’unica cosa buona che le vecchie generazioni hanno costruito, con molti difetti, è questo grande contenitore europeo dalla debole identità ma ancora aperto, spero, a migliorarsi e a crescere.

Per ora, buone ferie a chi legge, e a presto.

14 luglio, sciopero dei blogger!

Contro il DDL Alfano, per in diritto alla Rete!

contro il ddl Alfano

contro il ddl Alfano

Non c’è passato senza presente

8 marzo 1976, Genova

8 marzo 1976, Genova

La frase non è mia, naturalmente, ma di Pier Paolo Pasolini.
Per migliorare un poco questo presente molto grigio, e anche tragico, e penso naturalmente all’Abruzzo, e il dolore di aver perso tutto, compresi i propri oggetti di memoria. E perchè mi sembra un dovere, oltre che un diritto, fare il possibile per salvaguardare la propria, o quella di cui si conosce l’esistenza, da qualche mese sto lavorando, insieme a un piccolo gruppo di amici e amiche, alla costruzione di un Archivio del ‘68 o dei movimenti, cioè un archivio di documenti prodotti o attinenti ai movimenti degli anni ‘60 e ‘70 del Novecento, a Genova e in Liguria. Infatti a Genova, a differenza di molte altre città, non esiste ancora un archivio dedicato a questo periodo storico.

Il lavoro di censimento fatto ormai dieci anni fa da Leonardo Musci e Marco Grispigni, che ha prodotto la Guida per le fonti dei movimenti e la basedati online (di cui ho gia parlato qui) ha evidenziato questa grave assenza – dovuta a motivi vari, che poi la ricerca storica potrà accertare.

Siamo ormai, parlo per la mia generazione, alle soglie del possibile rischio di dispersione definitiva  di questa memoria documentaria; molto è già andato perduto, ma rimangono ancora, custoditi privatamente, fondi documentari grandi e piccoli, comunque significativi.

Ne abbiamo avuto un buon riscontro dalle prime riunioni finalizzate a creare un’associazione che promuova l’attività di raccolta dei documenti.

Infatti si è costituita circa un mese fa l’Associazione per un archivio dei movimenti – ARdiMOVI, associazione culturale senza scopo di lucro. Il Comitato direttivo è composto da Paola De Ferrari, presidente, Giorgio Moroni, vicepresidente, Francesca Dagnino, segretaria, Giacomo Casarino e Marco Gandino. Si è costituito anche un Comitato scientifico di grande prestigio (Antonio Gibelli, Luisa Passerini, Stefano Vitali, Oscar Itzcovich, Nando Fasce, Pierpaolo Poggio).

Statutariamente lo scopo dell’Associazione è di raccogliere i fondi documentari per depositarli a una pubblica istituzione che li conservi definitivamente e li renda pubblicamente consultabili. Pensiamo naturalmente che possano essere inseriti in sistemi informativi online, e di questo ci occuperemo a suo tempo…

Scopo altresì della associazione è la valorizzazione di questo archivio con iniziative di vari tipi, dai convegni  alle borse di studio per giovani studiosi e studiose.

L’associazione sta lavorando intensamente per raggiungere il primo obbiettivo strategico, ottenere una sede dove sia possibile concentrare i fondi documentari e iniziare un primo lavoro di riordino e descrizione. Sono stati attivati molti contatti, e una trattativa con l’Ente pubblico è in corso. Ma pensiamo di cominciare l’attività di raccolta già tra un paio di settimane: il benemerito Circolo Zenzero ci ospiterà provvisoriamente, e ci sono già alcuni fondi documentari molto interessanti che possono essere depositati. Naturalmente abbiamo informato del progetto la Soprintendenza Archivistica per la Liguria, con la quale vogliamo attivare una stretta collaborazione.

