archivista libero (?) professionista

Sarei una archivista libero professionista. Mi ricordo il mio primo, e unico forse, intervento sulla lista di discussione della comunità archivistica italiana, la benemerita Archivi 23: scusate cari amici e colleghi, perchè io, essendo una donna, non mi posso chiamare archivista libera professionista? perche questo libero del tutto fuori grammatica anche se di evidente significato? perchè ciò che è professionale non può che essere mascolino? perchè quando si dice che una donna è una “professionista” si allude come minimo al marciapiede? perchè l’aggettivo “libera” riferito a una donna ha sempre a che fare con i costumi sessuali? e bla e bla e bla…
Risultato: zero risposte dirette; ma dopo un pò l’ANAI, l’associazione degli archivisti, ha preso nella corrispondenza a chiamarci con un acronimo: caro ALP, ti sei scordato di pagare la quota associativa…cavandosi così dai guai. Meglio prima?

2 Risposte a “archivista libero (?) professionista”


  1. 1 fraffra 6 Aprile 2007 alle 7:52 am

    In effetti… Comunque se qualcuno chiarisse ai giornalisti una volta per tutte come è meglio chiamare le donne che per strani scherzi del destino ricoprono cariche incongrue… es. la commissaria europea Reding? La ministra? E quando citi le parole di una donna: la prima volta, va bene Nome Cognome, la seconda si usa ingenere solo il cognome. Ma a quel punto non si capisce più che è una donna: es. “è terribile – racconta ancora Burlando – siamo atterriti”. Ma io sto parlando di una tale Angela Burlando! “racconta ancora la Burlando”? “racconta ancora Angela?”
    ?

  2. 2 deffe 6 Aprile 2007 alle 8:23 pm

    In effetti, si legge di tutto e di più, con risultati anche grotteschi; secondo me, se l’idea giusta è quella di dare visibilità alle donne che ricoprono ruoli “incongrui”, anche qualche ripetizione di nome e cognome, anche qualche forzatura che all’orecchio per ora può sembrare stonata ci sta; direttora, avvocata, poeta, profeta… (evitiamo le desinenze in “essa”) ecc. ecc.. Il libro di Alma Sabatini(Il sessismo nella lingua italiana, edito nel lontano 1987 dal Poligrafico dello Stato) dovrebbe troneggiare vicino al desk di ogni cronista; e se l’obbiezione è: non si usa – beh, allora è un motivo di più per cominciare ad introdurlo nella lingua. Chissa perchè si diffondono con la velocità della luce termini dei più astrusi gerghi stranieri, e si continua a menarlo che “avvocata” non si usa. Falso! una delle più recitate preghiere cattoliche suona “Salve o Regina…orsu’ dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi ecc. ecc”. DICO IO!


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