Scrivo queste notizie nel mio blog personale, anche per giustificare il mio silenzio di molti giorni: sono molto occupata! Ma l’ARDIMOVI avrà presto un sito proprio – con cui comunicare e approfondire l’argomento. Siamo all’inizio, e l’impresa è nello stesso tempo difficile (molto, molto) e appassionante…

Archivi e democrazia

«Il processo di democratizzazione può sempre essere misurato con questo criterio essenziale: la partecipazione e l’accesso a un archivio, la sua costituzione e la sua rappresentazione». Questa frase di Jacques Derrida, tratta dal saggio Mal d’archivio, racconta perfettamente lo spirito di Metavid e non a caso viene citata dai suoi creatori. Metavid è un’iniziativa indipendente che si propone di creare un archivio di video dell’attività del Congresso degli Stati Uniti e di favorire la produzione partecipata di ulteriori elementi testuali. Lo scopo è permettere a tutti la ricerca di informazioni approfondite sia sull’operato dei parlamentari sia sui singoli progetti di legge.

Questo interessante post continua su Apogeonline. Leggere e meditare…

Come usare il web per fare storia e memoria: le pagine dell’ISTORETO sull’esodo giuliano-dalmata

Voglio segnalare questo nuovo lavoro dell’Istoreto (Istituto piemontese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea), che a una prima consultazione mi sembra molto interessante e ben fatto. Secondo le parole stesse di Carlo Pischedda, uno degli autori, “Si tratta di una applicazione multimediale intitolata  L’esodo istriano-fiumano-dalmata in Piemonte. Per un archivio della memoria”,
realizzata da Enrico Miletto e Carlo Pischedda in occasione del Giorno del Ricordo 2009.
l lavoro, che intreccia una fitta rete di testimonianze raccolte tra esuli residenti nelle varie province piemontesi insieme a fonti archivistiche e documentarie, si propone di ricostruire la traiettoria tracciata dai giuliano-dalmati in Piemonte, approfondendo sia la conoscenza di realtà già note sia quella di contesti inediti e innovativi.
Anche in questa applicazione è data la possibilità al visitatore di consultare la documentazione d’archivio e di partecipare direttamente inviando il proprio commento o contributo.”
L’esodo giuliano- dalmata è stato un dramma nella già drammatica realtà dell’Italia del dopoguerra. Non è molto conosciuto, per i motivi che gli autori illustrano, e a maggior ragione è importante e utile un sito come questo, che unisce la facilità della consultazione con gli strumenti di approfondimento storico, le schede e le cronologie, la bibliografia, e soprattutto le interviste e le foto dei testimoni e delle realtà durissime degli insediamenti dei profughi a Torino e nelle altre provincie piemontesi.

In questo modo mi pare che si possa fare memoria e storia con gli strumenti del web, e aprire anche, rendendo possibile la partecipazione degli utenti, uno spazio di raccolta di altre memorie e testimonianze, ma anche di integrazione degli elementi già noti, basati sulle fonti d’archivio consultate e rese accessibili.

Spero che tra un po’ di tempo gli autori del sito ci vorranno fare partecipi degli esiti di questa apertura al web…forse dovrà passare un bel po’ di tempo, perchè non credo che le persone in grado di contribuire siano moltissime, e la difficoltà è anche farsi conoscere, far saper di questa possibilità.

Ma in ogni caso questo rimane  uno dei primi esperimenti di interazione “2.0″ per i nostri siti storico-archivistici.  E mi pare che nasca già “imparato”!

Un archivio femminista a Genova: le Archinaute

Dopo un anno e più di “vacanza”, ho ripreso a trafficare con le carte del femminismo, la mia grande passione. Il lavoro di riordino e inventariazione del fondo di Alessandra Mecozzi, che ho svolto su incarico dell’Associazione Piera Zumaglino - archivio storico del femminismo a Torino, infatti, si è concluso già da un bel po’. Ne ho dato conto nei post dell’anno scorso. Dalle donne di Torino mi giungono notizie incoraggianti sulla loro attività, hanno in piedi un bel progetto di costruzione di una “Casa degli archivi delle donne”, progetto che ha visto nascere una nuova forma associativa, ArDP- Archivio delle Donne in Piemonte, a cui partecipano tutte o molte realtà dell’associazionismo femminile piemontese, compresa l’Università di Torino con il Cirsde e la Casa delle donne. In questi ultimi due anni è stato effettuato, mediante borse di studio per giovani archiviste, anche un primo censimento dei fondi documentari femminili in Piemonte, di cui la seconda parte è ancora in corso. Inoltre si stanno organizzando riordinamenti e sistemazioni di altri fondi, sempre prodotti dell’attività teorica e politica delle donne nei decenni passati, come quello del gruppo torinese “Donne e scienza”. Su questo progetto, già avviato, ho chiaccherato piacevolissimamente e con grande passione questa estate a Cogne con Elisabetta, una delle storiche autrici e animatrici.

Quindi, è giunta l’ora che mi dia un po’ da fare, per non arrugginirmi del tutto!

Chi vorrà studiare i movimenti femministi degli anni ‘70 a Genova dovrà, prima o poi, passare anche dall’Archivio Archinaute. Questa associazione è recente,ma è erede di un gruppo che è stato attivo negli anni ‘80 e ‘90, fino a circa un anno fa, il Coordinamento donne lavoro cultura, (a cui anche io ho partecipato per un bel pò di tempo), a sua volta nato nel 1983 dall’evoluzione del Coordinamento donne FLM e dalle 150 ore delle donne. Il CDLC ha prodotto oltre alle Archinaute, che conservano l’archivio e la piccola biblioteca-emeroteca, anche altre associazioni di donne, in un processo complicato di scioglimento e “gemmazione”, ben noto nell’ambito dei movimenti femministi e non solo. Insieme ai documenti dell’associazione, sono stati depositati in questo piccolo ma denso archivio anche diversi fondi personali di femministe genovesi. Il CDLC ha avuto negli ultimi due decenni del secolo scorso una attività intensa, sia nella politica delle donne in ambito cittadino, che come organizzatore di un lavoro di riflessione e approfondimento. Inoltre promuoveva una vasta attività “corporea” con corsi di “ginnastica psicofisica” che coinvolgevano centinaia di donne. Era associato alla Rete Lilith, la rete nazionale dei Centri di documentazione e biblioteche delle donne. Avevamo messo in piedi un Centro di documentazione, e abbiamo cominciato, agli inizi dei ‘90, con il lavoro sugli archivi femministi…

Si torna sempre un po’ all’origine. Ma non proprio all’origine – c’è questo scarto di anni e di decenni, che rende ogni ritorno una nuova avventura. C’è di mezzo l’esperienza fatta in altri luoghi, con altre persone; c’è il cambiamento personale, che sa di poter attingere alla memoria, ma senza farci conto – anzi, con una necessaria diffidenza. Infatti, in questa prima ricognizione di documenti che sto attuando, mi sono  imbattuta in qualche foglio di appunti con la mia calligrafia. Quasi sconosciuta. Ben noto processo di misconoscimento. Non mi ha provocato particolare emozione, perchè bazzicando per archivi ho spesso re-incontrato le tracce del tempo passato. Anzi direi che mi suscita una certa benevola curiosità: vediamo cosa diavolo riuscivo a elucubrare, venti o trenta anni fa…

Quindi mi sto accingendo a riordinare questo archivio; la speranza è quella anche di raccogliere altri fondi documentari – ce ne sono tanti, sepolti nei cassetti, in casa delle amiche e compagne degli anni che furono. Si è cominciato anche a usarli, questi documenti e fotografie, ci sono state alcune mostre, qualche anno fa, e una recentissima, ancora in corso, “Ragazze di fabbrica“, nel Ponente genovese, a cui hanno collaborato le donne ex FLM e anche le Archinaute hanno prestato dei materiali.  Una mostra

ragazze di fabbrica 2008

ragazze di fabbrica 2008

e degli eventi, tra i quali un laboratorio teatrale, fatto dalle protagoniste, che metteva in scena il lavoro, le lotte sindacali e femministe nelle fabbriche metalmeccaniche nella grande stagione dei ‘70, e il lavoro oggi – nell’Ilva di Riva, nel quartiere postindustriale. Senza fumi, si; ma anche senza operai, senza solidarietà, senza comunità … molto, molto commovente. Piangevamo tutte, fuori e dentro la scena.

Amo il lavoro d’archivio.

Archivi, biblioteche, musei 2.0, è andata così

UK Archives

UK National Archives

Resoconto di “Archivi, biblioteche, musei ai tempi del web 2.0. Esperienze a confronto“. L’incontro, come da programma, si è svolto nella Sala Chierici della Biblioteca Berio di Genova il 28 ottobre dalle 14 alle 18, 30. Era inserito nella programmazione del Festival della Scienza, ancora in corso fino al 4 novembre. Al momento non dispongo di registrazioni audio, quindi devo andare a memoria, e mi limiterò a un breve commento dei vari interventi. E’ stato comunque un pomeriggio molto fitto e ogni presentazione  densissima di informazioni. Siccome avevo il ruolo della coordinatrice, e gli interventi previsti  erano molti, ho incalzato impietosamente i poveri ospiti, che hanno comunque impegnato le loro risorse dialettiche per stare nei tempi…. Alle 18,30 precise abbiamo concluso – abbastanza stremati, devo dire (almeno io, ma credo anche molti del pubblico e dei relatori e relatrici). Quindi non è facile riassumere, comunque ci provo, per dare a chi passa di qui una sommaria informazione. Punto primo, sono molto soddisfatta. I siti illustrati dimostrano che l’interazione con gli utenti anche in Italia si comincia ad affermare, in forme molto varie, almeno come prospettiva. Le realizzazioni sono assai diverse, e anche l’interazione stessa viene realizzata secondo una gamma di possibilità veramente insospettata. Anche l’assessore alla cultura e alla “città digitale” del Comune di Genova, Andrea Ranieri, che ha introdotto i lavori, ha sottolineato l’importanza della sperimentazione sul campo (domanda: ma non potrebbe dotare le biblioteche cittadine, tanto per cominciare, di un proprio sito web da gestire autonomamente, che consenta a chi vuole di realizzare dei contenuti culturali autonomi? ora sono mestamente raggruppate nel sito generale del Comune… con nessuna possibilità di intervento!) Quindi in ordine di apparizione, dopo Laura Malfatto della Berio e lo stesso Ranieri, la sottoscritta con un breve (abbreviato per necessità, io avrei parlato un’ora…) intervento a proposito della conoscenza e dei beni culturali come “beni comuni“, che l’azione collaborativa di istituzioni e cittadini deve mantenere nell’area dei beni pubblici. Chiaramente il tema dei beni comuni è quello che mi frulla in capo da un po’, da quando ho letto Cassano. Ma ho trovato molti riferimenti anche in Luciano Gallino, Stefano Rodotà, Giangiacomo Bravo e altri. E naturalmente nel mondo che gira intorno, specie in questi giorni di attacco spietato a tutto quello che ha mantenuto, forse suo malgrado, un barlume di consistenza di bene pubblico, nel campo della cultura, della conoscenza, della scuola… Trovate in questo link conoscenza_e_beni_culturali_le_reti_ lo schema di quello che ho detto.

Diletta Zannelli, del Museo di fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo, ha illustrato dapprima l’istituto stesso, il suo patrimonio, la sede, le attività. Il museo ha una interessante attività di collaborazione con il pubblico, non generico, ma sotto forma di progetti di parternariato. Recentemente ne è stato realizzato uno in collaborazione con il Liceo artistico milanese Boccioni; quattro studenti, tre ragazze e un ragazzo, hanno “animato” dal vivo la loro presentazione multimediale, che esponeva in modo vivace e creativo la realizzazione di una mostra fotografica, i vari procedimenti a cui vengono sottoposte le fotografie per essere esposte e archiviate.

Dalla lontana Udine, dall’Archivio di Stato, è arrivata da noi Carla Sava, che ci ha raccontato la realizzazione del sito “Friuli in prin“, un sito di anagrafe storica dei cognomi, soprannomi, mestieri e altro ancora delle famiglie friulane a partire dall’Ottocento. Il sito è ricchissimo, e oltre a consentire una varietà di ricerche, ha una sezione dedicata alle storie e alle fotografie che, grazie anche ai dati ricavati dal sito, sono state inviate all’archivio stesso dai discendenti di emigrati friulani sparsi per il mondo. Ho già parlato di Friuli inprin in questo blog, poco tempo fa. Oggi è stato presentato al pubblico con un grande convegno a Udine. Accludo il comunicato stampa, che illustra dettagliatamente  questa bella realizzazione.

Cesare Bignotti e Guido Smider sono due giovani artisti, che hanno dato vita a EVES, una “Creative Corporation”. Studiano l’interazione uomo-macchina, i “linguaggi enigmatici” che in questa interazione si realizzano, fatti di suoni e immagini che si generano “randomicamente”, prodotti da software … Devo dire che il loro intervento mi sembrava orientato a un certo “catastrofismo”: nella serie apocalittici o integrati, loro sicuramente si ritrovano più sul versante apocalittico. Comunque, gli artisti fanno bene a stimolare la riflessione – anche se poi è mancato un momento di dibattito che potesse approfondire meglio il loro contributo.

Carlo Pischedda, dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea di Torino ci ha descritto il sistema archivistico Archos, che è stato creato abbastanza recentemente e contiene diverse banche dati integrate, un ricco patrimonio di documenti, immagini, oggetti della storia del Novecento Il sistema è dotato di alcune funzionalità 2.0, come l’uso di Google maps, e viene implementato online da un gruppo di collaboratori dell’Istituto. Ma recentemente è stata aggiunta una scheda interattiva, che consente all’utente di aggiungere commenti alle schede d’archivio consultate  (es.:  Scheda biografica Augusto Adam  http://metarchivi.istoreto.it/biografie/p_bio_vis.asp?id=447 ); decidendo anche se lasciare riservato il commento o visibile a tutti. Carlo Pischedda ha detto che erano già arrivati alcuni contributi, tutti pertinenti, ed era molto entusiasta di questa iniziativa, che pur essendo ai primi passi sembrava promettere interessanti sviluppi. Evviva! Finalmente qualcosa si muove. Mi pare il primo caso di sperimentazione 2.0 direttamente collegata a un database archivistico, in Italia. Aspetto con interesse l’evoluzione della faccenda! (sono anche orgogliosa di avere, indirettamente, contribuito al suo debutto!)

Dopo questo intervento abbiamo fatto una brevissima pausa. Gli altri quattro interventi a seguire. Pubblico curioso e partecipe, che ha risucchiato alcuni relatori e relatrici nelle postazioni web che avevamo predisposto in fondo alla sala, per chiedere maggiori dettagli o spiegazioni.

Aggiungo qualche particolare sull’iniziativa: i posti erano tutti occupati, quindi penso ci fossero almeno 50 o 60 persone, il che non è male tenendo conto che durante il Festival ci sono in contemporanea decine di eventi, anche molto più “popolari”; i “corner” web hanno funzionato, come avevamo previsto. Non c’è stato però dibattito, se non alla fine  – ammazzato forse dal fatto che si andava di corsa e si affollavano molte informazioni, o forse che io controllavo i tempi degli interventi come un caposquadra Fiat negli anni ‘50: probabile che abbia esagerato Amen, è andata così.

E’ mezzanotte, me ne vo a dormire. Il seguito al prossimo post.

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